
L’anno della V. La stagione del basket italiano si chiude con il ritorno della Virtus Bologna in serie A e lo scudetto di Venezia. L’impresa della Reyer parte dall’anomalia di playoff nei quali, come due anni fa, Milano non è riuscita a bissare la vittoria. Ma la squadra di De Raffaele ha vissuto una stagione da protagonista in campionato e in Europa, ha disputato una Final Four, è andata fino in fondo nel campionato italiano e per regolarità è stata la squadra migliore di questa annata cestistica.
Lo scudetto meritato – E’ vero che questa Reyer non ruba l’occhio. Non aveva il potenziale offensivo di Milano, gli attaccanti pregiati di Avellino e nemmeno il furore difensivo di Trento. Ma ha avuto più chimica dell’EA7, una rotazione lunga dalla quale attingere ogni partita un protagonista diverso e un’organizzazione difensiva in grado di fare la differenza nei momenti decisivi. Non è una squadra entusiasmante, ma è stata la più efficace. Entrando in finale aveva l’attacco migliore dei playoff, ha giocato due partite offensivamente intensissime contro Pistoia ai quarti, ha vinto tre partite consecutive contro Avellino sfruttando i centimetri vicino al canestro dopo avere perso gara 1 e gara 3, si è di nuovo trasformata con i quintetti piccoli per tenere il ritmo di Trento in finale. E’ la squadra che più di ogni altra si è adattata alle caratteristiche degli avversari e anche senza essere spettacolare è sempre stata al posto giusto nei momenti decisivi della stagione fino alla tripla di Bramos nel finale di gara 5 che di fatto ha spianato la strada verso lo scudetto.
De Raffaele – Non sapremo mai se sarebbe andata allo stesso modo senza l’infortunio di Sutton che ha tolto a Trento, e alla sua rotazione già compatta, una pedina fondamentale. Probabilmente ci sarebbe stata gara 7 e la Dolomiti è stata eroica non soltanto a rendere la finale così incerta, ma ha anche contribuito a facilitare il percorso di Venezia eliminando Milano che doveva essere la finalista designata. De Raffaele ha completato un percorso di crescita personale che lo ha portato da essere uno degli assistenti più pregiati e ricercati della serie A a capo allenatore che riporta il titolo in laguna dopo i successi ingialliti del 1942 e 1943 quando ancora non esistevano i playoff. Lo ha fatto cavalcando Batista in semifinale contro Avellino quando aveva bisogno di un uomo d’area, allo stesso modo ha rinunciato a veri lunghi di ruolo contro Trento. Ha gestito in maniera impeccabile la scelta degli stranieri e il minutaggio dei suoi giocatori chiave, da Haynes a Peric a Bramos e Ejim, senza creare scontenti e squilibri nella distribuzione dei tiri. Ha mantenuto la calma dopo essere finito sotto 2-1 contro Avellino e perdendo una delle prime due gare casalinghe in semifinale e finale. A parte un momento di vuoto in inverno, ha sempre ottenuto il massimo dagli uomini che aveva a disposizione.
Le triple – Venezia ha vinto lo scudetto tirando moltissimo da tre. E’ la parte che ci piace meno del basket italiano degli ultimi anni ma è un’evoluzione inevitabile quando il talento diminuisce e la capacità di costruire tiri e superiorità numerica dal palleggio scarseggiano. La Reyer ai playoff ha tirato con il 35.5% dall’arco, 10.4 triple realizzate di media su 29.4 tentate. Ha tirato da due 34.6 volte a partita, il che significa basare metà del proprio gioco sulla balistica. Puoi farlo soltanto se la tua difesa ti permette di assorbire serate negative e contro Trento soltanto in gara 6 ha tirato con oltre il 40%. Le cifre non dicono che alcune triple sono state nevralgiche, come quella di Filloy da centrocampo alla fine del primo tempo di gara 3 o quella di Bramos che ha deciso gara 5. Venezia non è stata impeccabile nemmeno ai liberi, il 68.9% ai playoff, ma ha chiuso gara 5 con 9/12 e gara 6 con 14/16. Nelle due partite decisive ha tirato 23/28 ed è un ulteriore esempio di come questa squadra sia in grado di raddrizzare le statistiche chiave nei momenti che decidono una partita e una stagione.
I giocatori – Per una squadra che è una sorta di metronomo, 79.9 punti segnati in casa in stagione e 80.1 in trasferta, è fisiologico avere tanti giocatori che fanno tante cose utili senza avere un nome che spicca sugli altri. Ai playoff solo Haynes e Peric hanno chiuso in doppia cifra. Il primo ha segnato 13 punti di media con il 50% da due e il 41.2% da tre, le sue triple sono state un’arma alla quale Trento non ha saputo reagire nella prima parte della serie, il secondo con 12.4 punti, 4.5 rimbalzi e 1.2 assist. Ma ci sono stati altri quattro giocatori tra gli 8.2 e gli 8.6 punti di media, Bramos, McGee, Batista e Ejim, quest’ultimo Mvp della finale per il suo impatto difensivo in una serie nella quale ha litigato con l’arco ma chiudendo come migliore rimbalzista in un ruolo nevralgico dentro i quintetti piccoli di De Raffaele. Tonut ha margini di crescita enormi anche se nei playoff il suo rendimento è stato altalenante, ma veniva da un infortunio, Filloy è l’uomo delle triple pesanti, Stone è stato decisivo in gara 3 contro Trento come Ortner e l’esperienza di Ress, l’uomo più vincente del campionato italiano, è stata un altro tassello prezioso per questa vittoria. Nessuno ha giocato più dei 27.1 minuti a partita di Bramos, nessuno meno dei 14.2 di McGee tra gli uomini utilizzati con costanza nella rotazione. Venezia più di ogni altra squadra si è fatta trovare pronta agli appuntamenti decisivi di una stagione che ha eliminato l’antagonista principale in semifinale. Scudetto meritato costruito dal collettivo.









