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trusciante
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povera italia
Messaggioda trusciante » 12/11/2013 - 13:58
con questa chiuderò e non commenterò mai più gli atti camorristici commessi dalle finanze e dallo stato italiano,vorrei precisare che questo è solo uno sfogo inutile,visto che ci troviamo in una situazione dove solo una guerra civile potrebbe risolvere qualcosa!!
decido di giocare arles-brest 1,succede che viene posticipata al giorno dopo e fino a qui ci siamo.il giorno dopo,siccome conosco ormai bene questi vigliacchi che faccio?contatto l assistenza per accettarmi che la scommessa fosse in corso e non fosse stata annullata,la loro risposta:si le confermiamo che la sua scommessa è regolarmente in running,se non passano 72 ore le scommesse non vengono mai annullate.si gioca la partita e l arles vince,bene siamo andati alla cassa!!invece no,non mi pagano,non mi avvertono nemmeno,li vado a contattare e che mi rispondono?aams ha deciso di non pagare la scommessa.i motivi quali sono?non si sa e pure se ce li avessero le scommesse vanno annullate prima,no a partita finita!!!mi verrebbe da dirgli vergognatevi ma mi rendo conto che quelli a vergognarsi dobbiamo essere noi.VERGOGNIAMOCI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!11
decido di giocare arles-brest 1,succede che viene posticipata al giorno dopo e fino a qui ci siamo.il giorno dopo,siccome conosco ormai bene questi vigliacchi che faccio?contatto l assistenza per accettarmi che la scommessa fosse in corso e non fosse stata annullata,la loro risposta:si le confermiamo che la sua scommessa è regolarmente in running,se non passano 72 ore le scommesse non vengono mai annullate.si gioca la partita e l arles vince,bene siamo andati alla cassa!!invece no,non mi pagano,non mi avvertono nemmeno,li vado a contattare e che mi rispondono?aams ha deciso di non pagare la scommessa.i motivi quali sono?non si sa e pure se ce li avessero le scommesse vanno annullate prima,no a partita finita!!!mi verrebbe da dirgli vergognatevi ma mi rendo conto che quelli a vergognarsi dobbiamo essere noi.VERGOGNIAMOCI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!11
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Re: povera italia
Messaggioda stranocaso » 12/11/2013 - 14:03
Ciao io avevo giocato lo stesso match su un .com ed anche loro han voidato , niente di scandalizzante nel mio caso sapevo già e avrei potuto rigiocarmela purtroppo me ne sono dimenticato ma quello è un altro discorso
nel tuo caso invece......beh direi sconcertante dal momento che Aams per regolamento da l'obbligo di considerare running qualsiasi partita venga giocata nell'arco di 48(o 72 non ricordo bene ) ore
di quale Book si tratta ?
nel tuo caso invece......beh direi sconcertante dal momento che Aams per regolamento da l'obbligo di considerare running qualsiasi partita venga giocata nell'arco di 48(o 72 non ricordo bene ) ore
di quale Book si tratta ?
mai discutere con un idiota , ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza
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Il Sindaco
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Re: povera italia
Messaggioda Il Sindaco » 12/11/2013 - 14:09
Ma il regolamento è cambiato?
Avevo giocato il ris.esatto 1-0 da flag e anche loro (come tutti i .it) hanno rimborsato. Why?
Avevo giocato il ris.esatto 1-0 da flag e anche loro (come tutti i .it) hanno rimborsato. Why?
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trusciante
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Re: povera italia
Messaggioda trusciante » 12/11/2013 - 14:10
mybet e williamhill l avevo giocata su entrambi
- stranocaso
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Re: povera italia
Messaggioda stranocaso » 12/11/2013 - 14:12
avete contattato l'assistenza dopo il void ? immagino di si , che vi è stato detto ? c'è un regolamento abbastanza chiaro mi sembra...
