Bargnani al Baskonia, basket italiano senza big

Bargnani al Baskonia è solo l'ultimo nomi tra i migliori giocatori italiani che decidono di andare all'estero. Come per il calcio, un movimento indebolito non è in grado di generare appeal per giocatori, pubblico e investitori

Andrea Bargnani al Baskonia. La prima scelta al draft Nba del 2006, dopo avere chiuso la sua avventura Nba in inverno, non aveva giocato per il resto della stagione. Lo si è rivisto in campo solo nel torneo preolimpico di Torino, che si è rivelato un flop per lui e per l’Italia.

La Serie A ha coltivato il sogno di riportare nei nostri parquet un talento azzurro sì appassito, ma comunque di grande impatto mediatico e tecnico. Aveva flirtato con Milano nella seconda parte della scorsa stagione, ma ha preferito andare in Spagna. E non è un caso. La Liga ACB è il secondo torneo più importante del mondo dopo la Nba. Vitoria ha raggiunto le Final Four di Eurolega nel 2016. E con Bargnani rimpiazza Ioannis Bourousis, MVP dell’ultima edizione della Lega che adesso è tornato a casa, al Panathinaikos.

Il Baskonia ha così un lungo in grado di produrre punti accanto a Ilimane Diop e Johannes Voigtmann. E punterà a migliorare i risultati della scorsa stagione, quando fu semifinalista in patria e nel continente. Mentre il nostro campionato resta a bocca asciutta.

Perché Bargnani è solo una tessera di un puzzle che si completa altrove. E vede la Serie A incapace di produrre appeal. Per i tifosi, angustiati in palazzetti vecchi e decrepiti. Per il pubblico generalista, che non ha veri motivi di interesse per appassionarsi. Per gli sponsor, che non trovano ragioni di investire. E per i giocatori che, come per la Serie A di calcio, non hanno ragione di venire a giocare in Italia. Dove si guadagna meno e non si lotta per vincere.

Milano, lo abbiamo appena scritto in un altro articolo, è simile alla Juve. Domina la Serie A ed è attrezzata per giocare in Eurolega. Ed è proprio questo il punto. E’ anche l’unica a giocarla. La scissione tra Fiba e Uleb, che ha portato al raddoppio delle coppe europee, ha di fatto sancito che non ci saranno squadre italiane in quelle più competitive. Ovvero quelle organizzate dalla Uleb, Eurolega e Eurocup. Solo un’italiana gioca in queste due coppe. Milano.

Ecco la situazione continentale delle nostre squadre nel 2016-17. Reggio Emilia, reduce da due finali in Serie A consecutive, non giocherà coppe continentali. Trento, che la scorsa stagione è andata in finale di Eurocup, nemmeno. Cantù, nome storico nel continente, altrettanto. Sassari, campione d’Italia nel 2015, invece dell’Eurocup giocherà la nuova, approssimativa, Champions League organizzata dalla Fiba.

E’ frutto, questa situazione, della gestione politica voluta dalla Fip. Che per organizzare il preolimpico a Torino è scesa a patti integrali con la Fiba, impedendo alle squadre appena citate di partecipare alle competizioni Uleb in cambio di un occhio di riguardo per l’assegnazione del torneo che doveva portarci a Rio. Obiettivo fallito, ma stato del basket ulteriormente impoverito.

I migliori tra gli azzurri sono stati Melli e Hackett. Due che giocano all’estero, in Germania e in Grecia. Belinelli e Gallinari sono in Nba. Datome è in Turchia. Anche Aradori e Poeta hanno esperienze all’estero. Nessuno, tra i nomi azzurri più forti in questo momento, gioca nel nostro campionato. Cosa ancora peggiore, non hanno nessun motivo di farlo. Economico e sportivo. Così Bargnani al Baskonia è solo conseguenza fisiologica di un movimento che non ha una base, e che è convinto che sia la nazionale a dover trainare il campionato, non il contrario. Risultati alla mano, è un errore madornale.