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Tino: fare presto per il Testo Unico sui giochi
Situazione attuale, prospettive, notizie.
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Tino: fare presto per il Testo Unico sui giochi
Messaggioda pippobet » 13/05/2004 - 19:35
Tino: fare presto per il Testo Unico sui giochi
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Un Testo Unico sui giochi per dare certezza al sistema e contrastare in modo efficace le attività illecite. Potrebbe essere questa «l'occasione giusta per affrontare il versante del riequilibrio fiscale fra i diversi giochi e i nuovi sviluppi connessi alle tecnologie emergenti». A rimarcare ieri la necessità nel nostro ordinamento di una disciplina «precisa e puntuale» per il settore è stato il Direttore Generale dell'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, Giorgio Tino, nel corso di un convegno al Forum P.A. sui nuovi orientamenti della U.E. Con soddisfazione Tino ha salutato il pronunciamento delle Sezioni Unite della Cassazione sulla conformità al Trattato C.E. di alcuni articoli della normativa contro le scommesse clandestine (Legge 401/1989) e dell'articolo 88 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza. La decisione della Cassazione sterilizza di fatto gli effetti della cosiddetta "sentenza Gambelli" della Corte di Giustizia Europea. Nella sostanza, si erano messi in discussione, demandando peraltro le decisioni ai giudici nazionali, i divieti di svolgere attività di raccolta, accettazione e prenotazione di proposte di scommessa relative in particolare a eventi sportivi, in assenza di concessione o autorizzazione rilasciata da uno Stato membro. Il nostro Paese «ha corso un rischio non solo serio ma addirittura esiziale» per tutto il mercato del gioco - ha sottolineato Tino - al pari di tutti gli altri Stati U.E. Sulla scarsa pregnanza degli argomenti sostenuti dalla Corte di Giustizia ha concordato nel suo intervento alla tavola rotonda anche Sabino Cassese, ordinario di Diritto Amministrativo alla Sapienza. «Siamo in un campo nel quale vigono disposizioni nazionali di ordine pubblico - ha osservato l'ex Ministro della Funzione Pubblica riferendosi al regime giuridico esistente in Italia - estraneo perciò all'area del diritto comunitario dove si applica il principio del mutuo riconoscimento. Avere applicato questo criterio al gioco della scommessa è stato un palese errore della Corte». Complessivamente si tratta comunque di una sentenza «meno temibile di quanto non appaia a una prima lettura» per Cassese. «I motivi di interesse pubblico previsti dall'articolo 46 del Trattato C.E. sussistono tutti perché lo scopo è quello di canalizzare l'attività di scommessa presso operatori che operano sotto controllo pubblico». Inoltre «il mezzo prescelto risulta idoneo a conseguire lo scopo, le misure penali sono proporzionali e il nodo delle discriminazioni nei confronti di società straniere è stato superato dalla Legge del 2002 in cui si dispone che possono partecipare anche le società di capitali alle procedure concorsuali per l'affidamento delle concessioni».
(da Il sole 24 ore dell'11 maggio 2004, pag. 29)
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Un Testo Unico sui giochi per dare certezza al sistema e contrastare in modo efficace le attività illecite. Potrebbe essere questa «l'occasione giusta per affrontare il versante del riequilibrio fiscale fra i diversi giochi e i nuovi sviluppi connessi alle tecnologie emergenti». A rimarcare ieri la necessità nel nostro ordinamento di una disciplina «precisa e puntuale» per il settore è stato il Direttore Generale dell'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, Giorgio Tino, nel corso di un convegno al Forum P.A. sui nuovi orientamenti della U.E. Con soddisfazione Tino ha salutato il pronunciamento delle Sezioni Unite della Cassazione sulla conformità al Trattato C.E. di alcuni articoli della normativa contro le scommesse clandestine (Legge 401/1989) e dell'articolo 88 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza. La decisione della Cassazione sterilizza di fatto gli effetti della cosiddetta "sentenza Gambelli" della Corte di Giustizia Europea. Nella sostanza, si erano messi in discussione, demandando peraltro le decisioni ai giudici nazionali, i divieti di svolgere attività di raccolta, accettazione e prenotazione di proposte di scommessa relative in particolare a eventi sportivi, in assenza di concessione o autorizzazione rilasciata da uno Stato membro. Il nostro Paese «ha corso un rischio non solo serio ma addirittura esiziale» per tutto il mercato del gioco - ha sottolineato Tino - al pari di tutti gli altri Stati U.E. Sulla scarsa pregnanza degli argomenti sostenuti dalla Corte di Giustizia ha concordato nel suo intervento alla tavola rotonda anche Sabino Cassese, ordinario di Diritto Amministrativo alla Sapienza. «Siamo in un campo nel quale vigono disposizioni nazionali di ordine pubblico - ha osservato l'ex Ministro della Funzione Pubblica riferendosi al regime giuridico esistente in Italia - estraneo perciò all'area del diritto comunitario dove si applica il principio del mutuo riconoscimento. Avere applicato questo criterio al gioco della scommessa è stato un palese errore della Corte». Complessivamente si tratta comunque di una sentenza «meno temibile di quanto non appaia a una prima lettura» per Cassese. «I motivi di interesse pubblico previsti dall'articolo 46 del Trattato C.E. sussistono tutti perché lo scopo è quello di canalizzare l'attività di scommessa presso operatori che operano sotto controllo pubblico». Inoltre «il mezzo prescelto risulta idoneo a conseguire lo scopo, le misure penali sono proporzionali e il nodo delle discriminazioni nei confronti di società straniere è stato superato dalla Legge del 2002 in cui si dispone che possono partecipare anche le società di capitali alle procedure concorsuali per l'affidamento delle concessioni».
