Mario86 ha scritto:Ragazzi, io sono stato e a volte lo sono ancora come voi. Vedo quote valore e dico "caspita i book sono battibili".
Non si non parla di 5000 bets a caso, si insiste per farvi capire che sul lungo periodo siete perdenti. Non solo finanziariamente ma anche in termini di tempo.
Voi dovete porre estrema attenzione ad una frase di Clinton che è la chiave di tutto:
"Per vincere nel lungo ci vuole conoscenza approfondita di ciò che giochi, OPPURE la conoscenza intima di bias VOLONTARI introdotti dai books per massimizzare gli introiti"
Volete vincere queste sono le strade.
1) Conoscenza approfondita. Dimenticate statistiche e in generale campionati maggiori. Il bookmaker ne saprà sempre più di voi. Dove potete avere un vantaggio?
Esempi pratici:
i campionati minori, la partita di serie c dove le info del paesello possono essere note a noi e non al book.
Piove la mattina, non c'è un buon drenaggio, campo pesante dove è difficile giocare. Un under o un asian sulla sfavorita diventano più probabile della quota.
Le assenze rilevanti dell'ultimo secondo.
Contro di questo metodo:
- i book sono diventati sempre più veloci a intervenire sulla quota
- hanno il meccanismo di difesa di limitare le puntate
Mercati specifici particolari
Un tipster ideò un metodo anni fa, forse il prolifico che abbia mai visto, il tripletta no. Sceglieva determinate partite dove già l'over non era probabile oppure match dove non vi erano forti marcatori. Facile mi direte, vero. Eppure al tempo di trovavano quote 1.05 1.06 che erano altissime. Infatti ebbe una performance mostruosa, qualcosa intorno il 10.000%. Sbagliò due sole bet su migliaia. Il suo secondo errore lo fece desistere, questo perchè in buona fede aveva commesso un errore, aveva tenuto un diario pubblico. Tanta gente aveva cominciato a seguirlo e le quote erano sempre state più magiate fino a non renderle più appetibili.
2) BIAS volontari
Esempio pratico
Lo avranno fatto anche altre persone, ma io lo appresi più di una decina di anni fa da un utente di nome Pittore.
Vado a memoria (per cui non sarò preciso), in sostanza aveva visto che le quote delle squadre favorite di casa in un determinato range (tipo da 1.5 a 2) erano ancora più basse rispetto la probabilità. Perchè? perchè la maggior parte delle persone giocava in singola o in multipla le favorite per cui il bookmaker sapeva che dando una quota "sbagliata" avrebbe guadagnato di più. Non ricordo come usasse lo stake ma so per certo che era in buon attivo. Non solo, quelli furono gli anni dell'ideazione del masaniello che con questo tipo di metodo si sposava a meraviglia e, quando lo adottò, rimase in attivo per diversi anni.
Non lo sto suggerendo come metodo, è solo un esempio pratico per far capire
Penso che alcune di queste cose vengano ancora sfruttate, almeno come meccanismo, parlo dei 'BIAS volontari'. Sicuramente c'è chi li sfrutta. Anzi diciamo che è la base vera di molti 'metodi'.
Sulla scelta dei campionati, ho una certa esperienza: ho spaziato dalla Serie C tanti tanti anni fa, e poi sono passato alla Svizzera B (anni meno lontani, molta roba è scritta qui) ma ho trattato anche campionati maggiori. Non sono molto d'accordo con il mainstream, che pure poggia su argomentazioni molto sensate. Ma io non faccio questo di lavoro, cerco solo di puntare bene e di vincere ...sono cose molto diverse rispetto a Clinton, Sindaco e altri. Quando non ho avuto tempo, non ho puntato, quando mi sono accorto che ero storto o poco motivato, ho tirato i remi in barca.
Ho conosciuto gente che giocava solo A/B di pera e vinceva. Ora è molto molto più dura, non solo perché i book si sono evoluti ma soprattutto (almeno questo è il mio parere) perché i Pro di punta si sono evoluti. Quindi sono a conoscenza delle problematiche ma continuo a pensare che esistano occasioni anche nei campionati maggiori.













