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Re: MITICO Bar tennis
Messaggioda TexWiller » 18/02/2015 - 10:36
Kook ha scritto:Noi ce l'abbiamo duroooooo
Garbineeeee
e via così ...
Puntalo che tanto è scarso
Re: MITICO Bar tennis
Messaggioda Ghepard » 18/02/2015 - 10:41
LUCA BAZOOKA oggi in campo...con BOLELLI...

ATPTENNIS
Il sipario è appena calato sulla settimana da sogno ("La porterò per sempre nel mio cuore"): per la prima volta non solo ha vinto una partita Atp Tour ma, superate le qualificazioni, ne ha firmate tre, e s’è arreso sotto il traguardo solo al tie-break del terzo set, con tanti applausi per lo stile, la tenuta di nervi, il servizio, le reazioni, i progressi di chi, il 13 gennaio 2014, era appena numero 833 della classifica, lunedì era 149 e oggi è 108, un’altra dimensione. Domenica sera Luca Vanni è rientrato in hotel per giocare la prossima partita: "Sabato ho risposto ad almeno 170 messaggi WhatsApp, a ognuno il suo, personalizzato, e farò lo stesso coi 176 che mi sono arrivati, per la finale, più 20 sul telefono normale". Poi: "Alle 5 del pomeriggio parto per Roma, arrivo a Fiumicino alle 7.45 e alle 9.45 riparto per Marsiglia, dove arrivo alle 11.15, vado al circolo, massaggio e mercoledì gioco contro Bolelli. Non posso dire di essere amico dei big italiani, anche se mi hanno fatto molto piacere i complimenti di Fabio (Fognini), fra i tantissimi, tutti graditi, che mi sono arrivati".
La vita cambia, a 29 anni, dopo la prima finale Atp, sia pur persa a San Paolo contro il veterano Pablo Cuevas?
"No, e perché? La vita cambia se vinci i milioni al SuperEnalotto, ma la cosa fondamentale per un uomo è avere il senso del denaro. Non mi compro l’auto nuova, da 150mila euro, vado avanti con la mia Bravo con 300mila chilometri. Eppoi se faccio qualcosa che non va c’è sempre la mì sorella che lavora in banca, e sta attenta ai conti".
Ecco, quand’è diventato uomo Luca Vanni?
"Due anni fa, quando sono stato costretto a casa cinque mesi per fare la riabilitazione dopo la terza operazione alle ginocchia, e guardavo gli altri colleghi, gli amici che potevano giocare, mentre io lottavo, e stentavo a riprendere. Perché tornare non è così semplice come uno crede, ti fa male ovunque, il corpo non è più abituato a certo sforzi. In pratica ho ripreso solo ad agosto. Senza contare che mi è venuta anche un'otite".
Mai, in quei momenti, avrebbe pensato a questo riscatto sul destino, in Brasile.
"Ho perso la finale, ma sono contentissimo anche così. Non è stato un miracolo. L’anno scorso ho fatto tanti risultati nei Futures e sono arrivato alla prima finale Challenger, a Kaohsiung, in Cina, perdendo con Lu 6-4 al terzo, e poi cedendo di poco in altri match contro giocatori quotati. Anche quest’anno, mi sono qualificato a Chennai, e in tabellone ho perso con Berankis, ex top 100, a Quito, la settimana scorsa avevo perso con Lajovic, che ho battuto a San Paolo, e anche in tabellone in Brasile ho superato tutti giocatori di livello, che avevano eliminato gente forte come Monaco e Verdasco. Non si arriva con una partita o un torneo, almeno se non sei un fenomeno. Anche sono stato avvantaggiato dal prendere in tabellone il posto di Lopez. Ho perso con Cuevas, che è un signor giocatore da terra, vale i primi 20 del mondo, e se due anni fa non si fosse operato a un’anca, ci sarebbe restato". (oggi l’uruguaiano è tornato 23).
Contro Souza ha battuto un brasiliano, tenendo testa anche al pubblico. Senza gestacci, senza proteste plateali, di classe. Complimenti.
"Quella partita l’ho vinta di testa, perché senza il pubblico vincevo in due set, ma sinceramente, non sono un santo che non rompe mai una racchetta, ma, soprattutto in un torneo così importante, con la tv, non è nel mio stile comportarmi male, farmi notare in negativo. Se poi gli avessi dato un minimo spunto di un comportamento non corretto mi avrebbero massacrato. E così dopo 3 ore l’ho spuntata io, pensando solo a concentrarmi sulla partita".
