Messaggioda chilavert » 21/12/2006 - 13:36
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Commozione al Dall’Ara per i due giovani, la Juve porta i loro nomi sul cuore
C’è pace solo per gli angeli
Tifosi uniti nel ricordo di Ale e Ricky, poi è guerra su calciopoli e arbitro
Striscioni per i ragazzi esposti dalle due tifoserie prima della gara. I bianconeri scendono in campo con le magliette commemorative e Buffon, mentre porta i fiori sotto la curva, trattiene a stento le lacrime. Ma la partita e le proteste dei bolognesi spezzano il cordoglio
NOSTRO INVIATO
ELVIRA ERBI’
BOLOGNA. Un minuto di silenzio, ostilità sospese. La Juve al completo si porta a centrocampo, indosso una maglia bianca con una scritta: Alessio e Riccardo. Un tuffo al cuore, immediato, surrogato. E il battito delle mani, mani per una volta affratellate, scandisce i secondi. Sono attimi infiniti. Glaciali. Poi, un fischio assordante riporta alla realtà . Si gioca una partita, molto più di una partita, non soltanto una partita. E si sente nell’aria, dove la tensione fa rima con passione. Il prologo, invero, è toccante: Alessandro Del Piero e Gigi Buffon che portano un mazzo di fiori nella curva bianconera. Sì, « Alessio e Ricky in eterno con noi » , come recita lo striscione più grande. E altri fioriscono: « Per sempre nei nostri cuori » , « Solidarietà alle famiglie » . I due campioncini scomparsi venerdì vengono ricordati così, da uno stadio intero che si alza in piedi. Da brividi. Da piangere. Ma la tregua dura poco e non c’è più spazio per la poesia, nella notte del Dall’Ara. Peccato. Perché il lutto al braccio richiederebbe maggiore sensibilità , da parte dei contendenti e degli spettatori. E’ il calcio, signori. Prendere o lasciare. O cambiare.
Fuori l’indignazione ( « Ma non c’è rassegnazione » ) , dentro la compassione ( « Il dolore non ha colore ciao Ale e Ricky » ) . Lo scontro, anche ideologico, tra due squadre rivali, tra due storie, tra due epiloghi differenti - Bologna che si sente vittima di calciopoli e che reputa la Vecchia Signora retrocessa colpevole della sua parabola all’indietro diventa teatro di confronto. Gli ultras rossoblù lasciano libertà di protesta, per motivi di opportunismo, ma attorno all’impianto, con tanto di megafono, si amplifica l’avversione verso i rivali. « Chi entra tradisce un’idea, chi esce rafforza un’idea » , per ribadire come sia controverso lo sciopero della Curva Andrea Costa, annunciato, ridimensionato, confermato: ingresso ritardato al 7’ del primo tempo e spazio comunque riservato in blu alla memoria dei due ragazzi saliti in cielo. Tanti buoni propositi a parole ma le parole finiscono per scappare ( « Juve m... a, l**** » ) e via con la solita becera litania riversata addosso al pullman bianconero quando arriva allo stadio. E’ l’antefatto di una serata diversa, particolare, dove i sentimenti più disparati confluiscono nel dolore comune, salvo poi arretrare nel mischione della competizione. I locali si definiscono « arrabbiati ma civili, indignati ma rispettosi » . Boh. Fischi all’ingresso in campo di Del Piero e compagni, come da copione. Sono le venti e il clima rimane gelido. I tifosi bianconeri esprimono a scritte cubitali la tristezza juventina. Altri applausi. E vai con il... riscaldamento approfondito. Dagli altoparlanti fuoriesce un’overdose di decibel in note. Un po’ stona, ma dà ritmo ai minuti che precedono la grande sfida. Nella Costa dell’astensione, nel frattempo, crescono i messaggi di ribellione: « Aveva ragione Gazzoni » ,
« Pene se- vere, se no è lo stesso » , « Sarà vera questa partita? » , « 2004- 2005 retrocessi per telefono » , « La legge è uguale per tutti: vergogna » , « 15’ di silenzio per far sentire la nostra rabbia » , « Partite truccate e calcio dopato, ai potenti tutto è perdonato » . In sintesi, è questa la battaglia campale. E dall’altra parte rispondono a tono. « I campioni dell’Italia siamo noi, siamo noi... » .
Le ostilità , d’altronde, non vanno in pensione, nonostante le sante intenzioni. « Alessio, Riccardo » , l’urlo di qua. Di là abbozzano, ma - come detto - dura poco, con le scritte prima rimosse e poi ri- esposte. Qualche secondo, appunto. Quindi, l’inferno sonoro, tra sibili, insulti ( « Sapete solo rubare, solo rubare, sapete solo rubare » , « Arbitraggi a tavolino, tutto finito a tarallucci e vino » , « La Triade si Tocca » ) . Passato e presente che si rincorrono, senza soluzione di continuità . E figuratevi cosa succede quando Buffon stende Marazzina.
Rigore? Macché. E allora fuoco e fiamme, petardi e botti devastanti. Il finimondo. Cara Juve, questa è la vita, in B e dovunque il processo sia ancora aperto. Difatti, nell’intervallo si rincara la dose: « Sentenze pilotate per una vita di ladrate » , « 25 luglio: San... Dulli » , « Ma davvero non vi eravate accorti di un c... o? » , « Bologna merita rispetto » . In tribuna, in verità , si canta: con Lucio
Dalla, con Biagio Antonacci,
con Andrea Mingardi.
La distensione in canzone. In campo, però, si riprende a botte ed entratone.
E’ una partita, molto più di una partita. E’ un regolamento di conti. E’ uno spareggio per la supremazia, per la promozione. Si alzano le sciarpe in alto, si invoca il boia chi molla di stampo fascista. Insomma, una corrida nell’arena bolognese con spettacolo poco invitante. Bordate violente contro Alex il capitano quando lascia il posto a
Trezeguet per accomodarsi, stanco e nero, in panchina. Arriva il gol di Zalayeta
il Panteron, che la gente di casa reputa fantasma. Bagarre, tremenda bagarre. E si salvi chi può. Perché la contestazione si fa pesante, insopportabile, da fuga immediata se solo ci fosse la possibilità . A valanga gli strali sull’arbitro
Messina, quindi fumogeni a go- go e movimenti pericolosi sugli spalti. Sul terreno di gioco, non sono da meno.
Ulivieri urla e si sbraccia come un indemoniato, ogni palla contesa è presa a pretesto per una sceneggiata plateale, i cartellini gialli diventano palline da albero di Natale. Così, la partita che è molto più di una partita sembra non finire mai. Con poca signorilità e tanto agonismo spinto. Finché la giacchetta gialla non decreta la fine. E il boato copre la Juve, che applaude verso due angeli. La vittoria è per Alessio e Riccardo. Il resto, meglio dimenticarlo. Non c’è rispetto, in questo mondo del pallone gonfiato.