Vi cosiglio di leggere a partire da pag.13
Contento alla Camera " Per gli apparecchi sarà una rivoluzione"
Audizione del sottosegretario per l'economia e le finanze, Manlio Contento, sulle problematiche relative al settore delle lotterie e dei giochi.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del regolamento, del sottosegretario per l'economia e le finanze, Manlio Contento, sulle problematiche relative al settore delle lotterie e dei giochi.
Do ora la parola al sottosegretario Contento.
MANLIO CONTENTO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor presidente, dico subito che, non avvalendomi di un documento, seguirò uno schema, anche perché molte delle informazioni di cui sono a conoscenza mi sono state riferite nelle ultime ore. Quindi, per quanto riguarda la mia relazione, partirò dall'andamento relativo al settore nel corso del 2003, e ciò anche sulla base di alcune richieste avanzate dai commissari.
Una delle prime questioni che balzano agli occhi se si analizzano i dati del 2003 è la sostanziale tenuta del settore per quanto riguarda la raccolta complessiva. Una notizia positiva per gli italiani è che, a fronte di 16.670 milioni di euro di somme giocate ben 8.800 circa sono entrate nel portafoglio dei giocatori, dei consumatori; ciò significa che la percentuale relativa al 2003 per quanto concerne le vincite ha favorito i consumatori dal momento che circa il 53 per cento delle giocate raccolte è finito nelle loro tasche.
Questa tenuta evidenziatasi nel corso del 2003 va però analizzata con puntualità perché il dato complessivo che ho riferito, se esaminato secondo i vari comparti del settore, ci consegna delle valutazioni diversificate. In particolare, dobbiamo dire che i giochi da sala - mi riferisco alle scommesse ippiche e al gioco del Bingo - rappresentano il comparto del mercato dei giochi che, maggiormente, continua ad incontrare il favore della popolazione italiana ed una particolare attenzione anche da parte dei più giovani.
Il tasso di crescita si conferma anche nel 2003 poiché il dato relativo alla raccolta è pari a 4.711 milioni di euro e rappresenta un aumento del 12,3 per cento rispetto al 2002; in quell'anno i giochi da sala registrarono, infatti, una raccolta di 4.195,2 milioni di euro.
Purtroppo, in questo settore il gioco clandestino continua a mietere vittime; vi sono al riguardo inchieste richiamate anche dai mezzi di comunicazione. In questo senso, l'opera dello Stato, dei monopoli e delle Forze dell'ordine deve continuare ad essere molto efficace.
Un'attenzione particolare è rivolta nei confronti del settore relativo ai giochi da ricevitoria. Il lotto, in particolare, pur mantenendo sempre un grande appeal - è il gioco a cui maggiormente guardano i consumatori italiani -, registra, rispetto al 2002, una lieve flessione per quanto concerne la raccolta; in seguito, cercherò di analizzare anche le ragioni di tale andamento.
La massa premi vinta dai giocatori nel 2003 è stata pari a 4 mila 323 milioni di euro, cioè l'1,50 per cento in più rispetto al 2002 durante il quale si sono registrate vincite per 4 mila 259 milioni di euro.
Nel corso del 2003 il gioco del lotto è stato, però, caratterizzato dall'assenza dei così detti numeri ritardatari, cioè quelli mancanti da almeno 135 estrazioni. Su questo dato va fatta una breve riflessione perché nel corso del 2002 la presenza di questi numeri ha permesso anche un maggior volume di raccolta. In altre parole, se vi sono numeri ritardatari, lo scommettitore è invogliato a giocare, sia dalla tradizione sia dall'effetto mediatico che ne consegue. Quindi, l'assenza di questi numeri è stato uno dei fattori che ha determinato nel 2003 un minore interesse nei confronti di questo gioco, a cui va aggiunto - non dimentichiamolo - anche un calo delle giocate che può essere tranquillamente ricondotto alla situazione economica. Abbiamo notato, infatti, che di fronte ad una congiuntura poco favorevole vi sono stati degli effetti negativi sotto il profilo dei consumi anche per quanto riguarda i giochi più popolari, in particolare il lotto.
Al termine della mia relazione, quando vi consegnerò il prospetto relativo all'andamento dei giochi nel 2003, ciascun commissario potrà osservare che, sostanzialmente, il raffronto tra raccolta di gioco nel 2002 e raccolta di gioco nel 2003 segna un andamento riferito in particolare al differenziale rappresentato dal gioco del lotto; si parla di circa 900 milioni di raccolta inferiore.
Nonostante tutto questo, già abbiamo assistito ad una crescita della raccolta. Il dato del gennaio 2004, che mi è stato consegnato nelle ultime ore, conferma tale incremento. Questo ci permette di affermare che il gioco del lotto, forse, è tra quelli maggiormente condizionati da questi aspetti. Infatti, sappiamo che la raccolta è influenzata dai fattori ai quali ho fatto riferimento, ma sappiamo anche che il gettito erariale è influenzato dalle vincite. Se ad un periodo di numeri ritardatari che si protragga per lungo nel tempo non corrispondono consistenti vincite, evidentemente, anche le entrate per l'erario ne guadagnano. Diversamente, qualora le vincite aumentino, possiamo avere effetti positivi sulla raccolta, ma negativi per quanto riguarda le entrate dello Stato. In altri termini, voglio dire che, probabilmente, il gioco del lotto dimostra che la valutazione non può essere soltanto annuale - l'elemento tipico cui si guarda - ma ad essa deve accompagnarsi un ulteriore riferimento, che deve essere ultra annuale. Una valutazione più coerente dovrebbe essere riferita ad un arco temporale compreso tra i 18, i 24 e, forse, anche i 30 mesi. Diversamente, gli andamenti possono essere influenzati da questi elementi che sembrano meno rilevanti per quanto riguarda gli altri giochi.
Per quanto riguarda il giro d'affari dei concorsi pronostici, i commissari sanno che in questo campo sono state inserite alcune modifiche, in particolare per quanto concerne i concorsi pronostici sportivi: mi riferisco al totogol, al totocalcio, e all'inserimento della vincita con il «nove». In questo caso, il giro d'affari cui facevo riferimento è stato pari a 484 milioni di euro e ha consentito entrate erariali per 148 milioni di euro. Se si considera soltanto il periodo di nuova gestione da parte della Amministrazione dei monopoli, cioè il periodo compreso tra agosto e dicembre 2003, le entrate per lo Stato sono passate dai 63, 8 milioni di euro del 2002 ai 68 milioni di euro del 2003, con un incremento del 6,6 per cento. Vorrei sottolineare questo risultato perché - come ricorderete, dal momento che è stato oggetto di discussione anche all'interno di questa Commissione - il segmento dei concorsi pronostici sportivi è stato interessato da un calo costante, che si è protratto dalla fine degli anni 90 fino all'anno 2002. Nel mese di agosto del 2003, come è stato ricordato, è partito un nuovo concorso pronostico; inoltre, l'inserimento delle vincite con il «nove» ha permesso di riequilibrare quell'andamento costantemente negativo e di accrescerlo, seppure in termini non entusiasmanti. Così, è stata invertita quella tendenza negativa che si protraeva ormai da anni.
Credo che una riflessione ulteriore debba essere svolta. Avendo esaminato il dato di riferimento, noi siamo convinti che abbiano pesato, e continuino a pesare, sui concorsi pronostici sportivi alcuni elementi esterni all'organizzazione del gioco e che sono connessi all'organizzazione dei campionati sportivi. Mi riferisco, in particolare, al campionato di calcio. Abbiamo osservato, cioè, che a fronte di alcune situazioni che hanno determinato conseguenze sull'organizzazione del calendario, si sono verificati, immediatamente, andamenti meno positivi sulle giocate. Questo deve far riflettere perché, probabilmente, un maggiore concorso di responsabilità anche da parte degli organismi deputati all'organizzazione dei campionati dovrebbe essere invocata e potrebbe essere utile. In altri termini, verosimilmente questo concorso risente sia dell'organizzazione frammentata delle partite, sia del fatto che sul gioco del calcio, spesso, si riflettono questioni che nulla hanno a che fare con i concorsi pronostici sportivi. Lascio alla capacità e all'intelligenza dei commissari le dovute valutazioni, in quanto noi non ci permettiamo di entrare in un ambito che rientra direttamente in altri settori di competenza. Tuttavia, crediamo che tutto questo debba essere oggetto di una riflessione. Infatti, dal momento che i concorsi pronostici finanziano il mondo sportivo, una maggiore coerenza e una maggiore capacità di dialogo tra chi organizza il gioco e chi organizza le competizioni sportive, secondo noi, potrebbe, se non determinare risultati positivi, quanto meno ridurre quegli elementi di disagio che siamo costretti a registrare, purtroppo, proprio in ordine a questa organizzazione.