(da Il sole 24 ore dell'11 maggio 2004, pag. 29)
Re: Tino: fare presto per il Testo Unico sui giochi
Messaggioda Nemesis » 13/05/2004 - 19:48
pippobet ha scritto:...Cassese...le misure penali sono proporzionali...
Ripeto: queste prostitute titolate andrebbero fisicamente eliminate dalla faccia della Terra.
E' vero, Icaro cadde... comunque volò!
FABRIZIO, AVE ATQUE VALE!!!
FABRIZIO, AVE ATQUE VALE!!!
Messaggioda bisca » 13/05/2004 - 19:49
TRA QUALCHE GIORNO SARA' DEPOSITATA LA SENTENZA E TIRA UNA BRUTTA ARIA PER I CENTRI DI RACCOLTA ILLEGALI!
SIAMO IN FIBRILLAZIONE IN QUANTO SONO ARRIVATE ALCUNE DENUNCIE E STIAMO TEMPOREGGIANDO IN QUANTO SARA' PIU' CHIARO AI GIUDICI COME COMPORTARSI ADEGUANDOSI AI DETTAMI DELLA SUPREMA CORTE DOPO IL SEQUESTRO.
:smoke: :smoke: :smoke:
SIAMO IN FIBRILLAZIONE IN QUANTO SONO ARRIVATE ALCUNE DENUNCIE E STIAMO TEMPOREGGIANDO IN QUANTO SARA' PIU' CHIARO AI GIUDICI COME COMPORTARSI ADEGUANDOSI AI DETTAMI DELLA SUPREMA CORTE DOPO IL SEQUESTRO.
:smoke: :smoke: :smoke:
La legge è uguale per tutti.
Messaggioda Nemesis » 13/05/2004 - 19:59
bisca ha scritto:TRA QUALCHE GIORNO SARA' DEPOSITATA LA SENTENZA E TIRA UNA BRUTTA ARIA PER I CENTRI DI RACCOLTA ILLEGALI!
SIAMO IN FIBRILLAZIONE IN QUANTO SONO ARRIVATE ALCUNE DENUNCIE E STIAMO TEMPOREGGIANDO IN QUANTO SARA' PIU' CHIARO AI GIUDICI COME COMPORTARSI ADEGUANDOSI AI DETTAMI DELLA SUPREMA CORTE DOPO IL SEQUESTRO.
:smoke: :smoke: :smoke:
Nonostante lo schieramento di (c)accademiche puttane messo in campo dal governo e dai quelle sanguisughe del MdF, io rimango ottimista.
Nel caso, procurati un defribillatore...
E' vero, Icaro cadde... comunque volò!
FABRIZIO, AVE ATQUE VALE!!!
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Messaggioda giallorosso » 13/05/2004 - 20:05
[quote="Nemesis"][quote="bisca"]TRA QUALCHE GIORNO SARA' DEPOSITATA LA SENTENZA E TIRA UNA BRUTTA ARIA PER I CENTRI DI RACCOLTA ILLEGALI!
SIAMO IN FIBRILLAZIONE IN QUANTO SONO ARRIVATE ALCUNE DENUNCIE E STIAMO TEMPOREGGIANDO IN QUANTO SARA' PIU' CHIARO AI GIUDICI COME COMPORTARSI ADEGUANDOSI AI DETTAMI DELLA SUPREMA CORTE DOPO IL SEQUESTRO.
