
10 – Juve azione e reazione – E’ una lotteria. Giocare contro la Juve dopo una sconfitta in trasferta è una tassa che nessuno vuole pagare. Tocca alla Lazio, che allo Stadium dura meno di un quarto d’ora. Dopo sedici minuti gli argentini hanno già segnato entrambi, la partita è già finita e Allegri dopo le critiche si prende i complimenti per uno schieramento offensivo come non si era mai visto. Assetto inaspettato con Mandzukic a supporto di Dybala e Higuain e Cuadrado e Pjanic per una trazione anteriore composta da cinque uomini in fase di possesso. E la rabbia su ogni pallone tipica della reazione bianconera. Prevedibile, scontata, inesorabile.
9 – Il Napoli dietro la Roma – Cinque vittorie nelle ultime sei gare in campionato, striscia positiva che continua dal 29 ottobre quando perse con la Juventus. Tre vittorie consecutive considerando la Coppa Italia e un assetto sempre più stabile. Dietro la Roma, lo conferma la sfida di San Siro, ci sono gli azzurri. Che finora hanno ruolino di marcia immacolato con le milanesi, tre vittorie su tre, e hanno trovato continuità in Insigne e Callejon. La prima mezz’ora è poesia alla scala del calcio, sul calo Sarri lavorerà, intanto il Napoli è una macchina da gol più prolifica di quando c’era l’argentino. Barattare una pipita singola in cambio di tante pepite meno preziose ma altrettanto efficaci, esperimento che pare riuscito. E le alternative a centrocampo, Zielinski su tutti, iniziano a crescere.
8 – Inter, la sesta è da Champions – A Palermo la metamorfosi è completata. L’Inter che sbarca nell’isola è cinica, concreta, forse non bella, combattiva. Sei vittorie consecutive in campionato, otto mettendoci dentro Europa League e Coppa Italia, la striscia più lunga tra le nostre squadre. Soprattutto è una vittoria normale e immaginatevi un aggettivo del genere sotto il regno De Boer per capire il lavoro di Pioli. Sotto una pioggia battente, con Ansaldi espulso, con un uomo in meno. Soffre e prevale con le sue qualità. Sorpasso momentaneo al Milan, zona Europa League agganciata e a meno cinque dal Napoli con la prospettiva dello scontro diretto a San Siro anche la Champions League inizia a essere un pensiero legittimo.
7 – La Roma col minimo indispensabile – Nemmeno Spalletti, che auspicava tante vittorie di misura poco appaganti esteticamente, si aspettava che il nuovo anno sarebbe iniziato con tre 1-0 consecutivi. Vittorie di misura con Genoa, Udinese, Cagliari, il primo posto a stretto contatto. La partita la risolve Dzeko, sul cui piede cade letteralmente il cross della vittoria, ma in un senso più ampio influisce che le quattro partite giocate finora nel 2017, compresi gli ottavi di Coppa Italia contro la Sampdoria, si siano tutte concluse senza che Sczesny si sia voltato a raccogliere palloni nella propria porta. Nelle ultime nove giocate soltanto due gol subiti, contro Juve e Chievo. Che questa potesse trasformarsi nella seconda migliore difesa del campionato era notizia non quotata in autunno.
6 – La viola rampante – Vittoria sul campo del Chievo in maniera netta, asciutta, senza patemi. Manca Kalinic, che nel frattempo in settimana ha dichiarato di preferire la Fiesole alla cascata di banconote cinesi, ci pensa il suo sostituto Babacar a sigillare su rigore. Aveva aperto Tello, altro protagonista alternativo insieme a Chiesa, ancora in gol, Badelj, Vecino. Quarto risultato utile consecutivo considerata la Coppa Italia, tre vittorie (le ultime due consecutive contro la squadra di Maran) e un pareggio con il Napoli. Per l’Europa anche Sousa ha voce, soprattutto se vincerà il recupero con il Pescara.
