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Snai, scommetti che sta meglio?
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Snai, scommetti che sta meglio?
Messaggioda samu1010 » 17/05/2004 - 17:06
Il partner Ainvest: «Via dalla lista nera»
La scommessa è uscire dalla black-list della Consob. La lista nera in cui la Commissione per le società e la Borsa confina i titoli del listino finiti sotto osservazione speciale. Fu il primo a entrare, il titolo Snai, in questo ben poco gratificante elenco: era il 2001 e l’azienda era gravata da 59 milioni di debiti a fronte di 70 milioni di fatturato. Un passo dal default. «Adesso le cose sono cambiate - dice Giuseppe D’Angelo, amministratore delegato di Ainvest, la società che ha affiancato Snai nell’operazione di risanamento - e siamo pronti a chiedere a Consob la revisione della nostra posizione». D’Angelo ha iniziato la propria attività nella Sofipa, controllata dal Mediocredito Centrale di Gianfranco Imperatori. Un’esperienza poi sfociata in Mediosim. «Seguii personalmente lo sbarco in Borsa di Snai - spiega D’Angelo - quando vi arrivò attraverso l’acquisizione di Trenno. Era il ’97. Quattro anni più tardi le cose si misero male e Maurizio Ughi, presidente e amministratore delegato di Snai, mi chiamò per affiancarlo nell’opera di risanamento». Tra il 2001 e il 2002 Snai perse circa 75 milioni di euro: «Un’enormità , se si pensa a come è strutturato il business di questa società che formalmente è solo un provider di servizi che, sul volume delle scommesse, intasca l’1,2 per cento. La situazione era critica e Kpmg si rifiutò di certificare il bilancio 2001, il peggiore nella storia della società , chiuso con 50 milioni di euro di perdite».
Al capezzale della Snai c’erano 13 banche, un numero crescente di creditori e una serie di iniziative che, nell’epoca della bolla tecnologica, avevano portato la società a un passo dall’entrata nella telefonia (!). «Il fatto non deve sorprendere più di tanto - spiega D’Angelo -, perché uno dei principali asset di Snai è l’elevato standard tecnologico dei servizi che è in grado di offrire. Il collegamento satellitare con gli ippodromi e la rete informatica che gestisce le scommesse pongono questa società al di sopra di molte concorrenti. Anche dei celebri scommettitori inglesi, che fino a poco tempo fa lavoravano ancora con carta, penna e fax. Snai invece ha grande capacità tecnologica e la prova l’abbiamo avuta in occasione degli scorsi mondiali di calcio in Giappone e Corea, quando la società vinse la gestione delle scommesse locali».
Meriti tecnologici a parte, anche l’avventura orientale, con il partner locale Tiger Pool, portò a Snai più problemi che proventi. «Mancava razionalità alla società - spiega D’Angelo -: due anni fa, all’interno della galassia che aveva come punto di riferimento la società quotata c’erano 13 diverse società , di cui due all’estero. Siamo partiti da lì per fare ordine e oggi le società sono diventate tre (Snai, Trenno e Festa, che si occupa del gioco online ), oltre a due piccole immobiliari. Il capitale, invece, è sempre nelle mani di Snai servizi, società non quotata che controlla la maggioranza (50,3%) e che è riconducibile a circa 260 soci, i primi agenti ippici che crearono la rete. Il resto del capitale, il 49,3 per cento, è invece sul mercato».
Gli ultimi due bilanci sono stati certificati e il risanamento dei conti ha puntato sul riscadenziamento del debito bancario: i 59 milioni di debiti sono stati portati a scadenza 7 anni, con un tasso fissato all’1,5 per cento più l’Euribor. «Gli istituti di credito - conclude D’Angelo - hanno dato fiducia al piano di consolidamento e creduto alla capacità di circoscrivere tutte le aree in perdita. Il numero dei dipendenti è sceso da 550 a circa 400 e oggi la società stima una riduzione dell’indebitamento finanziario di gruppo a fine 2004 a circa 30 milioni di euro dai 40,9 milioni di fine 2003».