Per quanto riguarda il comparto del Superenalotto, nel 2003 ha reso all'erario 1.100 milioni di euro. Se consideriamo che nel 2002 le entrate erano state pari a 1.181 milioni di euro, notiamo che la flessione è lievissima e può essere ampiamente giustificata da alcuni aspetti: da un lato, vi è stata quella contrazione dei consumi, che ha determinato conseguenze lievi sul Superenalotto; dall'altro, si deve considerare la diversità del concorso. Sappiamo che nel 2002 ci sono stati jackpot consistenti e osserviamo, anche in questo caso, che l'andamento del gioco e della raccolta sono direttamente collegati alla presenza dei jackpot. In altre parole, tanto più consistente è il jackpot, tanto maggiore è la capacità di attrazione dimostrata da gioco. Quindi, potrei dire, in buona sostanza, che vi è una tenuta del Superenalotto nel 2003, rispetto all'andamento del 2002.
Di particolare rilievo sono le valutazioni concernenti la scommessa Tris, che si è distinta, nel 2003, per un successo non indifferente. Infatti, sono stati incassati 602 milioni di euro. Pensate che nel 2002 ne erano stati incassati 448 milioni. Questo risultato è conseguenza diretta dell'allargamento operato nella rete di raccolta. àˆ evidente che questo ci induce ad un'altra riflessione: laddove c'è la possibilità di avere una rete più organizzata di punti vendita, otteniamo non soltanto effetti positivi nella raccolta del gioco - come qualcuno potrebbe pensare - ma anche un andamento positivo nel contrasto al gioco clandestino, come dimostrano i dati. In altri termini, ad un rafforzamento dell'efficienza e delle regole del gioco corretto, del gioco tutelato dallo Stato, sicuramente corrisponde un recupero di quei segmenti di gioco clandestino che, altrimenti, sono maggiormente indotti a servirsi di reti clandestine o, se preferite, irregolari. La riflessione è che in tutti i casi in cui uniamo alla capacità di organizzare il gioco conformemente ai gusti del pubblico una rete tutelata e presente sul territorio - e possibilmente più efficiente - noi facciamo l'interesse dell'erario ma, soprattutto, affidiamo ad un gioco sicuro il contrasto del gioco clandestino.
Per quanto riguarda gli altri concorsi che hanno a che fare con questo campo, cioè il Totip, c'è in animo una operazione di restyling perché questo gioco non è soddisfacente per quanto concerne i risultati del 2003. Il lavoro delle commissioni tecniche è già in fase avanzata per consentire che questa operazione sia attuata nei termini più brevi possibile. Il 2004 era l'anno dell'intervento; riteniamo di poter garantire a questa Commissione che, come avevano annunciato, il 2004 sarà anche l'anno in cui interverrà questo restyling.
Lo stesso vale per la Formula 101 che, come ricorderete, è stata mantenuta per valutare la possibilità di tornare a far parte del gusto e degli interessi dei consumatori. In verità , quello che ci aspettavamo è stato confermato e, cioè, che si tratta di una scommessa che non trova un eccessivo favore da parte dei consumatori. Anche in questo caso, abbiamo allo studio la sua modernizzazione con una formula sostitutiva che dovrebbe prendere il suo posto, a partire dalla nuova stagione, per modificare un andamento che, come ha riferito, è tutt'altro che soddisfacente. I dieci milioni di euro di entrate derivanti da questi concorsi - nel 2002 erano stati 13,6 milioni di euro - non sono sicuramente un obiettivo che possa essere lasciato senza interventi. Del resto, questo ci proponiamo di fare.
Le lotterie istantanee ad estrazioni differite rappresentano, invece, un aspetto che, per lungo tempo, è risultato marginale nell'ambito del comparto, tant'è che la raccolta è pari all'1, 7 per cento del totale; nel 2003 si sono ottenuti 282 milioni di euro ed entrate erariali per 115 milioni di euro. Sostanzialmente, si è verificata una lieve flessione, ma possiamo affermare che anche in questo caso il comparto tiene; inoltre - in seguito ne parlerò -, vi sono importanti novità per quanto riguarda questo segmento del mercato.
Nel 2003 abbiamo proceduto alla contabilizzazione delle entrate derivanti dalla regolarizzazione degli apparecchi di intrattenimento. I commissari sono al corrente del fatto che questo segmento del mercato è stato oggetto di recenti interventi legislativi. Nel 2003 si è dato inizio all'operazione volta a regolamentare l'attività dei videogiochi; attualmente, si è in attesa dell'inizio della gara per l'affidamento ai nuovi concessionari della gestione concernente la rete telematica di riferimento che dovrebbe prendere avvio il 1o maggio 2004.
L'azione portata avanti nel corso del 2003 ha permesso di conseguire entrate erariali per 140 milioni di euro che, sulla base del rapporto tra imposizione e giro d'affari, corrispondono ad un comparto stimato attorno ai 1.554 milioni di euro. Questo ultimo valore è stimato perché il riferimento si basa sulle procedure di regolarizzazione e, lo ribadisco, sul rapporto che vi è tra pagamento al fisco in virtù dell'imposizione e stima riferita a ciascun apparecchio di gioco. àˆ evidente che quando questo segmento del mercato vedrà comparire le apparecchiature da intrattenimento collegate telematicamente passeremo a quella «rivoluzione» che abbiamo progettato; non vi sarà più una stima del gettito, bensì un riferimento che con il tempo diventerà sempre più preciso. Ciò avverrà quando i collegamenti telematici ci permetteranno di usufruire di una rete collegata on line capace di fornirci i resoconti diretti relativi al funzionamento di ciascuna macchina, alla raccolta e al gettito erariale.
Sostanzialmente, pensiamo di poter affermare che il segmento ha registrato qualche battuta d'arresto per quel che concerne il gioco del lotto e nel dire ciò faccio riferimento al dato aritmetico del 2002. Vi sono stati però altri elementi che, nel complesso, ci hanno permesso di attestare su un giudizio di sostanziale tenuta, eccezion fatta per alcuni aspetti che di seguito sottolineerò.
In particolare, le scommesse ippiche e sportive continuano a segnare un trend crescente anche se limitato in termini percentuali. Per quanto concerne le scommesse ippiche, ad esempio, la raccolta è aumentata dell'1,22 per cento rispetto al dato del 2002, mentre per le scommesse sportive l'aumento è stato dell'1,39 per cento.
Riguardo gli apparecchi di intrattenimento - di cui non si è effettuata una stima nel 2002 - si sono registrate entrate per circa 140 milioni di euro in relazione alla regolarizzazione.
Le lotterie registrano, invece, alcuni aspetti di novità ; vado quindi a passare in rassegna alcuni importanti elementi che debbono essere portati a conoscenza della Commissione.
Purtroppo era pendente una causa giudiziaria che aveva impedito l'assegnazione del comparto delle lotterie ai concessionari che si erano misurati nella relativa gara. Posso tranquillamente confermare che quella vicenda si è conclusa di fronte al giudice amministrativo attraverso un accordo tra gli interessati. Ciò, ha permesso l'affidamento a Lottomatica con la quale sono state concluse - anche da parte dell'amministrazione dei monopoli - le relative convenzioni.
