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Commissione Antimafia, approvata relazione sul gioco del X comitato - Dichiarazioni di Vaccari, Mirabelli, Bindi.
Situazione attuale, prospettive, notizie.
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Commissione Antimafia, approvata relazione sul gioco del X comitato - Dichiarazioni di Vaccari, Mirabelli, Bindi.
Messaggioda scommettitore siracusano » 06/07/2016 - 17:41
Commissione Antimafia, approvata relazione sul gioco del X comitato
http://www.gioconews.it/politica-genera ... x-comitato
Categoria principale: Gioco e Politica
Creato Mercoledì, 06 Luglio 2016 15:42
Data pubblicazione
- Relazione gioco e legalità, Bindi: 'Ora avanti con Ddl Mirabelli'
- Vaccari (Pd): 'Relazione su gioco contributo a riforma del settore'
- Mirabelli (Pd): 'Questione dirimente è riduzione di offerta e domanda'
La commissione Antimafia approva, senza modifiche, la relazione del decimo comitato sulle infiltrazioni mafiose nel gioco lecito e illecito.
Roma - Nella seduta di oggi, 6 luglio, la commissione Antimafia ha approvato senza nessuna modifca la relazione del X comitato sulle infiltrazioni mafiose nel gioco lecito e illecito, e che sintetizza, anche in termini propositivi, i lavori svolti in questi mesi, quando sono state condotte numerose audizioni da parte di forze dell'ordine, istituzioni, associazioni, e operatori.
Secondo quanto anticipato da Gioconews.it la relazione contiene numerose indicazioni sul gioco, in materia di riordino dell'offerta, sistema sanzionatorio, responsabilità della filiera, giocate alle Vlt e gioco online.
IL RIORDINO DELL'OFFERTA – Per quanto riguarda la Conferenza Unificata Stato, Regioni ed Enti Locali sul gioco, “è di tutta evidenza per la Commissione come, fermo restando il principio della cosiddetta "riserva statale dei giochi", sia opportuno che agli enti locali continui ad essere riconosciuta la possibilità di esprimere la propria voce sul delicato rapporto tra 'territorio' e 'gioco d’azzardo', dove 'territorio' significa un rapporto di prossimità, non solo con i fattori di sviluppo che hanno sede nel territorio comunale, ma anche, purtroppo, con i fattori potenziali di rischio (sociale e criminale) ivi dislocati, quali quelli connessi al gioco d’azzardo. Le comunità locali, insieme alle autorità di pubblica sicurezza e alle forze di polizia dislocate sul territorio, sono i primi sensori in grado di percepire il degrado sociale e il diffondersi della legalità. Lo Stato deve dunque essere un attento e solerte centro di ascolto delle istanze locali, beninteso se e nella misura in cui queste risultino effettivamente fondate su dati di fatto, così come correttamente rilevato dalla giustizia amministrativa". La Commissione segnala l’urgenza che quanto prima la Conferenza unificata pervenga al raggiungimento dell’intesa prevista dalla legge per la soluzione della cosiddetta 'questione territoriale', che si ispiri ai seguenti criteri di massima: a) (…) il nuovo sistema distributivo del gioco lecito si deve fondare su un armonico equilibrio di dimensionamento generale dell’offerta totale di gioco e su una distribuzione sul territorio dei punti vendita di gioco sostenibile sotto il profilo dell’impatto sociale e dei controlli che possono in concreto essere assicurati; b) (…) occorre, pertanto, offrire alle regioni e agli enti locali la possibilità, in alternativa o in aggiunta alle tipologie di punti di gioco previsti dalla legislazione vigente, di prevedere che la propria quota di offerta di gioco sia assorbita e concentrata in un numero limitato di 'luoghi di gioco' sicuri. Ad esempio, potrebbero essere istituite sale da gioco certificate, con caratteristiche tali da scongiurare ogni minimo rischio di infiltrazione criminale, elusione delle regole o di distorsione, quali, ad esempio, una formazione specifica del personale, l’accesso selettivo all’ingresso, la completa identificazione dell’avventore, la tracciabilità completa delle giocate e delle vincite, apparati di videosorveglianza interna simili a quelli in dotazione ai tradizionali casinò; c) (…) occorre che nella fase di predisposizione dei criteri per la distribuzione sul territorio, al fine di 'garantire i migliori livelli di sicurezza (…) per la tutela dell’ordine pubblico', sia attribuita la necessaria rilevanza a significativi indicatori di rischio (…), d) ferma restando la pianificazione che deriverà dall’intesa, è necessario che comunque agli enti locali, primi sensori sul territorio della percezione in grado di cogliere situazioni di pericolo del quadro sociale e del diffondersi di illegalità e disagio connesse al gioco, sia data l’opportunità di far fronte adeguatamente e con prontezza a tali situazioni; l’adozione di misure che comportino, anche indirettamente, la riduzione o l’annullamento dell’offerta di gioco sul territorio pattuita con l’intesa non è l’unica opzione; al contrario, lo Stato (e le regioni) dovranno, in primo luogo, farsi carico di sostenere l’ente locale, con tempestività e con adeguate risorse, nell’adozione di misure tese a porre rimedio all’imprevista situazione emergenziale, attraverso l’intensificazione dei controlli sui punti di gioco e scommesse, il presidio permanente dei punti di gioco ritenuti a maggior rischio, nonché la destinazione di risorse straordinarie”.
LE BARRIERE D'INGRESSO - La relazione suggerisce l'opportunità di modifiche normative anche per una maggiore efficacia nelle barriere all’ingresso nel sistema legale dei giochi. Tra queste, "ampliare l’ambito dei delitti ostativi (…), considerare, accanto ai delitti consumati, quelli tentati; equiparare espressamente, ai fini degli effetti interdittivi, la sentenza di patteggiamento a quella di condanna; richiamare le nozioni di delitti di criminalità organizzata e riciclaggio accolte dalla comunità internazionale, al fine di rendere possibile l’applicazione delle cause ostative anche alle condanne riportate all’estero per la commissione di tali reati; in analogia con le norme sugli appalti pubblici, introdurre il divieto di partecipazione per l'operatore economico che sia stato soggetto alla sanzione interdittiva di cui all'articolo 9, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 o ad altra sanzione che comporta il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione o avendo subìto condanna per il reato di falso in bilancio; estendere ai concessionari delle reti on line di raccolta di gioco a distanza, ai gestori e terzi incaricati degli apparecchi e ai proprietari, produttori e importatori degli apparecchi la normativa che sottopone il rilascio della prevista autorizzazione alla presenza dei requisiti di cui alla normativa antimafia e agli artt. 11, 12, 92 e 131 del Tulps; uniformare la disciplina per il rilascio di concessioni e autorizzazioni a tutti i soggetti della filiera, compresi i concessionari delle reti online di raccolta di gioco a distanza, ai proprietari, produttori e importatori degli apparecchi".
