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Governo, Palazzo Chigi sblocca empasse: "Di Maio non ha mai chiesto il Viminale". Il Pd: "Riaperto il tavolo"
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Governo, Palazzo Chigi sblocca empasse: "Di Maio non ha mai chiesto il Viminale". Il Pd: "Riaperto il tavolo"
Messaggioda scommettitore siracusano » 27/08/2019 - 17:53
Governo, Palazzo Chigi sblocca empasse: "Di Maio non ha mai chiesto il Viminale". Il Pd: "Riaperto il tavolo. Riunione con M5s alle 18"
https://www.repubblica.it/politica/2019 ... v2EIj_VoBQ
"In presenza del presidente Conte non è mai stata avanzata la richiesta del Viminale per Luigi Di Maio, né dal Movimento 5 Stelle né da Di Maio stesso". È la mossa di Palazzo Chigi che, poco prima dell'inizio delle nuove consultazioni al Colle, sblocca l'empasse e fa ripartire la trattativa. Al punto che il capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci afferma entrando al Nazareno, dove Zingaretti ha riunito la cabina di regia del partito: "Sono ottimista, ci sono passi avanti". In una nota il M5s replica: "Bene la chiarezza fatta dalla presidenza del Consiglio circa le false indiscrezioni trapelate nelle ultime ore. Al contempo, accogliamo positivamente le parole di apertura di alcuni autorevoli esponenti del Partito democratico sul ruolo del presidente Conte. Sì a un dialogo sul programma e sui temi".
All'uscita dal Nazareno è ancora Marcucci a rassicurare: "Finalmente abbiamo riaperto il tavolo di programma. Alle 18 abbiamo una riunione alla Camera con i capigruppo M5s". Ma ribadisce: "Lo schema con Di Maio vicepremier non è possibile". Ci sarebbero comunque stati diversi contatti in giornata fra Conte e Zingaretti per fare il punto della situazione.
Questa mattina invece le cose sembravano volgere al peggio, dopo la cancellazione della riunione tra Pd e M5s che inizialmente era prevista alle 11 e avrebbe dovuto essere la continuazione del colloquio di ieri sera, che si è protratto fino all'una di notte. Ma dopo il chiarimento di Palazzo Chigi, la trattativa si è riaperta. Sebbene secondo fonti Pd Di Maio continua a rivendicare per sé il ruolo di vicepremier.
Intanto dal presidente Usa Donald Trump è arrivato un inaspettato endorsement via Twitter per Giuseppe Conte, ribattezzato 'Giuseppi': "Sembra mettersi bene per lo stimato primo ministro della Repubblica italiana, Giuseppi Conte- scrive Trump- ha rappresentato l'italia in maniera poderosa al G7. Ama molto il suo paese e lavora bene con gli Usa. Un uomo di grande talento che speriamo rimanga primo ministro".
Mentre Beppe Grillo scrive un enigmatico post sul suo blog, in cui immagina un fantasioso incontro con Dio, che gli chiederebbe di non interferire: "Sbaglio oppure una delle paure più diffuse oggi in Italia è che lei torni in campo, signor Giuseppe? (...) Ora, faccia rientrare i vaffanculi signor Giuseppe, smetta di interferire e lasci ad ognuno la sua mediocrità. Li lasci lì senza un linguaggio: che la Babele si scateni!".
Twitta a proposito di un eventuale governo "giallorosso" anche Roberta Lombardi, portavoce M5S presso il Consiglio Regionale del Lazio, ex parlamentare.
"Il Pd dice che il problema nel far nascere un Governo di concretezza sarebbe Di Maio al Viminale. Sono sicura che il nostro capo politico non antepone se stesso al Paese. Non sarebbe da 5 Stelle. Partiamo invece da Conte-2 e le cose da fare per l'Italia".
Le fibrillazioni nel M5s, mentre Di Battista guarda alla Lega
Nel M5s è tuttavia molto acceso il dibattito fra chi sostiene l'accordo e chi lo respinge. Come nel caso di Luigi Gallo e Alessandro Di Battista, che si rendono protagonisti di uno scontro a distanza. "Chi esplicitamente sta perseguendo la strada del voto o del ritorno con la Lega contro la volontà del gruppo parlamentare e Di Beppe Grillo non può dettare condizioni a nessuno. Un'altra occasione persa per stare in silenzio #Conte2", afferma il deputato Gallo a Di Battista, che aveva scritto su Facebook: "No ai Benetton, no a Malagò, no ai conflitti di interesse". A Di Battista replica anche il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo: "Taglio dei parlamentari, revoca delle concessioni autostradali a chi è inadempiente, riforma dello sport (già approvata) e contrasto a lobby e poteri occulti, da Bibbiano ai banchieri corrotti. La Lega c'era, c'è e ci sarà".
Mentre il senatore Gianluigi Paragone afferma: "Un governo con il Pd? Se vogliono farlo lo facciano". E lancia una provocazione ai dem: "Se vogliono dimostrare di essere una forza di popolo, facciano Stefano Fassina ministro dell'Economia".
Trattativa ancora in corso
La trattativa dunque è ancora in corso. "Non mi risulta che la trattativa sia saltata - aveva detto il capogruppo grillino alla Camera, Francesco D'Uva, a ora di pranzo - Si va avanti, una cosa per volta. Che Conte non sia il punto è un grandissimo passo avanti, un'ottima notizia", aggiunge, facendo riferimento al ruolo del premier. "Se il punto è questo - aveva suggerito il sindaco di Milano Giuseppe Sala - al ministero dell'Interno metteteci un tecnico",
https://www.repubblica.it/politica/2019 ... v2EIj_VoBQ
"In presenza del presidente Conte non è mai stata avanzata la richiesta del Viminale per Luigi Di Maio, né dal Movimento 5 Stelle né da Di Maio stesso". È la mossa di Palazzo Chigi che, poco prima dell'inizio delle nuove consultazioni al Colle, sblocca l'empasse e fa ripartire la trattativa. Al punto che il capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci afferma entrando al Nazareno, dove Zingaretti ha riunito la cabina di regia del partito: "Sono ottimista, ci sono passi avanti". In una nota il M5s replica: "Bene la chiarezza fatta dalla presidenza del Consiglio circa le false indiscrezioni trapelate nelle ultime ore. Al contempo, accogliamo positivamente le parole di apertura di alcuni autorevoli esponenti del Partito democratico sul ruolo del presidente Conte. Sì a un dialogo sul programma e sui temi".