Da parte di Lottomatica è stato presentato un piano che, impropriamente, definisco «piano industriale di rilancio delle lotterie istantanee», attualmente allo studio dei competenti uffici. Confido che tale piano - attraverso cui dovrebbero essere rilanciate le lotterie - possa essere approvato fra non molto e spero che, già nel mese di aprile, Lottomatica possa collocare sul mercato i risultati ottenuti.
Per quanto riguarda il comparto di riferimento relativo alle lotterie tradizionali possiamo confermare che il risultato, sostanzialmente, si adegua a quello del 2002: vi è cioè una mancanza di appeal.
In ogni caso, si è dimostrato - anche se con risultati non del tutto esaltanti - che il ricorso ai mezzi di comunicazione (sottolineato anche dai membri di questa Commissione) può risultare importante per lo sviluppo delle lotterie e del resto del segmento relativo ai giochi.
Questa impressione si è ricavata dalla prima lotteria che, sperimentalmente, abbiamo effettuato con l'ausilio del mezzo telefonico abbinato alla televisione. I commissari sicuramente ricorderanno che la lotteria Italia ha inserito questa importante innovazione nel proprio contesto.
I dati, sostanzialmente, ci confortano, anche se trattandosi di una sperimentazione non si tratta di risultati eclatanti - l'ho già anticipato -, ma dimostrano che il rapporto relativo al ricorso al gioco tramite la lotteria televisiva permette maggiori contatti e, di conseguenza, interessanti risultati sotto il profilo delle entrate dello Stato. Ciò, in quanto utilizzando la relativa fascia televisiva sono intervenute circa un 1.622.750 telefonate che hanno permesso (considerando che l'incasso per ciascuna telefonata era pari a 0,87 euro) un incasso totale di 1.411.792 euro.
Quindi, i sistemi telematici e telefonici sono innovazioni a cui l'amministrazione dei monopoli - il referente del settore del gioco - non si può sottrarre se vuole tentare di contenere gli effetti di maggiore interesse che provocano le lotterie.
Anche per quanto riguarda le lotterie nazionali tradizionali vi è un effetto che non può definirsi positivo poiché registra una diminuzione rispetto agli incassi del 2002. Sostanzialmente, la lotteria Italia dimostra di essere come sempre il punto di riferimento per il comparto dal momento che l'incasso lordo del segmento per il 2003 è stato di 50.614.853 euro, a fronte dei 53.847.000 euro relativi al 2002; si registra, quindi, una riduzione del comparto pari al 6 per cento.
Anche in questo caso, però, vi è da dire che abbiamo registrato un curioso elemento relativo all'ultimo dato disponibile riferito alle vendite dei biglietti della lotteria di Carnevale 2004. Tale dato - è questa una situazione che attribuiamo, probabilmente, ai paesi coinvolti in questa iniziativa - è in controtendenza rispetto ai precedenti. Ho già sottolineato che vi è un minore appeal da parte dei consumatori per le lotterie, ma l'ultimo dato disponibile relativo al Carnevale 2004 denota, invece, rispetto a quello del 2003, un aumento dei biglietti venduti in una percentuale del 6,74 per cento.
Stiamo analizzando questo dato ma vi posso anticipare che, a nostro giudizio, il riferimento che salta subito agli occhi è una maggiore percentuale di vendita nella rete degli autogrill, che è di molto aumentata rispetto a quella riferita al 2003. La percentuale in aumento è del 19,37 per cento, cui si aggiunge un aumento dei servizi di base del 13,22 per cento. Questo significa che nelle vendite dei biglietti della lotteria, probabilmente, contano più fattori. Il dato riferito soltanto ad una lotteria ancora non ci permette una valutazione riferita all'anno in corso. Tuttavia, esso ci consente di argomentare che quanto più è estesa ed agguerrita la rete che propone la vendita dei biglietti, tanto maggiori sono i risultati che
--------------------------------------------------------------------------------
Pag. 13
--------------------------------------------------------------------------------
produce; inoltre, quanto più ampia è la platea di riferimento, in termini di paesi che organizzano questo tipo di attività , tanto maggiore e più consistente rispetto al passato è il numero di biglietti che si riesce a collocare presso i consumatori. Evidentemente, anche questa Commissione svolge un ruolo importante, insieme alla Amministrazione dei monopoli, quando istruisce quelle domande che si riferiscono agli eventi che sono collegati alle lotterie organizzate annualmente.
Per quanto concerne le novità alle quali facciamo riferimento, in questo comparto, per il 2004, mi limiterò a quelle più significative. Anche in questo caso, la Amministrazione dei monopoli, per quanto concerne i concorsi pronostici sportivi, si è riservata una valutazione sull'andamento riferito al campionato di calcio, per affrontare, successivamente, uno dei temi che, nel programma relativo al 2004, è oggetto di intervento. Questo progetto si riferisce alle innovazioni in materia di scommesse sportive a totalizzatore, che già sono oggetto di un regolamento in fase di definizione. Riteniamo che sarà pronto nel mese di aprile, in anticipo rispetto alla comparsa sul mercato di tali scommesse. Sappiamo che i concorsi pronostici, purtroppo, stanno registrando una mancanza di interesse da parte dei consumatori, nonostante l'incremento a vantaggio del Totocalcio, grazie alle innovazioni inserite. Sappiamo, altresì, che sia parte degli operatori, sia da parte del mondo sportivo e del calcio, è stato chiesto di rafforzare il segmento delle scommesse sportive perché sta registrando - come dimostrano i dati aritmetici - un interesse crescente e, in prospettiva, potrebbe addirittura sostituirsi ai concorsi pronostici o, comunque, divenire un riferimento importante per quanto riguarda il mondo sportivo nel suo complesso. Riteniamo di essere pronti entro breve con questo allargamento della rete di raccolta il quale, obiettivamente, richiede a noi una operazione di equilibrio. Come sapete, alcuni concessionari, sulla base di gare, costituivano i punti di riferimento per questa raccolta delle scommesse totalizzate e sapete anche che c'è stato un importante intervento del Parlamento e del Governo per la regolarizzazione delle scommesse sportive e ippiche, relativamente ai famosi minimi garantiti. In quella sede, cioè, a fronte di una iniziativa volta a prevedere una regolarizzazione per il mondo dei concessionari, vi era stata la richiesta di portare nelle ricevitorie - o punti vendita, se preferite - le scommesse a totalizzatore, al fine di valutare come si potesse ottenere una maggiore efficacia nel rapporto tra il pubblico e la scommessa, mediante l'estensione di quel tipo di punti vendita, i quali sono pur sempre autorizzati, direttamente o indirettamente, dalla amministrazione e, quindi, sono sicuri.
Ci tengo a sottolineare questo, anche per scoraggiare quella che, ormai, posso considerare una vera e propria guerra, operata con la raccolta di scommesse da parte di centri di trasmissione dati. Mi riferisco, ovviamente, a quelli clandestini. Tra questi ultimi includo anche quelli che fanno riferimento ad alcune grandi società e che sono oggetto di un contenzioso impressionante nonché, in questi giorni, di una pronuncia molto attesa da parte della Corte di cassazione, sulla quale mi intratterrò più avanti.
Quindi, le scommesse a totalizzatore dovranno esser presenti nei punti di raccolta collegati ai grandi concessionari di queste scommesse. Inoltre, al più presto, dovrà comparire il regolamento per la raccolta del gioco telematico. Come sapete, tale regolamento è pronto ma ha subito una battuta di arresto, non tanto da parte dei nostri uffici, per ragioni tecniche, ma a causa degli effetti - cui ho fatto riferimento - della sentenza della Corte di Giustizia sul caso Gabelli, che hanno coinvolto anche l'ordinamento nazionale. In altri termini, questa sentenza, recentemente pronunciata dalla Corte di Giustizia, ha rimesso al giudice nazionale la valutazione circa la proporzionalità e adeguatezza dei principi che presiedono al gioco nel nostro paese rispetto ai principi comunitari che si riferiscono alla libertà di iniziativa e alla libertà di stabilimento all'interno dell'Unione europea. Di fronte a questa pronuncia, i giudici nazionali e, in particolare, il procuratore generale presso la terza sezione della Corte di cassazione ha ritenuto di dover sottoporre alla medesima Corte, a sezioni unite, questa valutazione. Il giudizio si svolgerà nelle prossime ore.
