Primo caso di Coronavirus, la Nba sospende la regular season

Primo caso di positività nella Nba, la Lega sospende la regular season a tempo indeterminato

In serata il primo caso di Coronavirus in serie A con la positività di Daniele Rugani, nella notte primo caso nella Nba con un giocatore degli Utah Jazz, che stando alle fonti è Rudy Gobert. La conseguenza è che la Lega ha deciso di interrompere la regular season a tempo indeterminato dopo la conclusione delle gare in programma nella notte, ad eccezione di quella tra Thunder e Jazz a Oklahoma City che è stata rinviata con i giocatori messi in quarantena momentanea all’interno dell’arena. Posticipata anche la partita tra Kings e Pelicans. Rudy Gobert era stato uno dei giocatori che si erano mostrati più scettici sulla pandemia ed era stato visto toccare ironicamente qualsiasi oggetto durante una conferenza stampa post partita.

Gli Stati Uniti iniziano a fare i conti con il Coronavirus in maniera traumatica e drammatica, dopo che alcune decisioni simili a quelle prese in Europa erano state effettuate, come giocare alcune partite a porte chiuse, vedi quella dei Warriors a San Francisco contro i Nets del 12 marzo. Anche i giocatori progressivamente avevano cominciato a considerare l’ipotesi di modificare il proprio stile di vita nella routine pre e post gara, con LeBron James che inizialmente aveva dichiarato di non volere giocare senza pubblico per poi aggiustare il tiro spiegando che avrebbe accettato questa decisione se necessario.

Ma la risposta della Nba si è rivelata ancora più drastica ed è stata decisa, netta, diversamente da quanto sta succedendo in Europa con la Uefa che ostinatamente sta provando a mandare avanti le proprie competizioni nel calcio, tra gare a porte chiuse e rinvii, e una situazione simile coinvolge l’Eurolega che ha programmato le prossime gare di Milano in campo neutro lontano dall’Italia. Di sicuro l’impatto mondiale della sospensione del torneo più seguito a livello globale segna un punto di svolta e di non ritorno per tutto lo sport, non solo per il basket. Le conseguenze economiche di uno stop che a breve diventerà totale in ogni parte del globo non possono essere calcolate e al momento regna incredulità tra tutti i protagonisti, giocatori e proprietari, di certo è un’accelerazione forse decisiva per spegnere momentaneamente le luci sull’intrattenimento sportivo chiudendo l’interruttore invece che fare affievolire le luci progressivamente, come sta succedendo nel nostro continente.