LA REVISIONE DEL SISTEMA SANZIONATORIO - La relazione contiene anche delle proposte per rendere il gioco illegale un mercato ostile alle mafie. Tra esse, sanzioni penali realmente dissuasive, casi di decadenza della concessione, strumenti d’indagine più efficaci, adeguati termini di prescrizione. Per esempio, si legge ancora, “al fine di adeguare le sanzioni penali alla realtà fenomenica, occorrerebbe effettuare un salto di qualità nella previsione della misura della pena da irrogare nei confronti di chiunque svolga l’attività di esercizio del gioco illecito, anche quale mero intermediario di terzi, in assenza delle prescritte concessioni ed autorizzazioni”. Inoltre, “la pena della reclusione da irrogarsi per le condotte maggiormente pericolose, dovrebbe essere tale da elevare il termine massimo di prescrizione ad un lasso di tempo congruo rispetto ad accertamenti, solitamente assai laboriosi, tesi a disvelare le effettive dimensioni dell’attività illecita ed i suoi eventuali collegamenti con altre realtà criminali”. Occorrerebbe, anche, “meglio stigmatizzare la condotta del cosiddette 'giocatore clandestino. Infatti la punibilità a titolo di colpa, con cui essa è sanzionata dalla legislazione vigente, se costituisce una reazione del sistema in grado di colpire chiunque partecipi alle scommesse illegali, anche per mera superficialità, tuttavia non inquadra il fenomeno nella sua effettività dal momento che il giocatore clandestino è tale per una precisa volontà del soggetto: la volontà di un margine di guadagno, più elevato ed esentasse, che deriva dalla possibile vincita”. Anche sotto ulteriori profili, ”la legislazione vigente non costituisce un effettivo strumento di contrasto del gioco illecito e della movimentazione di denaro che esso genera.Ad esempio, non è prevista, anche in caso di sentenza di applicazione della pena, la confisca obbligatoria dei congegni, delle apparecchiature o degli altri beni utilizzati per commettere il reato, nonché dei beni che ne costituiscono il prezzo, il prodotto od il profitto. Così pure non è prevista la confisca obbligatoria dei locali destinati allo svolgimento delle attività illecite, fatta salva la loro appartenenza a persone estranee al reato”. Inoltre, “l’ordinamento vigente non prevede la responsabilità della società di gestione del punto di raccolta delle scommesse e di trasmissione dati ai sensi della legge n. 231 del 2001, così come non é responsabile la società cui vengono riversate le somme della raccolta delle scommesse illegali e che fornisce la provvista per il pagamento delle vincite e della percentuale spettante a chi ne organizza la raccolta. Al fine di far fronte a tali lacune, s’impone l’introduzione di norme che rappresentino un effettivo deterrente al gioco illegale perseguendone i profitti illeciti”.
LE SANZIONI AMMINISTRATIVE - La relazione propone anche "una sorta di Daspo in tema di giochi e scommesse, stabilendo presupposti e modalità di esercizio dei poteri del questore finalizzati all’adozione di misure contingibili e urgenti di chiusura di uno o più punti di offerta di gioco o di esclusione della relativa rete di raccolta del gioco con vincita di denaro presenti in un determinato ambito territoriale, in caso di pericolo di diffusione del fenomeno del gioco minorile o della dipendenza da gioco patologico e al fine di fronteggiare il rischio di infiltrazione o condizionamento della criminalità organizzata del settore del gioco pubblico accertato sulla scorta di concreti ed univoci elementi di fatto".
La relazione segnala inoltre "'esigenza di una seria riflessione sulla compatibilità tra un’azione di reale contrasto al gioco illecito ed alle infiltrazioni mafiose ed il costante ricorso a forme di sanatoria che, in buona sostanza, finiscono con il realizzare un doppio sistema concessorio e abilitativo ai soli fini di una regolarizzazione della sola posizione fiscale/amministrativa di coloro che fino al momento dell’autodenuncia hanno esercitato illegalmente l’attività di raccolta delle scommesse lasciando impuniti i reati, per il fatto che allo stato non esiste un chiaro ed efficace impianto sanzionatorio specifico per il gioco on line. Tali misure si sono rivelate dunque, in concreto, concretamente non in grado di far emergere l’effettiva portata della clandestinità".
LA RESPONSABILITA' DELLA FILIERA - La relazione segnala inoltre che occorrerebbe “procedere a una responsabilizzazione dell’intera filiera del gioco, riconsiderando, in primo luogo, il rapporto tra concessionari e gestori dei punti gioco dal momento che, alla stregua della legislazione vigente, i primi non appaiono mai responsabili delle condotte poste in essere dai secondi, sebbene in qualche modo ne possano trarre vantaggio” e “prevedere in capo ai concessionari una responsabilità di posizione legata ai concetti di culpa in vigilando o in eligendo ben noti alla nostra tradizione civilistica”.
LE GIOCATE ANONIME ALLE VLT - La relazione interviene anche su un tema caldo, cioè il rischio che le Vlt siano esposte al rischio di un utilizzo per attività illecita di riciclaggio. “Al fine di ovviare all’anonimità connessa al ticket rilasciato dalle Vlt, si propone di prevedere le opportune soluzioni tecniche tese a collegare ogni operazione di cashout al medesimo nominativo del soggetto che ha provveduto ad avviare la sessione di gioco e che ha effettuato la vincita. Una possibile soluzione, potrebbe essere quella, accennata nel corso dell’audizione di SGI - Sistema Gioco Italia, di consentire il gioco sulle Vlt solo a chi è in possesso di un titolo di autorizzazione di gioco (sotto forma di ticket o card) rilasciato dal responsabile di sala a fronte dell’esibizione di un documento di riconoscimento per accertare la maggiore età e per consentire la rilevazione e la conservazione dei dati anagrafici. Il ticket, cui dovrà essere attribuita una validità limitata nel tempo (non superiore al giorno) al fine di evitare possibili abusi, darebbe la possibilità al giocatore di provvedere alla ricarica dello stesso, unicamente versando il corrispettivo in contanti nelle mani del responsabile di sala. Naturalmente, al termine della giocata, l’eventuale cashout contenuto nel titolo di autorizzazione di gioco potrà essere portato all’incasso solo dal medesimo soggetto cui è stato inizialmente rilasciato”.
IL GIOCO ONLINE - Secondo la relazione “occorre inoltre rafforzare le misure a presidio del corretto utilizzo dei conti di gioco e tese a mitigare i rischi di un impiego anonimo e per finalità illecite” e dunque “si propone l’adozione delle opportune modifiche normative affinché anche i conti di gioco on line siano ricompresi nell’ambito dei rapporti di conto e di deposito da censire presso l’anagrafe di cui all’art. 20, comma 4, della citata legge, prevedendo, conseguentemente, l’obbligo di comunicazione di tali dati in capo agli operatori di gioco di cui all’art. 14, lett. e) del decreto antiriciclaggio”.
http://www.gioconews.it/politica-genera ... x-comitato
Categoria principale: Gioco e Politica
Creato Mercoledì, 06 Luglio 2016 15:42
Data pubblicazione
- Relazione gioco e legalità, Bindi: 'Ora avanti con Ddl Mirabelli'
- Vaccari (Pd): 'Relazione su gioco contributo a riforma del settore'
- Mirabelli (Pd): 'Questione dirimente è riduzione di offerta e domanda'
La commissione Antimafia approva, senza modifiche, la relazione del decimo comitato sulle infiltrazioni mafiose nel gioco lecito e illecito.
Roma - Nella seduta di oggi, 6 luglio, la commissione Antimafia ha approvato senza nessuna modifca la relazione del X comitato sulle infiltrazioni mafiose nel gioco lecito e illecito, e che sintetizza, anche in termini propositivi, i lavori svolti in questi mesi, quando sono state condotte numerose audizioni da parte di forze dell'ordine, istituzioni, associazioni, e operatori.
Secondo quanto anticipato da Gioconews.it la relazione contiene numerose indicazioni sul gioco, in materia di riordino dell'offerta, sistema sanzionatorio, responsabilità della filiera, giocate alle Vlt e gioco online.