5 – Il Torino rimpicciolito – L’ultima vittoria di Mihajlovic risale al 22 dicembre, 1-0 al Genoa. Nel nuovo anno pareggio a Sassuolo, pareggio casalingo con il Milan, sconfitta netta e senza attenuanti a Bologna. Il Torino non aveva Belotti e il tecnico serbo se l’è presa con le critiche a Iturbe, che però non ha fatto niente per smentirle, prima di attaccare Maxi Lopez, suo attaccante di riserva, per un peso forma non proprio ideale. Due gol segnati in serie A nel 2017 e tutti nella stessa partita. Il tridente esplosivo si è sciolto e anche Cairo deve rimandare i sogni di approdo continentale.
4 – La Lazio rasa al suola – La suola è quella di Higuain, che al sedicesimo inventa un nuovo colpo invece del banale collo piede per impallinare Marchetti (14 gol in carriera ai biancocelesti, sua vittima preferita). La Lazio è bella quando può ed efficace quando deve, ovvero contro squadre che le guardano la schiena in classifica. Quando si mette a guardare davanti scopre che il divario è troppo. Due sconfitte nette con Milan e Inter, due sconfitte con la Juve, il derby perso. Ma allo Stadium, fuori dal risultato, Inzaghi viene travolto sul piano dell’intensità e dell’atteggiamento. Con una fragilità eccessiva sulla fascia sinistra, dove Felipe Anderson combina disastri, e un posizionamento non impeccabile dei centrali di difesa. I punti non era lecito aspettarseli, una partita approcciata con piglio combattivo e qualche tiro in porta sì.
3 – Il tris di Delneri – L’Udinese aveva chiuso il 2016 con tre vittorie consecutive e un pareggio. Salvezza in cassaforte, pure troppo. Ha ricominciato con tre sconfitte consecutive. Contro Inter e Roma, in casa, era fisiologico. A Empoli, senza segnare per la seconda partita consecutiva, poteva andare diversamente. Fase compressa della classifica, tra il Bologna a 26 e il Genoa a 24 ci sono sette squadre, tra cui i friulani, che si domandano che fare di un girone di ritorno inutile.
2 – Il Chievo sbiadito – Una grande tradizione della serie A contemporanea è il Chievo che si mette in tasca i punti salvezza in autunno e poi sbraca in maniera più o meno scomposta nel girone di ritorno. Maran ha un sacco di gente che gira coi cerotti negli spogliatoi, ma anche così cinque sconfitte consecutive sono troppe. Va bene che due sono venute contro la Fiorentina, una contro la Roma e una contro l’Inter, elite del campionato, ma c’è stato anche il rovescio interno con l’Atalanta, 14 gol subiti contro 4 segnati testimoniano un’altra realtà contemporanea. La parola vacanza che compare nella testa di una squadra quando ancora non siamo a Carnevale.
1 – Montella senza fiato – Una vittoria nelle ultime cinque giornate di campionato, contro il Cagliari alla ripresa dopo la sosta. Poi i pareggi con Atalanta e Torino, le sconfitte con Roma e Napoli. Montella tra lunedì e sabato ha incassato due gol nel primo tempo con un approccio insoddisfacente e un Donnarumma che fisiologicamente non poteva essere sempre perfetto. La frenata è evidente, anche se l’atteggiamento rimane positivo, e scontri diretti che continuano a deludere Juve a parte. Per quel discorso della Champions League la sensazione è che se ne riparli l’anno prossimo. E ritrovarsi in cinque giorni da outsider per il terzo posto a seconda forza della città, sorpasso dall’Inter seppure momentaneo incluso, non è una bella sensazione.
0 – Pescara, il cerchio si chiude – All’Adriatico finisce 3-1 per il Sassuolo. Era finita altrettanto all’andata, quando un pasticcio di tesseramento aveva dato l’unica vittoria della stagione del Pescara. A tavolino. Un intero girone dopo è ultimo posto in classifica, 9 punti che sarebbero 6 sul campo e per la questura, un altro rigore sbagliato. E un plauso, non ironico, al presidente Sebastiani che dice di non avere ragioni per cacciare Oddo. Ha ragione, la continuità di un progetto prescinde dai risultati. Anche se sono tra i peggiori di tutti i tempi.