SIAMO IN FIBRILLAZIONE IN QUANTO SONO ARRIVATE ALCUNE DENUNCIE E STIAMO TEMPOREGGIANDO IN QUANTO SARA' PIU' CHIARO AI GIUDICI COME COMPORTARSI ADEGUANDOSI AI DETTAMI DELLA SUPREMA CORTE DOPO IL SEQUESTRO.
Bobas ha scritto:Tu scherzi caro Mirco ma io ho studiato a fondo la partita (pensa ieri sera nonostante non fossi solo a casa e lei mi chiamava pregandomi di raggiungerla a letto, desiderosa di me, io niente
a studiare sui Bignami il calcio giapponese)
Messaggioda maurox » 13/05/2004 - 23:46
MI PIACEREBBE TANTO SAPERE PER QUALE MOTIVO IN ITALIA QUANDO SI FANNO DELLE LEGGI BISOGNA POI FAR INTERVENIRE GLI "ESPERTI" A SPIEGARLE, PERCHE' SIAMO IN TANTI A NON AVER CAPITO ALLORA,MAGISTRATI COMPRESI.
E POI VORREI SAPERE PER QUALE MOTIVO I GIUDICI CHE HANNO ORDINATO I VARI DISSEQUESTRI SONO COSI' SPROVVEDUTI DA NON AVER PENSATO ALLE CONSIDERAZIONI LETTE SOPRA...SI SONO LAUREATI IN GIAMAICA?
PERSONALMENTE MI SONO ROTTO I COSIDETTI DI VEDERE CHE LO STATO PER IL PROPRIO INTERESSE CAMBIA LE CARTE IN TAVOLA.QUESTO SI CHE SAREBBE DA CONSIDERARE GIOCO ILLEGALE! SCUSATE LO SFOGO...
E POI VORREI SAPERE PER QUALE MOTIVO I GIUDICI CHE HANNO ORDINATO I VARI DISSEQUESTRI SONO COSI' SPROVVEDUTI DA NON AVER PENSATO ALLE CONSIDERAZIONI LETTE SOPRA...SI SONO LAUREATI IN GIAMAICA?
PERSONALMENTE MI SONO ROTTO I COSIDETTI DI VEDERE CHE LO STATO PER IL PROPRIO INTERESSE CAMBIA LE CARTE IN TAVOLA.QUESTO SI CHE SAREBBE DA CONSIDERARE GIOCO ILLEGALE! SCUSATE LO SFOGO...
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NEL 1980 GIà C'ERANO CTD?
Messaggioda giallorosso » 14/05/2004 - 14:09
SI HO UNA FOTO DELL'EPOCA:
Bobas ha scritto:Tu scherzi caro Mirco ma io ho studiato a fondo la partita (pensa ieri sera nonostante non fossi solo a casa e lei mi chiamava pregandomi di raggiungerla a letto, desiderosa di me, io niente
a studiare sui Bignami il calcio giapponese)
Messaggioda maurox » 14/05/2004 - 14:13
domenica , 18 marzo 2001
SPORT SCOMMESSE
Sale scommesse in mano a poche famiglie
Agenzie ai parenti per aggirare l' Antitrust. Offerte super per le concessioni: ora chiedono aiuto allo Stato
Malagutti Vittorio
Sale scommesse in mano a poche famiglie Agenzie ai parenti per aggirare l' Antitrust. Offerte super per le concessioni: ora chiedono aiuto allo Stato MILANO - Adesso che il giocattolo si è rotto, che il castello delle scommesse all' italiana sembra s ul punto di crollare, adesso si lamentano tutti. Si lamenta il ministero delle Finanze, che vede sfumare centinaia di miliardi di imposte, si lamenta il Coni, cioè lo sport tricolore, che è sull' orlo del tracollo finanziario, e infine piange anche l ' esercito dei bookmaker «fai da te», contro cui la Guardia di Finanza si è decisa a usare il pugno di ferro. Ma in prima fila a denunciare la crisi del settore e a chiedere aiuti urgenti al governo ci sono loro, ci sono le cinque-sei famiglie che te ngono in mano il mercato delle scommesse in Italia. Gli Ughi in Toscana, i Bassi in Emilia, Lombardia e Veneto, i Lucchi a Milano e dintorni, i Corradini a Roma, i Ginestra a Palermo: sono questi i signori delle agenzie ippiche che due anni fa hanno pilotato con successo la riforma del settore dei giochi e delle scommesse. Sono loro che associandosi e a volte intestando le concessioni a mogli,figli, nipoti e parenti vari sono riusciti ad assicurarsi il controllo di centinaia di agenzie sulle 1.4 00 totali attive. Il tutto aggirando i limiti antitrust. Sono ancora loro a controllare la Snai, la società quotata in Borsa che tira le fila dell' 80% dellle puntate ippiche e sportive. Adesso però questi stessi gruppi, affiancati dalla Spati di Rod olfo Molo, l' imprenditore che ha lanciato il Superenalotto, devono affrontare una grave crisi finanziaria. Già , perché da qualunque parte la si prenda, la riforma del settore giochi e scommesse annunciata nel 1998 e varata l' anno successivo dal gov erno D' Alema, pare avere dato risultati di gran lunga inferiori alle attese. LOBBY IN AZIONE - Per capire le ragioni di questo naufragio bisogna tornare alla primavera del 1999, nelle settimane convulse che precedettero la gara per l' assegnazione d a parte dello Stato di oltre 1.500 nuove concessioni tra agenzie ippiche e sale per le scommesse sportive. Per mesi una lobby potente e organizzata si era mossa con impegno per ottenere quel provvedimento. I signori