IL RIORDINO DELL'OFFERTA – Per quanto riguarda la Conferenza Unificata Stato, Regioni ed Enti Locali sul gioco, “è di tutta evidenza per la Commissione come, fermo restando il principio della cosiddetta "riserva statale dei giochi", sia opportuno che agli enti locali continui ad essere riconosciuta la possibilità di esprimere la propria voce sul delicato rapporto tra 'territorio' e 'gioco d’azzardo', dove 'territorio' significa un rapporto di prossimità, non solo con i fattori di sviluppo che hanno sede nel territorio comunale, ma anche, purtroppo, con i fattori potenziali di rischio (sociale e criminale) ivi dislocati, quali quelli connessi al gioco d’azzardo. Le comunità locali, insieme alle autorità di pubblica sicurezza e alle forze di polizia dislocate sul territorio, sono i primi sensori in grado di percepire il degrado sociale e il diffondersi della legalità. Lo Stato deve dunque essere un attento e solerte centro di ascolto delle istanze locali, beninteso se e nella misura in cui queste risultino effettivamente fondate su dati di fatto, così come correttamente rilevato dalla giustizia amministrativa". La Commissione segnala l’urgenza che quanto prima la Conferenza unificata pervenga al raggiungimento dell’intesa prevista dalla legge per la soluzione della cosiddetta 'questione territoriale', che si ispiri ai seguenti criteri di massima: a) (…) il nuovo sistema distributivo del gioco lecito si deve fondare su un armonico equilibrio di dimensionamento generale dell’offerta totale di gioco e su una distribuzione sul territorio dei punti vendita di gioco sostenibile sotto il profilo dell’impatto sociale e dei controlli che possono in concreto essere assicurati; b) (…) occorre, pertanto, offrire alle regioni e agli enti locali la possibilità, in alternativa o in aggiunta alle tipologie di punti di gioco previsti dalla legislazione vigente, di prevedere che la propria quota di offerta di gioco sia assorbita e concentrata in un numero limitato di 'luoghi di gioco' sicuri. Ad esempio, potrebbero essere istituite sale da gioco certificate, con caratteristiche tali da scongiurare ogni minimo rischio di infiltrazione criminale, elusione delle regole o di distorsione, quali, ad esempio, una formazione specifica del personale, l’accesso selettivo all’ingresso, la completa identificazione dell’avventore, la tracciabilità completa delle giocate e delle vincite, apparati di videosorveglianza interna simili a quelli in dotazione ai tradizionali casinò; c) (…) occorre che nella fase di predisposizione dei criteri per la distribuzione sul territorio, al fine di 'garantire i migliori livelli di sicurezza (…) per la tutela dell’ordine pubblico', sia attribuita la necessaria rilevanza a significativi indicatori di rischio (…), d) ferma restando la pianificazione che deriverà dall’intesa, è necessario che comunque agli enti locali, primi sensori sul territorio della percezione in grado di cogliere situazioni di pericolo del quadro sociale e del diffondersi di illegalità e disagio connesse al gioco, sia data l’opportunità di far fronte adeguatamente e con prontezza a tali situazioni; l’adozione di misure che comportino, anche indirettamente, la riduzione o l’annullamento dell’offerta di gioco sul territorio pattuita con l’intesa non è l’unica opzione; al contrario, lo Stato (e le regioni) dovranno, in primo luogo, farsi carico di sostenere l’ente locale, con tempestività e con adeguate risorse, nell’adozione di misure tese a porre rimedio all’imprevista situazione emergenziale, attraverso l’intensificazione dei controlli sui punti di gioco e scommesse, il presidio permanente dei punti di gioco ritenuti a maggior rischio, nonché la destinazione di risorse straordinarie”.
LE BARRIERE D'INGRESSO - La relazione suggerisce l'opportunità di modifiche normative anche per una maggiore efficacia nelle barriere all’ingresso nel sistema legale dei giochi. Tra queste, "ampliare l’ambito dei delitti ostativi (…), considerare, accanto ai delitti consumati, quelli tentati; equiparare espressamente, ai fini degli effetti interdittivi, la sentenza di patteggiamento a quella di condanna; richiamare le nozioni di delitti di criminalità organizzata e riciclaggio accolte dalla comunità internazionale, al fine di rendere possibile l’applicazione delle cause ostative anche alle condanne riportate all’estero per la commissione di tali reati; in analogia con le norme sugli appalti pubblici, introdurre il divieto di partecipazione per l'operatore economico che sia stato soggetto alla sanzione interdittiva di cui all'articolo 9, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 o ad altra sanzione che comporta il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione o avendo subìto condanna per il reato di falso in bilancio; estendere ai concessionari delle reti on line di raccolta di gioco a distanza, ai gestori e terzi incaricati degli apparecchi e ai proprietari, produttori e importatori degli apparecchi la normativa che sottopone il rilascio della prevista autorizzazione alla presenza dei requisiti di cui alla normativa antimafia e agli artt. 11, 12, 92 e 131 del Tulps; uniformare la disciplina per il rilascio di concessioni e autorizzazioni a tutti i soggetti della filiera, compresi i concessionari delle reti online di raccolta di gioco a distanza, ai proprietari, produttori e importatori degli apparecchi".
LA REVISIONE DEL SISTEMA SANZIONATORIO - La relazione contiene anche delle proposte per rendere il gioco illegale un mercato ostile alle mafie. Tra esse, sanzioni penali realmente dissuasive, casi di decadenza della concessione, strumenti d’indagine più efficaci, adeguati termini di prescrizione. Per esempio, si legge ancora, “al fine di adeguare le sanzioni penali alla realtà fenomenica, occorrerebbe effettuare un salto di qualità nella previsione della misura della pena da irrogare nei confronti di chiunque svolga l’attività di esercizio del gioco illecito, anche quale mero intermediario di terzi, in assenza delle prescritte concessioni ed autorizzazioni”. Inoltre, “la pena della reclusione da irrogarsi per le condotte maggiormente pericolose, dovrebbe essere tale da elevare il termine massimo di prescrizione ad un lasso di tempo congruo rispetto ad accertamenti, solitamente assai laboriosi, tesi a disvelare le effettive dimensioni dell’attività illecita ed i suoi eventuali collegamenti con altre realtà criminali”. Occorrerebbe, anche, “meglio stigmatizzare la condotta del cosiddette 'giocatore clandestino. Infatti la punibilità a titolo di colpa, con cui essa è sanzionata dalla legislazione vigente, se costituisce una reazione del sistema in grado di colpire chiunque partecipi alle scommesse illegali, anche per mera superficialità, tuttavia non inquadra il fenomeno nella sua effettività dal momento che il giocatore clandestino è tale per una precisa volontà del soggetto: la volontà di un margine di guadagno, più elevato ed esentasse, che deriva dalla possibile vincita”. Anche sotto ulteriori profili, ”la legislazione vigente non costituisce un effettivo strumento di contrasto del gioco illecito e della movimentazione di denaro che esso genera.Ad esempio, non è prevista, anche in caso di sentenza di applicazione della pena, la confisca obbligatoria dei congegni, delle apparecchiature o degli altri beni utilizzati per commettere il reato, nonché dei beni che ne costituiscono il prezzo, il prodotto od il profitto. Così pure non è prevista la confisca obbligatoria dei locali destinati allo svolgimento delle attività illecite, fatta salva la loro appartenenza a persone estranee al reato”. Inoltre, “l’ordinamento vigente non prevede la responsabilità della società di gestione del punto di raccolta delle scommesse e di trasmissione dati ai sensi della legge n. 231 del 2001, così come non é responsabile la società cui vengono riversate le somme della raccolta delle scommesse illegali e che fornisce la provvista per il pagamento delle vincite e della percentuale spettante a chi ne organizza la raccolta. Al fine di far fronte a tali lacune, s’impone l’introduzione di norme che rappresentino un effettivo deterrente al gioco illegale perseguendone i profitti illeciti”.
