Un tenore, a causa della malattia del titolare, debutta alla Scala di Milano nei ‘Pagliacci’. Quando canta la famosa aria "Vesti la giubba", scoppia un applauso cosi’ fragoroso che l’opera si blocca ed e’ costretto a fare un bis. E poi un altro e un altro ancora, finche’ arriva a cantare l’aria ben 8 volte. Finalmente si ferma sotto i riflettori, attende che si faccia silenzio e poi dice: "Amica cari, noi stasera abbiamo fatto la storia! Ho detto ‘noi’ perche’ siete compresi anche voi, amato pubblico. Infatti nessuno alla Scala, ne’ Martinelli, ne’ Schipa, ne’ Gigli e neppure Caruso, hanno mai cantato 'Vesti la giubba' piu’ di 6 volte. E voi, miei cari, mi avete fatto cantare l’aria ben 8 volte! Questo e’ il piu’ bel momento della mia carriera. Non lo dimentichero’ mai. Ma l’opera deve continuare, la mia gola e’ un po’ stanca. Pertanto vi chiedo di non farmi cantare piu’ questa aria di nuovo". Dal fondo dell’auditorio una voce grida: "Eh, no! Tu la canterai ancora finche’ non la canterai GIUSTA!".
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Gino viene mandato dalla moglie al mercato a comprare delle lumache. Per questo viene svegliato una mattina molto presto e va al mercato, rimbambito dal sonno e anche molto incavolato, e compra le lumache. Mentre sta per tornare a casa trova una sua vecchia compagna di scuola. Dopo un'ora di rimembranze la conversazione si sposta su temi piu' intimi, si parla di vecchi amori propri e degli ex compagni di scuola. Alla fine i due scoprono che si erano sempre piaciuti e la donna invita Gino a casa sua per vedere le vecchie foto dei tempi della scuola. Gino va e... finiscono a letto. Finita la scopata Gino guarda l'ora e si accorge di aver fatto molto tardi (e' ormai sera). Immaginando le ire della moglie si riveste, corre a casa, suona al campanello. La moglie apre con un'espressione di ira e ringhia: "Ma dove cavolo sei stato fino ad ora ...". Gino guarda per terra e facendo con le mani un gesto di esortazione dice "Su, su, lumachine, ancora due metri e siamo a casa!"