Non intendo annoiare la Commissione su questo tema ma desidero affermare che le implicazioni sono estremamente delicate. Di qui deriva anche la prudenza da parte della Amministrazione dei monopoli e del Governo in merito a tale lavoro - che è pronto e potrebbe vedere la luce nei prossimi giorni - in attesa di conoscere le argomentazioni e le valutazioni che le Sezioni unite della Corte di Cassazione intenderanno adottare. Infatti, a seconda del modo in cui sarà orientata la sentenza, noi potremo avere l'esigenza di interventi normativi, alla luce di valutazioni che mi riservo di sottoporre, non soltanto al Governo e alla Amministrazione dei monopoli, ma anche alla Commissione finanze della Camera, qualora ci fosse una richiesta in tal senso.
Senza voler anticipare alcunché, è evidente, infatti, che quell'orientamento potrebbe esplicare i propri effetti nel sistema ordinamentale: mi riferisco, ad esempio, al rapporto tra concessioni e autorizzazioni, alla presenza di ulteriori soggetti che raccolgono scommesse sul nostro territorio, a ragioni di sicurezza - che sono le principali - a effetti connessi al gettito erariale e alla complessa organizzazione di questo segmento di mercato. Ecco perché, a fronte di questa tanto attesa decisione, i monopoli hanno già adottato una strategia che prevede l'intervento nel giudizio della Corte di Cassazione, rimesso al vaglio dei giudici anche per quanto riguarda l'ammissibilità .
Questa strategia ha coinvolto anche i concessionari in una azione di contrasto a questa operazione condotta sul territorio nazionale. In altri termini, ci siamo mossi lungo due direttrici. La prima è quella di presentare, nel corso del giudizio, una nostra memoria nella quale riassumiamo al giudice di legittimità come è organizzato il comparto di questo importante segmento dal punto di vista ordinamentale, quali sono gli interessi pubblici presidiati dalla normativa attualmente vigente e quali conseguenze si determinerebbero qualora questi riferimenti fossero posti in discussione. La seconda direttrice è quella di coinvolgere anche i concessionari che operano fianco dello Stato nel presidio di questi principi di interesse pubblico che, certamente, sono tutelati in virtù della esistenza di una organizzazione pubblicistica; del resto, i concessionari condividono questa responsabilità , anche dal punto di vista della presenza sul territorio nazionale.
Perciò, il coinvolgimento ha costituito un elemento importante, che si è realizzato per la prima volta e ha permesso anche la costituzione in giudizio, purtroppo, in molti procedimenti dinanzi ai giudici di merito. Questa circostanza - lo devo registrare - quasi mai si era verificata in passato e sotto questo profilo abbiamo interessato anche l'Avvocatura dello Stato. Si sono verificate alcune situazioni paradossali che descriverò molto in breve. Gli organi di polizia intervenivano e sequestravano i locali e i mezzi che erano utilizzati per la raccolta delle scommesse presidiate da società estere. Tuttavia, presentando un ricorso, queste organizzazioni ottenevano dai giudici la restituzione dei beni. In tal modo - penso di doverlo sottolineare - si creava un certo sconcerto anche tra i concessionari dei punti di raccolta perfettamente in regola con le norme vigenti, che non riuscivano a comprendere come mai si verificassero tali situazioni, a fronte di denunce che pervenivano dalle organizzazioni di categoria, dall'amministrazione pubblica dei monopoli e - penso di poter affermare - anche dal Governo.
Ci auguriamo quindi che la Corte di cassazione - con la precisione e la capacità che hanno sempre contraddistinto l'operare delle sezioni che si sono sempre occupate della materia - possa risolvere la situazione e restituire un po' di certezza agli operatori. In questo modo, anche l'amministrazione di riferimento potrebbe andare avanti nell'opera di innovazione profonda del settore.
L'altro importante segmento riguarda gli apparecchi di intrattenimento. Su questo argomento non spenderò molte parole, voglio soltanto aggiornare la Commissione - come è doveroso - su quanto è stato fatto dall'amministrazione dei monopoli.
I commissari sono a conoscenza del fatto che il regolamento a base della gara è già stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ed ha ottenuto il parere favorevole del Consiglio di Stato, quindi è perfettamente operativo. Inoltre, nel mese di gennaio vi sono stati una serie di provvedimenti diretti a permettere la procedura cosiddetta di omologa dei nuovi apparecchi di intrattenimento. Si è trattato di un percorso complesso, difficile che ha impegnato l'amministrazione dei monopoli per lungo tempo e continua ad impegnarla. I tempi sono stati sostanzialmente rispettati e credo di poter affermare che anche per quanto riguarda la gara siamo alle battute finali. àˆ stato infatti inviato al Consiglio di Stato il bando che dovrà individuare i concessionari per la gestione della rete telematica. Quindi, questa importante innovazione è ormai ai blocchi di partenza e - come sappiamo - ci vedrà impegnati durante tutto l'arco del 2004 per sostituire i cosiddetti vecchi apparecchi da intrattenimento con macchine più moderne. Tali macchine saranno collegate telematicamente e permetteranno di controllare - su tutto il territorio nazionale - i punti in cui saranno ubicate e i dati che verranno letti tramite procedure telematiche. Quindi, si arriverà ad un'operazione di controllo e di contrasto molto più efficiente.
Anche in questo caso vorrei citare un esempio che ho recentemente descritto durante un convegno organizzato dalla Commissione finanze del Senato. Ho confrontato i tempi di controllo delle apparecchiature attualmente esistenti - anche irregolari, come i cosiddetti video poker - con quelli che otterremo quando verrà completata questa complessa operazione. Attualmente, per valutare se in un apparecchio di intrattenimento vi è una preponderanza dell'alea è indispensabile attivare una consulenza tecnica che allunga i tempi processuali. In questi casi, passa molto tempo dall'intervento degli operatori di polizia alla pronuncia della sentenza e ciò avviene, soprattutto, in quelle parti d'Italia dove il carico giudiziario è più pesante e complesso. Attraverso il nuovo sistema, invece, il controllo risulterà molto più semplice poiché sarà sufficiente verificare se l'apparecchio in questione risulta collegato telematicamente. In difetto di collegamento tale apparecchio verrà considerato automaticamente illecito e scatteranno tutte le relative sanzioni: sequestro, chiusura dei locali e revoca delle concessioni amministrative da parte del titolare. Per arrivare a questi risultati ci vorranno forse dei mesi, degli anni, ma è nostra intenzione lottare con la maggiore determinazione nei confronti del gioco clandestino.
Una parte della filiera chiede che vengano prorogati i termini relativi al mantenimento dei cosiddetti videopoker. Voi sapete che noi ritenemmo già eccezionale la proroga di quattro mesi che, data la situazione, si rese assolutamente necessaria; infatti, intendiamo mutare il quadro di riferimento attraverso l'introduzione dei nuovi apparecchi. Quindi, non ho difficoltà ad affermare che, sempre ligi alle decisioni del Parlamento, saremmo inclini a non addivenire ad un'ulteriore proroga. Questo sarà un passaggio delicato, difficile e complesso, in ogni caso è nostra intenzione collocare i nuovi apparecchi da intrattenimento perché quando ciò avverrà si potrà dare inizio al contrasto decisivo nei confronti del gioco clandestino.
Un'altra questione sollevata riguarda la posizione degli attuali gestori. La nuova organizzazione prevede che il nulla osta venga affidato al concessionario e ciò ha una sua ragione d'essere. Infatti, il concessionario è colui che opera attraverso la rete telematica, per cui l'apparecchio non è più considerato un bene separato ma gestito tramite tale rete che, tra l'altro, consente di leggere i giochi.
