
E dunque anche quest’anno Antonio Cassano ha deciso di dire basta con il calcio. Attraverso una lettera pubblicata da Pierluigi Pardo, Cassano ha annunciato di appendere le scarpe al chiodo, sembrerebbe definitivamente: “In questo momento ho altre priorità. Ringrazio il presidente Gozzi e la Virtus Entella e tutti i tifosi, anche avversari”.
Il condizionale è decisamente d’obbligo dal momento che il talento barese in almeno altre due occasioni ha ripreso ad allenarsi e poi ha mollato. Il triste declino di un talento che poteva essere fenomeno, se solo fosse stato dotato di un software affidabile. Non a caso, Francesco Totti ha fatto riferimento a lui quando gli è stato chiesto chi fosse stato il compagno di squadra più forte mai avuto al fianco.
“In questi giorni ho capito che non più la testa per allenarmi con continuità”, ha spiegato limitandosi a fare riferimento ai giorni e non agli anni. “Il calcio mi ha tolto dalla strada, mi ha fatto conoscere persone magnifiche, mi ha regalato una famiglia meravigliosa e, soprattutto mi ha fatto divertire da matti. Adesso comincia il secondo tempo della mia vita, sono curioso di dimostrare prima di tutto a me stesso che posso fare cose belle anche senza l’aiuto dei miei piedi”.
Nel corso della sua carriera, Cassano ha collezionato 419 presenze e 115 reti. Con la Nazionale ha giocato 39 partite e segnato 10 gol. Cresciuto nel Bari, a 19 anni si è trasferito alla Roma fresca campione d’Italia nel 2001. Dopo qualche stagione di buon livello ha firmato col Real Madrid e poi è tornato in Italia con la Sampdoria, squadra con la quale ha segnato 35 reti in 96 partite. Nel 2011 il Milan, dove ha vinto uno Scudetto e una Supercoppa Italiana, prima di trasferirsi all’Inter. Nel 2013 si è rilanciato per l’ennesima volta a Parma, prima di tornare alla Samp. Infine, i disperati tentativi di tornare a essere un giocatore di calcio, col Verona e poi con l’Entella.
Nel 2003 provai a intervistarlo, per il Guerin Sportivo. Dopo un lunghissimo inseguimento con l’Ufficio Stampa della Roma, riuscii a parlarci. Esordì con “Ho cinque minuti, non di più”. Iniziai con le prime domande, cercando di velocizzare il tutto. Al termine della seconda risposta, mi disse… “Ciao, devo andare, te l’avevo detto” e attaccò… Realizzai 4000 battute di intervista con quattro frasi quattro…




