Messaggioda Kovac_ » 08/04/2010 - 13:40
Siccome nei post precedenti è stato riportato un commento di Travaglio, juventino, colpevolista nei confronti della Triade, è di oggi un fondo di Aldo Grasso, tifoso del Torino, sul Corriere della Sera.
Lo riporto:
Il commento
Esistono due etiche diverse?
Com’è noto, sono tifoso del Toro, credo nel destino, ho il dente avvelenato con Roberto Bettega per cui mi è sommamente difficile spezzare una lancia a favore della Juve. La lancia la userei volentieri in altro modo, ma dopo aver letto il pezzo di Mario Sconcerti su Calciopoli mi sono venuti alcuni dubbi. Sostiene Sconcerti che i due designatori arbitrali, Bergamo e Pairetto, avevano il (brutto) vizio di parlare con tutte le società . Tutte? Ne siamo sicuri? Quando saranno rese pubbliche le intercettazioni, sarà possibile ricostruire la mappa di questi irrituali e poco sportivi colloqui.
Commentando la sentenza di condanna nei confronti della Juve (serie B, penalizzazione e perdita di due scudetti), il presidente della Corte federale Piero Sandulli usò parole molto importanti: «Nella nostra sentenza evidenziammo soprattutto cattive abitudini, mica illeciti classici. Si doveva far capire che quello che c’era nelle intercettazioni non si fa. àˆ stata una condanna etica». L’unico dubbio di illecito sportivo riguardava infatti la partita Lecce-Parma. Condanna etica, appunto. Che in campo sportivo ci sta tutta, perché la giustizia si fonda sul concetto di lealtà sportiva e per comminare una pena basta il cosiddetto «legittimo convincimento». Dalle nuove intercettazioni si evince che la cattiva abitudine di parlare con gli arbitri non era un’esclusiva bianconera. Basta sentire il tono mellifluo, confidenziale, connivente di Paolo Bergamo con Leonardo Meani per rendersi conto che le partite avevano spiacevoli retroscena. La tesi di Luciano Moggi è la stessa dei difensori di Tangentopoli: così facevano tutti e quindi se tutti sono disonesti nessuno è disonesto. Come minimo, alla Juve devono essere restituiti i due scudetti.
La tesi di Sconcerti è che a parlare con i designatori fossero molti presidenti, «che nessuno aveva l’eleganza di tacere e che si andava al galoppo verso un’aria di disonestà diffusa». La Juve, però, avrebbe parlato più di altri cercando di influenzare le partite. Tant’è vero che la dirigenza patteggiò pubblicamente la sua condanna («per osservanza delle regole» ha precisato ieri John Elkann). La mia domanda è: lo scopo delle telefonate degli altri tesserati era diverso? Parlavano di belle donne, di vestiti e di auto? Non so se i presidenti di Atalanta, Siena, Udinese o di qualche altra squadra «minore» avessero l’abitudine di chiamare Bergamo. Se sì, allora dobbiamo prendere atto, con molta preoccupazione, delle diffuse «cattive abitudini». Se no, la condanna etica è indulgente nei confronti di qualcuno e la Juve, perché la giustizia «non abbia due pesi e due misure», fa bene a chiedere «parità di trattamento per tutti».
Aldo Grasso
08 aprile 2010
Di tutto l'articolo ho evidenziato la parte che secondo me è il nocciolo fondamentale della questione.
Quando si dice la Juve ha alterato X partite nel campionato 2004-2005 e via dicendo, son tutte stronzate. La stessa sentenza della giustizia sportiva, che riporta Grasso non io, parla di una serie di contatti con i designatori che, ESSENDO ESCLUSIVI, erano tali da porre la Juventus in una condizione di vantaggio rispetto alle altre squadre. E quindi, PUR NON ESISTENDO ALCUNA PROVA CHE UNA DETERMINATA PARTITA FOSSE STATA AGGIUSTATA O CHE CI FOSSE STATO QUANTOMENO UN TENTATIVO, - cosi' recita la sentenza - il solo fatto che questi contatti con i designatori fossero esclusivi (ovvero era la sola dirigenza della Juve a: discutere di griglie con i designatori, andare a cena con i designatori) giustifica una condanna della Juventus che coprisse l'intero campionato 04-05.
Faccio presente che il discorso delle sim svizzere(*) è uscito dopo e dunque NON è stato oggetto di giudizio (e quindi eventuale motivo di condanna) da parte della giustizia sportiva. La giustizia sportiva si è espressa cosi' duramente solo sulla scorta dei contatti telefonici con i designatori e con le cene.
Ora, come dice giustamente Grasso, ci è stata raccontata una verità parziale. Perchè ad avere i medesimi contatti con i designatori, financo con gli arbitri, a fare cene, non erano solo i dirigenti della Juve ma anche quelli delle altri grandi squadre. Viene quindi a mancare il caposaldo di quella sentenza ovvero che quei contatti, essendo esclusivi perchè all'epoca non vi era prova che lo stesso tenore di telefonate vedesse protagonisti attori diversi da dirigenti juventini, avvantaggiassero la Juventus perchè, giust'appunto, esclusivi.
Si rassegnasse chi la pensa in maniera diversa, si andasse a leggere la sentenza della giustiza sportiva che dice esattamente quello che dico io.
Sfido chiunque a confutare le mie argomentazioni sul punto.
(*) Le sim svizzere consegnate agli arbitri sono, ad oggi, ancora un'ipotesi investigativa.
Gabriele e Cassarà che, secondo la Procura avevano una sim svizzera, sono stati assolti perchè il fatto non sussiste. (Da chiarire le ragioni dell'assoluzione perchè le motivazioni non sono ancora state pubblicate), mentre Pieri, sempre nel rito abbreviato è stato condannato. (Anche qui è necessario attendere le motivazioni anche circa il possesso, accertato o meno, della sim).
La posizione di Paparesta è stata archiviata.
Per il resto c'è da attendere la sentenza di I grado del rito ordinario.