
Gp Brasile 2016, verdetto mondiale rimandato – Che ci sia asciutto o pioggia battente, la domenica è uguale al sabato che è uguale a tutte le altre sabati e domenica di autunno. Vince Hamilton e Rosberg gli sta incollato dietro. Il campione del mondo davanti è l’unico che vede qualcosa e passa tutto il tempo a guardare gli scarichi della safety car. Il tedesco soffre più patemi per colpa di Verstappen che lo fa sudare freddo un paio di volte ma alla fine arriva secondo. Tutto rimandato ad Abu Dhabi. Dove Rosberg arriva con dodici punti di vantaggio su Hamilton. Nell’ultima gara gli basta andare sul podio per essere campione del mondo ed è difficile immaginare un risultato diverso.
Gp Brasile 2016, Verstappen spettacolo – E’ arrogante, è insopportabile, si prende licenze che ad altri non sono permessi. Ma è l’unico vero mattatore e generatore di spettacolo di questa F1. Aspettare due ore per vedere il sorpasso su Rosberg alla ripartenza, all’esterno dopo la prima S, è valso tutta l’attesa. E la manovra forse più bella del 2016 rischia di essere il testacoda evitato, controllato, raddrizzato sulla linea del traguardo. Chiunque altro si sarebbe girato, lui controlla il traversone con calma glaciale e poi in fondo al rettilineo resiste anche all’attacco di Rosberg. Secondo posto che gli viene tolto solo dal tentativo Red Bull di forzare la sorte e mettere le intermedie. Ricomincia dalle retrovie e fa fuori tutti, da Ricciardo a Vettel, senza complimenti e si riprende il podio. Per gli altri piove, per lui no. Almeno sul bagnato, erede di Senna sulla pista che fu del brasiliano. Futuro e presente, pacchetto completo.
Gp Brasile 2016, sprofondo rosso – In questa centrifuga di emozioni, i piloti della Ferrari sono fonte di delusione. Nella prima partenza Vettel va in testacoda all’ultima curva. Raikkonen si addormenta in rettilineo e rischia la vita in una situazione apparentemente priva di difficoltà, provocando la prima bandiera rossa. Il tedesco sembra guidare una saponetta anche nel finale, quando rischia più volta di andare per l’erba combattendo contro Alonso. Senza l’errore iniziale sarebbe stato da podio. Nel naufragio del 2016 non si salva nessuno, a cominciare da chi guida.
Gp Brasile 2016, l’addio bagnato di Massa – L’ultima immagine di Felipe Massa, con la Williams distrutta davanti alla pit lane e lui che se ne va con la bandiera brasiliana sulle spalle e il pianto dirotto è malinconica come l’intera sua carriera. Non un talento eccezionale, ma dalla determinazione fuori dal comune, trasformato nella punta Ferrari del dopo Schumacher fino a scudiero di Alonso, miracolato in Ungheria nel 2009. L’epilogo di Interlagos è nelle stesse condizioni del 2008 quando perse un titolo che aveva già vinto: grigio, bagnato, triste ma anche orgoglioso.
Gp Brasile 2016, direzione gara da rottamare – Lo sappiamo che, dall’incidente in Giappone nel 2014 di Jules Bianchi, la direzione gara con Charlie Whiting in testa ha il terrore appena cadono due gocce che qualcosa del genere possa succedere di nuovo. Ma la gestione della gara in Brasile è stata demenziale. Perdoniamo la partenza dietro safety car per l’acqua abbondante, ma tenere la gara ferma per quasi due ore e poi farla ripartire in condizioni peggiori di prima è privo di senso. Avrà forse conseguenze sul titolo mondiale, ma da Silverstone in avanti i paradossi sono evidenti. O queste F1 non possono correre con pioggia torrenziale o deve essergli permesso di farlo. Qualsiasi compromesso toglie ulteriore credibilità e spettacolo a una F1 già soporifera.









