
Daniele Cavaliero finale per la Serie A alle porte.
La sua stagione infinita meritano di essere raccontate. Un mare di biancorosso, dall’avvio di campionato travagliato e poi sistemato con Varese al sogno-promozione nella sua Trieste. “Cava” è playmaker che ama mettersi al servizio della squadra ma non disdegna bottini corposi. Uomo e atleta di sensibilità superiore. Si intuisce da come si muove per il campo, si ha la conferma da questa intervista.
Il compagno più scaramantico
Di pazzi scaramantici alla Spanoulis o Menetti non ne ho mai avuti ma mi piace ricordare nella stagione della semifinale con Pesaro, Daniel Hackett che mi aveva chiesto una volta un passaggio a una partita e poi… stessa ora, stessa strada, stesso parcheggio. Perché non siamo scaramantici, però…
L’allenatore di riferimento per la tua carriera
Non credo di aver mai avuto un mentore in serie A ma tanti allenatori che mi hanno dato negli anni… In Serie A il rapporto con Boniciolli era diverso, più profondo. Crescendo sicuramente Furio Steffè, allenatore della nostra squadra Junior, un fratello maggiore.
L’avversario che ti ha messo più in difficolta
Tanti ne ho visti di forti, in diverse ere. Da Edney e il Pozz a Jaric e Ginobili, Gallinari e Belinelli, fino ad Hackett, Gentile, Aradori, Langford e Ragland. Ma se devo mettere un nome, sui 28 metri Massimo Bulleri nei suoi anni a Treviso era veramente un problema!
La tua partita a cui sei più legato
Non c’è una in particolare, ma momenti, flash che mi fanno sobbalzare, nel bene e nel male. Se hai una settimana comincio con la lista..
Una stagione tutta biancorossa. Partita male, rimessa in piedi e ora un sogno.
La prima cosa da dire è che è lunghissima! Partiti il 12 agosto a Varese per preparare il preliminare di Champions League mi ritrovo il 10 giugno in finale a Trieste. Strana che è la vita ma ne vale la pena. A Varese è stata dura ma ho imparato molto e non solo come giocatore. Qui a Trieste dici bene tu, è un sogno. E non provate a svegliarci!
Cosa ha di speciale Varese? Ne parlavi con trasporto speciale…
Varese, Bologna, Pesaro, Trieste sono piazze di grande tradizione. Sono cresciuto guardando le squadra di queste città battagliarsi negli anni per risultati prestigiosi, e quando ci sei dentro lo respiri.. Varese è molto legata e gelosa della sua storia e fa bene anche se i tempi sono molto cambiati. Ciò che poi fa la differenza sono le persone e lì ne ho trovate di speciali.
Poi sei tornato a casa, un’emozione senza fine
Non saprei come risponderti. Non riesco a mettere a parole un’emozione così forte. La mia gente,il mio palazzo, Casa mia. Nel 2004 mi hanno portato via un pezzetto della mia vita, ora me lo sono ripreso. Non giochi solo per te, i tuoi compagni. Giochi per qualcosa di più.
Andrea Pecile, non solo un compagno. Cosa altro?
Amico, fratello, compagno di viaggio. Tutto vero ma facile da dire. Andrea e io siamo molto diversi per certi versi ma condividiamo ciò che per entrambi sono i pilastri per costruire una relazione. Tutto il resto viene da sè. Ed è molto difficile da trovare.
Il personaggio extra-basket che vorresti conoscere
Una marea. Sportivamente Roberto Baggio, mio idolo assoluto. Poi un sacco di scrittori: Murakami Haruki potrebbe regalarmi una conversazione interessante. J.k. Rowling, qualche domandina l’avrei per lei. Obama, penso che tutto il mondo rimpiangerà molto il suo lavoro.
Il più forte giocatore mai incontrato
Ginobili credo, ma ho giocato contro di lui purtroppo molto poco. Uno contro uno Edney, non gli vedevo manco la targa.
Il nome più strano per uno schema
“Corna basso giro”. “Corna” ok. Già “Corna basso” difficile da ricordare, l’opzione giro di “Corna basso”. Mi son già dimenticato “Corna basso”. Finiva tutto con un tiro dalla lunghisssssima..
La cosa che un allenatore non c’è bisogno che ti dica
Sono molto autocritico. Mi accorgo solo quando sbaglio, quindi spesso. Non ci sarebbe bisogno ma è giusto che un allenatore sottolinei un errore.
Un tuo talento che nessuno conosce
Per ora il basilico e la menta in terrazzo non sono ancora morte, quindi un po’ di pollice verde. Nessun talento nascosto sinceramente, faccio un po’ di tutto, da vero all-around
Il tuo rapporto con i Social
Mi piacciono ma mi stufo. Sono molto scostante.
Perché il Basket?
Perché da piccolo avevo sempre la pallina in mano e quasi mai in mezzo ai piedi. La pallacanestro ha fatto parte della mia vita da quando ho ricordi.
Dove ti vedi tra 20 anni?
Non lo so ma il sogno sarebbe svegliarmi in una casa sulla strada costiera di Trieste, fare un tuffo in mare davanti a casa prima di andare a lavorare. Ecco sul lavoro ci sto ancora pensando…
L’altro sport oltre al basket.
Calcio ma quarto classificato. Primo secondo e terzo posto, basket.
Perché Trieste “deve” andare in Serie A.
Perché i ragazzi della squadra, lo staff, la gente che aiuta, i tifosi e la città meriterebbero l’Eurolega. Immagina se non si meritano la Serie A.