da Il Corriere della Sera 17 maggio 2004
La scommessa è uscire dalla black-list della Consob. La lista nera in cui la Commissione per le società e la Borsa confina i titoli del listino finiti sotto osservazione speciale. Fu il primo a entrare, il titolo Snai, in questo ben poco gratificante elenco: era il 2001 e l’azienda era gravata da 59 milioni di debiti a fronte di 70 milioni di fatturato. Un passo dal default. «Adesso le cose sono cambiate - dice Giuseppe D’Angelo, amministratore delegato di Ainvest, la società che ha affiancato Snai nell’operazione di risanamento - e siamo pronti a chiedere a Consob la revisione della nostra posizione». D’Angelo ha iniziato la propria attività nella Sofipa, controllata dal Mediocredito Centrale di Gianfranco Imperatori. Un’esperienza poi sfociata in Mediosim. «Seguii personalmente lo sbarco in Borsa di Snai - spiega D’Angelo - quando vi arrivò attraverso l’acquisizione di Trenno. Era il ’97. Quattro anni più tardi le cose si misero male e Maurizio Ughi, presidente e amministratore delegato di Snai, mi chiamò per affiancarlo nell’opera di risanamento». Tra il 2001 e il 2002 Snai perse circa 75 milioni di euro: «Un’enormità , se si pensa a come è strutturato il business di questa società che formalmente è solo un provider di servizi che, sul volume delle scommesse, intasca l’1,2 per cento. La situazione era critica e Kpmg si rifiutò di certificare il bilancio 2001, il peggiore nella storia della società , chiuso con 50 milioni di euro di perdite».
Al capezzale della Snai c’erano 13 banche, un numero crescente di creditori e una serie di iniziative che, nell’epoca della bolla tecnologica, avevano portato la società a un passo dall’entrata nella telefonia (!). «Il fatto non deve sorprendere più di tanto - spiega D’Angelo -, perché uno dei principali asset di Snai è l’elevato standard tecnologico dei servizi che è in grado di offrire. Il collegamento satellitare con gli ippodromi e la rete informatica che gestisce le scommesse pongono questa società al di sopra di molte concorrenti. Anche dei celebri scommettitori inglesi, che fino a poco tempo fa lavoravano ancora con carta, penna e fax. Snai invece ha grande capacità tecnologica e la prova l’abbiamo avuta in occasione degli scorsi mondiali di calcio in Giappone e Corea, quando la società vinse la gestione delle scommesse locali».
Meriti tecnologici a parte, anche l’avventura orientale, con il partner locale Tiger Pool, portò a Snai più problemi che proventi. «Mancava razionalità alla società - spiega D’Angelo -: due anni fa, all’interno della galassia che aveva come punto di riferimento la società quotata c’erano 13 diverse società , di cui due all’estero. Siamo partiti da lì per fare ordine e oggi le società sono diventate tre (Snai, Trenno e Festa, che si occupa del gioco online ), oltre a due piccole immobiliari. Il capitale, invece, è sempre nelle mani di Snai servizi, società non quotata che controlla la maggioranza (50,3%) e che è riconducibile a circa 260 soci, i primi agenti ippici che crearono la rete. Il resto del capitale, il 49,3 per cento, è invece sul mercato».
Gli ultimi due bilanci sono stati certificati e il risanamento dei conti ha puntato sul riscadenziamento del debito bancario: i 59 milioni di debiti sono stati portati a scadenza 7 anni, con un tasso fissato all’1,5 per cento più l’Euribor. «Gli istituti di credito - conclude D’Angelo - hanno dato fiducia al piano di consolidamento e creduto alla capacità di circoscrivere tutte le aree in perdita. Il numero dei dipendenti è sceso da 550 a circa 400 e oggi la società stima una riduzione dell’indebitamento finanziario di gruppo a fine 2004 a circa 30 milioni di euro dai 40,9 milioni di fine 2003».
da Il Corriere della Sera 17 maggio 2004
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Re: Snai, scommetti che sta meglio?
Messaggioda giallorosso » 17/05/2004 - 17:34
[quote="samu1010"]Il partner Ainvest: «Via dalla lista nera»
La scommessa è uscire dalla black-list della Consob. La lista nera in cui la Commissione per le società e la Borsa confina i titoli del listino finiti sotto osservazione speciale. l’azienda era gravata da 59 milioni di debiti a fronte di 70 milioni di fatturato. Quattro anni più tardi le cose si misero male e Maurizio Ughi, presidente e amministratore delegato di Snai il peggiore nella storia della società , chiuso con 50 milioni di euro di perdite». Al capezzale della Snai c’erano 13 banche, un numero crescente di creditori . Anche dei celebri scommettitori inglesi, che fino a poco tempo fa lavoravano ancora con carta, penna e fax. Snai invece ha grande capacità tecnologica e la prova l’abbiamo avuta in occasione degli scorsi mondiali di calcio in Giappone e Corea, quando la società vinse la gestione delle scommesse locali». la società quotata c’erano 13 diverse società , di cui due all’estero.
