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ippica italiana
Scommesse sulle corse di cavalli italiane e inglesi. Le grandi Classiche internazionali. Analisi e commenti.
Soprattutto pronostici su ippica italiana e inglese. Ma anche le grandi corse francesi del Meeting d'Hiver e le più importanti competizioni internazionali. Questa è una sezione frequentata da tanti appassionati di lunga data, veri ippici, che c'erano già quando anche da noi questo sport era ancora una cosa importante. Rispetta questo luogo virtuale e sarai benvenuto.
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ippica italiana
Messaggioda bagocu » 26/10/2009 - 23:29
ho trovato in rete questo articolo che io avevo letto direttamente sul quotidiano.sarebbe interessante commentarlo tutti insieme,dap,massi,montag,vichi,cavallari di oggi e di ieri.
L’IPPICA E’ MARCIA ALLE RADICI, IN 12 ANNI HO TRUCCATO ALMENO 90 CORSE’
(Jamma) Sulle prime pagine del quotidiano La Repubblica è apparsa l’intervista ad un collaboratore di giustizia che in dodici anni dichiara di aver truccato almeno 90 corse ippiche. Riportiamo per intero l’articolo.
«Ho truccato corse di cavalli per dodici anni, dal 1991 al 2003. Novanta corse, almeno. L' ho fatto per conto della malavita di Taranto legata alla ' ndrangheta, per i casalesi che giocano all' ippodromo di Aversa. L'ho fatto per me stesso. Capisco di cavalli, soprattutto di guidatori e scuderie. La prima volta che ho provato a costruire un risultato, al Paolo VI di Taranto, ho guadagnato un miliardo di lire. Scommettere è più di un vizio, è un' adrenalina che pompa a bassa intensità durante la settimana e la domenica esplode. Scommettere sulla vittoria sicura, poi, è un lavoro duro che ti fa ricco». «Ho smesso quando un boss di Taranto mi chiamò sul cellulare, aveva perso soldi in una combine non riuscita. "Mi devi dire chi ha tradito o ammazzo tua madre e tuo padre". Era l' aprile del 2003. Contattai prima la procura di Milano e poi quella di Napoli. Raccontai tutto quello che avevo fatto e avevo visto. Sono diventato un collaboratore di giustizia. Ero cresciuto insieme all' ippica, non volevo più essere complice della sua distruzione. Le gare negli ippodromi, oggi, sono truccate. Almeno una a convegno. E il mio sport in mano ai banditi sta morendo». Il pentito dell' ippica ha 42 anni, un diploma da ragioniere e un Nokia dorato. Sotto protezione ha già cambiato tre residenze. Sempre al Nord, lontano dalle sue terre pericolose. «Sono cresciuto a ridosso dell' ippodromo di Taranto e nel 1990 iniziai a lavorare per un allevamento. Trafficavo con antidolorifici per cavalli e regalavo medicine e siringhe alla scuderia del clan Cianciaruso». è un' area difficile, quella del Paolo VI: operai Italsider, disoccupati. Una diffusione capillare della criminalità . «I Cianciaruso nel ' 91 iniziarono a truccare corse. Erano grossolani, minacciavano e basta: "Tu devi arrivare primo, tu secondo, tu terzo" e in pista vedevi le comiche, i cavalli si incastravano. Uno dei loro scommettitori era un giornalista sportivo locale, lo picchiarono perché faceva la cresta sui soldi raccolti». Il ragioniere scopre i volumi d' affari dell' ippodromo e decide di aprire un picchetto per le scommesse. «Fu il clan ad avvicinarmi: "Dobbiamo far vincere i nostri cavalli". Erano lentissimi. Ricordo un giorno, un giudice espose il giallo contro "Dervis Ve" e Antonio Cianciaruso andò sulla torretta pistola in pugno urlando a Donato Carelli, proprietario del Paolo VI: "Quello che ti proteggeva è morto". Alludeva ad Antonio Modeo, il Messicano, ucciso per ordine dei fratelli. Carelli, già presidente del Taranto calcio, oggi