Nba, vincenti e perdenti della offseason

Il riepilogo delle operazioni dell'estate, con Lakers, Rockets, Thunder e Celtics promossi, bocciati Cavs, Spurs, Bulls e Hornets

Estate turbolenta nella Nba, con la offseason che ha rivoluzionato roster e gerarchie soprattutto grazie al trasferimento di LeBron James dai Cavs ai Lakers. A pochi giorni dall’Opening Night, uno sguardo generale e veloce alle squadre che sono uscite meglio e peggio dalla fase di scambi con la certezza che la Western Conference continua ad avere un abissale vantaggio in termini di qualità e profondità rispetto alla Eastern Conference, soprattutto ora che è arrivato LBJ.

Promossi

Los Angeles Lakers – Lasciando da parte i Warriors, che sono i più forti e hanno aggiunto Cousins al motore, è ovvio che chi si porta a casa il sovrano è padrone dell’estate. Per diventare padroni dell’autunno è ancora presto, ma il roster dei Lakers è intrigante con l’arrivo di Rondo e Stephenson e potrebbe succedere di tutto. Pensare che LBJ non vada ai playoff è follia, pensare che possa tornare subito alle Finals per il nono anno consecutivo pure. Sono i primi mattoni di un progetto che dovrà sbocciare entro un paio di stagioni. Ma Hollywood è il posto giusto per fare divertire tutti.

OKC Thunder – Ecco una franchigia che era in mezzo al fosso dopo l’addio di Durant e invece è riuscita a ricostruirsi stabilità e solidità. Il gm Sam Presti ha avuto ragione con Paul George, che è stato rifirmato convinto dal progetto, e torto con Carmelo Anthony che come si sa è una zavorra ambulante e la buona notizia è che i Thunder si sono liberati di lui e del suo contratto. In cambio è arrivato Dennis Schroder, ovvero una sorta di Westbrook con mani e testa diverse che può portare punti dalla panchina a una rotazione che ne ha pochi. Il nucleo con Adams e Roberson è rodato, non sono da titolo ma saranno competitivi. Il che, appena due anni fa, sembrava impossibile.

Houston Rockets – Sintetizzando la scorsa primavera i Rockets sono andati a un infortunio di Chris Paul dal detronizzare i Warriors. Perciò la logica dice che rifirmare CP3 e confermare Capela significa garantirsi la possibilità di riprovarci. Naturalmente gli infortuni costanti del play in primavera e le partenze di Ariza e Mbah a Moute sono incognite enormi, così come l’arrivo di Carmelo Anthony che con D’Antoni già non aveva entusiasmato a New York. Alternativa credibile a Golden State, ma ripetere la scorsa stagione sarà un’impresa.

Boston Celtics – Non dovevano fare niente e non si sono lasciati tentare di fare qualcosa solo per muovere le acque, difetto comune delle dirigenze Nba. Semplicemente bisogna aspettare di vedere come Hayward riprenderà contatto con il parquet, sperare che Kyrie Irving possa giocare i playoff, godersi la conferma a prezzo conveniente di Smart e la crescita di Tatum e Brown. Arrivano anche Wanamaker e Robert Williams a puntellare il roster e senza più LBJ sono i logici favoriti nella Eastern Conference. Poi, se vuole, Danny Ainge a febbraio o la prossima estate ha tanti pezzi da muovere se non fosse convinto della strada intrapresa.

Bocciati

San Antonio Spurs – Prima o poi doveva succedere che il nucleo di tante soddisfazioni e dei tanti titoli dovesse sfaldarsi. Ma da Popovich in giù ci si aspettava un mercato di qualità e invece Kawhi Leonard ha lanciato gli stracci pubblicamente costringendo la franchigia a uno scambio con DeMar DeRozan che appare un’incognita. Gli Spurs hanno perso Tony Parker, volato a Charlotte, e Kyle Anderson. Con le dubbie condizioni di Danny Green e una Conference pronta a sbranarti ogni partita, la presenza ai playoff di San Antonio non sembra in dubbio ma sono lontani gli anni in cui si partiva per un anello.

New Orleans Hornets – In primavera New Orleans sembrava la squadra del futuro. Due stelle di prima grandezza come Davis e Cousins, un play in grado di alimentarli come Rondo. Adesso Cousins è andato ai Warriors e Rondo si è sposato con LBJ a Los Angeles, lasciando agli Hornets dubbi su panchina e competitività nonostante la presenza di Mirotic sia stata sostanzialmente il motivo della bella figura ai playoff. Gli arrivi di Payton e Randle confermano che dentro l’area non dovrebbero esserci problemi ma sul perimetro manca di nuovo qualcosa. E la Western Conference non perdona chi sta in mezzo al guado.

Cleveland Cavs – Naturale, se perdi il più forte del mondo. Peggio, se lo perdi in cambio sostanzialmente di niente. E’ stato rifirmato Kevin Love a 120 milioni per quattro anni, ma il nucleo è rimasto lo stesso senza LBJ, compreso Tyronn Lue in panchina. La Eastern Conference una possibilità di playoff la dà a tutti ma l’assenza del re è un sisma con effetti difficili da definire prima che venga mandata per aria anche una sola palla a due di regular season.

Chicago Bulls – L’addio di Jimmy Butler la scorsa stagione aveva scatenato la rivoluzione e Markkanen era un buon punto di partenza. Ma lo spogliatoio dei Bulls, turbolento, ha fatto scappare Mirotic e l’estate non ha portato granché se non Jabari Parker e il rinnovo per molti dollari di Zach Lavine. Chicago nella seconda parte della scorsa stagione aveva lasciato qualche speranza di miglioramento ma la strada per tornare ai playoff sembra ancora lontana.