Mi spiace spero risolviate la cosa
Mi spiace spero risolviate la cosa
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trusciante
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Re: povera italia
Messaggioda trusciante » 12/11/2013 - 14:15
non ci pagheranno mai,sono autorizzati a rubare,che triste realtà
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Il Sindaco
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Re: povera italia
Messaggioda Il Sindaco » 12/11/2013 - 14:16
grazie per averci contattato.
In merito alla sua richiesta le comunichiamo che il ticket è stato refertato secondo le indicazioni fornite da AAMS (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli).
In merito alla sua richiesta le comunichiamo che il ticket è stato refertato secondo le indicazioni fornite da AAMS (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli).
Re: povera italia
Messaggioda becciatio » 12/11/2013 - 21:43
su betfair invece tutto regolarmente pagato.
Re: povera italia
Messaggioda pemulwuy » 13/11/2013 - 11:01
becciatio ha scritto:su betfair invece tutto regolarmente pagato.
è vero betfair ha pagato
vero anche che venerdì sera il match era in-play, mentre il giorno successivo hanno chiuso le giocate all'avvio della partita. ma questo ormai è un classico
cmq le regole ci sono per essere rispettate: sbobet per es. ha voidato tutto dopo pochi minuti, come da regolamento
ma si sa che gli asiatici sono un passo avanti...forse anche due
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trusciante
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Re: povera italia
Messaggioda trusciante » 13/11/2013 - 20:55
il problema è che hanno deciso di metterci a pane e acqua
Re: povera italia
Messaggioda Franz » 14/12/2013 - 20:34
Non c'entra nulla con quanto detto in questo thread, ma con il titolo si...
Bye bye Internet, la settimana nera delle nuove tecnologie
Nessuno avrebbe mai potuto pensare che in un Paese già fanalino di coda europeo in termini di diffusione di Internet ed appena uscito da quasi un ventennio di governo del Signore del telecomando, Silvio Berlusconi, sarebbe stato possibile allontanare ancora di più i cittadini e le imprese dalle nuove tecnologie e dal futuro. Eppure ci siamo riusciti.
Sono bastati una manciata di giorni a Parlamento, ministri, Governo ed Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per riuscire in un’impresa inedita e, probabilmente, unica al mondo: mettere Internet in un sacco tricolore e gettarla lontana dai cittadini e dalle imprese del Bel Paese.
Un’asciutta rassegna di quanto accaduto nell’ultima settimana è, purtroppo, sufficiente a supportare una tanto amara conclusione.
La Camera dei Deputati, ieri, ha detto si alla c.d. webtax – creatura dell’On. Francesco Boccia (Pd) – che impone alle imprese italiane di acquistare servizi online solo ed esclusivamente da soggetti dotati di una partita Iva italiana.
Un’iniziativa, quella del parlamentare del Partito democratico, duramente criticata dallo stesso Ministero dell’Economia che l’aveva bollata come incostituzionale e contraria al diritto europeo.
Ora tra i fornitori di servizi online del mondo intero e il nostro Paese c’è un fossato fatto di burocrazia e un indistricabile – persino per un’impresa italiana – groviglio di leggi e leggine fiscali che, difficilmente, contribuirà a rendere l’Italia una meta ambita delle grandi Internet company.
Il 12 dicembre, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha varato la sua personalissima nuova legg(ina) sulla tutela del diritto d’autore online, attribuendosi – in un’inedita sintesi dei tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario, ndr) – il potere di vita o di morte su qualsiasi genere di contenuto pubblicato online e ripromettendosi di esercitarlo nell’ambito di procedimenti sommari da codice militare di guerra e previo sostanziale esautoramento dei Giudici che, sino ad oggi, si sono occupati di far rispettare le leggi in materia online come offline.
L’Autorità potrà anche ordinare ai nostri Internet services provider di dirottare il traffico diretto verso talune piattaforme, contribuendo così – se la web tax non bastasse – all’ulteriore isolamento telematico del nostro Paese.