All'uscita dal Nazareno è ancora Marcucci a rassicurare: "Finalmente abbiamo riaperto il tavolo di programma. Alle 18 abbiamo una riunione alla Camera con i capigruppo M5s". Ma ribadisce: "Lo schema con Di Maio vicepremier non è possibile". Ci sarebbero comunque stati diversi contatti in giornata fra Conte e Zingaretti per fare il punto della situazione.
Questa mattina invece le cose sembravano volgere al peggio, dopo la cancellazione della riunione tra Pd e M5s che inizialmente era prevista alle 11 e avrebbe dovuto essere la continuazione del colloquio di ieri sera, che si è protratto fino all'una di notte. Ma dopo il chiarimento di Palazzo Chigi, la trattativa si è riaperta. Sebbene secondo fonti Pd Di Maio continua a rivendicare per sé il ruolo di vicepremier.
Intanto dal presidente Usa Donald Trump è arrivato un inaspettato endorsement via Twitter per Giuseppe Conte, ribattezzato 'Giuseppi': "Sembra mettersi bene per lo stimato primo ministro della Repubblica italiana, Giuseppi Conte- scrive Trump- ha rappresentato l'italia in maniera poderosa al G7. Ama molto il suo paese e lavora bene con gli Usa. Un uomo di grande talento che speriamo rimanga primo ministro".
Mentre Beppe Grillo scrive un enigmatico post sul suo blog, in cui immagina un fantasioso incontro con Dio, che gli chiederebbe di non interferire: "Sbaglio oppure una delle paure più diffuse oggi in Italia è che lei torni in campo, signor Giuseppe? (...) Ora, faccia rientrare i vaffanculi signor Giuseppe, smetta di interferire e lasci ad ognuno la sua mediocrità. Li lasci lì senza un linguaggio: che la Babele si scateni!".
Twitta a proposito di un eventuale governo "giallorosso" anche Roberta Lombardi, portavoce M5S presso il Consiglio Regionale del Lazio, ex parlamentare.
"Il Pd dice che il problema nel far nascere un Governo di concretezza sarebbe Di Maio al Viminale. Sono sicura che il nostro capo politico non antepone se stesso al Paese. Non sarebbe da 5 Stelle. Partiamo invece da Conte-2 e le cose da fare per l'Italia".
Le fibrillazioni nel M5s, mentre Di Battista guarda alla Lega
Nel M5s è tuttavia molto acceso il dibattito fra chi sostiene l'accordo e chi lo respinge. Come nel caso di Luigi Gallo e Alessandro Di Battista, che si rendono protagonisti di uno scontro a distanza. "Chi esplicitamente sta perseguendo la strada del voto o del ritorno con la Lega contro la volontà del gruppo parlamentare e Di Beppe Grillo non può dettare condizioni a nessuno. Un'altra occasione persa per stare in silenzio #Conte2", afferma il deputato Gallo a Di Battista, che aveva scritto su Facebook: "No ai Benetton, no a Malagò, no ai conflitti di interesse". A Di Battista replica anche il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo: "Taglio dei parlamentari, revoca delle concessioni autostradali a chi è inadempiente, riforma dello sport (già approvata) e contrasto a lobby e poteri occulti, da Bibbiano ai banchieri corrotti. La Lega c'era, c'è e ci sarà".
Mentre il senatore Gianluigi Paragone afferma: "Un governo con il Pd? Se vogliono farlo lo facciano". E lancia una provocazione ai dem: "Se vogliono dimostrare di essere una forza di popolo, facciano Stefano Fassina ministro dell'Economia".
Trattativa ancora in corso
La trattativa dunque è ancora in corso. "Non mi risulta che la trattativa sia saltata - aveva detto il capogruppo grillino alla Camera, Francesco D'Uva, a ora di pranzo - Si va avanti, una cosa per volta. Che Conte non sia il punto è un grandissimo passo avanti, un'ottima notizia", aggiunge, facendo riferimento al ruolo del premier. "Se il punto è questo - aveva suggerito il sindaco di Milano Giuseppe Sala - al ministero dell'Interno metteteci un tecnico",
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Re: Governo, Palazzo Chigi sblocca empasse: "Di Maio non ha mai chiesto il Viminale". Il Pd: "Riaperto il tavolo"
Messaggioda scommettitore siracusano » 29/08/2019 - 12:31
GOVERNO GIALLOROSSO, SI PUÒ FARE: IL PREMIER IN QUIRINALE, COSA CAMBIA SUI GIOCHI
Agosto 29, 2019 Scritto da Ac
https://www.gioconews.it/politica-gener ... -quirinale
Giuseppe Conte sale al Quirinale per ricevere dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella l'incarico di formare il nuovo governo. Scenario critico per il gioco, ma non troppo.
E luce fu. Dopo un cammino lungo e tortuoso il paese sembra intravedere l'uscita dal tunnel della crisi di governo con l'annunciato accordo tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle per la costituzione di una nuova maggioranza che sarà guidata dal rinnovato premier, Giuseppe Conte. Il quale già questa mattina è salito al Quirinale per ricevere il suo secondo mandato. Promettendo di essere “il nuovo Romano Prodi”, come detto dallo stesso Conte, evidenziando cioè il suo ruolo di garante delle due forze politiche, ma come nella precedente esperienza con Lega e 5 Stelle, cioè facendo l'equilibrista limitando lo scontro tra due fuochi, bensì svolgendo un ruolo di “collante” tra i due schieramenti.
