Fallimento della Juve Caserta, ora Iavazzi sospetta un complotto

Il patron bianconero sospetta un sabotaggio del Nord e della Lega contro la Juve. Anche il Coni ha dato torto al club, rimane solo il Tar del Lazio.

Fallimento Caserta Iavazzi ne ha per tutti

Amarezza. Rabbia. Sconcerto. Delusione. Questi i temi dominanti della conferenza stampa indetta da Raffaele Iavazzi per spiegare i motivi del fallimento di Caserta. Il CONI nei giorni scorsi ha spento le ultime speranze bianconere, bocciando il ricorso della Juve e confermando la decisione presa dalla Fip. Caserta fuori dalla Serie A, Cremona ripescata.

Il patron di Caserta ha usato parole forti. “Negli ultimi quattro anni la Juvecaserta è stata solo Lello Iavazzi. Nessuno mi hai mai dato una mano nonostante mi fosse stato promesso che il Consorzio avrebbe acquisito il 72% della società. Tutti dimenticano che la Juve era già fallita quando sono arrivato. Il mio unico errore è stato quello di voler iscrivere a tutti i costi la squadra in serie A, tornassi indietro avrei lasciato il basket anni fa” .

C’è ancora una strada da battere, quella disperata che porta al Tar del Lazio: “Il ricorso lo farò ma solo per me stesso, non mi interessa più cosa pensa la piazza. Sono convinto che la nostra esclusione sia stata una scelta politica. Non mi sento colpevole di nulla e anche se il ricorso al Tar dovesse essere vinto sarebbe una vittoria di Pirro”.

Iavazzi ha poi fatto riferimento a una sorta di complotto del Nord da parte della Comtec e dell’intero movimento cestistico italiano: “La Com.Te.C ha usato due pesi e due misure, approfittando della situazione per far tornare in serie A la Vanoli Cremona, che ha più capacità economica e l’appoggio delle istituzioni” .

La Com.Te.C ha evidenziato uno squilibrio di 260.000 euro relativo ad alcune cartelle esattoriali, tra cui una, dice Iavazzi “relativa al pagamento Iva del 2012 inizialmente pari a 440mila euro” e poi parzialmente pagata negli anni. Iavazzi ha dichiarato poi di essere convinto che non ci sarebbero stati problemi per l’iscrizione.“La Com.Te.C ci ha detto che c’erano dei problemi nei nostri parametri ma non ci ha detto come rientrare e quindi ho scelto la strada meno dispendiosa, convinto di poter destinare le altre risorse alla costruzione della squadra”. Inoltre, come affermato dal legale della società, anche altre sette squadre non rientravano nei parametri, ma evidentemente “presentavano garanzie maggiori”.

La chiusura pirotecnica è stata ancora di Iavazzi: “Dicendo a maggio che non volevo restare alla guida della Juve, ed essendo il solo azionista, evidentemente non rappresentavo più una garanzia per la Lega, che temeva che non riuscissimo a portare a termine il campionato”.