Altro che Internet nuova agorà e piazza pubblica telematica: chiunque potrà ottenere la rimozione della nostra “parola in digitale” in una manciata di ore, semplicemente scrivendo all’Agcom e sostenendo – a torto o a ragione – che stiamo usando un sottofondo musicale che gli appartiene.
Sempre ieri, frattanto, il Consiglio dei ministri ha approvato il c.d. Decreto Destinazione Italia, titolo che suona quasi ironico, almeno in relazione alle cose di Internet.
Anche se il testo del provvedimento – nel pieno rispetto delle politiche di open gov – non è ancora noto, nel pacchetto ci sono due disposizioni che lasciano senza parole.
Una prima stabilisce che per linkare, indicizzare, embeddare, aggregare un contenuto giornalistico occorre prima chiedere il permesso alle associazioni di categoria degli editori e pagare il prezzo che dovrà essere concordato con queste ultime o, qualora ciò non risultasse possibile, stabilito dalla solita onnipresente Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Una manciata di caratteri per riscrivere radicalmente le dinamiche di circolazione delle informazioni online e trasformare la Rete in una piccola – e neppure troppo moderna – televisione nella quale pochi decidono chi può dire cosa.
L’altra disposizione contenuta nel piano “Destinazione italia”, nato per attrarre le imprese estere verso il nostro Paese, dice, più o meno, che la lettura dei libri verrà incentivata attraverso un opportuno programma di benefici fiscali che, tuttavia, non riguarderanno i libri elettronici. Davvero una disposizione illuminata in un’epoca storica nella quale, ormai, ci siamo tutti abituati a leggere, quel poco che leggiamo, su un tablet. C’è solo da chiedersi quale impresa editrice di carta straniera si voglia invitare a far rotta sul nostro Paese attraverso una simile corbelleria protezionistica.
Una pioggia di provvedimenti che basterebbero a fare di quella che si sta per concludere la settimana nera di Internet in Italia, ma non basta ancora.
Negli stessi giorni, infatti, è trapelata anche la notizia che il Ministro dei beni e delle attività culturali, Massimo Bray, stia per varare un nuovo decreto – sembrerebbe trasmessogli via mail con tanto di correzioni in rosso – dalla Siae, attraverso il quale, nelle prossime ore, stabilirà che, nel 2014, i prezzi di smartphones, tablet e PC – oltre ad una lunga serie di altri supporti e dispositivi di registrazione – in Italia, aumenteranno complessivamente, di oltre cento milioni di euro.
Un’altra misura illuminata in un Paese di analfabeti digitali e che sconta un gap senza eguali in Europa in termini di uso delle nuove tecnologie.
Tutto considerato, pare proprio che la novella Arca di Noè che traghetterà il mondo verso il futuro e lontano da un sistema economico e politico prossimo alla fine, salperà senza il nostro Paese a bordo.
Altro che “Yes we can”, in Italia stiamo dicendo, a voce alta, “Bye, Bye Internet!”.
Fonte:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12 ... ie/813385/
Bye bye Internet, la settimana nera delle nuove tecnologie
Nessuno avrebbe mai potuto pensare che in un Paese già fanalino di coda europeo in termini di diffusione di Internet ed appena uscito da quasi un ventennio di governo del Signore del telecomando, Silvio Berlusconi, sarebbe stato possibile allontanare ancora di più i cittadini e le imprese dalle nuove tecnologie e dal futuro. Eppure ci siamo riusciti.
Sono bastati una manciata di giorni a Parlamento, ministri, Governo ed Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per riuscire in un’impresa inedita e, probabilmente, unica al mondo: mettere Internet in un sacco tricolore e gettarla lontana dai cittadini e dalle imprese del Bel Paese.
Un’asciutta rassegna di quanto accaduto nell’ultima settimana è, purtroppo, sufficiente a supportare una tanto amara conclusione.
La Camera dei Deputati, ieri, ha detto si alla c.d. webtax – creatura dell’On. Francesco Boccia (Pd) – che impone alle imprese italiane di acquistare servizi online solo ed esclusivamente da soggetti dotati di una partita Iva italiana.
