Da zero a dieci, Higuain perfetto e i rigori di Niang

La nostra rubrica sul meglio e peggio del campionato italiano: Higuain e la Juve spaventano il campionato, la Lazio si lascia alle spalle il derby, Palermo sempre più giù

10 – Abbondanza Higuain – Eccoli/ci tutti serviti. Appena dopo avere scritto che forse Higuain tutti quei soldi non li vale arriva puntuale la smentita. Nel derby, naturalmente, nell’anno in cui il toro poteva vincerlo sul serio. Doppietta, Mihajlovic ribaltato e segna pure Pjanic, un altro recentemente accostato a Marotta e a patrimonio dilapidato. Senza dimenticare la menzione per Mandzukic, che l’argentino segna i gol pesanti ma il croato per evitarli si mette anche a spazzare la propria porta. E’ tornato pure Dybala, se ancora rimanesse il dubbio sull’appartenenza di questo campionato.

9 – Napoli, abbondanza (senza) Higuain – Nel partenope scoprono che tutto sommato senza Pipita magari non si sta meglio, ma neanche tanto peggio. A questo punto del torneo più gol segnati che dopo la sedicesima giornata dello scorso anno, un girone di Champions vinto e un Mertens che spesso può fare la prima punta. Prima tripletta con la maglia del Napoli e il rullo compressore azzurro che spiana il Cagliari, terza vittoria consecutiva e seconda senza prendere gol. E’ tornato Albiol, non è un caso. L’infortunio di Koulibaly e l’accoppiamento agli ottavi con il Real Madrid sono spine a cui si penserà.

8Nainggolan lo specialista – Palla al belga al limite dell’area e s’abbracciamo. In sintesi è quello che succede dalla settimana scorsa quando Nainggolan la aggancia sulla tre quarti. Aveva sigillato il derby con una botta di destro da trenta metri, la risolve con il Milan con una stoccata di sinistro dopo un aggancio volante geniale. In entrambi i casi la complicità dei portieri, Marchetti e Donnarumma, sorpresi dai tempi di rilascio del centrocampista. Se la Roma arriva allo scontro diretto in scia alla Juve molto merito è suo. Anche se la maledizione degli esterni continua. Dopo Florenzi, rischia di perdere per molto tempo anche Bruno Peres.

7 – Inzaghi lo psicanalista – Derby perso, l’ennesimo, contro la Roma. Cataldi e Strootman l’acqua santa (spruzzata addosso) e il diavolo, Lulic e faccende di pedalini abusivi da cui emana cattivo odore. Ce n’era abbastanza per spaventarsi prima di Marassi e invece Inzaghi non solo ha tranquillizzato l’ambiente, ma ha anche indovinato tatticamente la sfida con la Sampdoria mandando Felipe Anderson a imbeccare l’inserimento dei centrocampisti. La Lazio, dietro quelle di testa, non è una meteora e nemmeno una metafora. 

6 – Brozovic, semplicemente – Titolisti della Gazza scatenati (‘Tutto fa brozo’, ‘Medaglia di brozo’, fermiamoci qui) per la doppietta del figliol prodigo che piega il Genoa e regala la prima vittoria a Pioli da allenatore dell’Inter. Nella normalizzazione in corso è fisiologico passare dall’essere sospesi per intemperanze caratteriali a decidere una partita di campionato con due gol. Intanto, silenziosamente, l’Inter a San Siro infila la sesta vittoria consecutiva.

5 – Ma perché li tira Niang? – Quelle domande a cui un allenatore risponderebbe in maniera fantasiosa. Ma quando il tuo rigorista, Bacca, è fuori, la sua alternativa Niang sbaglia il secondo rigore consecutivo. Contro il Crotone fu miracolo di Cordaz e non influì sul risultato, contro la Roma costa una possibile vittoria e il secondo posto in classifica. Niang in carriera dal dischetto è a quattro errori su sette tentativi. Tanto vale che Montella dalla prossima partita vari la regola del campetto: chi subisce fallo tira il rigore. Lapadula apprezzerebbe e le percentuali salirebbero.

4 – La Dea bendata – Nel senso che fino alla Juve le riuscivano giocate memorabili a occhi chiusi, adesso all’Atalanta sembrano giocare con una benda davanti agli occhi perché non vengono nemmeno i passaggi più elementari. Seconda sconfitta consecutiva, secondo 3-1 consecutivo, seconda persa contro avversari dalla maglia bianconera consecutiva. Fino al ritorno Gasperini ha finito di regalare punti ai colori che furono del suo passato e la classifica profuma ancora di Europa, ma i campanelli d’allarme suonano nitidi anche se il risultato contro l’Udinese è più bugiardo di quanto dica il tabellone a fine partita.

3 – Il numero nero di Mihajlovic – Il suo Torino se la gioca alla pari con la Juve, un pareggio sarebbe dignitoso e meritato, ma non gli basta. Com’è nell’indole del personaggio e dell’allenatore, il serbo vara la mossa dei tre cambi contemporanei. Risultato, dopo venti secondi Higuain scherza Barreca e il numero dei gol che prende è lo stesso dei cambi. Sfortunato, ma la corsa all’Europa League nonostante il risultato è ancora tinta di granata.

2 – L’allegra difesa del Cagliari – Accelerata decisa degli uomini di Rastelli, che blindano il girone di andata come difesa più compiacente del campionato portandosi a quota 37 subendo per la seconda volta in stagione cinque gol davanti al pubblico amico. L’unica volta che il Cagliari non ha subito gol in campionato era il 18 settembre contro l’Atalanta e si andava ancora al mare.

1 – Corini, Zamparini e la crisi del Palermo  Non basta il capitano che portò in A il Palermo nel 2004 a invertire la rotta. Nona sconfitta consecutiva in campionato, record societario. Otto sconfitte su otto partite giocate in casa, record societario. 3 gol fatti e 17 subiti davanti ai propri tifosi, record societario. Nemmeno Zamparini che torna alle vecchie abitudini e cambia allenatore è più sufficiente. Serie B prenotata.

0 – La subdola lotteria dei rigori del Pescara – Non c’è verso. Il Pescara è penultimo con due punti più del Palermo ma rimane l’unica squadra che sul campo non ha vinto una partita. Aggiungete che la squadra di Oddo ha calciato tre rigori in stagione e li ha sbagliati tutti. Due da Memushaj, uno preso da una quantità enorme di ingenui fantallenatori che confidavano nella sua precisione dal dischetto dopo la scorsa stagione per aumentare il proprio fatturato. Serve aggiungere altro?