dell' ippica nazionale, gli Ughi, i Bassi, i Corradini, i Lucchi, i Ginestra, ovvero un gruppo di famiglie che da decenni tiene in mano la rete delle scommesse sui cavalli, vedeva in quelle concessioni una strada per salvarsi dalla crisi del settore. E le scommesse sportive erano una sorta di ultima spiaggia anche per il Coni, messo alle strette dal tracollo della sua tradizionale fonte di finanziamento, cioè le giocate del Totocalcio. E allora via con la gara, che venne gestita dal ministero delle Finanze per le agenzie ippiche e dal Coni per le puntate sugli altri sport. Sulla carta era un concorso a base europea. Di fatto i big internazionali delle scommesse furono costretti a restare fuori della porta. Sì, perché il bando riservava la partecipazione alle persone fisiche , oppure alle società direttamente controllate da persone fisiche individuabili. Proprio il contrario dei colossi mondiali delle scommesse che spesso sono aziende quotate in Borsa con migliaia di azionisti. Insomma, nei fatti l' Italia restava un ter reno di caccia degli operatori nazionali, ai quali venne riservato un altro privilegio. Per circa sei mesi prima della gara, alle 330 agenzie ippiche già attive in Italia venne data la facoltà di raccogliere scommesse sportive. In questo modo era pos sibile testare il mercato. In pratica alle agenzie veniva offerto un vantaggio rispetto agli altri concorrenti, che partivano da zero. AFFARI DI FAMIGLIA - Quando le buste vennero aperte, il 22 luglio del 1999, qualcuno si era già preparato per tempo in modo da sfruttare gli ampi margini di manovra concessi dal bando. Come? Per scoprirlo si può fare una capatina a Mantova, dove tra il 5 e il 20 maggio, un mesetto prima della gara, il notaio Massimo Bertolucci deve avere avuto un gran da fare. Pr esso il suo studio nell' arco di pochi giorni vengono costituite una dozzina di società con le ragioni sociali più diverse: Ciro bet, Euganea betting, Adria bet, Mondial bet, Arcobaleno, Simon, Play time, Bmmc net, Sama bet. Tutte sono destinate ad a ggiudicarsi concessioni. E tutte appaiono a vario titolo collegate alla famiglia del mantovano Sandro Bassi, un personaggio di prima fila nel mondo dell' ippica, nonché allibratore in proprio. A volte Bassi partecipa alla gara in proprio, ma non semp re è possibile, c' è il rischio di sforare i limiti antitrust fissati dal bando. Così, per esempio, nella provincia di Mantova su cinque concessioni, due vanno a Bassi personalmente, mentre altre due vengono assegnate alla Mondial bet, una società co stituita da Patricia Bassi, figlia di Sandro. A Cremona le nuove agenzie da assegnare erano tre. Due di queste vanno alla famiglia Bassi. Per l' occasione scendono in campo la società Sport e scommesse di Patricia Bassi & C., che però fino a giugno d el 1999 si chiamava Sport e scommesse di Sandro Bassi & C. Un' altra concessione viene invece attribuita all' Agenzia ippica Cremona, che fa capo a Iole Paglione, ovvero la moglie di Bassi. Ma non basta, perché tramite diverse società la famiglia di Bassi si è assicurata un gran numero di agenzie anche nelle province di Rovigo, Padova, Belluno e Parma. COMANDA UGHI - In Toscana si scopre invece che molte agenzie sono gestite da membri della famiglia Ughi. E Maurizio Ughi, numero uno della Snai, è l' uomo immagine del mondo delle scommesse, il manager che ha tessuto la trama dei rapporti tra gli allibratori e il governo. La lista dei vincitori della gara comprende anche altri nomi di peso. Circa 200 concessioni vanno alla Spati di Molo. E un gruppo di altri allibratori (Lucchi, Corradini, Ginestra) si associano sotto la sigla Sis conquistando decine di agenzie. Resta un sospetto, però. E cioè che qualche operatore, tramite famigliari o altre partecipazioni azionarie, abbia tentato di ag girare i limiti antitrust fissati dal bando. MINIMI ADDIO - Gli stessi imprenditori che hanno fatto man bassa di concessioni ora si dichiarano vicini al fallimento. Tutto dipende dal meccanismo dei minimi garantiti. In pratica, ciascun partecipante a lla gara si è impegnato a girare al Coni(scommesse sportive) o all' Unire (scommesse ippiche) una somma pari in media al 10% del volume delle puntate che sperava di raccogliere. A questo proposito il bando di gara era chiaro: più alto era il minimo o fferto, più elevate erano le probabilità di vincere la gara. In