ALLA LUCE DI QUESTO ARTICOLO PONGO SOLO QUALCHE DOMANDA PENSO CHE CONCESSIONARIO POTRA'RISPONDERMI
1) la snai fa parte di una lista nera o sbiadita??
2) debiti giustificati da cosa?
3) Ughi e famiglia propietari di tutte le Snai in Italia come mai??
4) perdite su cosa??
5) stava morendo?? poi è resuscitata??
6) quali book inglesi ha visto questo ma e' sicuro di essere stato in Inghilterra e non in congo??
7) tutte di ughi??
La scommessa è uscire dalla black-list della Consob. La lista nera in cui la Commissione per le società e la Borsa confina i titoli del listino finiti sotto osservazione speciale. l’azienda era gravata da 59 milioni di debiti a fronte di 70 milioni di fatturato. Quattro anni più tardi le cose si misero male e Maurizio Ughi, presidente e amministratore delegato di Snai il peggiore nella storia della società , chiuso con 50 milioni di euro di perdite». Al capezzale della Snai c’erano 13 banche, un numero crescente di creditori . Anche dei celebri scommettitori inglesi, che fino a poco tempo fa lavoravano ancora con carta, penna e fax. Snai invece ha grande capacità tecnologica e la prova l’abbiamo avuta in occasione degli scorsi mondiali di calcio in Giappone e Corea, quando la società vinse la gestione delle scommesse locali». la società quotata c’erano 13 diverse società , di cui due all’estero.
ALLA LUCE DI QUESTO ARTICOLO PONGO SOLO QUALCHE DOMANDA PENSO CHE CONCESSIONARIO POTRA'RISPONDERMI
1) la snai fa parte di una lista nera o sbiadita??
2) debiti giustificati da cosa?
3) Ughi e famiglia propietari di tutte le Snai in Italia come mai??
4) perdite su cosa??
5) stava morendo?? poi è resuscitata??
6) quali book inglesi ha visto questo ma e' sicuro di essere stato in Inghilterra e non in congo??
7) tutte di ughi??
Bobas ha scritto:Tu scherzi caro Mirco ma io ho studiato a fondo la partita (pensa ieri sera nonostante non fossi solo a casa e lei mi chiamava pregandomi di raggiungerla a letto, desiderosa di me, io niente
a studiare sui Bignami il calcio giapponese)
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rimalessio
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Messaggioda rimalessio » 17/05/2004 - 18:43
Sale scommesse in mano a poche famiglie Agenzie ai parenti per aggirare l' Antitrust. Offerte super per le concessioni: ora chiedono aiuto allo Stato MILANO - Adesso che il giocattolo si è rotto, che il castello delle scommesse all' italiana sembra s ul punto di crollare, adesso si lamentano tutti. Si lamenta il ministero delle Finanze, che vede sfumare centinaia di miliardi di imposte, si lamenta il Coni, cioè lo sport tricolore, che è sull' orlo del tracollo finanziario, e infine piange anche l ' esercito dei bookmaker «fai da te», contro cui la Guardia di Finanza si è decisa a usare il pugno di ferro. Ma in prima fila a denunciare la crisi del settore e a chiedere aiuti urgenti al governo ci sono loro, ci sono le cinque-sei famiglie che te ngono in mano il mercato delle scommesse in Italia. Gli Ughi in Toscana, i Bassi in Emilia, Lombardia e Veneto, i Lucchi a Milano e dintorni, i Corradini a Roma, i Ginestra a Palermo: sono questi i signori delle agenzie ippiche che due anni fa hanno pilotato con successo la riforma del settore dei giochi e delle scommesse. Sono loro che associandosi e a volte intestando le concessioni a mogli,figli, nipoti e parenti vari sono riusciti ad assicurarsi il controllo di centinaia di agenzie sulle 1.4 00 totali attive. Il tutto aggirando i limiti antitrust. Sono ancora loro a controllare la Snai, la società quotata in Borsa che tira le fila dell' 80% dellle puntate ippiche e sportive. Adesso però questi stessi gruppi, affiancati dalla Spati di Rod olfo Molo, l' imprenditore che ha lanciato il Superenalotto, devono affrontare una grave crisi finanziaria. Già , perché da qualunque parte la si prenda, la riforma del settore giochi e scommesse annunciata nel 1998 e varata l' anno successivo dal gov erno D' Alema, pare avere dato risultati di gran lunga inferiori alle attese. LOBBY IN AZIONE - Per capire le ragioni di questo naufragio bisogna tornare alla primavera del 1999, nelle settimane convulse che precedettero la gara per l' assegnazione d a parte dello Stato di oltre 1.500 nuove concessioni tra agenzie ippiche e sale per le scommesse sportive. Per mesi una lobby potente e organizzata si era mossa con impegno per ottenere