àˆ evidente che, anche tramite i suggerimenti del Consiglio di Stato, cercheremo di tutelare i gestori presenti perché essi rappresentano qualche migliaio di piccole imprese che hanno operato fino ad ora e che noi non vogliamo vedere cancellate. Quindi, intendiamo operare lungo due direttrici; in primo luogo, dobbiamo fare in modo che i gestori partecipino - tramite consorzi - alla gara per la gestione telematica degli apparecchi. Bisogna che queste imprese si uniscano perché la gestione telematica ha livelli di responsabilità molto più alti, livelli di garanzia molto più consistenti e livelli di efficienza e di intervento che debbono essere organizzati da un vero gestore; ciò, nonostante la capacità di queste piccole imprese - che spesso hanno come riferimento di mercato un'area territoriale troppo limitata - non è facilmente ottenibile. Quindi, questa gara permetterà a chi vorrà consorziarsi - magari tramite l'intervento dei gruppi bancari, delle associazioni di categoria o di qualche operatore di telecomunicazioni - di meglio presentarsi sul mercato.
Noi, infatti, non possiamo immaginare che una rete di sicurezza abbia a riferimento migliaia di punti sparsi su tutto il territorio nazionale; ciò, renderebbe più complessi quei controlli che attualmente sono appannaggio della Polizia di Stato.
Quindi, il Governo vuole consentire a tutti quegli operatori commerciali o imprenditoriali che lo vorranno di partecipare alla gara.
In secondo luogo, si vuole permettere a chi è in possesso dei nulla osta - ai cosiddetti gestori tradizionali - di continuare ad operare in condominio con questi nuovi concessionari. Infatti, il concessionario è difficile che possa improvvisamente riempire il territorio nazionale con delle macchine costose perché tecnologicamente avanzate. Si tratta, quindi, di un'operazione progressiva che potrà avvalersi degli operatori già presenti che, come sapete, stanno già procedendo alla sostituzione delle macchine dotate di nulla osta con nuove macchine certificate. àˆ un'operazione estremamente complessa che dovrà modernizzare completamente il settore, forse anche attraverso un successivo intervento del Parlamento.
Un'altra questione di cui voglio mettere a conoscenza la Commissione è quella relativa al gioco del Bingo. Penso di poter affermare, con soddisfazione, che gli interventi che abbiamo immaginato stanno dando i primi risultati. Se dovessi semplicemente offrirvi il dato aritmetico dovrei dire che la raccolta è passata, grazie alle innovazioni che abbiamo introdotto, da 784 milioni di euro - dato riferito al 2002 - a 1.257.429.154 euro. L'aumento è consistente e pari a oltre il 60 per cento, rispetto al dato del 2002. L'operazione compiuta per mettere in sicurezza questo gioco e per concentrare gli interventi di innovazione sta dando i suoi frutti. Considerate che, ormai, è operativo anche il complesso di innovazioni, che abbiamo affidato ai nuovi regolamenti, relative al Bingo elettronico.
Si tratta della possibilità di utilizzare l'intera rete delle sale dei concessionari per dare maggiore forza maggiore ed efficacia ad un segmento che, purtroppo, sta registrando una crisi non indifferente. Il criterio di misura - se mi permettete - è costituito dal numero di riunioni: siamo passati da decine di riunioni con i rappresentanti a riunioni molto più sporadiche che riguardano soltanto gli aspetti tecnici e non quelli del settore. Credo di poter affermare che il lavoro che abbiamo svolto è positivo anche in questo comparto e dimostra la bontà della scelta di un centro unico di riferimento. Quella scelta, infatti, si dimostra vincente sia per monitorare l'andamento del gioco sia per intervenire con efficacia e rapidità laddove sia necessario.
Un ulteriore argomento è riferito al nostro ordinamento e agli strumenti con i quali operiamo. Non ho difficoltà ad affermare di essere stato investito, anche da parte di alcuni colleghi dell'opposizione del Senato che seguono con attenzione questi segmenti di mercato, di una questione di carattere meno politico e maggiormente tecnico. La questione è se l'ordinamento, se la strumentazione normativa che organizza il settore del gioco sia adeguata per quanto concerne l'interesse pubblico della lotta al gioco clandestino e l'efficienza con cui ci dovremmo misurare per condurla.
Ho sempre sostenuto che sbaglia chi ritiene che lo Stato, intervenendo per modernizzare, voglia favorire esclusivamente l'aumento raccolta e le entrate erariali. Uno Stato che non si occupasse di questi elementi rischierebbe di consegnare al gioco clandestino i propri consumatori perché, a fronte di un gioco non moderno e non efficiente, il consumatore si rivolge al mercato clandestino. Vi abbiamo assistito nel comparto delle scommesse ippiche, ad esempio, che oggi è interessato da importanti innovazioni tramite il dialogo con l'UNIRE e le associazioni di categoria. Proprio le scommesse ippiche sono nell'occhio del ciclone per quanto riguarda alcune inchieste che - come avrete appreso dai giornali - sono state condotte, anche dietro nostra sollecitazione, da parte della magistratura e della Guardia di finanza (alla quale va il nostro plauso per l'opera che sta svolgendo). Si è dimostrato - ed è per questo che interverremo - che dovremo modernizzare le nostre scommesse.
Tramite le necessarie modifiche regolamentari, dovremo occuparci del segmento delle scommesse multiple e della rivisitazione del Totip - come ho annunciato - ed altre innovazioni richieste del mercato si palesano come indispensabili per condurre la lotta al gioco clandestino. Quindi, l'interesse pubblico, oggi, passa attraverso il presidio delle sanzioni - norme penali e norme amministrative - ma anche attraverso una rete di sicurezza costituita dai concessionari, dal controllo pubblico e dall'efficienza della nostra capacità di intervento sul mercato. Ecco perché su quest'ultimo argomento è necessaria la delega. Credo che questa Commissione, il Parlamento e il Governo - che lo sta facendo - se ne debbano interessare più tecnicamente e un po' meno politicamente. Credo, infatti, che sugli interessi pubblici che ho evidenziato siamo tutti d'accordo.
Questo accordo l'ho riscontrato, nel corso di confronti che ho avuto con i rappresentanti di maggioranza e opposizione in un recente convegno, su un interrogativo di fondo: la nostra struttura normativa e ordinamentale è adeguata ad espletare questa attività e a condurre questo confronto con il gioco clandestino? Per l'esperienza che ho maturato, rispondo che non lo è. Noi abbiamo l'esigenza di riorganizzare completamente questo settore e di avere un riferimento normativo per le questioni di interesse pubblico più importanti. Mi riferisco alle sanzioni e mi riferisco ai principi. Un secondo livello potrebbe essere affidato al ministro, per tutti gli interventi che si collocano a metà strada tra l'attuazione dei principi ordinamentali di interesse pubblico e i punti di riferimento che non possono essere assicurati esclusivamente a livello amministrativo, perché comportano decisioni che coinvolgono, almeno in minima parte, una valutazione politica. Il terzo livello, il più consistente, non può più essere affidato a interventi normativi.
Vorrei ricordare ai colleghi parlamentari che hanno vissuto, insieme a me, quella esperienza, il confronto che c'è stato al Senato sulla durata, in secondi, delle partite degli apparecchi di intrattenimento. A seconda delle indicazioni provenienti da ciascuna associazione, si premiavano gli emendamenti anche in base agli umori e al livello di tassazione. Credo che, a seguito di quell'esperienza, tutti dobbiamo avere - non importa se maggioranza o opposizione - il coraggio di restituire questi elementi ad un livello tecnico. Credo che questo farebbe crescere anche una amministrazione che - se mi permettete - ha cambiato completamente il suo volto. Purtroppo, questo ancora non è accaduto a livello periferico e mi auguro che possa avvenire in fretta. Questa amministrazione deve passare dalla gestione delle accise sui tabacchi e dalla carta a una gestione più moderna di elementi che, oggi, sono alla base della lotta al gioco clandestino.
