un cadeau per il mod che mi cita tonolli...
ciao a tutti ragazzi
BASKET, IL COMPLEANNO DEL CAMPIONE D'ITALIA '83 CON LA VIRTUS
Cinquant'anni di Solfrini
«Col Banco ancora nel cuore»
Se continua così, prima o poi in America diranno che Julius Erving era il Marco Solfrini americano. A 50 anni, compiuti ieri, il "Doctor J" italiano, ribattezzato così per le sue schiacciate, gioca ancora, nel campionato promozione. E ieri ha festeggiato su un campo da basket. «Sul parquet ho passato 36 dei miei 50 anni di vita - racconta - Ma oggi la sensazione di quando faccio canestro è la stessa di quando avevo 14 anni. E' una cosa difficile da spiegare, ma l'amore per il basket mi ha preso all'improvviso da piccolo e non mi ha più lasciato». In verità l'ex campione d'Italia con il Bancoroma aveva smesso 4 anni fa, con tanto di partita d'addio. «Ma poi ho visto le facce dei miei ex compagni, mi sono visto ingrassato e ho ricominciato. E passo le serate a cercare di fare alcune cose meglio di come le facevo da giovane».
Da giovane, Marco Solfrini ha segnato la storia del basket romano. Ha vestito la maglia del Banco dal 1982 al 1986, gli anni dei successi. «Ho tre flash, quando penso a Roma. La mia prima intervista, quando mi chiesero quali obiettivi avessi e io risposi: "Naturalmente lo scudetto" e il giornalista mi guardò come se fossi un marziano. Poi l'anno della Coppa Campioni, quando i problemi fisici e le lune storte di Wright ci condizionarono. Bianchini ci prese e ci disse chiaramente che Larry avrebbe dato il massimo solo in Europa e che se ci stava bene era quello il nostro obiettivo, altrimenti lo avremmo tagliato. Infine l'ultimo anno, quando De Sisti mi disse a inizio stagione che sarei stato al massimo il settimo uomo. Invece finì con la vittoria della Korac ed ero uno di quelli che giocava più di tutti. Con De Sisti non ci fu mai un vero feeling, ma ciò non ci impedì di vincere». Qual era il bello di quella squadra? «C'era la mentalità di chi veniva da fuori, come me o Bianchini, e l'entusiasmo dei romani come Polesello, Sbarra, Gilardi e Castellano. Che hanno smentito tutti i luoghi comuni del tempo sui romani».
Scudetto, Coppa Campioni, Coppa Korac, ma, nel caso di Marco Solfrini, soprattutto Coppa Intercontinentale. «Ragiono sempre per la squadra e sento miei tutti i successi di un gruppo. Ma lì toccai il picco più alto, 5 partite in pochi giorni, tutte ad alto livello, e devo dire che fui protagonista delle giocate decisive contro il Barcellona». Pochi rimpianti. «L'eliminazione da Milano in Coppa Italia nell'86, quella dalla Scavolini nei playoff dell'85, ma soprattutto l'anno della Coppa Campioni. Sì, perché avevamo talmente tanto entusiasmo e ci sentivamo talmente forti che se anche Wright ci avesse seguito sono sicuro che avremmo vinto un altro scudetto, se solo ci fossimo qualificati per i playoff. Roma, comunque, mi è rimasta nel cuore e ancora oggi è tra le squadre che seguo con più simpatia. Quella di quest'anno mi sembra di alto livello, anche se sarà dura battere Siena. Spero però che si ricrei l'entusiasmo in città . Tornare ai miei tempi è impossibile, perché allora si creò un fatto unico, con la Roma e il Banco che andavano di pari passo. Ma se, partendo dai risultati, si crea una buona base, si possono anche superare senza traumi i periodi senza vittorie». Quelle, con Marco Solfrini, non sono mai mancate. Tanti auguri, campione d'Italia.