Da zero a dieci, la regola della Juve, i vizi delle metropoli

La nostra rubrica sul meglio e peggio del campionato italiano: Juve implacabile con la trazione anteriore, Roma e Milan destabilizzate, tanti errori arbitrali

10 – Juve, la regola della prima mezz’ora – E quindi nel pomeriggio che stravolge il vertice della serie A, chi rimane tranquillo e al riparo dalle turbolenze? Sempre loro. Terza partita consecutiva con la trazione anteriorissima, terza partita consecutiva con due reti segnati prima che l’orologio segni la mezz’ora di gioco. Seconda gara di seguito senza gol subiti e Higuain che si piazza accanto a Dzeko e Icardi in testa alla classifica marcatori. Più quattro reale, più sette virtuale sulla capitale. E Allegri forse ha trovato pure il modulo per dare l’assalto alla Champions.

9 – La nona dell’Inter – Nona vittoria consecutiva. Settima in campionato. Facile, contro il Pescara di questa stagione, ma ancora è una vittoria normale, come ci si aspetta da chi è troppo più forte contro chi è troppo più debole. Ruolo che l’Inter di recente non ha svolto propriamente. Joao Mario segna per la seconda partita consecutiva, ci mettono la firma anche D’Ambrosio e un Medel che sembrava inghiottito nelle nebbie della panchina. Seconda partita consecutiva senza subire gol anche se contro la parte meno pregiata della classifica e approdo alla sfida contro la Juventus con il titolo di squadra più in forma del campionato. Chi l’avrebbe detto, a inizio dicembre.

8La prima tripletta di Falcinelli – Spazio quassù a chi di solito sta laggiù, il Crotone, e a un ragazzo umbro che stravedeva per il Perugia e abbatte l’Empoli con la prima tripletta della sua carriera. Da ottobre otto gol in quattordici giornate, attaccando gli spazi, di rapina, da attaccante completo. I calabresi sono ancora a meno otto dall’Empoli e la salvezza non è materia credibile nonostante la vittoria nello scontro diretto, il primo perso dai toscani in stagione contro squadre che lottano per la retrocessione. Ma la soddisfazione rimane ed è un altro riflesso brillante di un talento italiano in un campionato nel quale giovani azzurri crescono.

7 – Giampaolo e Delneri inguaiano le metropoli  Sampdoria e Udinese non avrebbero più niente da chiedere al campionato, ma trovano il modo di guastarne il sapore a Roma e Milan. I blucerchiati facendo contrappasso con l’andata e vincendo 3-2 dopo essere stati sotto 2-1. I friulani spingendo il diavolo sempre più in basso in classifica con un’altra rimonta e le reti di Thereau e De Paul. In entrambi i casi, vedasi in basso, c’è responsabilità di direttori di gara e collaboratori, ma è un messaggio preciso ai naviganti verso l’Europa. Partite che sulla carta sembrano abbordabili rischiano di trasformarsi in naufragi pericolosi.

6 – Il regale Bernardeschi – La Fiorentina butta via due punti e si fa rimontare due volte in una folle girandola di gol e cartellini rossi contro il Genoa. Ma Bernardeschi illumina la giornata: entra sul 2-2 e l’aggancio di tacco e dribbling contemporaneo con cui si aggiusta la palla per dare l’assist al gol di Kalinic è il gesto tecnico più bello della giornata e del nuovo anno. Poi prova anche a evitare il pareggio sulla linea, non ci riesce perché tocca con il braccio e viene espulso. Ma insieme a Saponara e Chiesa sarà nome che farà divertire il Franchi in una caccia al Milan che nonostante la sconfitta è divenuta reale.

5 – L’inverno poco granata – Deve rinviare ancora l’appuntamento con la vittoria nel 2017 Mihajlovic, al quale non basta ritrovare il gol di uno dei componenti del tridente, Iago Falque, per riprendere confidenza con i tre punti. Anche l’Atalanta, Kessiè al rientro, ha poco da festeggiare con un punto che non avvicina l’Europa, anche se per Gasperini è il secondo risultato utile consecutivo. In un mezzogiorno grigio e invernale ravvivato solo dall’azione dei due gol, la statistica dice che il Torino ha vinto solo una delle ultime otto partite giocate, quella con il Genoa del 22 dicembre. Per Cairo potrebbe iniziare a essere troppo poco per non farsi venire bruciori di stomaco. 