PRESIDENTE. Do ora la parola ai colleghi che desiderano intervenire.
FRANCESCO TOLOTTI. L'ampiezza della esposizione del sottosegretario Contento mi pare che sia da apprezzare, anche per la quantità dei dati e delle informazioni che ci sono stati forniti. Vorrei esaminare alcune questioni di carattere generale che il sottosegretario ha richiamato, soprattutto, nell'ultima parte del suo intervento e svolgere alcuni approfondimenti su un settore particolare.
Il sottosegretario si è riferito alla amministrazione autonoma dei monopoli. Credo che la strada, che è stata intrapresa, della unificazione delle competenze in materia di giochi in capo alla amministrazione autonoma dei monopoli di Stato sia da valutare, nel complesso, positivamente.
Ci pare che l'amministrazione, anche per le caratteristiche del suo personale, possa fornire quelle garanzie adeguate di impegno e di professionalità che abbiamo già potuto apprezzare in altre occasioni. Tuttavia, l'apprezzamento nei confronti dell'amministrazione non può farci trascurare l'esigenza - assolutamente evidente - di ampliare e sostenere professionalità e competenze, presenti sia sotto l'aspetto quantitativo sia sotto l'aspetto qualitativo. Per esempio, penso vi siano tutta una serie di nuovi giochi on line - legati alla diffusione di Internet - tecnologicamente molto avanzati che richiedono adeguate competenze. Quindi, in capo all'amministrazione autonoma vi è anche un problema di risorse che non può essere sottovalutato.
Mi pare di ricordare che la legge finanziaria per il 2003 prevedeva al riguardo qualche modesto stanziamento, in ogni caso si debbono fare maggiori sforzi dato che rimane impregiudicata la questione relativa ad una eventuale trasformazione in agenzia dell'amministrazione; comunque, è chiaro che la struttura deve essere dotata di piena autonomia operativa e funzionale. Infatti, come ricordato in precedenza dal sottosegretario, vi è la necessità di sostenere la crescita del settore al fine di contrastare il fenomeno del gioco clandestino.
Quindi, il settore deve crescere senza, ovviamente, dimenticare o trascurare le implicazioni di natura etico-morale che hanno sempre accompagnato le discussioni parlamentari su questa particolare materia. Bisogna evitare quelle facili scorciatoie attraverso cui, probabilmente, non si riescono a risolvere le questioni relative al proibizionismo e, di contro, valorizzare la funzione regolatrice dello Stato. Ho svolto queste premesse poiché alcune delle decisioni prese in materia di videogiochi non erano esattamente in sintonia con questo tipo di impostazione.
Naturalmente, la crescita del settore deve poter essere accompagnata anche da adeguate garanzie di trasparenza e flessibilità e, soprattutto, da un insieme di provvedimenti capaci di permettere alle imprese di operare in regime di concorrenza. Ciò, deve valere sia all'interno sia all'esterno del nostro paese; infatti, come hanno dimostrato i lavori portati avanti dalla Commissione di indagine del Senato, vi sono situazioni normative diverse, quindi gli operatori del settore nostrani potrebbero trovarsi in difficoltà riguardo ad operatori stranieri agevolati da norme più flessibili. D'altro canto, concorrenza, trasparenza e crescita non sono soltanto il riflesso di valutazioni etico-sociali ma una necessità se si prendono in considerazione le cifre oggi richiamate. Infatti, il comparto del gioco in Italia riveste un ruolo molto importante, inoltre le stime - non contestate da alcuno - ci dicono che il volume d'affari delle giocate clandestine è pressappoco pari a quello delle giocate lecite. Quindi, il legislatore ha il compito di approvare un insieme efficace di provvedimenti in relazione alla necessità di ridurre sempre più gli ambiti e le potenzialità del gioco clandestino.
A tal fine, anche ricollegandomi a quanto detto in precedenza dal sottosegretario, non avrebbe senso una contrarietà di principio all'ipotesi di affrontare in un quadro unitario il tema dell'ordinamento. Vi è la necessità di approvare un testo unico data la complessità e, talvolta, la contraddittorietà delle norme attualmente vigenti. Per fare ciò si potrebbe utilizzare lo strumento della delega sul quale non ho alcun tipo di pregiudizio, anche se le esperienze passate mi indurrebbero a pensarla diversamente; in ogni caso, basterebbe lasciare al Parlamento la definizione dei principi generali che debbono caratterizzare l'intero provvedimento.
Colgo l'occasione per affrontare nella seconda parte del mio intervento un tema che riguarda il settore più specifico rappresentato dalla macchine da intrattenimento.
A me pare che, sia sul versante ordinamentale e legislativo sia sul versante del prelievo - in relazione alla necessità di assicurare un gettito equo e adeguato alle esigenze dell'erario - vi sia stata una sorta di soluzione di continuità tra la legge finanziaria per il 2003, nella quale erano stati introdotti alcuni elementi di regolarizzazione e razionalizzazione del settore, ed il decreto-legge n. 269 che, a mio parere, ha modificato pesantemente tali elementi; in alcuni casi, addirittura, si è rischiato di stravolgerli completamente.
Non è il caso di entrare nel merito della questione anche se credo che il decreto-legge n. 269 contenga disposizioni piuttosto contraddittorie e, per certi aspetti, anche pericolose.
Infatti, mentre la legge finanziaria per il 2003 prevedeva che il costo della singola partita fosse di 50 centesimi e il limite massimo della vincita pari a 20 volte tale cifra - 10 euro -, il decreto-legge n. 269 ha portato il limite massimo a 50 euro. Credo che ciò volesse rispondere all'esigenza di dare più appeal al gioco, contestualmente però si è introdotto un nuovo meccanismo di prelievo fiscale che passa dal sistema forfettario precedente ad un nuovo sistema che comporta il 13, 5 per cento sul giocato.
Il 13,5 per cento sul giocato, insieme al limite minimo del 75 per cento che deve essere restituito al giocatore - non più sulla base del ciclo chiuso di 7 mila partite ma di 14 mila partite - rischia, a mio parere, di vanificare l'appeal del gioco. àˆ chiaro, infatti, che con un prelievo di questo genere il noleggiatore o, comunque, il gestore della macchina non è stimolato ad alzare il livello di restituzione. In teoria potrebbe farlo, dal momento che il livello di restituzione minimo è del 75 per cento (prima era previsto al 90 per cento) ma se volesse portarlo all'85 per cento, con il 13,5 per cento di prelievo sul giocato, praticamente non avrebbe neppure la possibilità di rientrarci.
Mi pare che su questo elemento varrà la pena di condurre qualche riflessione ulteriore anche perché mi risulta (è stata depositata dal senatore Brunale una interrogazione in merito e mi richiamo ad essa) che il Governo abbia previsto, per effetto di questo nuovo dispositivo, 645 milioni di euro di gettito, per l'anno 2004. Lei ci ha detto che nel 2003, nel periodo transitorio, sono arrivati 140 milioni di euro. I 645 milioni di euro dovrebbero essere relativi alla installazione di 160 mila nuovi apparecchi. Mi permetta di affermare che mi sembra una previsione un po' elevata e questo costituisce un problema, naturalmente, anche per i riflessi che può avere sulle casse dello Stato.
L'altra questione che mi sembra un po' in controtendenza rispetto a quanto previsto nella legge finanziaria 2003 è quella relativa alla rete. Rispetto a quanto da lei riferito oggi, signor sottosegretario, sulla rete ho posizioni diverse e forti perplessità . Capisco che nelle intenzioni del Governo la rete debba esplicare funzioni di controllo anche di natura fiscale e così via. Su questo tema sono già intervenuto la scorsa settimana, in sede di svolgimento di una interrogazione a risposta immediata, e quindi, non mi ripeterò. Tuttavia, se crediamo nella validità del regolamento e dei requisiti che abbiamo posto per l'omologazione delle macchine, forse, la necessità di un controllo in capo al gestore della rete non è così cogente e così stringente. Il problema vero è che in questo modo il gestore della rete, essendo chiamato a diventare, per i motivi anzidetti, tendenzialmente anche gestore dei singoli apparecchi, si trova in una posizione potenziale di controllore di se stesso. Questo non mi sembra il massimo, dal punto di vista di principio. Oltretutto, tale meccanismo rischia di paralizzare i piccoli gestori. Invero, lei afferma di considerarli favorevolmente, di auspicare che ci sia un consorzio e così via. L'auspicio è apprezzabile ma bisogna vedere se si realizzerà e credo che non sia facilissimo, considerata la grande e diffusa frammentarietà della situazione degli operatori e dei gestori.