Quello che è certo, tuttavia, è che sarà una corsa in salita, quella del cosiddetto “Conte bis”. Soprattutto per le tante diversità di vedute dei due partiti di governo, alle prese entrambi con seri problemi interni e schiere di elettori che faticano ad accettare un accordo di questo tipo. Conte, tuttavia, è salito al Colle per chiedere al capo dello Stato qualche giorno di tempo, verosimilmente fino a lunedì, per sciogliere la riserva. Poi a metà della prossima settimana presterà giuramento, per la seconda volta in 15 mesi, nelle mani di Mattarella (al più tardi, il 9 settembre).
LA SITUAZIONE - Prima di tutto ci sono da sciogliere i nodi sulla futura squadra di governo. Sembra che Conte sia orientato verso un unico vice Pd - o addirittura a non avere proprio vice - per spegnere le ambizioni di Luigi Di Maio. Ai dem dovrebbero andare due dicasteri pesanti come Interni ed Economia. E per il capo politico del Movimento, oltre alle fronde interne, ci sarà da affrontare anche il responso della piattaforma Rousseau che dovrà dare l'ok al programma del nuovo esecutivo giallorosso.
Nel presentare il via libera del Pd al Quirinale il segretario Nicola Zingaretti mette in primo piano un programma che evidenzi una “chiara discontinuità delle ricette economiche in chiave redistributiva e di equità sociale”. Nel tavolo di confronto fra i capigruppo dei due partiti sono stati già ipotizzate alcune ipotesi sulle quasi vorrebbero convergere, partendo dalla cornice generale rappresentata dal rispetto delle regole condivise a livello europeo. Al di là della questione della sterilizzazione dell'Iva, su cui entrambi concordano, è dato per scontato un impegno, già in legge di Bilancio, per il taglio del cuneo fiscale.
Le acque nel Pd sonno però decisamente agitate, dopo il polemico addio di Carlo Calenda e il no in direzione all'alleanza con il M5S di Richetti. Ma il segretario Nicola Zingaretti prova a rassicurare tutti: "Vogliamo costruire un governo di svolta e discontinuità. Non c'è alcuna staffetta da proseguire e nessun testimone da raccogliere, semmai una nuova sfida da cominciare".
I POSSIBILI SVILUPPI SUI GIOCHI - Ma una netta discontinuità è proprio quello che si augurano anche gli addetti ai lavori del gioco pubblico. Soprattutto per interrompere – e, possibilmente, sovvertire – la linea politica attuata dal precedente Esecutivo nei confronti del settore, ostacolato in vari modi e sottoposto anche al bavaglio del divieto di pubblicità attraverso il decreto Dignità. Certo, come detto, l'unione di Pd e 5 Stelle è, sulla carta, la più preoccupante per l'industria del gioco, tenendo conto gli atteggiamenti particolarmente ostili mostrati dalle due forze nelle rispettive precedenti esperienze di governo. Tuttavia, la situazione di crisi in cui verte il settore e di totale instabilità proprio a causa delle politiche attuate nel tempo, impongono modifiche e, soprattutto, riforme. Tenendo anche conto che il Riordino del comparto è stato messo nero su bianco in una legge dal precedente governo e rappresenta pertanto un impegno preso, che il nuovo Esecutivo dovrà necessariamente portare avanti, oppure cancellare. Ma rinunciare a questa riforma non sarebbe affatto indolore, anzi.
Di buono, tuttavia, c'è che la nuova coalizione, se verrà confermata nelle prossime ore, essendo ancora oggi in balìa della “base” del Movimento 5 Stelle, che ha richiesto una votazione sulla piattaforma Rousseau, mirerebbe a un più ampio accordo tra Pd e Movimento anche sui territori: scenario, questo, che potrebbe rasserenare gli animi di tante amministrazione locali dove la cosiddetta Questione territoriale che ha imbrigliato il gioco pubblico è stata comunque alimentata dai rappresentanti del Movimento 5 Stelle. E chissà che l'alleanza anche a livello locale non possa portare ora alla ricerca di soluzione condivise su vari temi, tra cui, appunto, anche il gioco.
NUOVO TOTOMINISTRI - Intanto prosegue la partita delle nomine. "I ministri vanno individuati in un pool di personalità del mondo della competenza, assolutamente fuori dalla politica". E' l'ultima ipotesi lanciata nella serata di ieri dal fondatore del movimento 5 Stelle, Beppe Grillo. Salvo poi precisare, subito dopo, che che il suo invito a nominare i “competenti” era riferito "ai ministeri più tecnici". Ma non sembra in ogni caso influire sulla trattativa portata avanti in questi giorni tra i due schieramenti. Stando alle ultime indiscrezioni, le ipotesi al vaglio delle parte vedrebbero salire al Viminale il capo della Polizia Franco Gabrielli. Mentre all'Economia potrebbe sedere un tecnico di alto profilo gradito anche al Quirinale, come spesso avvenuto negli ultimi anni: con l’ipotesi di Salvatore Rossi, ex direttore generale di Bankitalia, oppure l’economista Lucrezia Reichlin, sempre nel caso di un profilo tecnico e non politico. In caso di soluzione politica, invece, spettando l’Economia al Pd, restano ancora in campo i nomi di Roberto Gualtieri, Antonio Misiani, Fabrizio Barca o l’ex ministro Pier Carlo Padoan.