quel provvedimento. I signori dell' ippica nazionale, gli Ughi, i Bassi, i Corradini, i Lucchi, i Ginestra, ovvero un gruppo di famiglie che da decenni tiene in mano la rete delle scommesse sui cavalli, vedeva in quelle concessioni una strada per salvarsi dalla crisi del settore. E le scommesse sportive erano una sorta di ultima spiaggia anche per il Coni, messo alle strette dal tracollo della sua tradizionale fonte di finanziamento, cioè le giocate del Totocalcio. E allora via con la gara, che venne gestita dal ministero delle Finanze per le agenzie ippiche e dal Coni per le puntate sugli altri sport. Sulla carta era un concorso a base europea. Di fatto i big internazionali delle scommesse furono costretti a restare fuori della porta. Sì, perché il bando riservava la partecipazione alle persone fisiche , oppure alle società direttamente controllate da persone fisiche individuabili. Proprio il contrario dei colossi mondiali delle scommesse che spesso sono aziende quotate in Borsa con migliaia di azionisti. Insomma, nei fatti l' Italia restava un ter reno di caccia degli operatori nazionali, ai quali venne riservato un altro privilegio. Per circa sei mesi prima della gara, alle 330 agenzie ippiche già attive in Italia venne data la facoltà di raccogliere scommesse sportive. In questo modo era pos sibile testare il mercato. In pratica alle agenzie veniva offerto un vantaggio rispetto agli altri concorrenti, che partivano da zero. AFFARI DI FAMIGLIA - Quando le buste vennero aperte, il 22 luglio del 1999, qualcuno si era già preparato per tempo in modo da sfruttare gli ampi margini di manovra concessi dal bando. Come? Per scoprirlo si può fare una capatina a Mantova, dove tra il 5 e il 20 maggio, un mesetto prima della gara, il notaio Massimo Bertolucci deve avere avuto un gran da fare. Pr esso il suo studio nell' arco di pochi giorni vengono costituite una dozzina di società con le ragioni sociali più diverse: Ciro bet, Euganea betting, Adria bet, Mondial bet, Arcobaleno, Simon, Play time, Bmmc net, Sama bet. Tutte sono destinate ad a ggiudicarsi concessioni. E tutte appaiono a vario titolo collegate alla famiglia del mantovano Sandro Bassi, un personaggio di prima fila nel mondo dell' ippica, nonché allibratore in proprio. A volte Bassi partecipa alla gara in proprio, ma non semp re è possibile, c' è il rischio di sforare i limiti antitrust fissati dal bando. Così, per esempio, nella provincia di Mantova su cinque concessioni, due vanno a Bassi personalmente, mentre altre due vengono assegnate alla Mondial bet, una società co stituita da Patricia Bassi, figlia di Sandro. A Cremona le nuove agenzie da assegnare erano tre. Due di queste vanno alla famiglia Bassi. Per l' occasione scendono in campo la società Sport e scommesse di Patricia Bassi & C., che però fino a giugno d el 1999 si chiamava Sport e scommesse di Sandro Bassi & C. Un' altra concessione viene invece attribuita all' Agenzia ippica Cremona, che fa capo a Iole Paglione, ovvero la moglie di Bassi. Ma non basta, perché tramite diverse società la famiglia di Bassi si è assicurata un gran numero di agenzie anche nelle province di Rovigo, Padova, Belluno e Parma. COMANDA UGHI - In Toscana si scopre invece che molte agenzie sono gestite da membri della famiglia Ughi. E Maurizio Ughi, numero uno della Snai, è l' uomo immagine del mondo delle scommesse, il manager che ha tessuto la trama dei rapporti tra gli allibratori e il governo. La lista dei vincitori della gara comprende anche altri nomi di peso. Circa 200 concessioni vanno alla Spati di Molo. E un gruppo di altri allibratori (Lucchi, Corradini, Ginestra) si associano sotto la sigla Sis conquistando decine di agenzie. Resta un sospetto, però. E cioè che qualche operatore, tramite famigliari o altre partecipazioni azionarie, abbia tentato di ag girare i limiti antitrust fissati dal bando. MINIMI ADDIO - Gli stessi imprenditori che hanno fatto man bassa di concessioni ora si dichiarano vicini al fallimento. Tutto dipende dal meccanismo dei minimi garantiti. In pratica, ciascun partecipante a lla gara si è impegnato a girare al Coni(scommesse sportive) o all' Unire (scommesse ippiche) una somma pari in media al 10% del volume delle puntate che sperava di raccogliere. A questo proposito il bando di gara era chiaro: più alto era il minimo o fferto, più elevate erano le probabilità