Un’iniziativa, quella del parlamentare del Partito democratico, duramente criticata dallo stesso Ministero dell’Economia che l’aveva bollata come incostituzionale e contraria al diritto europeo.
Ora tra i fornitori di servizi online del mondo intero e il nostro Paese c’è un fossato fatto di burocrazia e un indistricabile – persino per un’impresa italiana – groviglio di leggi e leggine fiscali che, difficilmente, contribuirà a rendere l’Italia una meta ambita delle grandi Internet company.
Il 12 dicembre, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha varato la sua personalissima nuova legg(ina) sulla tutela del diritto d’autore online, attribuendosi – in un’inedita sintesi dei tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario, ndr) – il potere di vita o di morte su qualsiasi genere di contenuto pubblicato online e ripromettendosi di esercitarlo nell’ambito di procedimenti sommari da codice militare di guerra e previo sostanziale esautoramento dei Giudici che, sino ad oggi, si sono occupati di far rispettare le leggi in materia online come offline.
L’Autorità potrà anche ordinare ai nostri Internet services provider di dirottare il traffico diretto verso talune piattaforme, contribuendo così – se la web tax non bastasse – all’ulteriore isolamento telematico del nostro Paese.
Altro che Internet nuova agorà e piazza pubblica telematica: chiunque potrà ottenere la rimozione della nostra “parola in digitale” in una manciata di ore, semplicemente scrivendo all’Agcom e sostenendo – a torto o a ragione – che stiamo usando un sottofondo musicale che gli appartiene.
Sempre ieri, frattanto, il Consiglio dei ministri ha approvato il c.d. Decreto Destinazione Italia, titolo che suona quasi ironico, almeno in relazione alle cose di Internet.
Anche se il testo del provvedimento – nel pieno rispetto delle politiche di open gov – non è ancora noto, nel pacchetto ci sono due disposizioni che lasciano senza parole.
Una prima stabilisce che per linkare, indicizzare, embeddare, aggregare un contenuto giornalistico occorre prima chiedere il permesso alle associazioni di categoria degli editori e pagare il prezzo che dovrà essere concordato con queste ultime o, qualora ciò non risultasse possibile, stabilito dalla solita onnipresente Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Una manciata di caratteri per riscrivere radicalmente le dinamiche di circolazione delle informazioni online e trasformare la Rete in una piccola – e neppure troppo moderna – televisione nella quale pochi decidono chi può dire cosa.
L’altra disposizione contenuta nel piano “Destinazione italia”, nato per attrarre le imprese estere verso il nostro Paese, dice, più o meno, che la lettura dei libri verrà incentivata attraverso un opportuno programma di benefici fiscali che, tuttavia, non riguarderanno i libri elettronici. Davvero una disposizione illuminata in un’epoca storica nella quale, ormai, ci siamo tutti abituati a leggere, quel poco che leggiamo, su un tablet. C’è solo da chiedersi quale impresa editrice di carta straniera si voglia invitare a far rotta sul nostro Paese attraverso una simile corbelleria protezionistica.
Una pioggia di provvedimenti che basterebbero a fare di quella che si sta per concludere la settimana nera di Internet in Italia, ma non basta ancora.
Negli stessi giorni, infatti, è trapelata anche la notizia che il Ministro dei beni e delle attività culturali, Massimo Bray, stia per varare un nuovo decreto – sembrerebbe trasmessogli via mail con tanto di correzioni in rosso – dalla Siae, attraverso il quale, nelle prossime ore, stabilirà che, nel 2014, i prezzi di smartphones, tablet e PC – oltre ad una lunga serie di altri supporti e dispositivi di registrazione – in Italia, aumenteranno complessivamente, di oltre cento milioni di euro.
Un’altra misura illuminata in un Paese di analfabeti digitali e che sconta un gap senza eguali in Europa in termini di uso delle nuove tecnologie.
Tutto considerato, pare proprio che la novella Arca di Noè che traghetterà il mondo verso il futuro e lontano da un sistema economico e politico prossimo alla fine, salperà senza il nostro Paese a bordo.