LE SANZIONI AMMINISTRATIVE - La relazione propone anche "una sorta di Daspo in tema di giochi e scommesse, stabilendo presupposti e modalità di esercizio dei poteri del questore finalizzati all’adozione di misure contingibili e urgenti di chiusura di uno o più punti di offerta di gioco o di esclusione della relativa rete di raccolta del gioco con vincita di denaro presenti in un determinato ambito territoriale, in caso di pericolo di diffusione del fenomeno del gioco minorile o della dipendenza da gioco patologico e al fine di fronteggiare il rischio di infiltrazione o condizionamento della criminalità organizzata del settore del gioco pubblico accertato sulla scorta di concreti ed univoci elementi di fatto".
La relazione segnala inoltre "'esigenza di una seria riflessione sulla compatibilità tra un’azione di reale contrasto al gioco illecito ed alle infiltrazioni mafiose ed il costante ricorso a forme di sanatoria che, in buona sostanza, finiscono con il realizzare un doppio sistema concessorio e abilitativo ai soli fini di una regolarizzazione della sola posizione fiscale/amministrativa di coloro che fino al momento dell’autodenuncia hanno esercitato illegalmente l’attività di raccolta delle scommesse lasciando impuniti i reati, per il fatto che allo stato non esiste un chiaro ed efficace impianto sanzionatorio specifico per il gioco on line. Tali misure si sono rivelate dunque, in concreto, concretamente non in grado di far emergere l’effettiva portata della clandestinità".
LA RESPONSABILITA' DELLA FILIERA - La relazione segnala inoltre che occorrerebbe “procedere a una responsabilizzazione dell’intera filiera del gioco, riconsiderando, in primo luogo, il rapporto tra concessionari e gestori dei punti gioco dal momento che, alla stregua della legislazione vigente, i primi non appaiono mai responsabili delle condotte poste in essere dai secondi, sebbene in qualche modo ne possano trarre vantaggio” e “prevedere in capo ai concessionari una responsabilità di posizione legata ai concetti di culpa in vigilando o in eligendo ben noti alla nostra tradizione civilistica”.
LE GIOCATE ANONIME ALLE VLT - La relazione interviene anche su un tema caldo, cioè il rischio che le Vlt siano esposte al rischio di un utilizzo per attività illecita di riciclaggio. “Al fine di ovviare all’anonimità connessa al ticket rilasciato dalle Vlt, si propone di prevedere le opportune soluzioni tecniche tese a collegare ogni operazione di cashout al medesimo nominativo del soggetto che ha provveduto ad avviare la sessione di gioco e che ha effettuato la vincita. Una possibile soluzione, potrebbe essere quella, accennata nel corso dell’audizione di SGI - Sistema Gioco Italia, di consentire il gioco sulle Vlt solo a chi è in possesso di un titolo di autorizzazione di gioco (sotto forma di ticket o card) rilasciato dal responsabile di sala a fronte dell’esibizione di un documento di riconoscimento per accertare la maggiore età e per consentire la rilevazione e la conservazione dei dati anagrafici. Il ticket, cui dovrà essere attribuita una validità limitata nel tempo (non superiore al giorno) al fine di evitare possibili abusi, darebbe la possibilità al giocatore di provvedere alla ricarica dello stesso, unicamente versando il corrispettivo in contanti nelle mani del responsabile di sala. Naturalmente, al termine della giocata, l’eventuale cashout contenuto nel titolo di autorizzazione di gioco potrà essere portato all’incasso solo dal medesimo soggetto cui è stato inizialmente rilasciato”.
IL GIOCO ONLINE - Secondo la relazione “occorre inoltre rafforzare le misure a presidio del corretto utilizzo dei conti di gioco e tese a mitigare i rischi di un impiego anonimo e per finalità illecite” e dunque “si propone l’adozione delle opportune modifiche normative affinché anche i conti di gioco on line siano ricompresi nell’ambito dei rapporti di conto e di deposito da censire presso l’anagrafe di cui all’art. 20, comma 4, della citata legge, prevedendo, conseguentemente, l’obbligo di comunicazione di tali dati in capo agli operatori di gioco di cui all’art. 14, lett. e) del decreto antiriciclaggio”.
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Re: Commissione Antimafia, approvata relazione sul gioco del X comitato - Dichiarazioni di Vaccari, Mirabelli, Bindi.
Messaggioda scommettitore siracusano » 06/07/2016 - 17:42
Mirabelli (Pd): 'Questione dirimente è riduzione di offerta e domanda'
http://www.gioconews.it/politica-genera ... -antimafia
Creato Mercoledì, 06 Luglio 2016 16:33
Franco Mirabelli (Pd) e Luigi Gaetti (M5S) intervengono sulla relazione sul gioco approvata dalla commissione dell'Antimafia.
Roma - "E' stato fatto un ottimo lavoro dalla commissione e una questione dirimente è quella di ridurre domanda e offerta di gioco, soprattutto nei locali pubblici. Servono poi strumenti più adeguati per combattere le infiltrazioni criminali sul gioco. Bisogna specializzare le forze dell'ordine su questo fronte e occorre dare piu' poteri". E' l'intervento di Franco Mirabelli, senatore del Partito Democratico e firmatario di un disegno di legge sul riordino dei giochi.
Invece il senatore Luigi Gaetti del Movimento 5 Stelle sottolinea come il M5s si è "astenuto sul voto della relazione, segno di monito per non dimenticare che ci sono aspetti come la pubblicità del gioco e gli aspetti socio sanitari".
http://www.gioconews.it/politica-genera ... -antimafia
Creato Mercoledì, 06 Luglio 2016 16:33
Franco Mirabelli (Pd) e Luigi Gaetti (M5S) intervengono sulla relazione sul gioco approvata dalla commissione dell'Antimafia.
Roma - "E' stato fatto un ottimo lavoro dalla commissione e una questione dirimente è quella di ridurre domanda e offerta di gioco, soprattutto nei locali pubblici. Servono poi strumenti più adeguati per combattere le infiltrazioni criminali sul gioco. Bisogna specializzare le forze dell'ordine su questo fronte e occorre dare piu' poteri". E' l'intervento di Franco Mirabelli, senatore del Partito Democratico e firmatario di un disegno di legge sul riordino dei giochi.
Invece il senatore Luigi Gaetti del Movimento 5 Stelle sottolinea come il M5s si è "astenuto sul voto della relazione, segno di monito per non dimenticare che ci sono aspetti come la pubblicità del gioco e gli aspetti socio sanitari".
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Re: Commissione Antimafia, approvata relazione sul gioco del X comitato - Dichiarazioni di Vaccari, Mirabelli, Bindi.
Messaggioda scommettitore siracusano » 06/07/2016 - 17:44
Vaccari (Pd): 'Relazione su gioco contributo a riforma del settore'
http://www.gioconews.it/politica-genera ... el-settore
Creato Mercoledì, 06 Luglio 2016 16:13
Data pubblicazione
Scritto da Sm
Il senatore del Pd Stefano Vaccari evidenzia come la relazione sul gioco contribuisca alla riforma del settore.
