Messaggioda chansonniere » 21/02/2006 - 21:46
:canta:
Riporto due post di ONDAZARA, ormai loggato da un anno ma non ancora nella possibilità di postare...WEB, ma che fate???????
News
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21/02/2006 18:10
Scommesse, oscuramento siti da venerdi: la RGA in contatto con le autorita' italiane
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Le società di scommesse britanniche decideranno tra pochi giorni se denunciare il nostro paese per il blocco deciso sui loro IP dai Monopoli di Stato. Le regole UE - dicono - non permettono censure di questo genere. A muoversi sono quelli della Remote Gambling Association (RGA), associazione europea che raccoglie le imprese del settore, secondo cui il dispositivo voluto dai Monopoli di Stato italiano, avallato dal ministero dell'Economia e previsto dalla Finanziaria, è illegale.
Secondo RGA, l'imposizione dei filtri sugli IP dei giocatori italiani viola le direttive comunitarie in quanto rappresenta una discriminazione ai danni di concorrenti, le società di scommesse estere, appunto. Duri i toni utilizzati da bookmaker di fama, come William Hill o Victor Chandler. "Questa" - ha dichiarato un responsabile di Ladbrokes - "è una palese violazione delle leggi europee sulla concorrenza. Per questo abbiamo stabilito di ricorrere alla Commissione UE. I nostri legali stanno inoltre valutando quali altre forme potrà assumere la nostra azione, sia a livello nazionale che internazionale. Non è escluso un ricorso alla Corte di Giustizia europea".
Secondo RGA, le normative europee consentono di agire contro le attività estere soltanto in caso di attività immorali ma, come ben indicato dagli stessi Monopoli, qui in ballo non ci sono questioni etiche ma soltanto problemi di concorrenza e di procedure amministrative. I bookmaker segnalano anche un aspetto che pare dimenticato dal Legislatore italiano, ovvero che l'oscuramento dei siti comprende anche le parti meramente informative e non soltanto le pagine del gioco vero e proprio.
Al momento RGA sta ragionando sul da farsi: secondo un portavoce, in questa fase i membri dell'Associazione stanno dialogando col Governo italiano per verificare le possibilità di un accordo. Entro la fine del mese i membri di RGA decideranno le azioni da intraprendere, anche perché il blocco vero e proprio "scatta" il 24 febbraio. Non è chiaro se verrà coinvolto anche il Governo britannico in questa diatriba ma nulla si può escludere a questo punto: le entrate fiscali assicurate dagli operatori del gambling sono peraltro notevolissime.
Va detto che l'intera situazione per l'Italia è del tutto nuova e le stesse autorità dell'Unione Europea non sono ancora state investite da questo genere di problema: un'eventuale denuncia da parte di RGA potrebbe consentire di mettere in discussione la legalità dei filtri imposti dall'Italia se non addirittura portare ad una regolamentazione comunitaria della questione.
Intanto, l'Italia procede con il blocco degli IP per impedire che utenti italiani siano coinvolti in attività illegali di varia natura, una questione che proprio in queste ore è al centro di una serie di incontri riservati tra autorità pubbliche, forze dell'ordine e provider internet.
:canta:
E il secondo post è:
I nostri nonni hanno fatto la guerra per la liberta'......oggi i siti sulle scommesse,domani????
Internet pieno di pedofiia,porno,armi....eccc
Basta con gli interessi di alcuni.
Tutti in piazzaaaaaaaaa
News
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21/02/2006 17:34
Scommesse, oscuramento dei siti: si moltiplicano i commenti dopo l'annuncio a pagamento di AAMS
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L'oscuramento di siti di scommesse: il rischio di una causa europea E cresce il potere di condizionamento delle aziende Tlc
Quella tendenza pericolosa a controllare il traffico web
E' che siamo alle solite. Gli americani i loro panni sporchi li lavano in pubblico. Noi li vediamo sventolare dai balconi e nemmeno ce ne preoccupiamo. Due i casi degli ultimi giorni, uno, molto concreto, sotto gli occhi di tutti gli italiani che leggono un giornale. L'altro un po' più teorico ma non meno preoccupante. Parole chiave: il blocco degli IP e la manipolazione del traffico internet.
Vediamo di cosa si tratta.