4 – I vizi giallorossi – Ecco qua, dopo un mese di vacanza dagli alti e bassi della capitale la banda di Spalletti casca di nuovo nei suoi storici vizi. La vigilia è condizionata dalle voci della partenza di Paredes, associato anche alla Juve, e la partita è un concentrato nell’atteggiamento e negli errori di quella di Bergamo, ultima sconfitta esterna della Roma prima del filotto. Non basta Dzeko che eguaglia Batistuta del 2001 quando manca ancora mezza stagione, il primo tempo è moscio come calzini stesi ad asciugare al sole, dopo il 2-1 eclissi totale che permette a Schick di pareggiare e Muriel di festeggiare in un colpo solo vittoria e sesto gol in carriera ai giallorossi. In radio a Roma in settimana c’era chi prospettava di arrivare allo scontro diretto con la Juve anche con tre o quattro punti di vantaggio. Invece i primi tre gol incassati nel 2017 sono anche il numero più alto di reti prese in trasferta in campionato. Appunto.

3 – Il diavolo annacquato – Prima i parziali: terza sconfitta consecutiva tra campionato e Coppa Italia, tutte 2-1. Cinque punti conquistati nelle ultime sei giornate. L’Inter è a meno cinque, la Fiorentina potrebbe raggiungerlo a 37 nel recupero di mercoledì con il Pescara. Vero, c’è una partita in meno, ma non c’è invece il Milan concreto del girone di andata. Va in vantaggio, si fa rimontare, è generoso ma non sa più segnare. La Champions dista ormai sette punti, ma adesso il dubbio dopo la sconfitta con l’Udinese è legittimo. Calo fisiologico di una squadra che aveva dato il massimo, o classifica generosa nel girone di andata per una squadra i cui limiti erano stati mascherati abilmente da Montella? Il futuro è dalla parte di Donnarumma e compagni, il presente rischia di essere agitato.

2 – Banti e Mazzoleni – Sbagliano tutti, quelli col pallone tra i piedi e quelli col fischietto in bocca. Ma certi errori pesano di più. A Udine il diagonale di De Paul non avrebbe ragione di esistere, se l’argentino venisse cacciato come meriterebbe per un’entrata da macellaio su De Sciglio con palla lontana. Se la cava con un cartellino giallo. A Marassi, ultima azione del recupero, Dzeko viene abbattuto in area da Bereszynski. Sarebbe rigore, ma l’arbitro fischia un fuorigioco inesistente. In entrambi i casi collaboratori che contribuiscono all’errore, eppure sono a due passi e in linea con l’azione. Segue dibattito tra chi vuole l’instant replay integrale e chi dice che il calcio è bello anche perché si può perdere così.

1 – Il paziente Inglese  Paziente nel senso che aspetta fino all’abbondante recupero per castigare l’Olimpico con un perfetto contropiede e mandare Inzaghi dove già il Chievo aveva mandato la Lazio di Petkovic. Dietro la lavagna verso un girone di ritorno pieno di ombre. Due sconfitte consecutive senza segnare nemmeno un gol e un attacco immobile senza Immobile. Un dominio sfociato nelle parate strepitose di Sorrentino, una sconfitta immeritata e una classifica che vede allontanarsi la Champions e complicarsi l’Europa League. Questo in campo. Fuori la rissa tra Biglia e un tifoso che lo aveva insultato, l’intervento di pugno di Tounkara per difenderlo e la fine probabile della sua carriera italiana, dimostrano quanto sia teso il clima intorno alla società di Lotito appena i risultati negativi smantellano la tregua. Ritrovare fluidità in attacco è la missione di febbraio. Ma prima ancora ripristinare la serenità.

0 – La farsa del Palermo – Sia messo a verbale che il punto numero zero di questa settimana è stato vergato alle 8:26 del 27 gennaio, tre giorni e dodici ore prima della sfida dei rosanero al San Paolo. Non importa il risultato, un pareggio anche dignitoso che poteva essere una vittoria senza l’obbrobrio di Posavec, la papera più clamorosa di un portiere in questo campionato. Zamparini ha esonerato talmente tanti allenatori in carriera che per paradosso adesso fatica a trovarne che vogliano lavorare per lui. Molti rinunciano a soldi, tanti, pur di non tornare ad averci a che fare. Retrocedere, solitamente, non è cosa di cui vergognarsi. Il modo in cui lo sta facendo il Palermo sì. E ci sarebbe materia per discuterne a lungo, visto che sembra tutto già programmato da mesi verso questo finale indecoroso. Tanti auguri a Diego Lopez. E tanti pensieri per Sarri, che questo genere di partite proprio non riesce a vincerle nella notte in cui tre punti avrebbero spalancato il secondo posto. Il Napoli continua a incepparsi quando ha bisogno di continuità.