altre parole, tutti avevano interesse a sparare cifre elevate. Da una parte gli allibratori, per aggiudicarsi le concessioni, dall' altra il Coni e l' Unire che potevano far quadrare i l oro bilanci preventivi sulla base dei minimi offerti dai concessionari. Purtroppo per loro il giro d' affari si è rivelato di gran lunga inferiore a quello preventivato. Il Coni sperava di incassare almeno 310 miliardi, ma i concessionari possono gar antire solo 140 miliardi. L' Unire se la passa ancora peggio: dovendo accontentarsi di 380 miliardi invece dei 650 miliardi preventivati. Â«àˆ colpa del governo, che non ha perseguito come doveva gli allibratori non autorizzati», dicono adesso i conces sionari. E, per di più, accusano l' esecutivo di non aver varato le norme, da tempo promesse, sulle scommesse via Internet e telefoniche. Risultato: ora la lobby delle scommesse chiede sovvenzioni urgenti per evitare il tracollo. Certo è che dando un ' occhiata ai numeri della gara del luglio ' 99 si scoprono alcuni fatti sorprendenti. In cittadine di poche decine di migliaia di abitanti i concessionari si sono aggiudicati la gara offrendo minimi che corrispondono a volumi di scommesse di quattro -cinque miliardi annui. Come se un' improvvisa febbre del gioco avesse dovuto di lì a poco contagiare tutta la popolazione, bambini compresi. Possibile? Oppure quella era una scorciatoia per vincere la gara? Vittorio Malagutti (1 continua) PUNTATE VE RSO L' ESTERO I bookmaker contro i sequestri dei giudici: attaccano la democrazia Â«à‰ un attacco alla democrazia». Il clima preelettorale deve aver contagiato anche una parte importante dei bookmakers italiani, se è vero che molti di loro arrivano a s comodare la difesa delle liberà fondamentali per commentare i recenti provvedimenti della magistratura contro le sale scommesse non autorizzate. Bisogna capirli, da anni sfidano la legge raccogliendo scommesse per conto dei colossi internazionali del l' azzardo, gruppi come Eurobet, Stanley international, William Hill. E a parte qualche sporadico episodio finora hanno sempre dribblato cause e denunce. Il fatto è che da qualche settimana la legge è cambiata, è diventata più severa. E così la Guard ia di Finanza ha messo nel mirino i cosiddetti Centri trasmissione dati. Ovvero le agenzie dove si raccolgono le giocate degli scommettitori italiani per poi trasmetterle via internet agli allibratori stranieri, quasi tutti con base in Gran Bretagna. Per decine di sale scommesse nei giorni scorsi sono scattati provvedimenti di sequestro e molti operatori, praticamente quasi tutti, adesso annunciano pubblicamente che hanno chiuso bottega in attesa di tempi migliori e magari di una legge che li me tta in regola. Per mettere in fila lagnanze e richieste gli allibratori non autorizzati, cioè quelli che non hanno ottenuto la concessione governativa rilasciata nel 1999, hanno costituito un comitato e venerdì scorso si sono riuniti in assemblea in un hotel di Roma. L' obbiettivo finale, dichiara Domenico Celotto, il presidente del comitato, è quello di ottenere «una patente di legalità per gli operatori delle scommesse telematiche verso l' estero». Come? Semplice, con una nuova legge che legal izzi le puntate via internet dirette oltrefrontiera. Tanto per cominciare i promotori del comitato hanno bussato alla porta dei partiti della Casa della libertà , visto che il governo di centrosinistra con un provvedimento inserito nell' ultima legge finanziaria ha di fatto dato il via all' intervento della Guardia di Finanza. Il centrodestra, a quanto pare, ha risposto all' appello, inviando messaggi di solidarietà e promesse di aiuto. Più difficile, invece, appare vincere la sfida con i concess ionari autorizzati, che addebitano ai centri di trasmissione dati la responsabilità del loro tracollo finanziario. In pratica gli allibratori non autorizzati non devono girare al Coni o all' Unire una parte dei loro incassi e non pagano imposte sulle giocate. Di conseguenza possono garantire quote migliori agli scommetitori. Da qui le proteste dei concessionari, che si sentono penalizzati. Il neonato comitato fa invece appello alla legislazione europea, che impone la libera circolazione dei serv izi all' interno della Ue. Come dire che Roma non potrebbe impedire ai giocatori italiani di scommettere con un allibratore inglese. V.Mal.