Altro che “Yes we can”, in Italia stiamo dicendo, a voce alta, “Bye, Bye Internet!”.
Fonte:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12 ... ie/813385/
Due grandi:
Mujica (tralaltro con origini liguri)
https://www.youtube.com/watch?v=fbiO81VEwrQ
Video piu' esteso:
https://www.youtube.com/watch?v=87r8kQnFE88
E Agosti:
https://www.youtube.com/watch?v=Zi3q1Iu9sAk
Mujica (tralaltro con origini liguri)
https://www.youtube.com/watch?v=fbiO81VEwrQ
Video piu' esteso:
https://www.youtube.com/watch?v=87r8kQnFE88
E Agosti:
https://www.youtube.com/watch?v=Zi3q1Iu9sAk
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AgainstBook
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Re: povera italia
Messaggioda AgainstBook » 14/12/2013 - 21:24
scusate ma come è possibile questo fatto...chiamate sogei
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Re: povera italia
Messaggioda Davide (ITY) » 15/12/2013 - 00:01
Non capisco di cosa ti lamenti.
Tra poco partiranno i modernissimi sport virtuali dove puoi tranquillamente giocarti lavagne al 122%. Il futuro siamo noi Italia e chi non lo capisce è out!
Tra poco partiranno i modernissimi sport virtuali dove puoi tranquillamente giocarti lavagne al 122%. Il futuro siamo noi Italia e chi non lo capisce è out!
Franz ha scritto:Non c'entra nulla con quanto detto in questo thread, ma con il titolo si...
Bye bye Internet, la settimana nera delle nuove tecnologie
Nessuno avrebbe mai potuto pensare che in un Paese già fanalino di coda europeo in termini di diffusione di Internet ed appena uscito da quasi un ventennio di governo del Signore del telecomando, Silvio Berlusconi, sarebbe stato possibile allontanare ancora di più i cittadini e le imprese dalle nuove tecnologie e dal futuro. Eppure ci siamo riusciti.
Sono bastati una manciata di giorni a Parlamento, ministri, Governo ed Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per riuscire in un’impresa inedita e, probabilmente, unica al mondo: mettere Internet in un sacco tricolore e gettarla lontana dai cittadini e dalle imprese del Bel Paese.
Un’asciutta rassegna di quanto accaduto nell’ultima settimana è, purtroppo, sufficiente a supportare una tanto amara conclusione.
La Camera dei Deputati, ieri, ha detto si alla c.d. webtax – creatura dell’On. Francesco Boccia (Pd) – che impone alle imprese italiane di acquistare servizi online solo ed esclusivamente da soggetti dotati di una partita Iva italiana.
Un’iniziativa, quella del parlamentare del Partito democratico, duramente criticata dallo stesso Ministero dell’Economia che l’aveva bollata come incostituzionale e contraria al diritto europeo.
Ora tra i fornitori di servizi online del mondo intero e il nostro Paese c’è un fossato fatto di burocrazia e un indistricabile – persino per un’impresa italiana – groviglio di leggi e leggine fiscali che, difficilmente, contribuirà a rendere l’Italia una meta ambita delle grandi Internet company.
Il 12 dicembre, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha varato la sua personalissima nuova legg(ina) sulla tutela del diritto d’autore online, attribuendosi – in un’inedita sintesi dei tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario, ndr) – il potere di vita o di morte su qualsiasi genere di contenuto pubblicato online e ripromettendosi di esercitarlo nell’ambito di procedimenti sommari da codice militare di guerra e previo sostanziale esautoramento dei Giudici che, sino ad oggi, si sono occupati di far rispettare le leggi in materia online come offline.
L’Autorità potrà anche ordinare ai nostri Internet services provider di dirottare il traffico diretto verso talune piattaforme, contribuendo così – se la web tax non bastasse – all’ulteriore isolamento telematico del nostro Paese.