responsabile dell' ippica per Forza Italia, è sempre stato a mezza strada tra la necessità di far sopravvivere l' ippodromo e quella di avere gare regolari. Ho raccontato i dettagli al magistrato. Fu Carelli, va detto, a far aprire l' inchiesta che tolse dalle scuderie i Cianciaruso. Pagò quella denuncia con due colpi di pistola alle gambe». Per cinque anni "il ragioniere" ruba corsette da 100 mila lire e nel marzo ' 96 gli passa davanti l' occasione. «Un socio mi segnalò un colpo da due miliardi fatto all' ippodromo di Firenze. Contattai Tonino Diodato, affarista di zona: mi servivano 80 milioni di lire per corrompere i fantini. Dieci su diciotto. Il favorito, "il Principe", voleva contanti: 20 milioni a fine corsa. Correva su Pinks Black. Un driver avvertì l' ippodromo: "Mi hanno avvicinato due sconosciuti per comprarmi". Carelli verbalizzò, ma non fermò la gara. E il mercoledì funzionò tutto come un orologio: i primi tre piazzati erano nostri. Incassammo 849 milioni, 727 mila e 800 lire. Pagai fantini e mandanti, 150 milioni erano per me. La notizia era partita: avevo fatto vincere un miliardo a zio Tonino». Il ragioniere, per tutti, diventa il professionista della corsa truccata. «Mi sentivo forte, puntai sulle Tris. Metodo toscano: corruzione e cavalli ostacolati. Sessanta milioni di giocate, vinsi ancora». Il faccendiere Diodato va in galera, il ragioniere sale di grado. Vuole incontrarlo uno dei due fratelli Babuscio, mala di Taranto saldata alla camorra. «Si presentò con uno spiderino e un paio di ceffi. Avrebbero dovuto rapirmi per estorcermi il segreto delle combine, ma io collaboravo, non c' era bisogno di violenza. Nicola Babuscio tirò fuori un pacco con 20 milioni di lire: decidemmo di toccare una corsa a Taranto. Prima di scommettere mi portarono a Grazianise, provincia di Caserta. Entrammo in un' azienda di pompe funebri, mi fecero sedere su una bara. Ecco, il fratello latitante. Si fidò. Giocammo una cavalla vincente pagandone cinque a perdere: 20 milioni impiegati, solo otto vinti. Ma capirono che il giro c' era. "Quando facciamo una cosa più grossa?". La Tris, qui ad Aversa». L' ippodromo Cirigliano di Aversa è un gruviera per truccatori della camorra: il ragioniere entra in quel mondo senza timori. «Comandavano i casalesi e io presi confidenza con Mario Tavoletta, il killer. Entrai nelle loro case di Villa Literno: tutte uguali, diroccate fuori, i marmi all' interno, i prati all' inglese. Nei prati sotterravano bidoni pieni di soldi: li ho visti. Mario Tavoletta quando ti parlava ti offriva la seggiola e presto volle farmi partecipe del suo stile di vita: champagne e prostitute. Decidemmo di spostare la giocata ancora su Taranto, ma la corsa del 19 novembre 1996 andò male. Avevamo dato 60 milioni di lire a un solo driver, Nicola Gallucci, e lui non li aveva distribuiti. Pensava di ostacolare Run Run da solo, ma il cavallo si isolò e vinse sotto la pioggia. I Babuscio e il loro socio persero 400 milioni, fu la fine del mondo. Sequestrarono Gallucci, lo portarono in una villa, lo legarono a un albero, lo massacrarono. I 60 milioni erano nel caminetto spento. I Tavoletta proposero di ucciderlo, riuscimmo a mediare». Il 23 settembre del 1997, di ritorno da una Tris ad Aversa, Tonino Tavoletta viene ammazzato, l' autista ferito. Poi sarà ucciso anche Mario, suo cugino. Un gruppo di fuoco degli Schiavone-Bidognetti, diranno le indagini. «I Tavoletta giocavano in proprio e al clan davano le briciole. Antonio aveva fatto vincite secche da 800 milioni. Nel Bresciano controllava tre agenzie. I casalesi sono entrati con prepotenza nell' ippica perché garantisce guadagni forti con