di vincere la gara. In altre parole, tutti avevano interesse a sparare cifre elevate. Da una parte gli allibratori, per aggiudicarsi le concessioni, dall' altra il Coni e l' Unire che potevano far quadrare i l oro bilanci preventivi sulla base dei minimi offerti dai concessionari. Purtroppo per loro il giro d' affari si è rivelato di gran lunga inferiore a quello preventivato. Il Coni sperava di incassare almeno 310 miliardi, ma i concessionari possono gar antire solo 140 miliardi. L' Unire se la passa ancora peggio: dovendo accontentarsi di 380 miliardi invece dei 650 miliardi preventivati. Â«àˆ colpa del governo, che non ha perseguito come doveva gli allibratori non autorizzati», dicono adesso i conces sionari. E, per di più, accusano l' esecutivo di non aver varato le norme, da tempo promesse, sulle scommesse via Internet e telefoniche. Risultato: ora la lobby delle scommesse chiede sovvenzioni urgenti per evitare il tracollo. Certo è che dando un ' occhiata ai numeri della gara del luglio ' 99 si scoprono alcuni fatti sorprendenti. In cittadine di poche decine di migliaia di abitanti i concessionari si sono aggiudicati la gara offrendo minimi che corrispondono a volumi di scommesse di quattro -cinque miliardi annui. Come se un' improvvisa febbre del gioco avesse dovuto di lì a poco contagiare tutta la popolazione, bambini compresi. Possibile? Oppure quella era una scorciatoia per vincere la gara? Vittorio Malagutti (1 continua) PUNTATE VE RSO L' ESTERO I bookmaker contro i sequestri dei giudici: attaccano la democrazia Â«à‰ un attacco alla democrazia». Il clima preelettorale deve aver contagiato anche una parte importante dei bookmakers italiani, se è vero che molti di loro arrivano a s comodare la difesa delle liberà fondamentali per commentare i recenti provvedimenti della magistratura contro le sale scommesse non autorizzate. Bisogna capirli, da anni sfidano la legge raccogliendo scommesse per conto dei colossi internazionali del l' azzardo, gruppi come Eurobet, Stanley international, William Hill. E a parte qualche sporadico episodio finora hanno sempre dribblato cause e denunce. Il fatto è che da qualche settimana la legge è cambiata, è diventata più severa. E così la Guard ia di Finanza ha messo nel mirino i cosiddetti Centri trasmissione dati. Ovvero le agenzie dove si raccolgono le giocate degli scommettitori italiani per poi trasmetterle via internet agli allibratori stranieri, quasi tutti con base in Gran Bretagna. Per decine di sale scommesse nei giorni scorsi sono scattati provvedimenti di sequestro e molti operatori, praticamente quasi tutti, adesso annunciano pubblicamente che hanno chiuso bottega in attesa di tempi migliori e magari di una legge che li me tta in regola. Per mettere in fila lagnanze e richieste gli allibratori non autorizzati, cioè quelli che non hanno ottenuto la concessione governativa rilasciata nel 1999, hanno costituito un comitato e venerdì scorso si sono riuniti in assemblea in un hotel di Roma. L' obbiettivo finale, dichiara Domenico Celotto, il presidente del comitato, è quello di ottenere «una patente di legalità per gli operatori delle scommesse telematiche verso l' estero». Come? Semplice, con una nuova legge che legal izzi le puntate via internet dirette oltrefrontiera. Tanto per cominciare i promotori del comitato hanno bussato alla porta dei partiti della Casa della libertà , visto che il governo di centrosinistra con un provvedimento inserito nell' ultima legge finanziaria ha di fatto dato il via all' intervento della Guardia di Finanza. Il centrodestra, a quanto pare, ha risposto all' appello, inviando messaggi di solidarietà e promesse di aiuto. Più difficile, invece, appare vincere la sfida con i concess ionari autorizzati, che addebitano ai centri di trasmissione dati la responsabilità del loro tracollo finanziario. In pratica gli allibratori non autorizzati non devono girare al Coni o all' Unire una parte dei loro incassi e non pagano imposte sulle giocate. Di conseguenza possono garantire quote migliori agli scommetitori. Da qui le proteste dei concessionari, che si sentono penalizzati. Il neonato comitato fa invece appello alla legislazione europea, che impone la libera circolazione dei serv izi all' interno della Ue. Come dire che Roma non potrebbe impedire ai giocatori italiani di scommettere con un allibratore inglese. V.Mal.