Amici e colleghi la chiamano affettuosamente Lucone o Luchino, le vogliono bene persino i brasiliani, malgrado gli abbia battuto l’eroe Souza: lei è un buono?
"Storie come quelle del mio amico Federico Luzzi, tragedie che non dovrebbero mai accadere, mi hanno fatto capire che bisogna comportarsi bene con gli altri, anche a scapito di se stessi, aiutare il prossimo: è un modo di essere che mi fa sentir bene con me stesso. E’ un insegnamento che mi hanno trasmesso i genitori, mamma è molto religiosa, io credo, ma non pratico tanto".
Eppoi c’è Francesca, l’amore della sua vita.
"E’ la mia vita, l’unica persona con cui parlo tutti i giorni, capisce la mia vita, lei studia all’università, Economia e commercio, io sono ragioniere: era il patto coi genitori, mi avrebbero lasciato giocare a tennis se avessi finito la scuola, e pubblica, non privata. Anche per questo ho cominciato tardi, a 19 anni. Poi mi sono fatto male già al primo anno da pro', rompendomi menisco e collaterali del ginocchio destro, e dopo 6 mesi mi sono operato all’altro ginocchio. Quindi nel 2013, quand’ero risalito al 290 del mondo, altro problema, altra operazione, ancora al ginocchio destro. A San Paolo mi faceva un po’ male il sinistro, ma credo fosse solo affaticamento per le tante partite in pochi giorni".
Perché non ha scelto la pallavolo come papà e due zii, tutti protagonisti a livello di A-2?
"Perché al mio paese, lo facevano pochi maschi e tante femmine, e non mi divertivo. Poi ho provato i corsi estivi e mi sono appassionato al tennis. Anche se sono uscito dall’anonimato solo adesso, prima non ho mai fatto tornei Eta o Wimbledon...".
Deve ringraziare qualcuno?
"La famiglia, Francesca, coach Gorietti, mio cugino Gabriele che ha sempre creduto in me, l’osteopata Maurizio Costanzo e la mia testardaggine, io se mi convinco di una cosa sono un mulo. Ma devo molto alle persone che mi hanno costretto a fare dei sacrifici, come andare subito in Asia l’anno scorso subito dopo gli Us Open".
Come fa uno come lei a finanziarsi l'attività?
"A 100mila dollari di guadagni ci arrivi solo se stai stabilmente nei primi 150 del mondo. Io sono andato avanti coi 1500-2000 dei Futures, ma vincendo singolare e doppio. L’anno scorso ho fatto 9 settimane folli: il weekend giocavo in Sardegna i tornei Futures del Fort Village, rientravo a Roma, prendevo la macchina e andavo a giocare con la mia squadra del campionato italiano a squadre, di A-2 di Sinalunga (provincia di Siena), che ho contribuito a portare in serie A-1. E giocavo, e gioco, anche la Bundesliga in Germania e il campionato a squadre in Francia. Quei soldi servono per pagare le spese, l’allenatore".
Non è una giustificazione, ma così si può cadere alle tentazioni delle scommesse. Lei è amico di Bracciali e Starace, che sono stati coinvolti nell’inchiesta della magistratura.
"Sono più amico di Potito. Ma certo non ci mettiamo a parlare di cose così. Sono un po’ spiazzato dalla storia e, per quanto mi riguarda, chi è colpevole deve essere radiato. Che nessuno però si sorprenda, non la Itf e la Atp, il sistema di questi tornei “minori” è malato alla radice, e solo adesso le associazioni stanno alzando i premi per evitare certe sollecitazioni di malati di scommesse e di soldi. Perché, per esempio, quello che ho fatto io l’anno scorso, coi miei viaggi continui, non è stato il massimo per il mio fisico. Dopo le gare è meglio riposare, non rischiare tanti stress, figurati uno come me, alto 1.98 che in aereo sta sempre a cercarsi il posto sui corridoi e le uscite di sicurezza, sennò non ci sta.... Ma, altrimenti, come avrei potuto giocare a tennis?".
Ma come lo spiega questo bum tardivo?
"Intanto mi ha aiutato l’esempio di altri italiani che si sono realizzati a 28-30 anni. Cipolla, Di Mauro, Lorenzi mi hanno fatto credere che se tu ti senti giovane non ascoltare chi ti dice: “Lascia perdere”. E poi c’è questa parola bellissima, resilienza, che mi ha insegnato il mio mental coach, Marco Formica. Ce l’avevo dentro, da sempre, ci ho sempre creduto nella mia realizzazione come tennista, ma ho preso decisioni sbagliate, dovevo maturare e dovevo limare tante cose, però importantissime, che portano uno come me che gioca per un po’ da 260 del mondo a salire fra i 100".