pochi rischi e una certezza di riciclaggio del denaro della droga». Il ragioniere, quando serve, riesce a fare da solo il lavoro di una squadra di scommettitori. «Cinque città in un giorno, in autostrada senza sosta. Giocavo schedine con pennarelli diversi, scrivevo con entrambe le mani. Scommesse basse, 50 euro. I controlli dell' Unire non intercettavano nulla. Poi mi buttai sulle corse dei gentlemen, i dilettanti: un commerciante d' auto pretese una tangente di 30 milioni. E in un delirio di onnipotenza truccai la schedina Totip, 1998 e 2002». Quasi due miliardi di lire l' incasso, «fu un' opera d' arte, una Gioconda». Conosce Alfonso Cesarano, chiede il pentito. «è uomo dei Nuvoletta, un pluriradiato. Aveva centinaia di cavalli intestati e li faceva correre uno per l' altro. Il suo veterinario toglieva il microchip di riconoscimento e lo attaccava con i preservativi alla criniera del cavallo. Lo incontrai all' uscita di Candela, trenta chilometri da Foggia. In un sacchettino di Cartier aveva 50 milioni in tagli da 10 mila lire. Con lui feci la mia ultima toccata». I casalesi negli ippodromi di Aversa, Pontecagnano e Garigliano, i tarantini della ' ndrangheta al Paolo VI, i calabresi e i foggiani a Milano, la mafia a Palermo. «Sono pochi i grandi guidatori che si sono sfilati da questo sistema, l'ippica è marcia alle radici. Nell' Unire, l' ente che la gestisce, alcuni funzionari scommettevano dopo la chiusura delle casse: avevano trovato il modo di fermare l'orologio».
L’IPPICA E’ MARCIA ALLE RADICI, IN 12 ANNI HO TRUCCATO ALMENO 90 CORSE’
(Jamma) Sulle prime pagine del quotidiano La Repubblica è apparsa l’intervista ad un collaboratore di giustizia che in dodici anni dichiara di aver truccato almeno 90 corse ippiche. Riportiamo per intero l’articolo.
«Ho truccato corse di cavalli per dodici anni, dal 1991 al 2003. Novanta corse, almeno. L' ho fatto per conto della malavita di Taranto legata alla ' ndrangheta, per i casalesi che giocano all' ippodromo di Aversa. L'ho fatto per me stesso. Capisco di cavalli, soprattutto di guidatori e scuderie. La prima volta che ho provato a costruire un risultato, al Paolo VI di Taranto, ho guadagnato un miliardo di lire. Scommettere è più di un vizio, è un' adrenalina che pompa a bassa intensità durante la settimana e la domenica esplode. Scommettere sulla vittoria sicura, poi, è un lavoro duro che ti fa ricco». «Ho smesso quando un boss di Taranto mi chiamò sul cellulare, aveva perso soldi in una combine non riuscita. "Mi devi dire chi ha tradito o ammazzo tua madre e tuo padre". Era l' aprile del 2003. Contattai prima la procura di Milano e poi quella di Napoli. Raccontai tutto quello che avevo fatto e avevo visto. Sono diventato un collaboratore di giustizia. Ero cresciuto insieme all' ippica, non volevo più essere complice della sua distruzione. Le gare negli ippodromi, oggi, sono truccate. Almeno una a convegno. E il mio sport in mano ai banditi sta morendo». Il pentito dell' ippica ha 42 anni, un diploma da ragioniere e un Nokia dorato. Sotto protezione ha già cambiato tre residenze. Sempre al Nord, lontano dalle sue terre pericolose. «Sono cresciuto a ridosso dell' ippodromo di Taranto e nel 1990 iniziai a lavorare per un allevamento. Trafficavo con antidolorifici per cavalli e regalavo medicine e siringhe alla scuderia del clan Cianciaruso». è un' area difficile, quella del Paolo VI: operai Italsider, disoccupati. Una diffusione capillare della criminalità . «I Cianciaruso nel ' 91 iniziarono a truccare corse. Erano grossolani, minacciavano e basta: "Tu devi arrivare primo, tu secondo, tu terzo" e in pista vedevi le comiche, i cavalli si