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rimalessio
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Messaggioda rimalessio » 17/05/2004 - 18:46
Sale scommesse in mano a poche famiglie Agenzie ai parenti per aggirare l' Antitrust. Offerte super per le concessioni: ora chiedono aiuto allo Stato MILANO - Adesso che il giocattolo si è rotto, che il castello delle scommesse all' italiana sembra s ul punto di crollare, adesso si lamentano tutti. Si lamenta il ministero delle Finanze, che vede sfumare centinaia di miliardi di imposte, si lamenta il Coni, cioè lo sport tricolore, che è sull' orlo del tracollo finanziario, e infine piange anche l ' esercito dei bookmaker «fai da te», contro cui la Guardia di Finanza si è decisa a usare il pugno di ferro. Ma in prima fila a denunciare la crisi del settore e a chiedere aiuti urgenti al governo ci sono loro, ci sono le cinque-sei famiglie che te ngono in mano il mercato delle scommesse in Italia. Gli Ughi in Toscana, i Bassi in Emilia, Lombardia e Veneto, i Lucchi a Milano e dintorni, i Corradini a Roma, i Ginestra a Palermo: sono questi i signori delle agenzie ippiche che due anni fa hanno pilotato con successo la riforma del settore dei giochi e delle scommesse. Sono loro che associandosi e a volte intestando le concessioni a mogli,figli, nipoti e parenti vari sono riusciti ad assicurarsi il controllo di centinaia di agenzie sulle 1.4 00 totali attive. Il tutto aggirando i limiti antitrust. Sono ancora loro a controllare la Snai, la società quotata in Borsa che tira le fila dell' 80% dellle puntate ippiche e sportive. Adesso però questi stessi gruppi, affiancati dalla Spati di Rod olfo Molo, l' imprenditore che ha lanciato il Superenalotto, devono affrontare una grave crisi finanziaria. Già , perché da qualunque parte la si prenda, la riforma del settore giochi e scommesse annunciata nel 1998 e varata l' anno successivo dal gov erno D' Alema, pare avere dato risultati di gran lunga inferiori alle attese. LOBBY IN AZIONE - Per capire le ragioni di questo naufragio bisogna tornare alla primavera del 1999, nelle settimane convulse che precedettero la gara per l' assegnazione d a parte dello Stato di oltre 1.500 nuove concessioni tra agenzie ippiche e sale per le scommesse sportive. Per mesi una lobby potente e organizzata si era mossa con impegno per ottenere quel provvedimento. I signori dell' ippica nazionale, gli Ughi, i Bassi, i Corradini, i Lucchi, i Ginestra, ovvero un gruppo di famiglie che da decenni tiene in mano la rete delle scommesse sui cavalli, vedeva in quelle concessioni una strada per salvarsi dalla crisi del settore. E le scommesse sportive erano una sorta di ultima spiaggia anche per il Coni, messo alle strette dal tracollo della sua tradizionale fonte di finanziamento, cioè le giocate del Totocalcio. E allora via con la gara, che venne gestita dal ministero delle Finanze per le agenzie ippiche e dal Coni per le puntate sugli altri sport. Sulla carta era un concorso a base europea. Di fatto i big internazionali delle scommesse furono costretti a restare fuori della porta. Sì, perché il bando riservava la partecipazione alle persone fisiche , oppure alle società direttamente controllate da persone fisiche individuabili. Proprio il contrario dei colossi mondiali delle scommesse che spesso sono aziende quotate in Borsa con migliaia di azionisti. Insomma, nei fatti l' Italia restava un ter reno di caccia degli operatori nazionali, ai quali venne riservato un altro privilegio. Per circa sei mesi prima della gara, alle 330 agenzie ippiche già attive in Italia venne data la facoltà di raccogliere scommesse sportive. In questo modo era pos sibile testare il mercato. In pratica alle agenzie veniva offerto un vantaggio rispetto agli altri concorrenti, che partivano da zero. AFFARI DI FAMIGLIA - Quando le buste vennero aperte, il 22 luglio del 1999, qualcuno si era già preparato per tempo in modo da sfruttare gli ampi margini di manovra concessi dal bando. Come? Per scoprirlo si può fare una capatina a Mantova, dove tra il 5 e il 20 maggio, un mesetto prima della gara, il notaio Massimo Bertolucci