
Crollo Roma, Spalletti sotto processo. E c’è chi chiede l’esonero.
Roma-Porto, Roma-Lione, Roma-Lazio. Le tre partite che hanno compromesso drammaticamente la stagione dei giallorossi si sono giocate tutte all’Olimpico e in sequenza cadenzata sono svanite una dietro l’altra Champions League, Europa League e Coppa Italia.
L’ultima nel modo che fa più male all’ambiente, con derby lasciato ai cugini biancocelesti, e oggi nella Capitale tira aria da resa dei conti perché a fronte di una stagione comunque di alto livello, come sempre la Roma si è dissolta nel momento decisivo. Cedendo a tre squadre ampiamente alla portata della squadra di Luciano Spalletti. Già, Luciano Spalletti…
Oggi è quello del tecnico il nome più tirato in ballo nei processi sommari che si stanno alternando in rete, tra Forum e siti, e nelle radio romane. D’altra parte il tecnico di Certaldo ha progressivamente alzato l’asticella e la tensione negli scorsi mesi, provando a responsabilizzare i propri giocatori alcune volte anche provocandoli, e al tempo stesso alimentando diverse polemiche con i giornalisti capitolini.
Il 20 dicembre 2016 Spalletti ha scosso Trigoria dichiarando: “O vinco qualcosa o me ne vado”. Testamento anticipato o furbata alla Special One, un po’ tutti si sono interrogati in questi mesi sulla strategia di “Lucio”, uno a cui talvolta è partito il colpo ma che quando è uscito con una dichiarazione così esplicita doveva avere in testa un piano. I maligni riferiscono di un prossimo approdo alla Juve, in caso di partenza di Allegri. “Tradimento” che non sarebbe tollerato dal popolo giallorosso.
Poi è arrivato il mercato di gennaio, quando la Roma era ancora in corsa per tutti i propri obiettivi, con Iturbe in uscita e Salah in Coppa d’Africa e la rosa rinforzata solo da Grenier, peraltro inutilizzabile in Europa.
Difficile dire se quel mercato mancato, nel momento in cui Spalletti avrebbe salutato con piacere l’arrivo di un centrocampista di qualità, abbia definitivamente allontanato la Roma dal tecnico certificandone una progettualità zoppa.
Sta di fatto che fino a due settimane fa un po’ tutto l’ambiente giallorosso era sul punto di implorare il proprio condottiero affinché firmasse il prolungamento di contratto mentre oggi, dopo Lione e Lazio, è lo stesso Spalletti l’imputato numero uno.
C’è anche chi spinge per un esonero immediato dell’allenatore che si sarebbe già promesso alla Juventus e che ha sbagliato tutte le scelte nelle partite decisive, a cominciare da De Rossi centrale difensivo nello sciagurato ritorno col Porto.
Sta di fatto che oggi a Roma si naviga a vista tra le macerie. A meno di clamorose sorprese, la stagione si concluderà con un altro nulla di fatto e poco conta al momento che i giallorossi siano stati l’unica squadra in grado di rimanere a contatto della Juventus.
Di fatto, quando conta, la Roma si scioglie. Con Spalletti e con Ranieri, con Eriksson e con Liedholm, con la Sensi e con Pallotta, con Viola e con Anzalone.
Un male atavico, antico, apparentemente invincibile e che neanche Spalletti è stato in grado di debellare. All’inizio della stagione 2009-2010 arrivarono le sue dimissioni dopo una sconfitta all’Olimpico con la Juventus.
La tensione che si respira oggi a Roma lascia aperta ogni soluzione, anche la più estrema. La sensazione è che Pallotta non toccherà nulla ora e che ripartirà da un nuovo ciclo tecnico (dopo Luis Enrique, Zeman, Andreazzoli, Garcia e Spalletti), lasciando partire un paio di top player tra Rudiger, Strootman e Manolas e affidandosi al genio di Monchi.
Ma questa per i giallorossi è un’altra stagione da “zero tituli”. Un’altra stagione da dimenticare.