Roma - “Vogliamo dare un contributo alla riforma sul gioco pubblico”. Lo evidenzia il coordinatore del decimo comitato della commissione Antimafia, Stefano Vaccari (Pd), nel commentare l'approvazione della relazione da parte della commissione stessa. Quello del gioco, prosegue, è “un settore che è stato affrontato nella delega fiscale, poi nel Ddl Mirabelli e anche nel dialogo stato regioni enti locali. Su quest'ultimo punto c'è ancora uno stallo, ma pensiamo che anche attraverso questa relazione si possa dare uno slancio a questa discussione per arrivare a un accordo sulla regolamentaione del settore. Ci sono una serie di azioni e di temi affrontati nella relazione che vanno al gioco terrestre delle Awp e Vlt fino al gioco online, in cui vanno alzate le barriere per limitare l'accesso della illegalità. Nel sud abbiamo visto che l'azione della criminalità è maggiore, anche se c'è una omogeneità sul territorio. Abbiamo pensato a una strategia omogenea di contrasto e a una serie di barriere all'ingresso, aggiungendo una serie di reati che possono andare a completare una azione di contrasto alla criminalità. In capo ai concessionari diciamo che si può costruire per loro un filo di responsabilità con i punti gioco, in modo che tutti si prendano una fetta di responsabilità. Sul cash out, ovvero il pagamento delle vincite, proponiamo che siano dati dei ticket o delle card cambiate con la vincita solo dopo la presentazione di un documento di identità. Per l'online proponiamo le stesse regole che ci sono per i conti corrente. Poi pensiamo che si debba consentire ai comuni un ridimensionamento delll'offerta di gioco sulla base dell'impatto sociale nel territorio. Occorre una strategia europea contro il crimine e la suas azione anche attraverso le nuove tecnologie. Occorrono poi misure armonizzate con un aggiornamento del quadro giuridico europeo”.
http://www.gioconews.it/politica-genera ... el-settore
Creato Mercoledì, 06 Luglio 2016 16:13
Data pubblicazione
Scritto da Sm
Il senatore del Pd Stefano Vaccari evidenzia come la relazione sul gioco contribuisca alla riforma del settore.
Roma - “Vogliamo dare un contributo alla riforma sul gioco pubblico”. Lo evidenzia il coordinatore del decimo comitato della commissione Antimafia, Stefano Vaccari (Pd), nel commentare l'approvazione della relazione da parte della commissione stessa. Quello del gioco, prosegue, è “un settore che è stato affrontato nella delega fiscale, poi nel Ddl Mirabelli e anche nel dialogo stato regioni enti locali. Su quest'ultimo punto c'è ancora uno stallo, ma pensiamo che anche attraverso questa relazione si possa dare uno slancio a questa discussione per arrivare a un accordo sulla regolamentaione del settore. Ci sono una serie di azioni e di temi affrontati nella relazione che vanno al gioco terrestre delle Awp e Vlt fino al gioco online, in cui vanno alzate le barriere per limitare l'accesso della illegalità. Nel sud abbiamo visto che l'azione della criminalità è maggiore, anche se c'è una omogeneità sul territorio. Abbiamo pensato a una strategia omogenea di contrasto e a una serie di barriere all'ingresso, aggiungendo una serie di reati che possono andare a completare una azione di contrasto alla criminalità. In capo ai concessionari diciamo che si può costruire per loro un filo di responsabilità con i punti gioco, in modo che tutti si prendano una fetta di responsabilità. Sul cash out, ovvero il pagamento delle vincite, proponiamo che siano dati dei ticket o delle card cambiate con la vincita solo dopo la presentazione di un documento di identità. Per l'online proponiamo le stesse regole che ci sono per i conti corrente. Poi pensiamo che si debba consentire ai comuni un ridimensionamento delll'offerta di gioco sulla base dell'impatto sociale nel territorio. Occorre una strategia europea contro il crimine e la suas azione anche attraverso le nuove tecnologie. Occorrono poi misure armonizzate con un aggiornamento del quadro giuridico europeo”.
La pluralità e il confronto delle corrette informazioni è alla base di ogni civile convivenza in una comunità democratica.
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Re: Commissione Antimafia, approvata relazione sul gioco del X comitato - Dichiarazioni di Vaccari, Mirabelli, Bindi.
Messaggioda scommettitore siracusano » 06/07/2016 - 17:45
Relazione gioco e legalità, Bindi: 'Ora avanti con Ddl Mirabelli'
http://www.gioconews.it/politica-genera ... -mirabelli
Creato Mercoledì, 06 Luglio 2016 16:14
Data pubblicazione
Scritto da Sara Michelucci
Rosy Bindi, presidente commmissione Antimafia, annuncia volontà di riprendere il lavoro di riordino sul gioco pubblico con il Ddl Mirabelli.
Roma - "Vogliamo far sì che si riprenda al più presto il lavoro di riordino sul gioco pubblico con il Ddl Mirabelli. E' importante tenere presente i contenuti della relazione sul gioco seguita dal senatore Vaccari. La commissione Antimafia ha una attenzione altissima per questo settore". Lo afferma Rosy Bindi nel corso della presentazione della relazione su gioco e legalità del X comitato approvata oggi, 6 luglio, dalla Commissione Antimafia.
"La relazione è stata inviata ai due rami del Parlamento, verrà votata come risoluzione e poi, probabilmente, verrà presentata come disegno di legge attraverso proposte emendative", specifica Bindi.
Inoltre "se vogliamo impedire alle mafie di entrare in certi settori bisogna chiudere certi varchi. Questo vale per i giochi, ma anche per altri settori. Vogliamo irrobustire un sistema perchè nessuno se ne approfitti", conclude la presidente della commissione Antimafia.
http://www.gioconews.it/politica-genera ... -mirabelli
Creato Mercoledì, 06 Luglio 2016 16:14
Data pubblicazione
Scritto da Sara Michelucci
Rosy Bindi, presidente commmissione Antimafia, annuncia volontà di riprendere il lavoro di riordino sul gioco pubblico con il Ddl Mirabelli.
Roma - "Vogliamo far sì che si riprenda al più presto il lavoro di riordino sul gioco pubblico con il Ddl Mirabelli. E' importante tenere presente i contenuti della relazione sul gioco seguita dal senatore Vaccari. La commissione Antimafia ha una attenzione altissima per questo settore". Lo afferma Rosy Bindi nel corso della presentazione della relazione su gioco e legalità del X comitato approvata oggi, 6 luglio, dalla Commissione Antimafia.
"La relazione è stata inviata ai due rami del Parlamento, verrà votata come risoluzione e poi, probabilmente, verrà presentata come disegno di legge attraverso proposte emendative", specifica Bindi.
Inoltre "se vogliamo impedire alle mafie di entrare in certi settori bisogna chiudere certi varchi. Questo vale per i giochi, ma anche per altri settori. Vogliamo irrobustire un sistema perchè nessuno se ne approfitti", conclude la presidente della commissione Antimafia.
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Re: Commissione Antimafia, approvata relazione sul gioco del X comitato - Dichiarazioni di Vaccari, Mirabelli, Bindi.
Messaggioda scommettitore siracusano » 23/09/2016 - 09:39
Il Gioco e le infiltrazioni criminali. Di Chiara Sambaldi
Nel luglio scorso – scrive l’avvocato Chiara Sambaldi – la Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, ha approvato, senza modifiche, la relazione del X Comitato, istituito il 25 febbraio 2016, con il compito di analizzare le infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito ed illecito e di svolgere un’attività istruttoria anche ai fini della formulazione di adeguate proposte normative, che si inseriscano nell’iter legislativo attualmente in corso in materia nelle competenti commissioni parlamentari.
Il rinnovato interesse del legislatore per il fenomeno, si legge nella Relazione, riguarda, infatti, non solo gli aspetti più direttamente legati alle conseguenze sociali e sanitarie (in primo luogo, la dipendenza da gioco patologico), ma anche quello dell’infiltrazione della criminalità – comune o di matrice mafiosa – laddove essa trova terreno ancor più fertile nella contingente situazione di crisi economica. La penetrazione mafiosa non riguarda più solo i tradizionali settori imprenditoriali, ma anche quelli di più recente sviluppo, rappresentati proprio dal gioco e dalle scommesse, dalla gestione delle slot machine, dalle scommesse sportive on line fino al fenomeno del match fixing.
