Robert Kubica e un talento ritrovato, storia di un (probabile) lieto fine

Il ritorno di Robert Kubica, talento straordinario dentro una carriera insolita, fortunato nella cattiva sorte

Presi come siamo dal duello Ferrari-Mercedes, adesso che la F1 va in vacanza possiamo anche concentrarci su quella che sarebbe, anzi è, più correttamente sarà a meno di sorprese, la storia motoristica dell’anno. Il ritorno di Robert Kubica in Renault è finora romanzo di test brillantemente superati e suggestioni trasformate in gomme sull’asfalto. Ma dalla prossima stagione dovrebbe, diventerà realtà.

Robert Kubica, da Cracovia che nel 1980 Verdone sperava di raggiungere in un Sacco Bello facendo prima una sparata fino a Val di Chiana e poi fino a Bolzano, all’epoca del film non era ancora nato. Anche se a guardarlo, non ora ma già all’epoca del debutto nel 2006 in F1 a 22 anni, sembra enormemente più anziano della sua età. Era, è, tra i personaggi più simpatici del paddock, con quel fisico dinoccolato, quella stempiatura da ragioniere e quei lineamenti quadrati, caucasici, che fanno a pugni con le linee filanti e aerodinamiche delle monoposto. Kubica nella Bmw mescolata alla Sauber dal 2006 al 2009 confermò le frasi che si dicevano su di lui, talento cristallino che un giorno avrebbe lottato per il mondiale. Ma è la storia di un predestinato che a un certo punto smette di essere prediletto dal podio dei circuiti e inizia a essere messo alla prova dal destino. Ed è qui che comincia la storia dell’uomo, prima del pilota, che sembra essere maledettamente fortunato dentro una maledetta e costante cattiva sorte. In Canada, nel 2007, voi come lo definireste uno che viene coinvolto in un botto del genere e ne esce con un paio di sbucciature da tamponamento su una strada statale?

E come definire se non un cerchio perfetto il ritorno sul circuito Gilles Villeneuve esattamente un anno dopo e farlo coincidere con la sua prima vittoria in F1? All’epoca sembrava soltanto il prologo di una lunga sequenza di trofei, né si pensava che sarebbe stata l’unica. Rischi la vita su un circuito pieno di perfidi muretti e quando ci rimetti piede torni a essere l’amico del cuore del podio.

Ma il 2009 è anonimo e il 2010, a bordo della Renault, è disastroso senza tappe intermedie. Lo si vede per l’ultima volta quinto al traguardo ad Abu Dhabi, nel giorno in cui Alonso perde il mondiale per andare in marcatura su Webber e finire congestionato nel traffico dietro Petrov, che di Kubica era compagno di squadra. Il boccone di traverso che tuttora il cavallino non è digerito è anche l’ultima gara di Kubica in F1. A oggi, fino al prossimo marzo.

Poi arriva il 6 febbraio 2011 e Kubica partecipa al Rally Ronde ad Andora vicino Savona, in Liguria. Niente di strano, lo fanno in molti e non solo sulle quattro ruote, vedi Valentino Rossi, lo farà anche Raikkonen come primo lavoro nel suo esilio dal circus. Quel giorno la sorte lo prende di nuovo di mira. Un incidente come tanti, il suo copilota ne esce illeso come lui in Canada nel 2007, trasforma un guard rail in una sciabola capace di lesionargli mano, spalla e braccio destro. Condizioni gravi, intervento chirurgico di sette ore per rimettere a posto la mano. Solo il primo appuntamento sotto i ferri, ne seguiranno altri due per sistemare braccio e gomito. Riabilitazione e sala operatoria, non test e gare sui circuiti del mondiale. Per non farsi mancare niente un anno dopo, gennaio 2012, Kubica cade nella sua casa in Toscana, sul ghiaccio, fratturando la gamba che già era uscita malconcia l’anno prima. E’ un periodo nel quale i suoi frequentatori abituali dichiarano che è difficile anche fargli sollevare il telecomando, figurarsi impugnare il volante di una monoposto. E tutti a sparare peana sul talento che doveva vincere il mondiale e che probabilmente è destinato ad andare in pensione a 28 anni.

Invece lo si ritrova in autunno dentro una Subaru Impreza che vince quattro prove speciali nei dintorni di Biella. Continua a partecipare ai rally e ogni tanto ad ammaccare le vetture che guida. Nel 2013 partecipa al campionato mondiale, il WRC, e nella classe 2 diventa anche campione del mondo. Un titolo iridato torna sulla sua strada, anche se in maniera non convenzionale. Come anche il percorso per tornare al massimo della forma fisica. Un allenamento pazzesco, tanti chili persi, peso forma migliore di quando dieci anni fa si ribaltava in Canada anche se mobilità compromessa. Qualcuno sussurra di un suo ritorno. ‘Perché no? In fondo per le condizioni del mio braccio guidare una F1 è più facile che guidare altre vetture’. Torna davvero e la Renault gli mette a disposizione una vettura per un test, poi un altro. Il primo agosto era a girare in Ungheria, nei test veri con le monoposto 2017, insieme a tutti gli altri. 142 giri completati, praticamente due gran premi di Ungheria uno appresso all’altro. Tanti tifosi polacchi sulle tribune con gli occhi pieni di lacrime di gioia. Risposte a tante domande, anche se per sua stessa ammissione il quesito su cosa accadrà la prossima stagione non può essere ancora messo nero su bianco. Ma è importante? Nessuno pensava di rivederlo nel paddock da pilota. E invece la F1 ha ritrovato uno dei suoi talenti più brillanti. Sarà tardi per il mondiale, sarà difficile che possa salire su una monoposto competitiva per qualche vittoria. Ma è importante, dopo una storia del genere? Fortunato nella cattiva sorte. Che poi, se ti va bene lì, andare veloce è come andare in bici. Mica te lo scordi. Vetture di nuova generazione con Robert Kubica che le guida è una storia da ombrellone, ma anche da romanzo. Probabilmente lo pubblicheranno il prossimo anno, a marzo, sulla griglia di partenza del gran premio di Australia.