deve avere avuto un gran da fare. Pr esso il suo studio nell' arco di pochi giorni vengono costituite una dozzina di società con le ragioni sociali più diverse: Ciro bet, Euganea betting, Adria bet, Mondial bet, Arcobaleno, Simon, Play time, Bmmc net, Sama bet. Tutte sono destinate ad a ggiudicarsi concessioni. E tutte appaiono a vario titolo collegate alla famiglia del mantovano Sandro Bassi, un personaggio di prima fila nel mondo dell' ippica, nonché allibratore in proprio. A volte Bassi partecipa alla gara in proprio, ma non semp re è possibile, c' è il rischio di sforare i limiti antitrust fissati dal bando. Così, per esempio, nella provincia di Mantova su cinque concessioni, due vanno a Bassi personalmente, mentre altre due vengono assegnate alla Mondial bet, una società co stituita da Patricia Bassi, figlia di Sandro. A Cremona le nuove agenzie da assegnare erano tre. Due di queste vanno alla famiglia Bassi. Per l' occasione scendono in campo la società Sport e scommesse di Patricia Bassi & C., che però fino a giugno d el 1999 si chiamava Sport e scommesse di Sandro Bassi & C. Un' altra concessione viene invece attribuita all' Agenzia ippica Cremona, che fa capo a Iole Paglione, ovvero la moglie di Bassi. Ma non basta, perché tramite diverse società la famiglia di Bassi si è assicurata un gran numero di agenzie anche nelle province di Rovigo, Padova, Belluno e Parma. COMANDA UGHI - In Toscana si scopre invece che molte agenzie sono gestite da membri della famiglia Ughi. E Maurizio Ughi, numero uno della Snai, è l' uomo immagine del mondo delle scommesse, il manager che ha tessuto la trama dei rapporti tra gli allibratori e il governo. La lista dei vincitori della gara comprende anche altri nomi di peso. Circa 200 concessioni vanno alla Spati di Molo. E un gruppo di altri allibratori (Lucchi, Corradini, Ginestra) si associano sotto la sigla Sis conquistando decine di agenzie. Resta un sospetto, però. E cioè che qualche operatore, tramite famigliari o altre partecipazioni azionarie, abbia tentato di ag girare i limiti antitrust fissati dal bando. MINIMI ADDIO - Gli stessi imprenditori che hanno fatto man bassa di concessioni ora si dichiarano vicini al fallimento. Tutto dipende dal meccanismo dei minimi garantiti. In pratica, ciascun partecipante a lla gara si è impegnato a girare al Coni(scommesse sportive) o all' Unire (scommesse ippiche) una somma pari in media al 10% del volume delle puntate che sperava di raccogliere. A questo proposito il bando di gara era chiaro: più alto era il minimo o fferto, più elevate erano le probabilità di vincere la gara. In altre parole, tutti avevano interesse a sparare cifre elevate. Da una parte gli allibratori, per aggiudicarsi le concessioni, dall' altra il Coni e l' Unire che potevano far quadrare i l oro bilanci preventivi sulla base dei minimi offerti dai concessionari. Purtroppo per loro il giro d' affari si è rivelato di gran lunga inferiore a quello preventivato. Il Coni sperava di incassare almeno 310 miliardi, ma i concessionari possono gar antire solo 140 miliardi. L' Unire se la passa ancora peggio: dovendo accontentarsi di 380 miliardi invece dei 650 miliardi preventivati. Â«àˆ colpa del governo, che non ha perseguito come doveva gli allibratori non autorizzati», dicono adesso i conces sionari. E, per di più, accusano l' esecutivo di non aver varato le norme, da tempo promesse, sulle scommesse via Internet e telefoniche. Risultato: ora la lobby delle scommesse chiede sovvenzioni urgenti per evitare il tracollo. Certo è che dando un ' occhiata ai numeri della gara del luglio ' 99 si scoprono alcuni fatti sorprendenti. In cittadine di poche decine di migliaia di abitanti i concessionari si sono aggiudicati la gara offrendo minimi che corrispondono a volumi di scommesse di quattro -cinque miliardi annui. Come se un' improvvisa febbre del gioco avesse dovuto di lì a poco contagiare tutta la popolazione, bambini compresi. Possibile? Oppure quella era una scorciatoia per vincere la gara? Vittorio Malagutti (1 continua) PUNTATE VE RSO L' ESTERO I bookmaker contro i sequestri dei giudici: attaccano la democrazia