Alla casella degli Esteri, altro ruolo delicato e "attenzionato" dal Quirinale, resta in pole l’ex premier dem Paolo Gentiloni (che potrebbe anche andare alla Ue come commissario invece di Enrico Letta o Roberto Gualtieri). Alla Giustizia Di Maio vuole confermare Bonafede, ma è braccio di ferro con il vicesegretario del Pd Andrea Orlando. Al loro posto dovrebbero restare anche Bonisoli alla Cultura e Giulia Grillo alla Sanità. Per le Infrastrutture sembra essere in pole Stefano Patuanelli (Danilo Toninelli prenderebbe così il suo posto come capogruppo in Senato con una buonuscita sufficientemente onorevole), ed entrerebbe in squadra anche il capogruppo pentastellato alla Camera Francesco D’Uva. Il Mise resterebbe al M5s, mentre per il Lavoro il capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio o comunque un altro democratico. In squadra ci sarà anche l’altra vice di Nicola Zingaretti, Paola De Micheli. In quota "renziana" dovrebbero entrare Ettore Rosato, Lorenzo Guerini (delega si Servizi ora nelle anni di Conte) e una donna (forse Simona Malpezzi alla Cultura).
Quanto alla collocazione del capo politico del M5s Luigi Di Maio, per il Pd - come conferma anche il voto della direzione di ieri mattina - resta inaccettabile che oltre a ricoprire una carica ministeriale (Difesa o Lavoro) continui anche a fare il vicepremier. L’opzione del Pd è un vicepremier unico democratico (Dario Franceschini, che in questo caso potrebbe avere anche la delega ai Rapporti con il Parlamento ora nelle mani di Riccardo Fraccaro, che resterebbe alle Riforme). Ma in caso di persistente stallo unica soluzione possibile è rinunciare a nominare vicepremier.
Agosto 29, 2019 Scritto da Ac
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Giuseppe Conte sale al Quirinale per ricevere dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella l'incarico di formare il nuovo governo. Scenario critico per il gioco, ma non troppo.
E luce fu. Dopo un cammino lungo e tortuoso il paese sembra intravedere l'uscita dal tunnel della crisi di governo con l'annunciato accordo tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle per la costituzione di una nuova maggioranza che sarà guidata dal rinnovato premier, Giuseppe Conte. Il quale già questa mattina è salito al Quirinale per ricevere il suo secondo mandato. Promettendo di essere “il nuovo Romano Prodi”, come detto dallo stesso Conte, evidenziando cioè il suo ruolo di garante delle due forze politiche, ma come nella precedente esperienza con Lega e 5 Stelle, cioè facendo l'equilibrista limitando lo scontro tra due fuochi, bensì svolgendo un ruolo di “collante” tra i due schieramenti.
Quello che è certo, tuttavia, è che sarà una corsa in salita, quella del cosiddetto “Conte bis”. Soprattutto per le tante diversità di vedute dei due partiti di governo, alle prese entrambi con seri problemi interni e schiere di elettori che faticano ad accettare un accordo di questo tipo. Conte, tuttavia, è salito al Colle per chiedere al capo dello Stato qualche giorno di tempo, verosimilmente fino a lunedì, per sciogliere la riserva. Poi a metà della prossima settimana presterà giuramento, per la seconda volta in 15 mesi, nelle mani di Mattarella (al più tardi, il 9 settembre).
LA SITUAZIONE - Prima di tutto ci sono da sciogliere i nodi sulla futura squadra di governo. Sembra che Conte sia orientato verso un unico vice Pd - o addirittura a non avere proprio vice - per spegnere le ambizioni di Luigi Di Maio. Ai dem dovrebbero andare due dicasteri pesanti come Interni ed Economia. E per il capo politico del Movimento, oltre alle fronde interne, ci sarà da affrontare anche il responso della piattaforma Rousseau che dovrà dare l'ok al programma del nuovo esecutivo giallorosso.
Nel presentare il via libera del Pd al Quirinale il segretario Nicola Zingaretti mette in primo piano un programma che evidenzi una “chiara discontinuità delle ricette economiche in chiave redistributiva e di equità sociale”. Nel tavolo di confronto fra i capigruppo dei due partiti sono stati già ipotizzate alcune ipotesi sulle quasi vorrebbero convergere, partendo dalla cornice generale rappresentata dal rispetto delle regole condivise a livello europeo. Al di là della questione della sterilizzazione dell'Iva, su cui entrambi concordano, è dato per scontato un impegno, già in legge di Bilancio, per il taglio del cuneo fiscale.
Le acque nel Pd sonno però decisamente agitate, dopo il polemico addio di Carlo Calenda e il no in direzione all'alleanza con il M5S di Richetti. Ma il segretario Nicola Zingaretti prova a rassicurare tutti: "Vogliamo costruire un governo di svolta e discontinuità. Non c'è alcuna staffetta da proseguire e nessun testimone da raccogliere, semmai una nuova sfida da cominciare".
I POSSIBILI SVILUPPI SUI GIOCHI - Ma una netta discontinuità è proprio quello che si augurano anche gli addetti ai lavori del gioco pubblico. Soprattutto per interrompere – e, possibilmente, sovvertire – la linea politica attuata dal precedente Esecutivo nei confronti del settore, ostacolato in vari modi e sottoposto anche al bavaglio del divieto di pubblicità attraverso il decreto Dignità. Certo, come detto, l'unione di Pd e 5 Stelle è, sulla carta, la più preoccupante per l'industria del gioco, tenendo conto gli atteggiamenti particolarmente ostili mostrati dalle due forze nelle rispettive precedenti esperienze di governo. Tuttavia, la situazione di crisi in cui verte il settore e di totale instabilità proprio a causa delle politiche attuate nel tempo, impongono modifiche e, soprattutto, riforme. Tenendo anche conto che il Riordino del comparto è stato messo nero su bianco in una legge dal precedente governo e rappresenta pertanto un impegno preso, che il nuovo Esecutivo dovrà necessariamente portare avanti, oppure cancellare. Ma rinunciare a questa riforma non sarebbe affatto indolore, anzi.
