
Manchester is back! – L’avvio della Premier League 2017-2018 ha visto, senza troppa difficoltà, due squadre prendere il sopravvento sul campionato. Sono della medesima città, la nona più grande dell’Inghilterra, e condividono la passione viscerale per il “football”. Parliamo di due squadre diametralmente opposte; il Manchester United, quelli rossi, fondati nel 1878, hanno fatto la storia del calcio. Il Manchester City, quelli azzurri, fondati nel 1880, hanno fatto la storia del calcio moderno, inteso come business da milioni di sterline nel giro di pochi anni. Già perchè messe a confronto, le due squadre stonano; lo United è molto più prestigioso e vincente dei rivali, tant’è che il City, nella cultura di massa, è diventato la squadra degli “altri”, dei diversi che non volevano vedere Old Trafford. Il film Jimmy Grimble ne è il perfetto esempio.
L’uomo in più – Nei tempi recenti, invece, c’è stato un periodo dove i Citizens hanno superato i Red Devils, grazie agli investimenti dello sceicco Mansour. Ma adesso le due squadre sono perfettamente in equilibrio, con una Premier che manca da quelle parti dal 2013-2014 (due volte Chelsea e la favola Leicester City). Il compito di riportare a casa l’ambito trofeo spetta ai due uomini più importanti delle rispettive squadre: Josè Mourinho e Pep Guardiola.
Tutti e due hanno un passato comune, tutti e due sono al secondo anno del loro lavoro, e tutti e due non vogliono fare passi indietro. Tuttavia, lo United (e Mourinho) qualcosa lo ha vinto l’anno scorso, collezionando tre trofei (Community Shield, EFL Cup e Europa League) mentre il City è rimasto a secco. D’altronde è risaputo, l’obiettivo dello sceicco è quello di mettere le mani sulla Champions League, come tanti proprietari nel mondo del calcio.
Una buona annata – Pochi giri di parole, l’anno della verità, per entrambe, è questo. Una partenza quasi perfetta in campionato, rovinata da entrambe con un pareggio (United in trasferta a Stoke, City in casa con l’Everton) e due bomber che si giocheranno il titolo di cannoniere con Alvaro Morata e Harry Kane, vale a dire Romelu Lukaku e Sergio Aguero, attualmente fuori per infortunio. L’obiettivo è il medesimo, ma i mezzi per arrivarci, come le due squadre, sono completamente diversi.
Il bel gioco di Pep – Si dica quel che si vuole sulla fase difensiva e sull’attenzione posta da Guardiola su di essa (anche se quest’anno è nettamente migliorata) ma in fatto di divertimento, il Manchester City ha pochi eguali in Europa. La facilità con cui gli attaccanti vanno in porta è disarmante; da settembre, il City ha segnato 17 gol in quattro gare, subendone zero. La filosofia di Guardiola, che si pone con un 4-3-3 in campo, vuole prima il bel gioco e poi il risultato, che spesso e volentieri arriva. Il tasso tecnico, anche di chi fa la riserva, nell’ultimo terzo di gioco è impressionante.
La praticità di Mou – Al contrario, al Manchester United interessa solamente portare a casa la vittoria. Che essa sia condita da cinque gol o da uno, che sia sofferta o meritata, la preparazione di Mourinho vuole, come ha sempre fatto, eliminare il fattore casuale del gioco. Per quanto possa essere difficile, spesso e volentieri, in caso di successo, ha ragione Josè Mourinho. In più, elementi devoti alla causa e reinventati (Ashley Young terzino, Blind tuttofare e Rashford sacrificato sulla fascia) fanno capire come il lavoro dell’ex Inter proceda regolarmente. Da non sottovalutare il fattore fisico; lo United vanta pesi massimi in quasi tutti i reparti, fattore che fa la differenza in molte situazioni di partita.
Natale di fuoco – Il derby si gioca il 9 dicembre, a Old Trafford, e il ritorno il 7 aprile all’Ethiad, ma è la prima sfida che dirà tantissimo su quale delle due metodologie sta andando meglio. Guardiola ha già saccheggiato Stamford Bridge, mentre Mourinho non perde in casa da più di un anno. L’ultima sconfitta? Ironia della sorte, nel primo derby mancuniano contro Guardiola, il 10 settembre 2016.







