
La baia di San Francisco è da sempre terra di sismi e anche stavolta l’epicentro è in California. Si parla di basket, non di geologia, ma non fa differenza. L’arrivo di Durant ai Warriors, il titolo vinto quasi in carrozza contro LeBron James e i Cavs, il concetto che tre o quattro superstar possano rinunciare a tiri e milioni di dollari pur di aiutarsi a vicenda a vincere stanno cambiando la Nba come l’abbiamo conosciuta negli ultimi decenni. Per questo gli scenari potrebbero essere imprevedibili nei prossimi mesi. Intanto una cosa è sicura: gli Houston Rockets provano a replicare la mossa dei Warriors affiancando a James Harden un’altra stella come Chris Paul.
La trade – Se ne è parlato a lungo. I Clippers mandano CP3 ai Rockets in cambio di Patrick Beverley, Lou Williams, Sam Dekker, Montrez Harrell e la prima scelta del 2018 a patto che non sia tra le prime tre (e non lo sarà). In mezzo ci sono anche Liggins, Kelly e Quarterman in un movimento che ha coinvolto anche Mavs, Hawks e Blazers. Chris Paul, lo avevamo scritto, era uno dei free agent più ambiti e il suo nome era accostato agli Spurs. Invece a sorpresa è andato a Houston a comporre la coppia di esterni che già adesso è la più forte della Lega. Paul aveva comunicato ai Clippers che non avrebbe esercitato l’opzione per il 2017-18, che valeva 24.2 milioni di dollari, e la parte rossa di Los Angeles non ha potuto fare altro che metterlo sul mercato prima della free agency per non perderlo in cambio di niente. A quel punto CP3 ha esercitato l’opzione di rinnovo permettendo ai Clippers di ottenere giocatori in cambio della sua cessione.
Le prospettive tecniche – I Rockets con lo small ball di D’Antoni hanno chiuso terzi nella Western Conference giocando una stagione sorprendente ma venendo eliminati nettamente dagli Spurs in semifinale di Conference. A prima vista la convivenza tra Harden e CP3 sembra difficile visto che il barba proprio in questa stagione, la sua migliore in carriera, si era convertito a point guard di successo esplodendo sia nella classifica marcatori che in quella degli assist. Perché aggiungere un doppione a un ruolo nel quale il tuo titolare ha giocato da Mvp? Perché in realtà Chris Paul è il giocatore perfetto per il sistema di D’Antoni. Veloce, spinge il contropiede, non è troppo legato ai propri tiri, è una versione evoluta di Steve Nash che con il coach ex Milano aveva fatto faville a Phoenix. Paul è più atletico e difensore, permetterà a Harden di non pensare troppo alla difesa (problema enorme emerso contro San Antonio ai playoff) e di concentrarsi sul suo enorme potenziale offensivo. I Rockets perdono un sesto uomo come Williams (però apparso a disagio nella post season) e un prospetto come Beverley ma si avvicinano all’idea di gioco del loro allenatore e avranno un pacchetto di esterni su cui tecnicamente non si può difendere. I Clippers iniziano la ricostruzione portando Gallinari a fianco di Griffin e Jordan. Tanto talento e fisicità ma anche predisposizione agli infortuni e assenza di fosforo tra gli esterni vista la partenza di Crawford. L’arrivo di Teodosic in regia è suggestivo ma pieno di incognite. Per CP3 è una piccola rivalsa. Nel 2011 il suo passaggio ai Lakers dai New Orleans Hornets fu bloccato da David Stern, all’epoca commisioner Nba ma anche proprietario ad interim della franchigia della Louisiana. Non gli fu permesso di giocare accanto a Kobe Bryant, potrà giocare accanto a James Harden che nel frattempo ha firmato un quadriennale da 228 milioni di dollari superando Steph Curry nella classifica dei giocatori più pagati di tutti i tempi.
Gli scenari – Per i Rockets è un salto in avanti, rischioso ma deciso. Il disegno è chiaro. I Warriors hanno tracciato la strada mettendo in piedi il primo super team dell’era moderna, le altre squadre di vertice provano a fare altrettanto. Una squadra con Paul e Harden, esattamente come una con Westbrook, George e Anthony, diventa automaticamente una pretendente alle Finals anche se mancherebbe la profondità della rotazione di Golden State e D’Antoni spreme sempre i suoi uomini in regular season dal punto di vista del minutaggio. Ma a quel punto non ci sarebbero più alibi per il miglior coach del 2016-17. Avrebbe per la prima volta in carriera un roster competitivo per arrivare fino in fondo. Rendendo la Western Conference enormemente più competitiva rispetto alla Eastern Conference.