Di buono, tuttavia, c'è che la nuova coalizione, se verrà confermata nelle prossime ore, essendo ancora oggi in balìa della “base” del Movimento 5 Stelle, che ha richiesto una votazione sulla piattaforma Rousseau, mirerebbe a un più ampio accordo tra Pd e Movimento anche sui territori: scenario, questo, che potrebbe rasserenare gli animi di tante amministrazione locali dove la cosiddetta Questione territoriale che ha imbrigliato il gioco pubblico è stata comunque alimentata dai rappresentanti del Movimento 5 Stelle. E chissà che l'alleanza anche a livello locale non possa portare ora alla ricerca di soluzione condivise su vari temi, tra cui, appunto, anche il gioco.
NUOVO TOTOMINISTRI - Intanto prosegue la partita delle nomine. "I ministri vanno individuati in un pool di personalità del mondo della competenza, assolutamente fuori dalla politica". E' l'ultima ipotesi lanciata nella serata di ieri dal fondatore del movimento 5 Stelle, Beppe Grillo. Salvo poi precisare, subito dopo, che che il suo invito a nominare i “competenti” era riferito "ai ministeri più tecnici". Ma non sembra in ogni caso influire sulla trattativa portata avanti in questi giorni tra i due schieramenti. Stando alle ultime indiscrezioni, le ipotesi al vaglio delle parte vedrebbero salire al Viminale il capo della Polizia Franco Gabrielli. Mentre all'Economia potrebbe sedere un tecnico di alto profilo gradito anche al Quirinale, come spesso avvenuto negli ultimi anni: con l’ipotesi di Salvatore Rossi, ex direttore generale di Bankitalia, oppure l’economista Lucrezia Reichlin, sempre nel caso di un profilo tecnico e non politico. In caso di soluzione politica, invece, spettando l’Economia al Pd, restano ancora in campo i nomi di Roberto Gualtieri, Antonio Misiani, Fabrizio Barca o l’ex ministro Pier Carlo Padoan.
Alla casella degli Esteri, altro ruolo delicato e "attenzionato" dal Quirinale, resta in pole l’ex premier dem Paolo Gentiloni (che potrebbe anche andare alla Ue come commissario invece di Enrico Letta o Roberto Gualtieri). Alla Giustizia Di Maio vuole confermare Bonafede, ma è braccio di ferro con il vicesegretario del Pd Andrea Orlando. Al loro posto dovrebbero restare anche Bonisoli alla Cultura e Giulia Grillo alla Sanità. Per le Infrastrutture sembra essere in pole Stefano Patuanelli (Danilo Toninelli prenderebbe così il suo posto come capogruppo in Senato con una buonuscita sufficientemente onorevole), ed entrerebbe in squadra anche il capogruppo pentastellato alla Camera Francesco D’Uva. Il Mise resterebbe al M5s, mentre per il Lavoro il capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio o comunque un altro democratico. In squadra ci sarà anche l’altra vice di Nicola Zingaretti, Paola De Micheli. In quota "renziana" dovrebbero entrare Ettore Rosato, Lorenzo Guerini (delega si Servizi ora nelle anni di Conte) e una donna (forse Simona Malpezzi alla Cultura).
Quanto alla collocazione del capo politico del M5s Luigi Di Maio, per il Pd - come conferma anche il voto della direzione di ieri mattina - resta inaccettabile che oltre a ricoprire una carica ministeriale (Difesa o Lavoro) continui anche a fare il vicepremier. L’opzione del Pd è un vicepremier unico democratico (Dario Franceschini, che in questo caso potrebbe avere anche la delega ai Rapporti con il Parlamento ora nelle mani di Riccardo Fraccaro, che resterebbe alle Riforme). Ma in caso di persistente stallo unica soluzione possibile è rinunciare a nominare vicepremier.
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Re: Governo, Palazzo Chigi sblocca empasse: "Di Maio non ha mai chiesto il Viminale". Il Pd: "Riaperto il tavolo"
Messaggioda Il Web » 29/08/2019 - 13:58
finirà non bene caro Scommettitore...
ovvio a medio termine
5S forza illiberale
PD rischia la morte
e Lega ... quando prima o poi si voterà ... potrebbe fare un botto mai visto
Ma non sono esperto di politica, per cui sapranno loro meglio di me
ovvio a medio termine
5S forza illiberale
PD rischia la morte
e Lega ... quando prima o poi si voterà ... potrebbe fare un botto mai visto
Ma non sono esperto di politica, per cui sapranno loro meglio di me
adess biciclett e vuvuzela ...
I miei articoli scritti per il nostro blog: https://www.infobetting.com/blog/author/ilweb/
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Re: Governo, Palazzo Chigi sblocca empasse: "Di Maio non ha mai chiesto il Viminale". Il Pd: "Riaperto il tavolo"
Messaggioda scommettitore siracusano » 29/08/2019 - 14:47
Prodi e tanti altri BIG di centrosinistra, compreso tutta LeU, hanno ritenuto fare questa scommessa. Il più incerto era Zingaretti, ma poi si è convinto pure lui.
Dall'altra parte l'intervento di Grillo è stato decisivo.
Da parte mia, rimango della mia teoria, e proprio stamattina ho fatto un POST, sia nel mio profilo e sia in 24 gruppi facebook politici di diverso orientamento:
IL MOTIVO PER CUI TRUMP HA LODATO CONTE.
È noto che Trump sia sovranista e il suo interesse sia quello di spaccare la Comunità Europea, ed infatti ha da sempre appoggiato la Brexit del Regno Unito.
Nel caso dell'Italia esiste una PRIORITÀ superiore, ovvero la probabilità che Salvini possa cadere dell'influenza di Putin (non si esclude che la CIA sia in possesso di altre prove sull'affare METROPOL Mosca, che coinvolgerebbero direttamente Salvini, che stranamente non ha mai querelato Savoini).
Trump non potrebbe permetterlo, specialmente in questa fase di nuova guerra fredda e per il fatto che la NATO ha in Italia le maggiori basi del Mediterraneo, che verrebbero compromesse.