Sui giornali di oggi, 21 febbraio, c'è un annuncio a pagamento dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di stato (AAMS). Informa i lettori che a partire dal 24 febbraio, 517 siti che prevedono giochi e scommesse fra i loro servizi - un elenco è pubblicato sul sito dell'amministrazione (www.aams. it) - saranno di fatto resi non disponibili. Intendiamoci sulla parola: quei siti saranno censurati.
E' altrettanto fresca la notizia che la Remote Gambling Association (RGA), organismo europeo che raccoglie le case di scommesse e i siti di gioco online, sta valutando un ricorso in sede europea contro questa decisione italiana. Le questioni in campo sono molte, di ordine legale e regolatorio, ma non è di scommesse su Totti ai mondiali che si parla qui oggi. Ma della prassi, adottata dalle autorità di polizia giudiziaria, di "filtrare" gli Ip, cioè l'indirizzo al quale il sito è raggiungibile, per renderlo inaccessibile agli utenti italiani.
La prassi è stata già adottata in altre occasioni, a volte su siti che forniscono informazioni sul cui blocco il consenso può essere vasto e diremmo unanime - come è il caso di siti di pornografia infantile. Ma, registrato l'accordo sul caso particolare, il problema generale posto da questa prassi resta ed è grosso come una casa: Chi lo fa? Come lo fa? Quanto trasparenti, oggettivi e noti sono i criteri che regolano una prassi che non è altrimenti definibile che come censura?
Il problema è stato posto già da molti giorni, a partire dal caso del calcio "oscurato", dal quotidiano tecnologico on line Punto Informatico, ma è gran tempo che se lo pongano le forze politiche (sì, anche in campagna elettorale) e i grandi media. Negli Stati Uniti, per aver chiesto ai motori di ricerca i dati (anonimi) relativi alle parole inserite dagli utenti, il Dipartimento di Giustizia si è beccato critiche feroci.
Nessuno pensa che in Italia sia in corso il golpe della censura web: ma è diventata consuetudine una pratica molto pericolosa che può avere riflessi sulla libertà di espressione e di navigazione: cosa credete che facciano la autorità cinesi, di così diverso da questo? Cambia la portata del "filtro".
E' giusto supporre che le persone che se ne occupano siano le più rispettose al mondo delle leggi vigenti. Ma è possibile avere informazioni oggettive sui criteri seguiti?
Il secondo panno sporco: la "prioritizzazione".
Nelle scorse settimane i blogger americani hanno scatenato una dura polemica contro le posizioni (peraltro manifestate attraverso interviste) dei dirigenti delle maggiori compagnie di telecomunicazioni. I quali hanno espresso un concetto del genere: noi paghiamo e investiamo i nostri soldi per garantire il traffico internet, grazie al quale i vari Google, Ebay e Yahoo fanno grandi affari. Vogliamo guadagnarci anche noi.
Il dibattito che ne è seguito è stato durissimo. Si contesta alle aziende di telecomunicazione la volontà di costruire "walled garden", giardini recintati, all'interno dei quali gli utenti avranno accesso molto rapido ad alcuni contenuti privilegiati, per poi ritrovarsi con connessioni più lente una volta usciti dal "giardino", cioè dall'ambito di contenuti e dei fornitori di informazioni che hanno una partnership con la compagnia. E magari una volta che si stia tentando di usare i servizi che, come messenger e telefonate su protocollo internet (il VoIP), potrebbero creare qualche turbativa ai business "incombenti".
Inutile dire che anche in Europa e da noi esistono tendenze del genere, ma nessuno ha ancora aperto bocca per esprimere una critica. Non solo: si parla sempre più spesso di una prassi chiamata "prioritizzazione", progettata o messa in atto dai fornitori di accesso, che di fatto assegnerebbe un ordine di priorità nell'organizzazione del traffico internet. Un provider ha ammesso di starlo facendo: e gli altri?
Quando si parla di questi aspetti, c'è sempre l'ingegneruzzo pronto a darti addosso, con mille specificazioni che sono la notte concettuale in cui tutti i gatti sono neri. Qui stiamo parlando di una tendenza generale, cui possono essere ricondotte molte "pratiche" tecniche. Quelle che sboccano nel risultato di manipolare il traffico internet, assegnando velocità diverse a servizi e utenti diversi. O magari bloccando tutto quando il traffico da "peer to peer" è troppo intenso.
(da Repubblica.it - 21 febbraio 2006)
:canta:
E CANTIAAAAMO!!!