
Muhammad Alì non c’è più. Ricoverato nei giorni scorsi in un ospedale a Scottsdale (Phoenix), dove ha vissuto negli ultimi anni, per problemi respiratori. Le sue condizioni già debilitate dal morbo di Parkinson sono peggiorate fino all’epilogo.
Alì è stato tra i personaggi icona del ‘900. Nominato più grande sportivo del secolo scorso, è probabilmente il più grande sportivo di tutti i tempi e solo in parte per le sue indimenticabili recite dentro i ring. Le battaglie con Joe Frazier e George Foreman, la conversione all’Islam e il cambio di nome, lui che nel mondo dello sport aveva raggiunto la notorietà come Cassius Clay. Sfacciato, talvolta arrogante, mai banale nelle sue battaglie fuori dal quadrato, fragile eppure fortissimo quando, in un’istantanea tra le più celebri e potenti dell’intero Ventesimo secolo, accese la torcia olimpica con il braccio tremante ai Giochi di Atlanta nel ’96. Piegato ma non battuto dal morbo di Parkinson, è stato il primo vero personaggio a tutto tondo dello sport moderno.






