“Trento e Trieste”, molto più di una Piazza. Modelli da imitare, club lungimiranti!

Due città sognano a occhi aperti. L'Alma è a un vittoria dalla finale per la Serie A, la Dolomiti Energia sul 3-1 con l'EA7 Milano.

Trento Trieste playoff da sogno. E due società modello!

“Trento e Trieste” è stato uno dei gridi di battaglia nazionali più frequenti dalla fine dell’Ottocento sino alla grande guerra. Nel 1861 l’unità d’Italia si era compiuta e Camillo Benso conte di Cavour poteva essere soddisfatto, anche se il regno d’Italia non comprendeva tutti i territori italiani.

Parole di Wikipedia, mica di James Naismith, ma nel 2017 quello che stanno facendo Alma e Dolomiti Energia nei due massimi campionati merita grande attenzione.

In A2 Trieste è sul 2-0 con la Fortitudo Bologna (semifinale), in Serie A Trento è a un passo dall’eliminare i campioni d’Italia di Milano. Storie diverse, percorsi diversi, prospettive diverse ma qualche punto in comune tra le due realtà c’è.

A cominciare da due club ispirati e virtuosi, che hanno affidato il proprio destino a tecnici preparati ma mai celebrati come Maurizio Buscaglia ed Eugenio Dalmasson: coach che non amano i riflettori ma che hanno saputo plasmare negli anni squadre che giocano una splendida pallacanestro e che ora vincono anche, pure contro club sostenuti da budget più corposi.

Quello che sta facendo in questi playoff la Dolomiti Energia va ben al di là delle più rosee speranze di un tifoso trentino. Sassari spazzata via in tre partite e Milano spinta sull’orlo del precipizio dopo aver violato il Forum per due volte di fila. Poi lo schiaffo subito in casa ma immediatamente restituito alla banda di Repesa. Che ora deve vincerne tre di fila se non vuole scucirsi anticipatamente lo scudetto dal petto.

Trento, che in passato si è mobilitata per il volley, ora impazzisce per Beto, Hodge e Flaccadori e sembra pronta per andare fino in fondo a questa stagione. Che rimarrà incantata, anche se l’EA7 dovesse completare la remuntada.

Chi invece per la pallacanestro impazzisce da decenni è Trieste, dove nell’immediato dopoguerra fu installato il primo parquet del nostro Paese. L’Alma è una creatura straordinaria: si entusiasma per l’esplosività di Green e Parks ma la linfa la trova dai tanti italiani, giovani e meno giovani, che Dalmasson manda in campo.

E abbiamo detto italiani ma in tanti casi (Cavaliero, Pecile, Bossi, Ferraro, Coronica, ecc.) potevamo dire triestini. O meglio muli.

Un gruppo cresciuto negli anni, curato nel dettaglio da un coach navigato e “normale” come Dalmasson e che ora vede la finale per la promozione a una vittoria di distanza. Al punto che il club, impegnato in un’evoluzione graduale, ha dovuto in qualche modo accelerare la crescita per stare al ritmo della squadra. E di una marea biancorossa inarrestabile che da qualche mese spinge i biancorossi alla vittoria.

Difficile dire ora come finirà la stagione di Trento e Trieste. Ma Benso di Cavour o no, è certo che i giocatori di Dalmasson e Buscaglia usciranno tra gli applausi (meritati) della propria gente.

Vero che il basket italiano ha bisogno delle metropoli per tornare a imporsi. Ma piazze come queste vanno solo prese ad esempio, per lungimiranza e capacità imprenditoriale associate alla passione della gente.