Ha dimostrato di non essere solo un gran servizio e un bel rovescio naturale. Adesso dovrà essere offensivo sempre, non solo a tratti.
"Fa parte dell’attitudine che impari all’inizio. Così spingo a sprazzi o quando sono disperato. Devo accettare di avere meno tempo per tirare come vorrei per dare meno tempo all’avversario e metterlo in difficoltà. Poi le superfici le amo tutte".
Così il suo Foiano della Chiana, in provincia di Arezzo ("Abbiamo il carnevale più antico d’Italia"), bloccherà ancora le sue 12mila anime davanti ai bar a tifare per Lucone, o Luchino, il buono che serve a 200 ace all'ora.
ATPTENNIS
Il sipario è appena calato sulla settimana da sogno ("La porterò per sempre nel mio cuore"): per la prima volta non solo ha vinto una partita Atp Tour ma, superate le qualificazioni, ne ha firmate tre, e s’è arreso sotto il traguardo solo al tie-break del terzo set, con tanti applausi per lo stile, la tenuta di nervi, il servizio, le reazioni, i progressi di chi, il 13 gennaio 2014, era appena numero 833 della classifica, lunedì era 149 e oggi è 108, un’altra dimensione. Domenica sera Luca Vanni è rientrato in hotel per giocare la prossima partita: "Sabato ho risposto ad almeno 170 messaggi WhatsApp, a ognuno il suo, personalizzato, e farò lo stesso coi 176 che mi sono arrivati, per la finale, più 20 sul telefono normale". Poi: "Alle 5 del pomeriggio parto per Roma, arrivo a Fiumicino alle 7.45 e alle 9.45 riparto per Marsiglia, dove arrivo alle 11.15, vado al circolo, massaggio e mercoledì gioco contro Bolelli. Non posso dire di essere amico dei big italiani, anche se mi hanno fatto molto piacere i complimenti di Fabio (Fognini), fra i tantissimi, tutti graditi, che mi sono arrivati".
La vita cambia, a 29 anni, dopo la prima finale Atp, sia pur persa a San Paolo contro il veterano Pablo Cuevas?
"No, e perché? La vita cambia se vinci i milioni al SuperEnalotto, ma la cosa fondamentale per un uomo è avere il senso del denaro. Non mi compro l’auto nuova, da 150mila euro, vado avanti con la mia Bravo con 300mila chilometri. Eppoi se faccio qualcosa che non va c’è sempre la mì sorella che lavora in banca, e sta attenta ai conti".
Ecco, quand’è diventato uomo Luca Vanni?
"Due anni fa, quando sono stato costretto a casa cinque mesi per fare la riabilitazione dopo la terza operazione alle ginocchia, e guardavo gli altri colleghi, gli amici che potevano giocare, mentre io lottavo, e stentavo a riprendere. Perché tornare non è così semplice come uno crede, ti fa male ovunque, il corpo non è più abituato a certo sforzi. In pratica ho ripreso solo ad agosto. Senza contare che mi è venuta anche un'otite".
Mai, in quei momenti, avrebbe pensato a questo riscatto sul destino, in Brasile.
"Ho perso la finale, ma sono contentissimo anche così. Non è stato un miracolo. L’anno scorso ho fatto tanti risultati nei Futures e sono arrivato alla prima finale Challenger, a Kaohsiung, in Cina, perdendo con Lu 6-4 al terzo, e poi cedendo di poco in altri match contro giocatori quotati. Anche quest’anno, mi sono qualificato a Chennai, e in tabellone ho perso con Berankis, ex top 100, a Quito, la settimana scorsa avevo perso con Lajovic, che ho battuto a San Paolo, e anche in tabellone in Brasile ho superato tutti giocatori di livello, che avevano eliminato gente forte come Monaco e Verdasco. Non si arriva con una partita o un torneo, almeno se non sei un fenomeno. Anche sono stato avvantaggiato dal prendere in tabellone il posto di Lopez. Ho perso con Cuevas, che è un signor giocatore da terra, vale i primi 20 del mondo, e se due anni fa non si fosse operato a un’anca, ci sarebbe restato". (oggi l’uruguaiano è tornato 23).
Contro Souza ha battuto un brasiliano, tenendo testa anche al pubblico. Senza gestacci, senza proteste plateali, di classe. Complimenti.