Â«à‰ un attacco alla democrazia». Il clima preelettorale deve aver contagiato anche una parte importante dei bookmakers italiani, se è vero che molti di loro arrivano a s comodare la difesa delle liberà fondamentali per commentare i recenti provvedimenti della magistratura contro le sale scommesse non autorizzate. Bisogna capirli, da anni sfidano la legge raccogliendo scommesse per conto dei colossi internazionali del l' azzardo, gruppi come Eurobet, Stanley international, William Hill. E a parte qualche sporadico episodio finora hanno sempre dribblato cause e denunce. Il fatto è che da qualche settimana la legge è cambiata, è diventata più severa. E così la Guard ia di Finanza ha messo nel mirino i cosiddetti Centri trasmissione dati. Ovvero le agenzie dove si raccolgono le giocate degli scommettitori italiani per poi trasmetterle via internet agli allibratori stranieri, quasi tutti con base in Gran Bretagna. Per decine di sale scommesse nei giorni scorsi sono scattati provvedimenti di sequestro e molti operatori, praticamente quasi tutti, adesso annunciano pubblicamente che hanno chiuso bottega in attesa di tempi migliori e magari di una legge che li me tta in regola. Per mettere in fila lagnanze e richieste gli allibratori non autorizzati, cioè quelli che non hanno ottenuto la concessione governativa rilasciata nel 1999, hanno costituito un comitato e venerdì scorso si sono riuniti in assemblea in un hotel di Roma. L' obbiettivo finale, dichiara Domenico Celotto, il presidente del comitato, è quello di ottenere «una patente di legalità per gli operatori delle scommesse telematiche verso l' estero». Come? Semplice, con una nuova legge che legal izzi le puntate via internet dirette oltrefrontiera. Tanto per cominciare i promotori del comitato hanno bussato alla porta dei partiti della Casa della libertà , visto che il governo di centrosinistra con un provvedimento inserito nell' ultima legge finanziaria ha di fatto dato il via all' intervento della Guardia di Finanza. Il centrodestra, a quanto pare, ha risposto all' appello, inviando messaggi di solidarietà e promesse di aiuto. Più difficile, invece, appare vincere la sfida con i concess ionari autorizzati, che addebitano ai centri di trasmissione dati la responsabilità del loro tracollo finanziario. In pratica gli allibratori non autorizzati non devono girare al Coni o all' Unire una parte dei loro incassi e non pagano imposte sulle giocate. Di conseguenza possono garantire quote migliori agli scommetitori. Da qui le proteste dei concessionari, che si sentono penalizzati. Il neonato comitato fa invece appello alla legislazione europea, che impone la libera circolazione dei serv izi all' interno della Ue. Come dire che Roma non potrebbe impedire ai giocatori italiani di scommettere con un allibratore inglese. V.Mal.
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Messaggioda rimalessio » 17/05/2004 - 18:58
A me personalmente queste cose (le lobby) danno il volta stomaco.
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Messaggioda giallorosso » 17/05/2004 - 19:07
pippobet ha scritto:Ora siamo diventati un sindacato riconosciuto A.I.G.S. Associazione Italiana Giochi e Scommesse, www.aigs.info, nel 2001 eravamo nati come comitato CTST Comitato Trasmissione Scommesse Telematiche.
la sede è a sorrento??
Bobas ha scritto:Tu scherzi caro Mirco ma io ho studiato a fondo la partita (pensa ieri sera nonostante non fossi solo a casa e lei mi chiamava pregandomi di raggiungerla a letto, desiderosa di me, io niente
a studiare sui Bignami il calcio giapponese)
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Messaggioda giallorosso » 17/05/2004 - 19:23
pippobet ha scritto:Stai tranquillo,non abbiamo valigette da portare in giro per l'Italia hahahahah :smoke:
scusa l'ignoranza ma non ho capito il senso
Bobas ha scritto:Tu scherzi caro Mirco ma io ho studiato a fondo la partita (pensa ieri sera nonostante non fossi solo a casa e lei mi chiamava pregandomi di raggiungerla a letto, desiderosa di me, io niente
a studiare sui Bignami il calcio giapponese)
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