Altro che Internet nuova agorà e piazza pubblica telematica: chiunque potrà ottenere la rimozione della nostra “parola in digitale” in una manciata di ore, semplicemente scrivendo all’Agcom e sostenendo – a torto o a ragione – che stiamo usando un sottofondo musicale che gli appartiene.
Sempre ieri, frattanto, il Consiglio dei ministri ha approvato il c.d. Decreto Destinazione Italia, titolo che suona quasi ironico, almeno in relazione alle cose di Internet.
Anche se il testo del provvedimento – nel pieno rispetto delle politiche di open gov – non è ancora noto, nel pacchetto ci sono due disposizioni che lasciano senza parole.
Una prima stabilisce che per linkare, indicizzare, embeddare, aggregare un contenuto giornalistico occorre prima chiedere il permesso alle associazioni di categoria degli editori e pagare il prezzo che dovrà essere concordato con queste ultime o, qualora ciò non risultasse possibile, stabilito dalla solita onnipresente Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Una manciata di caratteri per riscrivere radicalmente le dinamiche di circolazione delle informazioni online e trasformare la Rete in una piccola – e neppure troppo moderna – televisione nella quale pochi decidono chi può dire cosa.
L’altra disposizione contenuta nel piano “Destinazione italia”, nato per attrarre le imprese estere verso il nostro Paese, dice, più o meno, che la lettura dei libri verrà incentivata attraverso un opportuno programma di benefici fiscali che, tuttavia, non riguarderanno i libri elettronici. Davvero una disposizione illuminata in un’epoca storica nella quale, ormai, ci siamo tutti abituati a leggere, quel poco che leggiamo, su un tablet. C’è solo da chiedersi quale impresa editrice di carta straniera si voglia invitare a far rotta sul nostro Paese attraverso una simile corbelleria protezionistica.
Una pioggia di provvedimenti che basterebbero a fare di quella che si sta per concludere la settimana nera di Internet in Italia, ma non basta ancora.
Negli stessi giorni, infatti, è trapelata anche la notizia che il Ministro dei beni e delle attività culturali, Massimo Bray, stia per varare un nuovo decreto – sembrerebbe trasmessogli via mail con tanto di correzioni in rosso – dalla Siae, attraverso il quale, nelle prossime ore, stabilirà che, nel 2014, i prezzi di smartphones, tablet e PC – oltre ad una lunga serie di altri supporti e dispositivi di registrazione – in Italia, aumenteranno complessivamente, di oltre cento milioni di euro.
Un’altra misura illuminata in un Paese di analfabeti digitali e che sconta un gap senza eguali in Europa in termini di uso delle nuove tecnologie.
Tutto considerato, pare proprio che la novella Arca di Noè che traghetterà il mondo verso il futuro e lontano da un sistema economico e politico prossimo alla fine, salperà senza il nostro Paese a bordo.
Altro che “Yes we can”, in Italia stiamo dicendo, a voce alta, “Bye, Bye Internet!”.
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Per me scrivere è tirare fuori la morte dal taschino, scagliarla contro il muro e riprenderla al volo.
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Re: povera italia
Messaggioda Il Web » 15/12/2013 - 10:14
Detta anche norma anti-Google (e aggiungo Amazon etc. etc.)
Per capire bene il tutto però bisogna sapere per bene come funziona il giochino, quello che fanno cioè queste grandi multinazionali ...
Le critiche a una cosa del genere sono giuste ma andrebbero spiegate meglio, altrimenti chi non è molto esperto di questa roba pensa a cose diverse. Dire che questo ostacola l'arrivo delle grandi internet company in Italia è una cazzata ... non venivano comunque per altri motivi, prima di tutto le tasse ... ma non solo.
L'Italia è un paese debole, che agisce in modo maldestro. Sarebbe bello ogni tanto fare la parte dei cattivi, e non sempre quella dei buoni, anzi dei pirla. Cinico? No, realistico. Hanno messo anche la Tobin Tax, senza che la mettessero tutti gli altri ... ottendo effetti nulli, anzi peggiorativi! Ora la cambiano ma non capiscono che la fresca va dove conviene, cosa vuoi gettitare cosa...