"Quella partita l’ho vinta di testa, perché senza il pubblico vincevo in due set, ma sinceramente, non sono un santo che non rompe mai una racchetta, ma, soprattutto in un torneo così importante, con la tv, non è nel mio stile comportarmi male, farmi notare in negativo. Se poi gli avessi dato un minimo spunto di un comportamento non corretto mi avrebbero massacrato. E così dopo 3 ore l’ho spuntata io, pensando solo a concentrarmi sulla partita".
Amici e colleghi la chiamano affettuosamente Lucone o Luchino, le vogliono bene persino i brasiliani, malgrado gli abbia battuto l’eroe Souza: lei è un buono?
"Storie come quelle del mio amico Federico Luzzi, tragedie che non dovrebbero mai accadere, mi hanno fatto capire che bisogna comportarsi bene con gli altri, anche a scapito di se stessi, aiutare il prossimo: è un modo di essere che mi fa sentir bene con me stesso. E’ un insegnamento che mi hanno trasmesso i genitori, mamma è molto religiosa, io credo, ma non pratico tanto".
Eppoi c’è Francesca, l’amore della sua vita.
"E’ la mia vita, l’unica persona con cui parlo tutti i giorni, capisce la mia vita, lei studia all’università, Economia e commercio, io sono ragioniere: era il patto coi genitori, mi avrebbero lasciato giocare a tennis se avessi finito la scuola, e pubblica, non privata. Anche per questo ho cominciato tardi, a 19 anni. Poi mi sono fatto male già al primo anno da pro', rompendomi menisco e collaterali del ginocchio destro, e dopo 6 mesi mi sono operato all’altro ginocchio. Quindi nel 2013, quand’ero risalito al 290 del mondo, altro problema, altra operazione, ancora al ginocchio destro. A San Paolo mi faceva un po’ male il sinistro, ma credo fosse solo affaticamento per le tante partite in pochi giorni".
Perché non ha scelto la pallavolo come papà e due zii, tutti protagonisti a livello di A-2?
"Perché al mio paese, lo facevano pochi maschi e tante femmine, e non mi divertivo. Poi ho provato i corsi estivi e mi sono appassionato al tennis. Anche se sono uscito dall’anonimato solo adesso, prima non ho mai fatto tornei Eta o Wimbledon...".
Deve ringraziare qualcuno?
"La famiglia, Francesca, coach Gorietti, mio cugino Gabriele che ha sempre creduto in me, l’osteopata Maurizio Costanzo e la mia testardaggine, io se mi convinco di una cosa sono un mulo. Ma devo molto alle persone che mi hanno costretto a fare dei sacrifici, come andare subito in Asia l’anno scorso subito dopo gli Us Open".
Come fa uno come lei a finanziarsi l'attività?
"A 100mila dollari di guadagni ci arrivi solo se stai stabilmente nei primi 150 del mondo. Io sono andato avanti coi 1500-2000 dei Futures, ma vincendo singolare e doppio. L’anno scorso ho fatto 9 settimane folli: il weekend giocavo in Sardegna i tornei Futures del Fort Village, rientravo a Roma, prendevo la macchina e andavo a giocare con la mia squadra del campionato italiano a squadre, di A-2 di Sinalunga (provincia di Siena), che ho contribuito a portare in serie A-1. E giocavo, e gioco, anche la Bundesliga in Germania e il campionato a squadre in Francia. Quei soldi servono per pagare le spese, l’allenatore".
Non è una giustificazione, ma così si può cadere alle tentazioni delle scommesse. Lei è amico di Bracciali e Starace, che sono stati coinvolti nell’inchiesta della magistratura.
"Sono più amico di Potito. Ma certo non ci mettiamo a parlare di cose così. Sono un po’ spiazzato dalla storia e, per quanto mi riguarda, chi è colpevole deve essere radiato. Che nessuno però si sorprenda, non la Itf e la Atp, il sistema di questi tornei “minori” è malato alla radice, e solo adesso le associazioni stanno alzando i premi per evitare certe sollecitazioni di malati di scommesse e di soldi. Perché, per esempio, quello che ho fatto io l’anno scorso, coi miei viaggi continui, non è stato il massimo per il mio fisico. Dopo le gare è meglio riposare, non rischiare tanti stress, figurati uno come me, alto 1.98 che in aereo sta sempre a cercarsi il posto sui corridoi e le uscite di sicurezza, sennò non ci sta.... Ma, altrimenti, come avrei potuto giocare a tennis?".
Ma come lo spiega questo bum tardivo?