incastravano. Uno dei loro scommettitori era un giornalista sportivo locale, lo picchiarono perché faceva la cresta sui soldi raccolti». Il ragioniere scopre i volumi d' affari dell' ippodromo e decide di aprire un picchetto per le scommesse. «Fu il clan ad avvicinarmi: "Dobbiamo far vincere i nostri cavalli". Erano lentissimi. Ricordo un giorno, un giudice espose il giallo contro "Dervis Ve" e Antonio Cianciaruso andò sulla torretta pistola in pugno urlando a Donato Carelli, proprietario del Paolo VI: "Quello che ti proteggeva è morto". Alludeva ad Antonio Modeo, il Messicano, ucciso per ordine dei fratelli. Carelli, già presidente del Taranto calcio, oggi responsabile dell' ippica per Forza Italia, è sempre stato a mezza strada tra la necessità di far sopravvivere l' ippodromo e quella di avere gare regolari. Ho raccontato i dettagli al magistrato. Fu Carelli, va detto, a far aprire l' inchiesta che tolse dalle scuderie i Cianciaruso. Pagò quella denuncia con due colpi di pistola alle gambe». Per cinque anni "il ragioniere" ruba corsette da 100 mila lire e nel marzo ' 96 gli passa davanti l' occasione. «Un socio mi segnalò un colpo da due miliardi fatto all' ippodromo di Firenze. Contattai Tonino Diodato, affarista di zona: mi servivano 80 milioni di lire per corrompere i fantini. Dieci su diciotto. Il favorito, "il Principe", voleva contanti: 20 milioni a fine corsa. Correva su Pinks Black. Un driver avvertì l' ippodromo: "Mi hanno avvicinato due sconosciuti per comprarmi". Carelli verbalizzò, ma non fermò la gara. E il mercoledì funzionò tutto come un orologio: i primi tre piazzati erano nostri. Incassammo 849 milioni, 727 mila e 800 lire. Pagai fantini e mandanti, 150 milioni erano per me. La notizia era partita: avevo fatto vincere un miliardo a zio Tonino». Il ragioniere, per tutti, diventa il professionista della corsa truccata. «Mi sentivo forte, puntai sulle Tris. Metodo toscano: corruzione e cavalli ostacolati. Sessanta milioni di giocate, vinsi ancora». Il faccendiere Diodato va in galera, il ragioniere sale di grado. Vuole incontrarlo uno dei due fratelli Babuscio, mala di Taranto saldata alla camorra. «Si presentò con uno spiderino e un paio di ceffi. Avrebbero dovuto rapirmi per estorcermi il segreto delle combine, ma io collaboravo, non c' era bisogno di violenza. Nicola Babuscio tirò fuori un pacco con 20 milioni di lire: decidemmo di toccare una corsa a Taranto. Prima di scommettere mi portarono a Grazianise, provincia di Caserta. Entrammo in un' azienda di pompe funebri, mi fecero sedere su una bara. Ecco, il fratello latitante. Si fidò. Giocammo una cavalla vincente pagandone cinque a perdere: 20 milioni impiegati, solo otto vinti. Ma capirono che il giro c' era. "Quando facciamo una cosa più grossa?". La Tris, qui ad Aversa». L' ippodromo Cirigliano di Aversa è un gruviera per truccatori della camorra: il ragioniere entra in quel mondo senza timori. «Comandavano i casalesi e io presi confidenza con Mario Tavoletta, il killer. Entrai nelle loro case di Villa Literno: tutte uguali, diroccate fuori, i marmi all' interno, i prati all' inglese. Nei prati sotterravano bidoni pieni di soldi: li ho visti. Mario Tavoletta quando ti parlava ti offriva la seggiola e presto volle farmi partecipe del suo stile di vita: champagne e prostitute. Decidemmo di spostare la giocata ancora su Taranto, ma la corsa del 19 novembre 1996 andò male. Avevamo dato 60 milioni di lire a un solo driver, Nicola Gallucci, e lui non li aveva distribuiti. Pensava di ostacolare Run Run da solo, ma il cavallo si isolò e vinse sotto la pioggia. I Babuscio e il loro socio persero 400 milioni, fu la fine del