Dopo aver ricostruito il quadro normativo nazionale, regionale e locale, anche alla luce dei più recenti dati sulla raccolta nel mercato dei giochi, il fenomeno del gioco viene esaminato sotto il profilo sociologico, evidenziando la progressiva esponenziale diffusione dello stesso, da porre, anche, in relazione alle nuove “opportunità di gioco tramite internet” e alle “nuove applicazioni degli smart-phone“.
Le differenti modalità di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore, descritte nella relazione presentata dal ROS dei Carabinieri (audizione del 3 marzo 2016) sono state individuate: nella tradizionale attività estorsiva, simile a quella esercitata per le altre attività commerciali, nei confronti delle società concessionarie e delle sale da gioco; nella imposizione di “macchinette video-poker” negli essercizi pubblici esistenti nei territori sottoposti a controllo mafioso; nell’infiltrazione di società, punti scommessa e sale da gioco, sia intestandole a prestanome sia attraverso la compartecipazione delle società che hanno ottenuto regolare concessione da parte di ADM; nella raccolta e gestione di piattaforme illegali di scommesse sportive, mediante la gestione di siti internet dislocati in Paesi esteri, che sono privi di concessione in Italia, ma che ne consentono il gioco in violazione della normativa vigente.
Le mafie vedono, quindi, nel gioco un business altamente redditizio, in sé per sé, e non soltanto perché esso consente il riciclaggio del denaro di provenienza illecita.
La Relazione evidenzia come, data una certa “domanda di gioco” totale, ad una sempre maggiore quantità di domanda indirizzata ai prodotti legali, dovrebbe corrispondere una diminuzione delle giocate illegali e, all’interno di queste, di quelle gestite dalla criminalità organizzata.
Vengono, quindi, individuate, seppur in via presuntiva, le ragioni per le quali, almeno fino ad oggi, detta tendenza non si è registrata. Da un lato, il potenziale di crescita espresso dalla “domanda di gioco”, dall’altro la capacità delle mafie di realizzare guadagni nelle falle e interstizi del sistema (manomissioni, segnali e connessioni che saltano, anomalie cui corrispondono interventi di controllo blandi o non tempestivi, transazioni che avvengono all’ombra, pagamenti anonimi ecc.).
In tale direzione, l’introduzione e l’implementazione di procedure e strumenti di controllo che usufruiscono, o possono usufruire, di tecnologia avanzata, in favore della trasparenza e tracciabilità delle operazioni, se possono rilevarsi utili strumenti per rompere quello che viene definito “un circuito vizioso di alimentazione reciproca tra gioco legale e gioco illegale”, potrebbero indurre una certa quota di giocatori (tutta da quantificare) a spostarsi verso siti esteri e giocate del tutto illegali, ponendosi, conseguentemente, più complesse questioni di cooperazione tra Stati nella repressione dei fenomeni illeciti.
Passando in rassegna i numerosi interventi regolatori delle Regioni e degli Enti Locali, finalizzati al contrasto alla dipendenza dal gioco patologico sui territori interessati, il Comitato segnala l’urgenza che la Conferenza Unificata Stato Regioni ed enti Locali, pervenga al raggiungimento dell’intesa prevista dall’ultima legge di stabilità (per il 2016), per la soluzione della c.d. “questione territoriale”.
Tra i criteri di massima, che dovrebbero ispirare l’intesa, viene individuata la necessità che, nella fase di predisposizione dei criteri per la distribuzione sul territorio degli esercizi offerenti gioco, al fine di “garantire i migliori livelli di sicurezza (…) per la tutela dell’ordine pubblico”, sia attribuita la necessaria rilevanza a significativi indicatori di rischio, quali l’ “indice di presenza mafiosa” dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano, l’ “indice di organizzazione criminale” (IOC) elaborato dall’EURISPES ed altri indici pertinenti quali quelli utilizzati dall’ISTAT nel rapporto BES 2014.
Viene, inoltre, evidenziato come non possa configurarsi, quale unica opzione, quella dell’adozione di misure che comportino, anche indirettamente, la riduzione o l’annullamento dell’offerta di gioco sul territorio. Stato e Regioni dovranno, in primo luogo, farsi carico di sostenere l’ente locale, con tempestività e adeguate risorse, attraverso l’intensificazione dei controlli sui punti di gioco e scommesse, il presidio permanente dei punti di gioco ritenuti di maggior rischio nonché la destinazione delle risorse straordinarie per il potenziamento dell’operatività della polizia locale e dei servizi sociali.
Con riguardo alle risultanze delle più recenti e significative inchieste giudiziarie in materia, la relazione stigmatizza come il comparto dei giochi sia di altissimo interesse per la criminalità di stampo mafioso la quale non si è lasciata sfuggire l’opportunità di penetrare in un settore da cui possono derivare introiti ingenti e attraverso il quale possono essere riciclate ed investite, senza gravi rischi, elevatissime somme di denaro.
E’ proprio il profilo del rischio che merita una riflessione in quanto a fronte di rilevanti introiti economici, l’accertamento delle condotte illegali è alquanto complesso e le conseguenze giudiziarie piuttosto contenute in ragione di un sistema sanzionatorio che prevede l’applicazione di pene non elevate.
Il settore consente, con facilità, di inserirvisi e di perseguire guadagni elevati, non di meno rispetto a quelli provenienti dal traffico di stupefacenti, ma con rischi di gran lunga inferiori, sotto il profilo della reazione da parte dello Stato.
Le sempre più numerose indagini hanno messo in evidenza la capacità delle organizzazioni criminali di inserirsi in una qualsiasi delle articolazioni da cui è costituita la filiera del gioco in tutto il territorio nazionale, registrandosi, oggi, un interesse prevalente per il gioco on line e per il settore degli apparecchi da intrattenimento che risulta assorbire oltre il 50 per cento dell’intero comparto.
La Relazione richiama le indagini che hanno attestato le varie modalità di alterazione dei congegni di gioco impiegate per alimentare il comparto illegale. Gli apparecchi vengono, in molti casi, alterati nel sistema di gioco, abbassando significativamente il payout e, dunque, le probabilità di vincita del giocatore, aumentando così la remuneratività dell’utilizzo illecito.
In un caso è stato accertato che accanto all’attività di noleggio e vendita di schede normali, venivano commercializzate le schede contraffatte che consentivano una trasmissione solo parziale dei dati del volume di gioco all’amministrazione finanziaria, così da occultare una rilevante quota dei guadagni realizzati dai gestori delle sale.
E’ stato, inoltre, accertato che per raggiungere una posizione di rilievo nell’ambito del commercio illecito di schede contraffatte, l’imprenditore illegale aveva acquisito il controllo di imprese accreditate presso l’amministrazione finanziaria quali produttori di schede regolarmente omologate (indagine “Black Monkey” della DDA di Bologna).
Sul versante del gioco on line, vengono evidenziate, da un lato, le opportunità che il sistema offre alla criminalità organizzata sul fronte delle operazioni di riciclaggio, dall’altro i rischi per i giocatori di vedersi clonate le carte di credito o di subire il furto di identità elettronica.
Nonostante gli strumenti previsti dalla normativa vigente, che contempla l’”oscuramento” dei siti web gestiti da soggetti non autorizzati dai Monopoli di Stato, la lotta all’illegalità risulta compromessa in ragione del grado di sofisticazione tecnologica di cui il mercato illegale può beneficiare.
Nella parte conclusiva del corposo documento si analizzano gli strumenti normativi esistenti, tramite i quali impedire che la criminalità organizzata entri nel sistema del gioco legale, e le proposte per rendere il gioco illegale un mercato ostile alle mafie.
