
10 – Il tandem argentino di Pioli – Banega sembrava l’oggetto misterioso della sponda nerazzurra di Milano. Icardi passava più tempo a litigare con l’universo, anche se in qualche modo la metteva dentro. Entrambi, nella stessa partita, non avevano mai fatto la differenza insieme. Pioli ha aspettato di vedersi comparire davanti agli occhi il proprio passato per abbatterlo. Doppietta dell’attaccante, ora capocannoniere a quota 14, gara sbloccata dal centrocampista. Terza vittoria consecutiva per l’Inter, che con Genoa, Sassuolo e Lazio ha segnato sei gol senza incassarne. E il 2016 finisce con un’inaspettata, viste le premesse, proiezione europea.
9 – La striscia della Roma – Nove vittoria su nove in questa stagione all’Olimpico. Tredici su tredici da quando è tornato Spalletti. Anno solare perfetto in casa. Record eguagliato, e resisteva dal 1929-30 quando la Roma giocava ancora a campo Testaccio. La vittoria col Chievo conferma che per il secondo posto ci sono i giallorossi. E che quando gioca Salah, anche Dzeko torna subito a segnare dopo tre turni di riposo. Con acuti di El Shaarawy e Perotti, come da copione.
8 – Le emozioni di Firenze – Facciamo che il pareggio non accontenta nessuno e che il Napoli fa e disfa dimostrando di non fare mai il salto di qualità quando incanta le platee. Ma al Franchi, teatro quest’anno avaro di partite vibranti, va in onda una delle più belle partite della stagione. Con, ancora più gustoso, protagonisti azzurri. Bernardeschi è onnipotente, doppietta e assist, Insigne trova un capolavoro da mettere nelle gallerie di opere d’arte per rispondere. E Gabbiadini salva Sarri con un rigore a tempo scaduto.
7 – Il mago Kessiè – L’Atalanta finisce sotto 1-0 in casa con l’Empoli e tutti sono pronti a parlare della creatura di Gasperini che si inceppa sul più bello. Ma lui, motore turbo tra gli aspirati, viene mandato in campo nel secondo tempo. Segna il gol del pareggio, propizia il 2-1 di D’Alessandro, è una furia che unisce corsa, atletismo e tecnica. Sesto gol in stagione, nome tra i più ambiti del Fantacalcio e vittoria che tiene la Dea in zona Europa League.
6 – Il canto del gallo – Segnano tutti i bomber più prolifici del campionato prima di Natale e Belotti non può esimersi dal mettere la firma sulla vittoria del Torino di misura contro il Genoa. Serve a Mihajlovic per interrompere una striscia di tre sconfitte consecutive e ai granata per continuare a guardare l’Europa in maniera credibile. Il gioco non è quello di un mese fa ma il cinismo è arte che il tecnico serbo sa apprezzare. Il Genoa si consola con l’esordio di Pellegri, quindicenne che supera Kean e eguaglia Amadei, record del 1937, come più giovane di sempre a esordire in A.
5 – Le reti bianche di Marassi – In una notte dove si segna su tutti i campi, e abbondantemente, l’unica partita priva di gol è quella di Genova. Dove la Sampdoria in campionato andava sempre in rete dal 16 settembre e l’Udinese di Delneri non rimaneva all’asciutto dal primo ottobre. In una settimana in cui Pozzo è andato in pensione ci si aspettava di più anche dalla squadra di Ferrero, trama pre natalizia scialba come i cinepanettoni che si vedono nelle sale del presidente blucerchiato.
4 – Il recupero che costa caro all’Empoli – Quattro sono i minuti di recupero per difendere un pareggio prezioso in chiave salvezza. Fino a quel punto la squadra di Martusciello aveva fatto tutto quello che poteva. Privo di Saponara, gol del vantaggio con Mchedlidze, terzo consecutivo per il georgiano a più alto tasso di consonanti del campionato, barricate per difendere il vantaggio dalla furia dell’Atalanta. Quando tutto sembra fatto, a dieci secondi dalla fine, fagiolata rugbistica in area e gol della sconfitta. Brucia, ma è una squadra diversa da quella che non segnava mai, e giocava ancora meno, vista a inizio campionato.
3 – Il numero (im)perfetto del Sassuolo – A Cagliari è in vantaggio dopo avere segnato tre gol, 3-1 e sembra finalmente una serata felice per Di Francesco. Invece un altro tre, i gol che subisce in rimonta dalla squadra di Rastelli, lo manda al tappeto per la terza volta consecutiva. La settima nelle ultime nove giornate. Una rimonta simile a quella subita in casa della Sampdoria, dove era avanti 2-1. Non è solo colpa degli infortuni, ma anche della testa. E deve ringraziare un rigore del Pescara se la zona salvezza rimane distante sette punti. Quando non è anno, non è anno.
2 – L’autogol di Inzaghi – ‘E’ inutile nasconderci, i nostri obiettivi sono cambiati e puntiamo al terzo posto’ aveva detto l’allenatore della Lazio prima dell’Inter. E contro chi la Lazio al terzo posto ce l’aveva portata nel 2015, Pioli, è arrivata puntualmente la sconfitta che smentisce le intenzioni. E non è questione di dichiarazioni. E’ che la Lazio non è pronta per stare tra le prime quattro. Nel girone di andata ha perso contro Juve, Roma, Milan e Inter. Contro le quali non ha segnato nemmeno un gol. Esce da San Siro con zero punti, zero gol segnati, cinque incassati. Da gennaio più prudenza davanti ai microfoni. E due grane da risolvere: i 18 gol su 21 incassati nei secondi tempi e Immobile a secco da sette giornate, il digiuno più lungo della sua carriera.
1 – Il Palermo e il Pescara – Quando il calendario mette di fronte una squadra che non ha mai vinto in casa a una squadra che non ha mai vinto proprio, c’è la concreta possibilità che qualcuno possa finalmente sorridere prima di mangiare il panettone. Ma c’è anche la possibilità che finisca in un pareggio. In modo da impedire al Palermo di vincere la prima partita davanti ai propri tifosi e al Pescara di interrompere un tabù che lo vede finire il 2016 senza avere vinto nemmeno una gara in serie A. Tutto merito, o colpa, di un rigore nel tempo di recupero per gli abruzzesi. Che ne avevano sbagliati tre e che con Biraghi, almeno, interrompono la maledizione del dischetto. Ma è troppo poco e per entrambe compare all’orizzonte la scritta retrocessione a caratteri cubitali.
0 – La fasulla squalifica di Lulic – Che, appunto, viene squalificato con intervallo temporale per motivi misteriosi invece che in giornate come si usa solitamente. Venti giorni di pausa forzata che coincidono anche con le vacanze natalizie. E salterà una sola giornata, quella dell’8 gennaio. Tanto valeva non squalificarlo proprio. Degna conclusione di una vicenda orripilante in una federazione presieduta da un personaggio che esordì parlando di giocatori che mangiavano banane.