Insomma, mi pare che sul settore specifico occorra chiedersi se il disegno riformatore avviato dal Parlamento, che è stato profondamente modificato dal Governo, a mio parere, per effetto del decreto-legge n. 269, sia giusto, equilibrato e in linea con le norme europee e se possa aiutare il comparto a compiere quel salto organizzativo e funzionale di cui c'è bisogno. Altrimenti, se questo non accadrà , temo che ci saranno rischi di ricaduta all'indietro.
Per inciso, spero che si sia trattato soltanto di una cautela formale quando, nel passaggio del suo intervento relativo ai videopoker, mi pare lei abbia usato una formulazione secondo cui siete inclini a considerare che il termine non possa e non debba essere prorogato. Questo passaggio mi ha suscitato qualche inquietudine: è già stato prorogato e credo davvero che non ci siano e non possano esserci margini per altre proroghe.
MARIO LETTIERI. Mi pare che il collega Tolotti abbia evidenziato i punti più critici della puntualissima relazione del sottosegretario Contento. Del resto, conoscendo il sottosegretario, non avevo dubbi sul fatto che la sua relazione sarebbe stata ricca di molti spunti per i componenti della Commissione finanze, ripetutamente costretti ad intervenire sul settore dei giochi. Qualche sforzo migliorativo ha dato anche i suoi frutti - è stato ricordato - non soltanto in materia di videogiochi, la cui problematicità , comunque, resta. Perciò, a nome del gruppo della Margherita, dico chiaramente che sono decisamente contrario a qualsiasi proroga. Nel decreto-legge n. 269 vi è stata sicuramente una volontà peggiorativa da parte del Governo, quando ha consentito questo moltiplicatore ulteriore rispetto al freno che, invece, il Parlamento era stato capace di imporre al ministro dell'economia, dopo una lunga tensione anche all'interno delle componenti politiche della maggioranza. Il ministro voleva a tutti i costi una norma lassista, ignorando gli aspetti sociali: si pensi ai ragazzi ed ai padri di famiglia fortemente condizionati psicologicamente da questo - benedetto o maledetto - gioco, che interessa le persone che risiedono non soltanto nelle grandi città ma anche in piccoli paesi. Vi sono padri di famiglia che da esso, in un certo senso, sono obnubilati e vi spendono un patrimonio, anziché mantenere adeguatamente la loro famiglia. Questo aspetto è molto delicato e, quindi, non dovrà esserci alcuna proroga.
Ciò non toglie che noi dobbiamo considerare gli operatori e i piccoli gestori. Infatti, io rifiuto l'equazione tra giochi e delinquenza. Ci sono i delinquenti che devono essere perseguiti; ci sono gli operatori, persone serie, perbene e oneste, che devono essere tutelati da questo altro tipo di gestori non corretti che - mi auguro - siano un numero limitato. Però, l'aspetto sociale, a mio avviso, deve diventare preminente.
Comunque, dichiaro subito la disponibilità ad una rivisitazione complessiva della normativa, anche con lo strumento della delega. Non ci nascondiamo l'alta tecnicità e complessità dell'intera materia. Però, noi avvertiamo l'esigenza di disporre di un testo unico. Ad esempio, per quanto riguarda l'UNIRE, il «tira e molla» che vi è stato in questa Commissione mi pare che abbia condotto a qualche risultato, se è vero il dato da lei citato, la volta scorsa, relativo ai 73 concessionari che già si sarebbero stati staccati da quel collegamento.
Questo si è reso possibile grazie ad un maggiore controllo e ad una verifica del rispetto degli obblighi assunti all'atto dell'ottenimento della concessione. C'è tutto l'interesse, anche da parte della opposizione, a modernizzare il settore dal punto di vista delle entrate fiscali, tenendo sempre fermo il rispetto delle esigenze sociali. Non vorremmo che questo diventasse un paese allegro e non vorremmo che il Presidente del Consiglio dicesse che ci toglie le festività ma, in compenso, ci consente di giocare. In tal modo, potremmo diventare come un paese sudamericano, in cui si può giocare ad ogni ora della notte e del giorno, con mille nuovi giochi. Dobbiamo dirlo con franchezza. Credo che gli italiani, in questa fase particolare di recessione economica, abbiano poco da spendere in giochi.
Inoltre, voglio chiedere al sottosegretario di assumere l'impegno a riferirci sulle risultanze della sentenza della Corte di Cassazione, di cui conosciamo l'urgenza perché non sarà indifferente sulle decisioni che adotteremo.
Signor sottosegretario, lei assunse l'impegno di dare la concessione per il gioco del Lotto in ogni piccolo paese.
Non mi sembra che questo impegno sia stato puntualmente rispettato anche se i monopoli stanno riorganizzando la loro struttura operativa. I piccoli paesi - circa 5 mila nel nostro paese - non possono essere penalizzati, anche perché il lotto è il gioco dei poveri, dei meno abbienti. Lei, signor sottosegretario, sa benissimo che a Napoli, ad esempio, sono i vecchietti, i pensionati coloro che giocano più spesso.
Per quanto riguarda la lotta al gioco clandestino, quest'ultima deve essere esercitata senza soluzione di continuità perché l'illegalità riguarda non solo l'inosservanza delle norme fiscali, ma anche la criminalità . Alcuni passi avanti sono stati fatti, tuttavia vi sono zone del nostro paese dove, purtroppo, il fenomeno è ancora assai diffuso.
àˆ per questi motivi che il Governo deve adottare tutte le misure atte a combattere il fenomeno.
ROLANDO NANNICINI. Signor presidente, per quanto riguarda l'aspetto relativo agli eventi sportivi e all'organizzazione delle relative concessioni debbo dire che il sottosegretario ci ha fornito dei dati positivi di crescita. In ogni caso, prima di presentare una interrogazione vorrei avere delle informazioni più dettagliate relative, ad esempio, al numero dei concessionari e alle adesioni.
L'inchiesta del Senato è del 2003, quindi bisogna testare l'efficacia dei provvedimenti approvati successivamente.
PRESIDENTE. Do ora la parola la parola al sottosegretario Contento per la replica.
MANLIO CONTENTO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor presidente, innanzitutto voglio ringraziare i colleghi che sono intervenuti nel dibattito.
Penso che il comparto del gioco è molto complesso e, forse, in questo senso può essere assimilato al settore tributario. Ciò, è dovuto alla segmenterietà e alle stratificazioni di molti interventi normativi risalenti nel tempo.
Non posso che condividere quasi completamente il primo intervento, nel senso che gli aspetti relativi alla professionalità , alla qualità e alle risorse umane denotano attualmente un differenziale tra l'amministrazione pubblica e il settore privato. Vi è un abisso, tant'è che sto costringendo l'amministrazione dei monopoli a dei turni massacranti per poter acquisire le competenze e riuscire a rispettare i tempi.
Non penso che ciò possa continuare in eterno, spero quindi che gli auspici avanzati dal collega possano trovare accoglienza. Del resto, di fronte all'impossibilità di derogare alle assunzioni vi sono degli ostacoli ad essere i primi della classe. In ogni caso, condivido quanto è stato detto perché lo sto vivendo personalmente giorno per giorno sulla mia pelle.