QUESTO IN RIFERIMENTO AL DISCORSO DEI BANDI LIBERI PER TUTTI...
SPORT SCOMMESSE
Sale scommesse in mano a poche famiglie
Agenzie ai parenti per aggirare l' Antitrust. Offerte super per le concessioni: ora chiedono aiuto allo Stato
Malagutti Vittorio
Sale scommesse in mano a poche famiglie Agenzie ai parenti per aggirare l' Antitrust. Offerte super per le concessioni: ora chiedono aiuto allo Stato MILANO - Adesso che il giocattolo si è rotto, che il castello delle scommesse all' italiana sembra s ul punto di crollare, adesso si lamentano tutti. Si lamenta il ministero delle Finanze, che vede sfumare centinaia di miliardi di imposte, si lamenta il Coni, cioè lo sport tricolore, che è sull' orlo del tracollo finanziario, e infine piange anche l ' esercito dei bookmaker «fai da te», contro cui la Guardia di Finanza si è decisa a usare il pugno di ferro. Ma in prima fila a denunciare la crisi del settore e a chiedere aiuti urgenti al governo ci sono loro, ci sono le cinque-sei famiglie che te ngono in mano il mercato delle scommesse in Italia. Gli Ughi in Toscana, i Bassi in Emilia, Lombardia e Veneto, i Lucchi a Milano e dintorni, i Corradini a Roma, i Ginestra a Palermo: sono questi i signori delle agenzie ippiche che due anni fa hanno pilotato con successo la riforma del settore dei giochi e delle scommesse. Sono loro che associandosi e a volte intestando le concessioni a mogli,figli, nipoti e parenti vari sono riusciti ad assicurarsi il controllo di centinaia di agenzie sulle 1.4 00 totali attive. Il tutto aggirando i limiti antitrust. Sono ancora loro a controllare la Snai, la società quotata in Borsa che tira le fila dell' 80% dellle puntate ippiche e sportive. Adesso però questi stessi gruppi, affiancati dalla Spati di Rod olfo Molo, l' imprenditore che ha lanciato il Superenalotto, devono affrontare una grave crisi finanziaria. Già , perché da qualunque parte la si prenda, la riforma del settore giochi e scommesse annunciata nel 1998 e varata l' anno successivo dal gov erno D' Alema, pare avere dato risultati di gran lunga inferiori alle attese. LOBBY IN AZIONE - Per capire le ragioni di questo naufragio bisogna tornare alla primavera del 1999, nelle settimane convulse che precedettero la gara per l' assegnazione d a parte dello Stato di oltre 1.500 nuove concessioni tra agenzie ippiche e sale per le scommesse sportive. Per mesi una lobby potente e organizzata si era mossa con impegno per ottenere quel provvedimento. I signori dell' ippica nazionale, gli Ughi, i Bassi, i Corradini, i Lucchi, i Ginestra, ovvero un gruppo di famiglie che da decenni tiene in mano la rete delle scommesse sui cavalli, vedeva in quelle concessioni una strada per salvarsi dalla crisi del settore. E le scommesse sportive erano una sorta di ultima spiaggia anche per il Coni, messo alle strette dal tracollo della sua tradizionale fonte di finanziamento, cioè le giocate del Totocalcio. E allora via con la gara, che venne gestita dal ministero delle Finanze per le agenzie ippiche e dal Coni per le puntate sugli altri sport. Sulla carta era un concorso a base europea. Di fatto i big internazionali delle scommesse furono costretti a restare fuori della porta. Sì, perché il bando riservava la partecipazione alle persone fisiche , oppure alle società direttamente controllate da persone fisiche individuabili. Proprio il contrario dei colossi mondiali delle scommesse che spesso sono aziende quotate in Borsa con migliaia di azionisti. Insomma, nei fatti l' Italia restava un ter reno di caccia degli operatori nazionali, ai quali venne riservato un altro privilegio. Per circa sei mesi prima della gara, alle 330 agenzie ippiche già attive in Italia venne data la facoltà di raccogliere scommesse sportive. In questo modo era pos sibile testare il mercato. In pratica alle agenzie veniva offerto un vantaggio rispetto agli altri concorrenti, che partivano da zero. AFFARI DI FAMIGLIA - Quando le buste vennero aperte, il 22 luglio del 1999, qualcuno si era già preparato per tempo in modo da sfruttare gli ampi margini di manovra concessi dal bando. Come? Per scoprirlo si può fare una