Comunque .. i problemi connessi a questa storia esistono. Non crediate che andremo avanti così all'infinito, le regole cambieranno ancora.
Nel nostro settore si discute, partendo dal Regno Unito, se spostare l'applicablità di una tassa dal paese in cui opera l'azienda che fornisce il servizio, a quello in cui risiede il consumatore. Quindi vuoi bancare gli inglesotti budinotti? Vuoi farlo dal Burundi? Welcome! Ma se John Smith risiede a Sheffield le tasse spettano allo stato inglese. Si parlava anche di questo, non dico che finirà proprio così ma il problema esiste.
La magistratura inglese ha sfidato persino un colosso come Amazon ... ho seguito per un po' poi non mi sono più aggiornato. Il problema non è tanto distante: vendono tonnellate di merce ai sudditi di Elizabeth II .. impiegano eserciti di persone per farlo (a Milton Keynes c'è un centro enorme) ma le tasse finiscono in gran parte in Lussemburgo, perchè la 'testa', dicono, è lì. Conta il diritto, e se una cosa non va contro nessuna legge, e ti conviene, GIUSTAMENTE, la fai! Questo è un settore in cui i problemi non mancano davvero. Visto che per ora certe cose però sono permesse, perchè non dobbiamo essere noi ad andare ad attaccare altri mercati e non sempre sperare nella leggina più o meno protezionista? Creare queste condizioni è la vera soluzione .. ma se sei incapace o corrotto non ti conviene di certo!
Per capire bene il tutto però bisogna sapere per bene come funziona il giochino, quello che fanno cioè queste grandi multinazionali ...
Le critiche a una cosa del genere sono giuste ma andrebbero spiegate meglio, altrimenti chi non è molto esperto di questa roba pensa a cose diverse. Dire che questo ostacola l'arrivo delle grandi internet company in Italia è una cazzata ... non venivano comunque per altri motivi, prima di tutto le tasse ... ma non solo.
L'Italia è un paese debole, che agisce in modo maldestro. Sarebbe bello ogni tanto fare la parte dei cattivi, e non sempre quella dei buoni, anzi dei pirla. Cinico? No, realistico. Hanno messo anche la Tobin Tax, senza che la mettessero tutti gli altri ... ottendo effetti nulli, anzi peggiorativi! Ora la cambiano ma non capiscono che la fresca va dove conviene, cosa vuoi gettitare cosa...
Comunque .. i problemi connessi a questa storia esistono. Non crediate che andremo avanti così all'infinito, le regole cambieranno ancora.
Nel nostro settore si discute, partendo dal Regno Unito, se spostare l'applicablità di una tassa dal paese in cui opera l'azienda che fornisce il servizio, a quello in cui risiede il consumatore. Quindi vuoi bancare gli inglesotti budinotti? Vuoi farlo dal Burundi? Welcome! Ma se John Smith risiede a Sheffield le tasse spettano allo stato inglese. Si parlava anche di questo, non dico che finirà proprio così ma il problema esiste.
La magistratura inglese ha sfidato persino un colosso come Amazon ... ho seguito per un po' poi non mi sono più aggiornato. Il problema non è tanto distante: vendono tonnellate di merce ai sudditi di Elizabeth II .. impiegano eserciti di persone per farlo (a Milton Keynes c'è un centro enorme) ma le tasse finiscono in gran parte in Lussemburgo, perchè la 'testa', dicono, è lì. Conta il diritto, e se una cosa non va contro nessuna legge, e ti conviene, GIUSTAMENTE, la fai! Questo è un settore in cui i problemi non mancano davvero. Visto che per ora certe cose però sono permesse, perchè non dobbiamo essere noi ad andare ad attaccare altri mercati e non sempre sperare nella leggina più o meno protezionista? Creare queste condizioni è la vera soluzione .. ma se sei incapace o corrotto non ti conviene di certo!
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