
Antonucci assist Dzeko Roma salvata dal suo talento diciottenne
Nell’ennesimo psicodramma collettivo che sta accompagnando la stagione della Roma, c’è stato un momento preciso in cui ho pensato di mollare pure io, vinto da questa fottuta e ineluttabile necessità di dover sopravvivere a situazioni estreme. E’ stato quando Edin Dzeko, un piede a Marassi e un altro a Stamford Bridge, ha impedito a Mirko Antonucci di bagnare il proprio esordio in Serie A col gol del pareggio, salvando sulla linea di porta.
Una stagione avviata in modo più che incoraggiante e poi quasi compromessa con l’interruttore premuto da capitan De Rossi sul volto di Lapadula. Da quel giorno dieci punti in otto partite, scudetto salutato, Champions in pericolo e Coppa Italia lasciata al Torino poi facile preda della Juventus. Con la Roma funziona così, tutto e il contrario di tutto nell’arco di una stagione, di una sessione di mercato, di 90 minuti, di un’azione che in 17 secondi passa da una punizione interessante per te allo 0-1, rigore di Quagliarella.
Giova ricordare che pochi mesi prima di vincere lo scudetto del 2001, Trigoria fu assediata dai tifosi giallorossi e che nel novembre 2009 il successo per 3-1 sul Bologna fu salutato da applausi sarcastici rivolti dall’Olimpico a Vucinic e compagni. Solo qualche mese più tardi, la Roma sfiorò un altro scudetto. Vale tutto da queste parti. Sempre. E il melodramma non manca mai.
Dzeko parte. No, non parte. Allora gioca. Non la struscia mai, sbaglia un gol fatto, salva su Antonucci e poi ci lascia in eredità la capocciata dell’1-1. Già, Antonucci, l’unica nota lieta di una serata peggiore del manto erboso di Marassi. Il ragazzo è leggerino ma ha talento, questo è fuori di dubbio, e Di Francesco ci crede, lo vede. Altrimenti non l’avrebbe sottratto alla Primavera ieri impegnata nell’andata della semifinale di Coppa Italia col Torino.
Nel 2015 Walter Sabatini gli fece firmare un triennale con la Roma, qualche mese fa è arrivato l’estensione fino al 2022 che ha scoraggiato i tentativi di Inter e Manchester United. Con i rientri di Perotti ed El Sharaawy, difficile rivederlo in campo. Meglio così.
Da queste sabbie mobili non è certo un diciottenne di bellissime speranze che ti deve tirare fuori. La Roma in passato ha fatto anche questo, bruciando talentini che avevano solo bisogno di crescere. Senza false illusioni. Senza vere delusioni.