capatina a Mantova, dove tra il 5 e il 20 maggio, un mesetto prima della gara, il notaio Massimo Bertolucci deve avere avuto un gran da fare. Pr esso il suo studio nell' arco di pochi giorni vengono costituite una dozzina di società con le ragioni sociali più diverse: Ciro bet, Euganea betting, Adria bet, Mondial bet, Arcobaleno, Simon, Play time, Bmmc net, Sama bet. Tutte sono destinate ad a ggiudicarsi concessioni. E tutte appaiono a vario titolo collegate alla famiglia del mantovano Sandro Bassi, un personaggio di prima fila nel mondo dell' ippica, nonché allibratore in proprio. A volte Bassi partecipa alla gara in proprio, ma non semp re è possibile, c' è il rischio di sforare i limiti antitrust fissati dal bando. Così, per esempio, nella provincia di Mantova su cinque concessioni, due vanno a Bassi personalmente, mentre altre due vengono assegnate alla Mondial bet, una società co stituita da Patricia Bassi, figlia di Sandro. A Cremona le nuove agenzie da assegnare erano tre. Due di queste vanno alla famiglia Bassi. Per l' occasione scendono in campo la società Sport e scommesse di Patricia Bassi & C., che però fino a giugno d el 1999 si chiamava Sport e scommesse di Sandro Bassi & C. Un' altra concessione viene invece attribuita all' Agenzia ippica Cremona, che fa capo a Iole Paglione, ovvero la moglie di Bassi. Ma non basta, perché tramite diverse società la famiglia di Bassi si è assicurata un gran numero di agenzie anche nelle province di Rovigo, Padova, Belluno e Parma. COMANDA UGHI - In Toscana si scopre invece che molte agenzie sono gestite da membri della famiglia Ughi. E Maurizio Ughi, numero uno della Snai, è l' uomo immagine del mondo delle scommesse, il manager che ha tessuto la trama dei rapporti tra gli allibratori e il governo. La lista dei vincitori della gara comprende anche altri nomi di peso. Circa 200 concessioni vanno alla Spati di Molo. E un gruppo di altri allibratori (Lucchi, Corradini, Ginestra) si associano sotto la sigla Sis conquistando decine di agenzie. Resta un sospetto, però. E cioè che qualche operatore, tramite famigliari o altre partecipazioni azionarie, abbia tentato di ag girare i limiti antitrust fissati dal bando. MINIMI ADDIO - Gli stessi imprenditori che hanno fatto man bassa di concessioni ora si dichiarano vicini al fallimento. Tutto dipende dal meccanismo dei minimi garantiti. In pratica, ciascun partecipante a lla gara si è impegnato a girare al Coni(scommesse sportive) o all' Unire (scommesse ippiche) una somma pari in media al 10% del volume delle puntate che sperava di raccogliere. A questo proposito il bando di gara era chiaro: più alto era il minimo o fferto, più elevate erano le probabilità di vincere la gara. In altre parole, tutti avevano interesse a sparare cifre elevate. Da una parte gli allibratori, per aggiudicarsi le concessioni, dall' altra il Coni e l' Unire che potevano far quadrare i l oro bilanci preventivi sulla base dei minimi offerti dai concessionari. Purtroppo per loro il giro d' affari si è rivelato di gran lunga inferiore a quello preventivato. Il Coni sperava di incassare almeno 310 miliardi, ma i concessionari possono gar antire solo 140 miliardi. L' Unire se la passa ancora peggio: dovendo accontentarsi di 380 miliardi invece dei 650 miliardi preventivati. Â«àˆ colpa del governo, che non ha perseguito come doveva gli allibratori non autorizzati», dicono adesso i conces sionari. E, per di più, accusano l' esecutivo di non aver varato le norme, da tempo promesse, sulle scommesse via Internet e telefoniche. Risultato: ora la lobby delle scommesse chiede sovvenzioni urgenti per evitare il tracollo. Certo è che dando un ' occhiata ai numeri della gara del luglio ' 99 si scoprono alcuni fatti sorprendenti. In cittadine di poche decine di migliaia di abitanti i concessionari si sono aggiudicati la gara offrendo minimi che corrispondono a volumi di scommesse di quattro -cinque miliardi annui. Come se un' improvvisa febbre del gioco avesse dovuto di lì a poco contagiare tutta la popolazione, bambini compresi. Possibile? Oppure quella era una scorciatoia per vincere la gara? Vittorio