Salvini, nel suo discorso all'uscita dell'incontro con Mattarella, ha cercato di indirizzare i sospetti che Conte sia manovrato dalla Comunità Europea, ma ha taciuto, INVECE, le lodi di Trump.
Sicuramente la Comunità Europea vede un pericolo nei sovranisti filo Putin, anche se tutte le nazioni
sovraniste ex URSS, come Ungheria e Polonia hanno invece votato per la Von der Leyen, e vogliono rimanere in Europa ( hanno provato cosa significa essere dei piccoli satelliti della Russia, a sovranità molto più limitata).
Aggiungerei che, secondo me, la CIA per non perdere le basi Nato in Italia, potrebbe anche eliminarlo fisicamente come fu per Aldo Moro, infiltrandosi nelle BR. Gli interessi strategici in gioco sono troppo alti.
Dall'altra parte l'intervento di Grillo è stato decisivo.
Da parte mia, rimango della mia teoria, e proprio stamattina ho fatto un POST, sia nel mio profilo e sia in 24 gruppi facebook politici di diverso orientamento:
IL MOTIVO PER CUI TRUMP HA LODATO CONTE.
È noto che Trump sia sovranista e il suo interesse sia quello di spaccare la Comunità Europea, ed infatti ha da sempre appoggiato la Brexit del Regno Unito.
Nel caso dell'Italia esiste una PRIORITÀ superiore, ovvero la probabilità che Salvini possa cadere dell'influenza di Putin (non si esclude che la CIA sia in possesso di altre prove sull'affare METROPOL Mosca, che coinvolgerebbero direttamente Salvini, che stranamente non ha mai querelato Savoini).
Trump non potrebbe permetterlo, specialmente in questa fase di nuova guerra fredda e per il fatto che la NATO ha in Italia le maggiori basi del Mediterraneo, che verrebbero compromesse.
Salvini, nel suo discorso all'uscita dell'incontro con Mattarella, ha cercato di indirizzare i sospetti che Conte sia manovrato dalla Comunità Europea, ma ha taciuto, INVECE, le lodi di Trump.
Sicuramente la Comunità Europea vede un pericolo nei sovranisti filo Putin, anche se tutte le nazioni
sovraniste ex URSS, come Ungheria e Polonia hanno invece votato per la Von der Leyen, e vogliono rimanere in Europa ( hanno provato cosa significa essere dei piccoli satelliti della Russia, a sovranità molto più limitata).
Aggiungerei che, secondo me, la CIA per non perdere le basi Nato in Italia, potrebbe anche eliminarlo fisicamente come fu per Aldo Moro, infiltrandosi nelle BR. Gli interessi strategici in gioco sono troppo alti.
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Re: Governo, Palazzo Chigi sblocca empasse: "Di Maio non ha mai chiesto il Viminale". Il Pd: "Riaperto il tavolo"
Messaggioda scommettitore siracusano » 30/08/2019 - 14:29
VIA AL CONTE-BIS: COSA PUÒ (E COSA DEVE) FARE IL NUOVO GOVERNO
Agosto 30, 2019 Scritto da Ac
https://www.gioconews.it/politica-gener ... 0-09-05-19
All'indomani dell'incarico ricevuto dal premier Giuseppe Conte per la costituzione del nuovo Esecutivo si delinea il nuovo percorso, che sarà comunque in salita: anche per i giochi.
Dopo il governo del cambiamento arriva il governo delle novità. Questo, almeno, è il primo annuncio con cui il premier incaricato, Giuseppe Conte, ha dato il via ai lavori per la creazione del nuovo Esecutivo, avviando, sostanzialmente, il totoministri vero e proprio, tra le due forze politiche, in vista della ratifica formale della nuova coalizione che avverrà la prossima settimana. Salvo imprevisti. Come noto, infatti, per l'approvazione definitiva il Movimento 5 Stelle dovrà attendere la conferma della propria base, che avverrà attraverso la piattaforma Rousseau, anche se il rischio di un diniego sembra essere stato “sterilizzato” dai vertici ricorrendo a un quesito più spostato sul leader che sul nuovo esecutivo, non nominando neppure il Pd. Nel frattempo Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio, i due artefici dell'insolita coalizione, hanno incontrato ieri il premi Conte consegnando il programma di massima di governo che intendono realizzare. Stavolta, però, non si tratta di un contratto formale come quello di 58 pagine siglato da Lega e Cinque Stelle nel precedente governo, perché spetterà al premier “il compito di individuare più approfonditamente le linee programmatiche”.
Ci sono però vari temi “caldi” che stanno particolarmente a cuore a M5S e Pd. Dalla maggiore flessibilità in Europa, ai numeri della manovra (che abbandonerà l'ipotesi leghista di una “flat tax”), passando per gli Investimenti pubblici (dove si parla, tra le altre cose, di un “Green New Deal") , per il salario minimo e per li ttaglio dei parlamentari. Ma nelle due pagine c’è anche molta politica. Come la richiesta di calendarizzare subito alla Camera il taglio dei parlamentari, voluta dai pentastellati, ma con il vincolo Dem di accompagnare la mossa con una riforma della legge elettorale. Inoltre si parla della correzione delle leggi sulla sicurezza ma anche di acqua pubblica e concessioni. Ebbene, per ora, non c'è alcun accenno diretto al gioco pubblico. E meno male, verrebbe da dire. Ma non tanto per via dei rischi che correrebbe l'industria nel caso in cui dovesse essere di nuovo presa di mira dall'Esecutivo: quando, piuttosto, perché tutti si augurano che il governo abbia cose più importanti e urgenti da ritenere prioritarie per il paese. Fermo restando tuttavia che la riforma del settore continua ad essere un tema “caldo” e comunque urgente per la messa in sicurezza di un'industria ma anche dei territori. Sta di fatto che nel documento programmatico condiviso dalle due forze politiche, viene sancita un'intesa sulla “revisione delle concessioni pubbliche”, il cui interesse diretto ed esplicito riguarda quella di Autostrade, ma con qualche precisazione relativa a un'applicazione generale del principio, per una revisione di modello più generale che non dovrà riguardare soltanto le infrastrutture. Ecco quindi che questo tema potrebbe anche ricadere sul gioco pubblico nel quale vige un modello concessorio, il quale peraltro arriva a scadenza nel 2022, data in cui scadranno gran parte delle concessioni (apparecchi e online), in aggiunta a quelle già scadute da tempo e in attesa di rinnovo (come bingo e scommesse).