Passando in rassegna la disciplina delle barriere all’ingresso nella filiera del gioco legale, viene evidenziata l’esistenza di un diffuso difetto di coordinamento tra le norme e la complessità della legislazione vigente, frutto dello stratificarsi, nel corso del tempo, di norme introdotte in ragione delle sempre più pressanti esigenze di trasparenza e salvaguardia del settore, ma senza una esatta rispondenza ad un disegno complessivo.
Nel formulare proposte di intervento migliorativo, il Comitato sottolinea che il controllo di legalità ottimale si conseguirebbe attraverso un sistema ben strutturato che colleghi il rispetto delle normative antimafia e antiriciclaggio con le ispezioni amministrative, le verifiche tributarie e il monitoraggio continuo e capillare delle tecnologie elettroniche ed informatiche.
E’ evidente, si legge nella Relazione, la necessità di una strategia globale coordinata di prevenzione e di contrasto, che ponga rimedio alle attuali lacune. Tra gli obiettivi anche quello di assciurare che i controlli e gli accertamenti posseggano una “continuità di processo”, le informazioni siano condivise, le aree da sorvegliare prioritariamente definite, le tecnologie costantemente aggiornate.
Degno di particolare nota, a parere di chi scrive, il passaggio che richiama le inchieste giudiziarie e sollecita uno sforzo verso una maggiore integrazione “verticale” tra la notitia criminis e gli accertamenti sul territorio nazionale ed internazionale e quelli transnazionali, ma anche verso una più robusta integrazione “orizzontale” ovvero tra i controlli e le verifiche e le indagini “per materia” della magistratura penale, amministrativa e contabile.
E’ stato, infatti, colto uno dei profili di maggior criticità che affligge l’efficacia dell’azione repressiva dello Stato rispetto ai fenomeni illeciti nel settore dei giochi.
Alcuni significativi fenomeni e sistemi illeciti, rivelatisi appetibili per la criminalità organizzata, si sono diffusi e consolidati agendo nelle maglie delle debolezze del sistema repressivo e sanzionatorio, nell’assenza di coordinamento ed integrazione di dati e notizie da parte delle istituzioni interessate.
La corsa dello Stato alla disciplina ed introduzione di nuovi giochi e tipologie di gioco, già offerte dalle reti illegali e non autorizzate, è indirizzata al soddisfacimento delle preferenze espresse dai consumatori dei servizi di gioco, tramite l’attenuazione del divario concorrenziale tra reti autorizzate e reti non autorizzate di raccolta, mediante la canalizzazione del gioco in circuiti controllabili.
Alla luce delle risultanze del lavoro svolto dal X Comitato istituito dalla Commissione Antimafia, appare, pertanto, urgente e non più procrastinabile un riordino complessivo del settore che prenda le mosse da un testo unico normativo in materia e da una riflessione sulla necessità di concepire e partorire una politica dello Stato in materia di giochi, sino ad oggi totalmente assente in quanto appannaggio delle sole necessità di cassa.
Le stesse necessità di cassa che, oggi, appaiono porsi quale ostacolo concreto all’adozione di reali misure di significativa contrazione dell’offerta di gioco tramite apparecchi da intrattenimento, per far fronte ai fenomeni patologici”.
PressGiochi http://www.pressgiochi.it/il-gioco-e-le ... aldi/24418
Nel luglio scorso – scrive l’avvocato Chiara Sambaldi – la Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, ha approvato, senza modifiche, la relazione del X Comitato, istituito il 25 febbraio 2016, con il compito di analizzare le infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito ed illecito e di svolgere un’attività istruttoria anche ai fini della formulazione di adeguate proposte normative, che si inseriscano nell’iter legislativo attualmente in corso in materia nelle competenti commissioni parlamentari.
Il rinnovato interesse del legislatore per il fenomeno, si legge nella Relazione, riguarda, infatti, non solo gli aspetti più direttamente legati alle conseguenze sociali e sanitarie (in primo luogo, la dipendenza da gioco patologico), ma anche quello dell’infiltrazione della criminalità – comune o di matrice mafiosa – laddove essa trova terreno ancor più fertile nella contingente situazione di crisi economica. La penetrazione mafiosa non riguarda più solo i tradizionali settori imprenditoriali, ma anche quelli di più recente sviluppo, rappresentati proprio dal gioco e dalle scommesse, dalla gestione delle slot machine, dalle scommesse sportive on line fino al fenomeno del match fixing.
Dopo aver ricostruito il quadro normativo nazionale, regionale e locale, anche alla luce dei più recenti dati sulla raccolta nel mercato dei giochi, il fenomeno del gioco viene esaminato sotto il profilo sociologico, evidenziando la progressiva esponenziale diffusione dello stesso, da porre, anche, in relazione alle nuove “opportunità di gioco tramite internet” e alle “nuove applicazioni degli smart-phone“.
Le differenti modalità di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore, descritte nella relazione presentata dal ROS dei Carabinieri (audizione del 3 marzo 2016) sono state individuate: nella tradizionale attività estorsiva, simile a quella esercitata per le altre attività commerciali, nei confronti delle società concessionarie e delle sale da gioco; nella imposizione di “macchinette video-poker” negli essercizi pubblici esistenti nei territori sottoposti a controllo mafioso; nell’infiltrazione di società, punti scommessa e sale da gioco, sia intestandole a prestanome sia attraverso la compartecipazione delle società che hanno ottenuto regolare concessione da parte di ADM; nella raccolta e gestione di piattaforme illegali di scommesse sportive, mediante la gestione di siti internet dislocati in Paesi esteri, che sono privi di concessione in Italia, ma che ne consentono il gioco in violazione della normativa vigente.
Le mafie vedono, quindi, nel gioco un business altamente redditizio, in sé per sé, e non soltanto perché esso consente il riciclaggio del denaro di provenienza illecita.
La Relazione evidenzia come, data una certa “domanda di gioco” totale, ad una sempre maggiore quantità di domanda indirizzata ai prodotti legali, dovrebbe corrispondere una diminuzione delle giocate illegali e, all’interno di queste, di quelle gestite dalla criminalità organizzata.
Vengono, quindi, individuate, seppur in via presuntiva, le ragioni per le quali, almeno fino ad oggi, detta tendenza non si è registrata. Da un lato, il potenziale di crescita espresso dalla “domanda di gioco”, dall’altro la capacità delle mafie di realizzare guadagni nelle falle e interstizi del sistema (manomissioni, segnali e connessioni che saltano, anomalie cui corrispondono interventi di controllo blandi o non tempestivi, transazioni che avvengono all’ombra, pagamenti anonimi ecc.).
In tale direzione, l’introduzione e l’implementazione di procedure e strumenti di controllo che usufruiscono, o possono usufruire, di tecnologia avanzata, in favore della trasparenza e tracciabilità delle operazioni, se possono rilevarsi utili strumenti per rompere quello che viene definito “un circuito vizioso di alimentazione reciproca tra gioco legale e gioco illegale”, potrebbero indurre una certa quota di giocatori (tutta da quantificare) a spostarsi verso siti esteri e giocate del tutto illegali, ponendosi, conseguentemente, più complesse questioni di cooperazione tra Stati nella repressione dei fenomeni illeciti.
Passando in rassegna i numerosi interventi regolatori delle Regioni e degli Enti Locali, finalizzati al contrasto alla dipendenza dal gioco patologico sui territori interessati, il Comitato segnala l’urgenza che la Conferenza Unificata Stato Regioni ed enti Locali, pervenga al raggiungimento dell’intesa prevista dall’ultima legge di stabilità (per il 2016), per la soluzione della c.d. “questione territoriale”.