Malagutti (1 continua) PUNTATE VE RSO L' ESTERO I bookmaker contro i sequestri dei giudici: attaccano la democrazia Â«à‰ un attacco alla democrazia». Il clima preelettorale deve aver contagiato anche una parte importante dei bookmakers italiani, se è vero che molti di loro arrivano a s comodare la difesa delle liberà fondamentali per commentare i recenti provvedimenti della magistratura contro le sale scommesse non autorizzate. Bisogna capirli, da anni sfidano la legge raccogliendo scommesse per conto dei colossi internazionali del l' azzardo, gruppi come Eurobet, Stanley international, William Hill. E a parte qualche sporadico episodio finora hanno sempre dribblato cause e denunce. Il fatto è che da qualche settimana la legge è cambiata, è diventata più severa. E così la Guard ia di Finanza ha messo nel mirino i cosiddetti Centri trasmissione dati. Ovvero le agenzie dove si raccolgono le giocate degli scommettitori italiani per poi trasmetterle via internet agli allibratori stranieri, quasi tutti con base in Gran Bretagna. Per decine di sale scommesse nei giorni scorsi sono scattati provvedimenti di sequestro e molti operatori, praticamente quasi tutti, adesso annunciano pubblicamente che hanno chiuso bottega in attesa di tempi migliori e magari di una legge che li me tta in regola. Per mettere in fila lagnanze e richieste gli allibratori non autorizzati, cioè quelli che non hanno ottenuto la concessione governativa rilasciata nel 1999, hanno costituito un comitato e venerdì scorso si sono riuniti in assemblea in un hotel di Roma. L' obbiettivo finale, dichiara Domenico Celotto, il presidente del comitato, è quello di ottenere «una patente di legalità per gli operatori delle scommesse telematiche verso l' estero». Come? Semplice, con una nuova legge che legal izzi le puntate via internet dirette oltrefrontiera. Tanto per cominciare i promotori del comitato hanno bussato alla porta dei partiti della Casa della libertà , visto che il governo di centrosinistra con un provvedimento inserito nell' ultima legge finanziaria ha di fatto dato il via all' intervento della Guardia di Finanza. Il centrodestra, a quanto pare, ha risposto all' appello, inviando messaggi di solidarietà e promesse di aiuto. Più difficile, invece, appare vincere la sfida con i concess ionari autorizzati, che addebitano ai centri di trasmissione dati la responsabilità del loro tracollo finanziario. In pratica gli allibratori non autorizzati non devono girare al Coni o all' Unire una parte dei loro incassi e non pagano imposte sulle giocate. Di conseguenza possono garantire quote migliori agli scommetitori. Da qui le proteste dei concessionari, che si sentono penalizzati. Il neonato comitato fa invece appello alla legislazione europea, che impone la libera circolazione dei serv izi all' interno della Ue. Come dire che Roma non potrebbe impedire ai giocatori italiani di scommettere con un allibratore inglese. V.Mal.
QUESTO IN RIFERIMENTO AL DISCORSO DEI BANDI LIBERI PER TUTTI...
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Re: NEL 1980 GIà C'ERANO CTD?
Messaggioda giallorosso » 14/05/2004 - 14:18
giallorosso ha scritto:SI HO UNA FOTO DELL'EPOCA:
E BISCA GIA' DA ALLORA ERA ALLA CACCIA DEI NEMICI DELLO STATO
Bobas ha scritto:Tu scherzi caro Mirco ma io ho studiato a fondo la partita (pensa ieri sera nonostante non fossi solo a casa e lei mi chiamava pregandomi di raggiungerla a letto, desiderosa di me, io niente
a studiare sui Bignami il calcio giapponese)
Re: Tino: fare presto per il Testo Unico sui giochi
Messaggioda Nemesis » 14/05/2004 - 16:42
pippobet ha scritto:...Sabino Cassese...e il nodo delle discriminazioni nei confronti di società straniere è stato superato dalla Legge del 2002 in cui si dispone che possono partecipare anche le società di capitali alle procedure concorsuali per l'affidamento delle concessioni...
Qualcuno avrà detto a questo idiota patentato (o prezzolato?) che lo stato, nel fare la legge, si è dimenticato di annullare i contratti concessori in corso?
E' vero, Icaro cadde... comunque volò!
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