NUOVI VOLTI NEI MINISTERI – Intanto continua la partita del totoministri dove entrano anche nuovi nomi e volti, anche dall'esterno della politica. Con il nodo dei due vicepremier ancora da sciogliere. La mancata scelta tra un solo vice (come chiede il Pd) oppure due, sta bloccando tutto l’organigramma del nuovo governo. Intorno a quelle due caselle (oppure una sola) ruotano i nomi di Di Maio, di Dario Franceschini e di Andrea Orlando del Pd, e indirettamente quelli di Vincenzo Spadafora (M5S) e di Paola De Micheli (Pd) che potrebbe sedere sulla poltrona di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. A Palazzo Chigi, poi, potrebbe arrivare con la delega ai servizi segreti l’attuale presidente del Copasir Lorenzo Guerini (Pd) che dovrà lasciare la sua poltrona di San Macuto al suo vice, Adolfo Urso di Fratelli d’Italia: in questo caso, però, un altro esponente del Pd non potrebbe andare al Viminale. Mentre risultano ancora vuote le caselle degli Esteri, dell’Economia e del Viminale che, se assegnate in maniera “mista”, potrebbero andare a Marina Sereni o Enzo Amendola del (Pd), a Roberto Gualtieri (Pd) e al prefetto Alessandro Pansa.
Di Maio, intanto, avrebbe blindato i nomi di Alfonso Bonafede (ma alla Giustizia non è escluso un ritorno del dem Andrea Orlando), di Riccardo Fraccaro (Riforme), di Sergio Costa (Ambiente), di Nicola Morra (Istruzione), di Stefano Patuanelli (Infrastruture) e di Francesco D’Uva (alle Riforme se Fraccaro viene promosso). Mentre per se stesso vedrebbe di buon occhio il Ministero della Difesa. O, in alternativa, potrebbe tornare al Lavoro (dove però il Pd propone anche Graziano Delrio). Una mossa, questa di Di Maio, che lascerebbe la Difesa a Elisabetta Trenta (M5S). Mentre Dario Franceschini (Pd) potrebbe diventare vicepremier o ministro ai Rapporti con il Parlamento
GLI OSTACOLI IN PARLAMENTO – Se la strada del nuovo governo è ormai imboccata la parte difficile arriverà subito dopo, quando il nuovo Esecutivo dovrà ottenere la fiducia del Parlamento per poter effettivamente governare. Non solo per la diversità di vedute tra i due schieramenti di maggioranza, ma per una mera questione di numeri e di competenze. Oltre alla maggioranza risicata di deputati e (soprattutto) senatori, il nuovo governo fdovrà scontrarsi con un possibile ostruzionismo da parte della Lega, la quale detiene ancora la presidenza di molte commissioni parlamentari, (undici per la precisione), alcune delle quali anche molto rilevanti, e la avrà almeno fino a fine 2020.
Mentre i senatori contano e ricontano i voti che dovranno far decollare il governo con la fiducia, che ad oggi vedono segnare solo 170 voti “certi” per la fiducia, cioè appena 9 voti in più rispetto al quorum, che al Senato è di 161 voti, è bene guardare la composizione delle commissioni delle due camere per capire quanto sarà arduo il percorso del governo. Alla Camera i deputati leghisti presiedono cinque commissioni: Bilancio (Claudio Borghi), Ambiente e Lavori pubblici (Alessandro Benvenuto), Trasporti e Telecomunicazioni (Alessandro Morelli), Attività produttive (Barbara Saltamartini) e Lavoro (Andrea Giaccone). Mentre in Senato le commissioni guidate dalla Lega sono addirittura sei: Affari costituzionali (Stefano Borghesi), Giustizia (Andrea Ostellari), Difesa (Donatella Tesei), Finanze e Tesoro (Alberto Bagnai), Istruzione (Mario Pittoni) e Agricoltura (Gianpaolo Vallardi).
Agosto 30, 2019 Scritto da Ac
https://www.gioconews.it/politica-gener ... 0-09-05-19
All'indomani dell'incarico ricevuto dal premier Giuseppe Conte per la costituzione del nuovo Esecutivo si delinea il nuovo percorso, che sarà comunque in salita: anche per i giochi.
Dopo il governo del cambiamento arriva il governo delle novità. Questo, almeno, è il primo annuncio con cui il premier incaricato, Giuseppe Conte, ha dato il via ai lavori per la creazione del nuovo Esecutivo, avviando, sostanzialmente, il totoministri vero e proprio, tra le due forze politiche, in vista della ratifica formale della nuova coalizione che avverrà la prossima settimana. Salvo imprevisti. Come noto, infatti, per l'approvazione definitiva il Movimento 5 Stelle dovrà attendere la conferma della propria base, che avverrà attraverso la piattaforma Rousseau, anche se il rischio di un diniego sembra essere stato “sterilizzato” dai vertici ricorrendo a un quesito più spostato sul leader che sul nuovo esecutivo, non nominando neppure il Pd. Nel frattempo Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio, i due artefici dell'insolita coalizione, hanno incontrato ieri il premi Conte consegnando il programma di massima di governo che intendono realizzare. Stavolta, però, non si tratta di un contratto formale come quello di 58 pagine siglato da Lega e Cinque Stelle nel precedente governo, perché spetterà al premier “il compito di individuare più approfonditamente le linee programmatiche”.