Tra i criteri di massima, che dovrebbero ispirare l’intesa, viene individuata la necessità che, nella fase di predisposizione dei criteri per la distribuzione sul territorio degli esercizi offerenti gioco, al fine di “garantire i migliori livelli di sicurezza (…) per la tutela dell’ordine pubblico”, sia attribuita la necessaria rilevanza a significativi indicatori di rischio, quali l’ “indice di presenza mafiosa” dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano, l’ “indice di organizzazione criminale” (IOC) elaborato dall’EURISPES ed altri indici pertinenti quali quelli utilizzati dall’ISTAT nel rapporto BES 2014.
Viene, inoltre, evidenziato come non possa configurarsi, quale unica opzione, quella dell’adozione di misure che comportino, anche indirettamente, la riduzione o l’annullamento dell’offerta di gioco sul territorio. Stato e Regioni dovranno, in primo luogo, farsi carico di sostenere l’ente locale, con tempestività e adeguate risorse, attraverso l’intensificazione dei controlli sui punti di gioco e scommesse, il presidio permanente dei punti di gioco ritenuti di maggior rischio nonché la destinazione delle risorse straordinarie per il potenziamento dell’operatività della polizia locale e dei servizi sociali.
Con riguardo alle risultanze delle più recenti e significative inchieste giudiziarie in materia, la relazione stigmatizza come il comparto dei giochi sia di altissimo interesse per la criminalità di stampo mafioso la quale non si è lasciata sfuggire l’opportunità di penetrare in un settore da cui possono derivare introiti ingenti e attraverso il quale possono essere riciclate ed investite, senza gravi rischi, elevatissime somme di denaro.
E’ proprio il profilo del rischio che merita una riflessione in quanto a fronte di rilevanti introiti economici, l’accertamento delle condotte illegali è alquanto complesso e le conseguenze giudiziarie piuttosto contenute in ragione di un sistema sanzionatorio che prevede l’applicazione di pene non elevate.
Il settore consente, con facilità, di inserirvisi e di perseguire guadagni elevati, non di meno rispetto a quelli provenienti dal traffico di stupefacenti, ma con rischi di gran lunga inferiori, sotto il profilo della reazione da parte dello Stato.
Le sempre più numerose indagini hanno messo in evidenza la capacità delle organizzazioni criminali di inserirsi in una qualsiasi delle articolazioni da cui è costituita la filiera del gioco in tutto il territorio nazionale, registrandosi, oggi, un interesse prevalente per il gioco on line e per il settore degli apparecchi da intrattenimento che risulta assorbire oltre il 50 per cento dell’intero comparto.
La Relazione richiama le indagini che hanno attestato le varie modalità di alterazione dei congegni di gioco impiegate per alimentare il comparto illegale. Gli apparecchi vengono, in molti casi, alterati nel sistema di gioco, abbassando significativamente il payout e, dunque, le probabilità di vincita del giocatore, aumentando così la remuneratività dell’utilizzo illecito.
In un caso è stato accertato che accanto all’attività di noleggio e vendita di schede normali, venivano commercializzate le schede contraffatte che consentivano una trasmissione solo parziale dei dati del volume di gioco all’amministrazione finanziaria, così da occultare una rilevante quota dei guadagni realizzati dai gestori delle sale.
E’ stato, inoltre, accertato che per raggiungere una posizione di rilievo nell’ambito del commercio illecito di schede contraffatte, l’imprenditore illegale aveva acquisito il controllo di imprese accreditate presso l’amministrazione finanziaria quali produttori di schede regolarmente omologate (indagine “Black Monkey” della DDA di Bologna).
Sul versante del gioco on line, vengono evidenziate, da un lato, le opportunità che il sistema offre alla criminalità organizzata sul fronte delle operazioni di riciclaggio, dall’altro i rischi per i giocatori di vedersi clonate le carte di credito o di subire il furto di identità elettronica.
Nonostante gli strumenti previsti dalla normativa vigente, che contempla l’”oscuramento” dei siti web gestiti da soggetti non autorizzati dai Monopoli di Stato, la lotta all’illegalità risulta compromessa in ragione del grado di sofisticazione tecnologica di cui il mercato illegale può beneficiare.
Nella parte conclusiva del corposo documento si analizzano gli strumenti normativi esistenti, tramite i quali impedire che la criminalità organizzata entri nel sistema del gioco legale, e le proposte per rendere il gioco illegale un mercato ostile alle mafie.
Passando in rassegna la disciplina delle barriere all’ingresso nella filiera del gioco legale, viene evidenziata l’esistenza di un diffuso difetto di coordinamento tra le norme e la complessità della legislazione vigente, frutto dello stratificarsi, nel corso del tempo, di norme introdotte in ragione delle sempre più pressanti esigenze di trasparenza e salvaguardia del settore, ma senza una esatta rispondenza ad un disegno complessivo.
Nel formulare proposte di intervento migliorativo, il Comitato sottolinea che il controllo di legalità ottimale si conseguirebbe attraverso un sistema ben strutturato che colleghi il rispetto delle normative antimafia e antiriciclaggio con le ispezioni amministrative, le verifiche tributarie e il monitoraggio continuo e capillare delle tecnologie elettroniche ed informatiche.
E’ evidente, si legge nella Relazione, la necessità di una strategia globale coordinata di prevenzione e di contrasto, che ponga rimedio alle attuali lacune. Tra gli obiettivi anche quello di assciurare che i controlli e gli accertamenti posseggano una “continuità di processo”, le informazioni siano condivise, le aree da sorvegliare prioritariamente definite, le tecnologie costantemente aggiornate.
Degno di particolare nota, a parere di chi scrive, il passaggio che richiama le inchieste giudiziarie e sollecita uno sforzo verso una maggiore integrazione “verticale” tra la notitia criminis e gli accertamenti sul territorio nazionale ed internazionale e quelli transnazionali, ma anche verso una più robusta integrazione “orizzontale” ovvero tra i controlli e le verifiche e le indagini “per materia” della magistratura penale, amministrativa e contabile.
E’ stato, infatti, colto uno dei profili di maggior criticità che affligge l’efficacia dell’azione repressiva dello Stato rispetto ai fenomeni illeciti nel settore dei giochi.
Alcuni significativi fenomeni e sistemi illeciti, rivelatisi appetibili per la criminalità organizzata, si sono diffusi e consolidati agendo nelle maglie delle debolezze del sistema repressivo e sanzionatorio, nell’assenza di coordinamento ed integrazione di dati e notizie da parte delle istituzioni interessate.
La corsa dello Stato alla disciplina ed introduzione di nuovi giochi e tipologie di gioco, già offerte dalle reti illegali e non autorizzate, è indirizzata al soddisfacimento delle preferenze espresse dai consumatori dei servizi di gioco, tramite l’attenuazione del divario concorrenziale tra reti autorizzate e reti non autorizzate di raccolta, mediante la canalizzazione del gioco in circuiti controllabili.
Alla luce delle risultanze del lavoro svolto dal X Comitato istituito dalla Commissione Antimafia, appare, pertanto, urgente e non più procrastinabile un riordino complessivo del settore che prenda le mosse da un testo unico normativo in materia e da una riflessione sulla necessità di concepire e partorire una politica dello Stato in materia di giochi, sino ad oggi totalmente assente in quanto appannaggio delle sole necessità di cassa.
Le stesse necessità di cassa che, oggi, appaiono porsi quale ostacolo concreto all’adozione di reali misure di significativa contrazione dell’offerta di gioco tramite apparecchi da intrattenimento, per far fronte ai fenomeni patologici”.
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