"Intanto mi ha aiutato l’esempio di altri italiani che si sono realizzati a 28-30 anni. Cipolla, Di Mauro, Lorenzi mi hanno fatto credere che se tu ti senti giovane non ascoltare chi ti dice: “Lascia perdere”. E poi c’è questa parola bellissima, resilienza, che mi ha insegnato il mio mental coach, Marco Formica. Ce l’avevo dentro, da sempre, ci ho sempre creduto nella mia realizzazione come tennista, ma ho preso decisioni sbagliate, dovevo maturare e dovevo limare tante cose, però importantissime, che portano uno come me che gioca per un po’ da 260 del mondo a salire fra i 100".
Ha dimostrato di non essere solo un gran servizio e un bel rovescio naturale. Adesso dovrà essere offensivo sempre, non solo a tratti.
"Fa parte dell’attitudine che impari all’inizio. Così spingo a sprazzi o quando sono disperato. Devo accettare di avere meno tempo per tirare come vorrei per dare meno tempo all’avversario e metterlo in difficoltà. Poi le superfici le amo tutte".
Così il suo Foiano della Chiana, in provincia di Arezzo ("Abbiamo il carnevale più antico d’Italia"), bloccherà ancora le sue 12mila anime davanti ai bar a tifare per Lucone, o Luchino, il buono che serve a 200 ace all'ora.
...non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare...
Re: MITICO Bar tennis
Messaggioda Kook » 18/02/2015 - 10:43
Flavia su Twitter dice che per quello che può dare in questo momento è molto contenta. Insomma, non proprio ottimistica come cosa. Qualcuno ha visto la kerber ieri?
Non aspettare che il vento gonfi la vela della tua fortuna. Soffiaci dentro tu.
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Vitellozzo83
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Re: MITICO Bar tennis
Messaggioda Vitellozzo83 » 18/02/2015 - 10:56
Vitellozzo83 ha scritto:Dispiace per la Giorgi, meglio per noi che possiamo bancarla in lungo e largo
Oggi vorrei anversare Cuevas e Fognini
il primo per la settimana intensa che ha vissuto, il secondo perchè ...ok sapete il perchè
dall'altra parte però non ci sono abbastanza certezze per quelle quote. Forse una vostra opinione mi convincerà a puntare o desistere
Vitellozzo83 ha scritto:pareri anche sul derby argentino Delbonis -Swartzmann. Delbonis non mi è piaciuto troppo contro Bagnis. Ancora in fase di rodaggio ma ancora meno mi è piaciuto Swartzmann contro Fognini.
La mia idea è Delbonis alla pari
Grazie
ieri 1 idea su 3 male, soprattutto per come ho pagato Almagro
poco male il tir muguruza arriva al traguardo senza patemi
grazie Kook per la soffiata e altro
Qualcuno ha visto ferrer e monaco? possono rischiare qualcosa oggi ?
ferrer al secondo match su clay, nieminem è giocatore che piace più di monaco anche se su terra parte molto svantaggiato. Ci sono margini di bancata?
Re: MITICO Bar tennis
Messaggioda Kook » 18/02/2015 - 11:08
Ferrer l'ho visto io. Di sicuro non è il cagnaccio di 2-3 anni fa. Ieri molti errori per uno come lui. Ma era anche il primo match su terra e sappiamo come sia difficile batterlo per tennisti normali.
Monaco ha vinto ma Giraldo ha sofferto già dal primo set per un colpo di calore e nel secondo si era arreso. Insomma, Juan non valutabile per me
Monaco ha vinto ma Giraldo ha sofferto già dal primo set per un colpo di calore e nel secondo si era arreso. Insomma, Juan non valutabile per me
Non aspettare che il vento gonfi la vela della tua fortuna. Soffiaci dentro tu.
Ugo Ojetti
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Re: MITICO Bar tennis
Messaggioda Kook » 18/02/2015 - 13:13
Flavia porta a casa il match con la Kerber che come temevo è lontana parente della tennista solida degli scorsi anni, fase calantissima. Flavietta bene a tratti, ma vincere fa sempre bene
esistono ancora gli indirizzi alternativi per pinna?
esistono ancora gli indirizzi alternativi per pinna?
Non aspettare che il vento gonfi la vela della tua fortuna. Soffiaci dentro tu.
Ugo Ojetti
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Re: MITICO Bar tennis
Messaggioda Ghepard » 18/02/2015 - 15:47
vince BOLELLI meritatamente 6-4 7-6...solo una volta LUCONE è arrivato ai vantaggi ma ha disputato, comunque, una buona partita...si incassa hp ampiamente entrato... 
...non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare...
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