Ci sono però vari temi “caldi” che stanno particolarmente a cuore a M5S e Pd. Dalla maggiore flessibilità in Europa, ai numeri della manovra (che abbandonerà l'ipotesi leghista di una “flat tax”), passando per gli Investimenti pubblici (dove si parla, tra le altre cose, di un “Green New Deal") , per il salario minimo e per li ttaglio dei parlamentari. Ma nelle due pagine c’è anche molta politica. Come la richiesta di calendarizzare subito alla Camera il taglio dei parlamentari, voluta dai pentastellati, ma con il vincolo Dem di accompagnare la mossa con una riforma della legge elettorale. Inoltre si parla della correzione delle leggi sulla sicurezza ma anche di acqua pubblica e concessioni. Ebbene, per ora, non c'è alcun accenno diretto al gioco pubblico. E meno male, verrebbe da dire. Ma non tanto per via dei rischi che correrebbe l'industria nel caso in cui dovesse essere di nuovo presa di mira dall'Esecutivo: quando, piuttosto, perché tutti si augurano che il governo abbia cose più importanti e urgenti da ritenere prioritarie per il paese. Fermo restando tuttavia che la riforma del settore continua ad essere un tema “caldo” e comunque urgente per la messa in sicurezza di un'industria ma anche dei territori. Sta di fatto che nel documento programmatico condiviso dalle due forze politiche, viene sancita un'intesa sulla “revisione delle concessioni pubbliche”, il cui interesse diretto ed esplicito riguarda quella di Autostrade, ma con qualche precisazione relativa a un'applicazione generale del principio, per una revisione di modello più generale che non dovrà riguardare soltanto le infrastrutture. Ecco quindi che questo tema potrebbe anche ricadere sul gioco pubblico nel quale vige un modello concessorio, il quale peraltro arriva a scadenza nel 2022, data in cui scadranno gran parte delle concessioni (apparecchi e online), in aggiunta a quelle già scadute da tempo e in attesa di rinnovo (come bingo e scommesse).
NUOVI VOLTI NEI MINISTERI – Intanto continua la partita del totoministri dove entrano anche nuovi nomi e volti, anche dall'esterno della politica. Con il nodo dei due vicepremier ancora da sciogliere. La mancata scelta tra un solo vice (come chiede il Pd) oppure due, sta bloccando tutto l’organigramma del nuovo governo. Intorno a quelle due caselle (oppure una sola) ruotano i nomi di Di Maio, di Dario Franceschini e di Andrea Orlando del Pd, e indirettamente quelli di Vincenzo Spadafora (M5S) e di Paola De Micheli (Pd) che potrebbe sedere sulla poltrona di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. A Palazzo Chigi, poi, potrebbe arrivare con la delega ai servizi segreti l’attuale presidente del Copasir Lorenzo Guerini (Pd) che dovrà lasciare la sua poltrona di San Macuto al suo vice, Adolfo Urso di Fratelli d’Italia: in questo caso, però, un altro esponente del Pd non potrebbe andare al Viminale. Mentre risultano ancora vuote le caselle degli Esteri, dell’Economia e del Viminale che, se assegnate in maniera “mista”, potrebbero andare a Marina Sereni o Enzo Amendola del (Pd), a Roberto Gualtieri (Pd) e al prefetto Alessandro Pansa.
Di Maio, intanto, avrebbe blindato i nomi di Alfonso Bonafede (ma alla Giustizia non è escluso un ritorno del dem Andrea Orlando), di Riccardo Fraccaro (Riforme), di Sergio Costa (Ambiente), di Nicola Morra (Istruzione), di Stefano Patuanelli (Infrastruture) e di Francesco D’Uva (alle Riforme se Fraccaro viene promosso). Mentre per se stesso vedrebbe di buon occhio il Ministero della Difesa. O, in alternativa, potrebbe tornare al Lavoro (dove però il Pd propone anche Graziano Delrio). Una mossa, questa di Di Maio, che lascerebbe la Difesa a Elisabetta Trenta (M5S). Mentre Dario Franceschini (Pd) potrebbe diventare vicepremier o ministro ai Rapporti con il Parlamento
GLI OSTACOLI IN PARLAMENTO – Se la strada del nuovo governo è ormai imboccata la parte difficile arriverà subito dopo, quando il nuovo Esecutivo dovrà ottenere la fiducia del Parlamento per poter effettivamente governare. Non solo per la diversità di vedute tra i due schieramenti di maggioranza, ma per una mera questione di numeri e di competenze. Oltre alla maggioranza risicata di deputati e (soprattutto) senatori, il nuovo governo fdovrà scontrarsi con un possibile ostruzionismo da parte della Lega, la quale detiene ancora la presidenza di molte commissioni parlamentari, (undici per la precisione), alcune delle quali anche molto rilevanti, e la avrà almeno fino a fine 2020.
Mentre i senatori contano e ricontano i voti che dovranno far decollare il governo con la fiducia, che ad oggi vedono segnare solo 170 voti “certi” per la fiducia, cioè appena 9 voti in più rispetto al quorum, che al Senato è di 161 voti, è bene guardare la composizione delle commissioni delle due camere per capire quanto sarà arduo il percorso del governo. Alla Camera i deputati leghisti presiedono cinque commissioni: Bilancio (Claudio Borghi), Ambiente e Lavori pubblici (Alessandro Benvenuto), Trasporti e Telecomunicazioni (Alessandro Morelli), Attività produttive (Barbara Saltamartini) e Lavoro (Andrea Giaccone). Mentre in Senato le commissioni guidate dalla Lega sono addirittura sei: Affari costituzionali (Stefano Borghesi), Giustizia (Andrea Ostellari), Difesa (Donatella Tesei), Finanze e Tesoro (Alberto Bagnai), Istruzione (Mario Pittoni) e Agricoltura (Gianpaolo Vallardi).
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