Da zero a dieci, il meglio e il peggio della nona giornata

La nostra rubrica settimanale sul meglio e peggio del campionato italiano: da Locatelli a una Juve in crisi

10 – Locatelli, talento del presente – Questo fa le cose per bene, ricorderete lo slogan. Ma ha diciotto anni e insomma tutti si domandavano come sarebbe andato contro la Juve. Un conto è segnare un capolavoro contro il Sassuolo e un conto affrontare i padroni del campionato. Nessuna differenza: sbaglia, reagisce. E quando colpisce il pallone ha il telecomando. Trova il sette di sinistro e di destro e non è un modo di dire. Toglie proprio le ragnatele dall’incrocio dei pali. Il più giovane giocatore del Milan a segnare alla Juve. Dopo Rivera. Questo è il presente, altro che il futuro.

9 – Milan pollice verde (alzato) – Anzi tanti pollici alzati in segno di consenso verso il Milan di Montella. Manco la guardiamo la classifica e la vittoria sulla Juve. C’è un diciottenne che appena la tocca la mette all’incrocio. E un portiere che con le sue parate ha già regalato almeno sei punti al diavolo. Se escono insieme la sera devono farsi accompagnare ed essere ripresi, che non sono nemmeno vicini alla patente. E poi Romagnoli e Calabria, e a cascata gli altri. Chissà che lo stivale non si convinca finalmente che i giovani possono giocare anche le partite vere e fare la differenza prima ancora di iniziare a farsi la barba?

8 – Dzeko parziale meglio del Dzeko totale  Capocannoniere il bosniaco, mentre di là Higuain non tocca un pallone. Nove giornate e otto gol senza tirare i rigori. Stesso bottino dell’intera scorsa stagione. Emblema di una Roma che concede tanto, ogni tanto va in narcolessia, ma ha facilmente il miglior attacco del campionato e una capacità di partire in velocità ineguagliabile in campionato. 23 gol fatti, 6 più di Juve e Napoli, percorso netto all’Olimpico. Tre vittorie consecutive con nove gol segnati. Regina dell’over se ne esiste una.

7 –  Il derby di Genova e di Puggioni – Al totale, e non al singolo risultato che pure premia una Sampdoria in debito di punti. Tifo caldo e corretto, agonismo e rispetto in campo. Spettacolo a tutti i livelli: coreografico, agonistico, tecnico. Occasioni da una parte e dall’altra, traverse, rigori parati e Muriel. L’attaccante blucerchiato che torna e fa subito la differenza. Più Puggioni: prima partita da portiere della Sampdoria di un tifoso della Sampdoria che un tempo aveva rinunciato al Genoa per non tradire la propria fede. Canta l’inno della Samp con la mano sul cuore. Derby, vittoria e tre punti. Con una parata decisiva.

6 – L’attacco della Fiorentina – E finalmente anche i viola si sbloccano. In campionato solo una volta aveva segnato più di due gol in una partita, a Udine il 21 settembre. Ne aveva segnato uno nelle ultime tre giornate. Vendemmia a Cagliari con tripletta di Kalinic, altro bell’addormentato di autunno. Otto gol segnati tra giovedì e domenica. Paulo Sousa può stare più tranquillo.

5 – Il freno di Donadoni  – Cinque sono i gol segnati dal Bologna nelle ultime cinque giornate. Durante le quali è arrivata una sola vittoria, poi tre pareggi 1-1 e la sconfitta casalinga con il Genoa. Verde risolve a colpi di capolavoro, le ambasce sono evidenti con Destro intermittente. Ma 12 punti bastano comunque per stare davanti all’Inter.

4 – Tre poltrone per quattro – Gerarchie che iniziano a definirsi a fondo classifica. Sono quattro le squadre che sembrano giocarsi l’ultimo posto disponibile per salvarsi. Ci mettiamo anche il Crotone, anche se 1 punto in nove giornata fa probabilmente la peggiore neopromossa in A degli ultimi vent’anni. Ma tra Empoli che non segna mai, Palermo a forza quattro nel senso dei gol presi a partita e Pescara che ha vinto solo a tavolino altrimenti sarebbe penultima, non si sa chi scegliere. Urge serie A a 18 squadre se non a 16. Velocemente.

3 –  Gabbiadini, non falso e non nueve – Niente, il Napoli ci prova ad affidargli l’attacco orfano di Milik. E lui fa di tutto per non prenderselo. A Crotone, espulsione con reazione senza senso e compagni che vincono in dieci senza di lui per più di un’ora. Aveva segnato un rigore con il Besiktas e si era parlato della sua personalità in crescita. In Calabria, di nuovo sotto zero. Per Sarri un problema enorme.

2 – Milano fatale alla Juve – Due gite a San Siro, zero punti. L’ultima volta che la Juve aveva perso a casa di Milan e Inter nella stessa stagione era il 2009-10, c’erano Ferrara e Zaccheroni in panchina, Diego e Felipe Melo in campo, mica bei ricordi. Due sono anche le sconfitte collezionate finora in campionato dai bianconeri. Che sono in testa, ma non stanno dominando. Forse vinceranno il campionato, ma non stanno comandando. E ci si inizia a interrogare: Pjanic sarà mai giocatore che fa la differenza? Perché l’attacco è il reparto più sguarnito (via Zaza e Morata, che ora farebbero comodo) pure se sono stati spesi 115 milioni tra Higuain e Pjaca? E perché il Pipita non tocca un pallone? E quando torna Marchisio, visto che l’ultimo giorno di mercato Marotta non riuscì a mettere dentro un trequartista? Pensieri indigesti di autunno. Insieme a Dybala che salta Sampdoria, Napoli e Lione.

1 – Pazza Inter, esonerala – De Boer con le ore contate, ma qui a furia di mandare via allenatori si buttano via anche le stagioni. Per l’intanto i parziali: 1 punto in quattro giornate come il voto odierno, tre sconfitte consecutive, tre gol fatti. Non funziona niente, in campo e fuori. E c’è più zona retrocessione che zona Europa in classifica. Con Gasperini che, da ex colpito da esonero precoce nella sua esperienza nerazzurra, si conferma implacabile quando affronta l’Inter in casa.

0 – La Var c’è (ma non si usa) – In tutto il mondo la tecnologia si usa negli sport per risolvere casi spinosi. Tipo Pjanic che segna su punizione ma l’assistente dice che è fuorigioco pure se non è vero. In Italia si sperimenta un sistema per due anni perché c’è bisogno di dati. I dati dicono che la gazzarra e le proteste seguite al gol annullato ai bianconeri, nello stesso stadio dove un gol regolare di Muntari fu annullato e tolse il titolo al Milan nel 2012, sarebbe stata evitata in minor tempo riguardando velocemente un instant replay. Avere le soluzioni ma aspettare l’infinito di Leopardi per usarle, in una giornata dove gli arbitri ne combinano di ogni colore, usanza tipica italiana. Non solo nello sport.