mondo. Sequestrarono Gallucci, lo portarono in una villa, lo legarono a un albero, lo massacrarono. I 60 milioni erano nel caminetto spento. I Tavoletta proposero di ucciderlo, riuscimmo a mediare». Il 23 settembre del 1997, di ritorno da una Tris ad Aversa, Tonino Tavoletta viene ammazzato, l' autista ferito. Poi sarà ucciso anche Mario, suo cugino. Un gruppo di fuoco degli Schiavone-Bidognetti, diranno le indagini. «I Tavoletta giocavano in proprio e al clan davano le briciole. Antonio aveva fatto vincite secche da 800 milioni. Nel Bresciano controllava tre agenzie. I casalesi sono entrati con prepotenza nell' ippica perché garantisce guadagni forti con pochi rischi e una certezza di riciclaggio del denaro della droga». Il ragioniere, quando serve, riesce a fare da solo il lavoro di una squadra di scommettitori. «Cinque città in un giorno, in autostrada senza sosta. Giocavo schedine con pennarelli diversi, scrivevo con entrambe le mani. Scommesse basse, 50 euro. I controlli dell' Unire non intercettavano nulla. Poi mi buttai sulle corse dei gentlemen, i dilettanti: un commerciante d' auto pretese una tangente di 30 milioni. E in un delirio di onnipotenza truccai la schedina Totip, 1998 e 2002». Quasi due miliardi di lire l' incasso, «fu un' opera d' arte, una Gioconda». Conosce Alfonso Cesarano, chiede il pentito. «è uomo dei Nuvoletta, un pluriradiato. Aveva centinaia di cavalli intestati e li faceva correre uno per l' altro. Il suo veterinario toglieva il microchip di riconoscimento e lo attaccava con i preservativi alla criniera del cavallo. Lo incontrai all' uscita di Candela, trenta chilometri da Foggia. In un sacchettino di Cartier aveva 50 milioni in tagli da 10 mila lire. Con lui feci la mia ultima toccata». I casalesi negli ippodromi di Aversa, Pontecagnano e Garigliano, i tarantini della ' ndrangheta al Paolo VI, i calabresi e i foggiani a Milano, la mafia a Palermo. «Sono pochi i grandi guidatori che si sono sfilati da questo sistema, l'ippica è marcia alle radici. Nell' Unire, l' ente che la gestisce, alcuni funzionari scommettevano dopo la chiusura delle casse: avevano trovato il modo di fermare l'orologio».
Simona Ventura confessa: non posso smettere di lavorare, ho problemi a pagare i mutui
Messaggioda Il ragno » 26/10/2009 - 23:55
Si scopre l'acqua calda purtroppo. Io gioco i cavalli da piu' di 15 anni e purtroppo so' che non era e non e' solo una vox populi quando si dice che alcune corse son fatte.
Ad Aversa, a Pontecagnano, a Napoli, ippodromi che conosco bene, ogni tanto si fa finta anche di beccare qualche guidatore o allenatore per doping o sostituzione di cavalli, ma alla fine sti soggetti li rivedo nelle scuderie e in pista. La finanza si presenta per controlli che sono solo una pro forma perche' poi si fa la corsa lo stesso. Perche' ci marcian tutti. Ma proprio tutti. Perche' la camorra fa mangiare tutti quelli della zona.
E ci marcia anche qualcuno dell'unire. Forse piu' di qualcuno.
Tutto cio' mi intristisce sempre di piu' perche' getta fango e distrugge uno degli sport piu' belli e a cui sono piu' affezzionato.
E il ragioniere dell'articolo si e' dimenticato di dire che anche a Varese comanda la mafia siciliana.
Che tristezza. Davvero
.
Ad Aversa, a Pontecagnano, a Napoli, ippodromi che conosco bene, ogni tanto si fa finta anche di beccare qualche guidatore o allenatore per doping o sostituzione di cavalli, ma alla fine sti soggetti li rivedo nelle scuderie e in pista. La finanza si presenta per controlli che sono solo una pro forma perche' poi si fa la corsa lo stesso. Perche' ci marcian tutti. Ma proprio tutti. Perche' la camorra fa mangiare tutti quelli della zona.