Riguardo l'internazionalizzazione sono perfettamente d'accordo per quel che concerne le imprese, ma ho paura che, in verità , questo paese abbia indugiato troppo in questo settore di mercato e, credo, che ciò corrisponda anche alla preoccupazione che lei ha espresso. Noi, infatti, abbiamo mantenuto in vigore regolamenti che permettevano a queste piccole imprese di avere «la loro piccola area di riferimento», ma nessuno si è mai chiesto se in Italia, in questo settore, potevano crescere dei players competenti come quelli degli altri paesi. Vi sono paesi europei - e non solo - nell'ambito dei quali operano imprese quotate in borsa che raggiungono risultati impressionanti. Ad esempio, nel mercato americano gli azionisti guardano spesso ai giochi come ad un settore di investimento «sicuro».
Sicuramente, stiamo parlando di una realtà completamente diversa dalla nostra, però credo sia importante ottenere maggiore efficienza, professionalità e capacità di investimento nelle nuove tecnologie.
Ho apprezzato molto il riferimento alle nuove tecnologie, infatti pensare di non utilizzare i telefonini e la televisione interattiva per partecipare ai giochi telefonici - che, ovviamente, non sono giochi d'azzardo - significherebbe essere completamente fuori dal mondo.
Ritengo anche che, probabilmente, il comportamento dell'amministrazione dei monopoli e del Governo nei confronti dei concessionari debba essere di stimolo per fare in modo che vi siano investimenti e proposte in questo settore. Diversamente, il gioco a rischio - che, come tutti sappiamo, circola su Internet - potrebbe attrarre i consumatori più inconsapevoli.
Per quanto riguarda le apparecchiature da intrattenimento, con estrema onestà debbo dirle che mi trovo di fronte a dei punti interrogativi. Infatti, non ho né la professionalità , né la capacità tecnica per poter esprimere un giudizio definitivo su queste innovazioni. Sono un po' alla finestra, nel senso che, in via di principio, mi trovo convinto dell'esigenza di modernizzare, di innovare, ma non sono in grado di dirle se i rilievi che lei ha sollevato sono fondati. Le dico questo perché avendo vissuto sulle mie spalle, sulla mia pelle quel passaggio parlamentare le confesso che ho sentito tutto e il contrario di tutto per quanto concerne i riferimenti. Ad esempio, una delle questioni relative al pagamento - il passaggio dai 10 ai 50 euro che lei ha ricordato - non è da considerarsi solo sotto il profilo dell'appetibilità , ma anche come la risultante di inchieste in cui si è evidenziato che il gioco clandestino riesce ad avere appeal perché consente vincite un po' più consistenti. Per cui, a fronte dei 10 euro originariamente stabiliti, nei retrobottega - per intenderci - si ottenevano vincite di gran lunga più alte. Quindi, bisognava conciliare il riferimento morale-etico - ricordato da tutti i colleghi - con l'efficienza, necessaria per combattere la clandestinità . Infatti, se possiedo una macchina non competitiva rispetto al gioco clandestino, temo che questo recupero che tutti insieme stiamo cercando di ottenere non darà i risultati sperati.
In ogni caso, non escludo che, o in sede di delega o addirittura prima si manifesti l'esigenza di reiterare alcuni aspetti, ma forse la prima sperimentazione potrà dare dei risultati diversi da quelli che erano stati ipotizzati a tavolino. Voi sapete che le stime sul gettito e sulla raccolta del gioco sono quanto di più aleatorio abbia visto, anche sotto il profilo della copertura operata dalla ragioneria. Infatti, nessuno è in grado di sapere come risponderà il pubblico, ad esempio, ad un'innovazione e all'inserimento di un gioco; quindi, questa aleatorietà credo possa essere misurata solamente con l'esperienza.
Spero che si riescano a tutelare anche quei gestori degli apparecchi a cui lei ha fatto riferimento - che, tutto sommato, rappresentano una ricchezza per il paese -, ma spero anche che essi comprendano che non si può vivere di rendita.
Io, inoltre, ho la convinzione che i concessionari di rete difficilmente hanno a disposizione una struttura organizzativa per arrivare a coprire tutti i segmenti del territorio nazionale. Se è vero che l'organizzatore sparso sul territorio ha bisogno di coniugarsi con il gestore, è altrettanto vero che il gestore, senza l'organizzazione, non è in grado di rispondere alle esigenze che abbiamo manifestato.
Vi renderete conto da soli (non posso dirvi di più, per ovvie ragioni di riservatezza) che nel capitolato ci sono alcuni presidi, che io ho preteso ci fossero - sono stato informato in proposito dai tecnici che hanno curato questi aspetti - e che rendono più semplice la soluzione di questo conflitto di interessi e spostano la tutela non a favore dell'oligopolio, ma a garanzia di chi opera sul territorio. Vedrete come in tema di controlli siamo arrivati al punto di pretendere che ci sia una attività , con trasferimento di poteri pubblici, che implichi la presenza sul territorio. Quindi, se qualcuno immaginava di potersi limitare ad attaccare una spina e di controllare, ha sbagliato i suoi conti, perché noi chiediamo qualcosa in più, necessaria a raggiungere quegli obiettivi. Certamente, dovremo anche valutare in che modo il mercato risponderà perché - come ho anticipato - non ho la pretesa che quella soluzione sia definitiva, anche se mi auguro che possa essere azzeccata in vista degli effetti che vogliamo raggiungere.
All'amico Lettieri penso di poter rispondere, tranquillamente, che sono io il primo a chiedere l'ausilio del Parlamento. Apprezzo anche queste aperture sulla delega e sul testo unico. Credo che questo sia un problema al quale dobbiamo trovare insieme una soluzione, perché chiunque governerà questo paese - come avete detto giustamente - non potrà dimenticare un settore nel quale la raccolta si mantiene oltre i 15 o 16 miliardi di euro. Si tratta di un settore troppo importante per l'occupazione, per l'innovazione, per gli investimenti e per la sicurezza pubblica, a cui tutti abbiamo fatto riferimento. Prendo l'impegno, fin d'ora, onorevole Lettieri, a venire a riferire sui risultati della sentenza che sarà emessa dalla Corte di cassazione. Se abbiamo rallentato, per così dire, riguardo ad alcune innovazioni, lo abbiamo fatto perché siamo obiettivamente preoccupati degli effetti che questa sentenza potrebbe sortire, nel panorama nazionale, in un settore tanto delicato e tanto importante. Interverrò volentieri in questa Commissione, sia perché il dialogo, a mio parere, è l'elemento di maggiore importanza, sia per avere da parte vostra alcuni suggerimenti ed un conforto in una operazione che - vi assicuro - è tutt'altro che semplice. Infatti, altro è fare manutenzione, per così dire, ad una normativa tributaria già collaudata, altro è andare a cercarsi avventure in segmenti completamente inesplorati, almeno per quanto riguarda il nostro paese.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIORGIO LA MALFA
MANLIO CONTENTO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Per il collega Nannicini formulerò una brevissima risposta. Credo di avere già anticipato al collega Rossi che sono in attesa di avere questi dati di riferimento, nel mese di aprile. Se non saranno presentate le ormai consuete interrogazioni dai colleghi Nannicini e Rossi, mi impegno ad ottenere questi dati entro la fine del mese e a portarveli.
Tenete conto di una difficoltà che è emersa. Pur non potendo essere molto preciso, perché mi mancano alcuni elementi, credo che per quanto riguarda, in particolare, le scommesse sportive sia stata avanzata una questione di interpretazione giuridica, in tema di successione delle leggi nel tempo. Sono stato informato che è stato richiesto l'intervento della Amministrazione dei monopoli e credo che il quesito sia stato già girato al Consiglio di Stato, trattandosi di una questione molto delicata della quale io avvertii - permettetemi una annotazione di carattere personale - nel momento in cui, in sede di Commissione bilancio, si intese apportare quella modifica. Purtroppo, i fatti mi hanno dato ragione. Certamente, non desideravo avere ragione ma questo conflitto normativo, oggi, costituisce uno degli elementi in base ai quali i concessionari ci vogliono portare in giudizio. In