E ci marcia anche qualcuno dell'unire. Forse piu' di qualcuno.
Tutto cio' mi intristisce sempre di piu' perche' getta fango e distrugge uno degli sport piu' belli e a cui sono piu' affezzionato.
E il ragioniere dell'articolo si e' dimenticato di dire che anche a Varese comanda la mafia siciliana.
Che tristezza. Davvero
Messaggioda montag » 26/10/2009 - 23:57
sono tutte cose che anche se non conosciamo nei particolari, ogni persona che ha frequentato l'ippica conosce nella sostanza.
aggiungerei che non è solo l'ippica, ma tutti i settori dove si muovono grandi quantità di denaro ad essere soggette al controllo di settori criminali, non mi meraviglierei se un giorno saltasse fuori qualcosa del genere anche sul calcio, ma lì ci sono troppi interessi perchè il coperchio venga alzato veramente.
si potrebbe infine valutare la cosa in un modo più approfondito, esulando dal caso specifico, ma non mi sembra il caso di farlo in un forum.
ciao
aggiungerei che non è solo l'ippica, ma tutti i settori dove si muovono grandi quantità di denaro ad essere soggette al controllo di settori criminali, non mi meraviglierei se un giorno saltasse fuori qualcosa del genere anche sul calcio, ma lì ci sono troppi interessi perchè il coperchio venga alzato veramente.
si potrebbe infine valutare la cosa in un modo più approfondito, esulando dal caso specifico, ma non mi sembra il caso di farlo in un forum.
ciao
Deve esserci qualcosa che non va nel lavoro, o i ricchi se lo sarebbero già accaparratol
Mario Alfonso Moreno Reyes
Mario Alfonso Moreno Reyes
Messaggioda bagocu » 27/10/2009 - 00:03
Il ragno ha scritto:Si scopre l'acqua calda purtroppo. Io gioco i cavalli da piu' di 15 anni e purtroppo so' che non era e non e' solo una vox populi quando si dice che alcune corse son fatte.
Ad Aversa, a Pontecagnano, a Napoli, ippodromi che conosco bene, ogni tanto si fa finta anche di beccare qualche guidatore o allenatore per doping o sostituzione di cavalli, ma alla fine sti soggetti li rivedo nelle scuderie e in pista. La finanza si presenta per controlli che sono solo una pro forma perche' poi si fa la corsa lo stesso. Perche' ci marcian tutti. Ma proprio tutti. Perche' la camorra fa mangiare tutti quelli della zona.
E ci marcia anche qualcuno dell'unire. Forse piu' di qualcuno.
Tutto cio' mi intristisce sempre di piu' perche' getta fango e distrugge uno degli sport piu' belli e a cui sono piu' affezzionato.
E il ragioniere dell'articolo si e' dimenticato di dire che anche a Varese comanda la mafia siciliana.
Che tristezza. Davvero.
a dire il vero non ha parlato di varese ma ha spiegato come funziona a milano per cui..
Simona Ventura confessa: non posso smettere di lavorare, ho problemi a pagare i mutui
Messaggioda bagocu » 27/10/2009 - 00:20
ma infatti solo chi non vuol vedere dice che il cattivo odore lo produce solo ippica.in italia le corse sono strafinite anche ieri a roma nel gr1 la prima italiana e settima,ma non è questo il punto.nel calcio che ci siano partite fatte mi sembra palese.ma non mi riferisco alle 30o 40 su cui indaga l'uefa,parlo della routine.nel tennis tutto bene
hanno multato 4 italiani,probabilmente anzi senza il probabile almeno uno faceva le torte gli altri non so.non sono andati in fondo perchè sarebbe scoppiato un dramma.l'atp ingaggio un ex mafioso tale michael franzese che durante il torneo di miami tenne corsi ai giocatori sul come difendersi da eventuali "abbordaggi" da parte di loschi figuri.probabile che fossero più esperti del gangster 
Simona Ventura confessa: non posso smettere di lavorare, ho problemi a pagare i mutui
Messaggioda vichi » 27/10/2009 - 08:48
I casi più clamorosi che ho visto, toccato con mano, sono stati quelli legati alle Tris, hanno continuato per anni a truccarle, clamoroso fu lo scambio di cavallo a Varese, al centro di questa combine c'era un noto personaggio senese, tal Niccolò ecc., personaggio che ancora ci prova, ricorderete la pseudo truffa di questa estate con la caduta di quel fantino a Corridonia, mentre per il Trotto imperversavano, qui in Toscana personaggi tipo il Cocomeraio, il Fagiano e altri che non sto a dire ma che erano o sono ancora legati a professionisti e gentlemen che tuttora guidano. Unica consolazione, magra, che ora non possono fare più niente, o quasi, perchè nell'ippica non c'è più un euro. Prima si potevano permettere di investire milioni che tanto rientravano, il montepremi nelle tris era talmente elevato che vincevano bene, nonostante ce ne volessero molti per fare la corsa, ora dato che nessuno gioca più ai cavalli, non c'è più margine di lucro. E' così, ci hanno ammazzato il giochino, la passione, quantaltro ognuno di noi possa trovare nell'ippica. E comunque questo mondo non è più marcio di tanti altri, fa solamente più comodo parlarne male tanto è sputtanato l'ambiente, che economicamente non tira più, in primis allo Stato. Il giorno che nessuno giocherà più un copeco al calcio o nessuno andrà più allo stadio o vedrà partite alla tv, per vari motivi, vedrete che il coperchio al pentolone verrà sollevato e ne verranno fuori delle belle. Per il momento c'è interesse a mantenere tutto così com'è, finchè c'è interesse economico finanziario va tutto bene. Invece il male dovrebbe essere estirpato subito, al primo sentore di marcio, prima che la gente si sdegni e scappi, come è successo per l'ippica. Provo tristezza a vedere come hanno rovinato l'ambiente, mi sono sempre considerato un appassionato e devo dire che nonostante tutto ancora lo sono, purtroppo siamo rimasti veramente in pochi. Saluti
Messaggioda dap » 27/10/2009 - 15:56
Tristezza infinita. Nlel'ippica italiana si è tirato anche ai passerotti.....
Ma non metto la croce su quei nomi, molti forse anche esagerati, di cui parla il tizio nell'articolo, non so chi siano ma ad ex Ciarnaruso piuttosto che tali fratelli Tavolozza facevano il loro mestiere.
Trovo invece che le colpe in assoluto ricadano su quei dirigenti unire o responsabili di ippodromi o giudici di gara che hanno assistito consapevoli e forse molte volte conniventi con tali operazioni delle quali si parlava già da tempo ma nessuno muoveva un dito.
Ma tant'è, l'ippica italiana è tenuta in vita artificialmente e non certo a causa delle tris ruccate che sono state solo la conseguenza della colpevole negligenza di chi doveva controllare.
Sabato scorso a Pisa, uno dei pochi ippodromi dove ancora va qualcuno nei giorni feriali, i picchetti hanno incassato circa 200 euro per ogni corsa.
Ogni commento è superfluo.
Le sale corse continuano nella loro opera di erosione ai danni delle tasche delle, per fortuna, poche vittime rimaste in circolazione con la famosa "tuta arancione"
E le cose scandalose passano inosservate perchè protette da giornali specializzati e non che sono in simbiosi con coloro che le fanno
Ad ex è già nel dimenticatoio il fallimentare risultato delle recenti aste del galoppo durante le quali si è verificato un inammissibile dumping.
E poi tutti chiedono soldi, sovvenzioni, aiuti, premi aggiuntivi e ...congiuntivi
; ma nei paesi civili (per questo sport intendo)l'ippica si sostenta da sola, come dovrebbe essere regola .
In UK mai si sognerebbero di ricorrere alle cassa statali per tirare avanti.
Ma probabilmente anche nello Zimbabwe
Ma non metto la croce su quei nomi, molti forse anche esagerati, di cui parla il tizio nell'articolo, non so chi siano ma ad ex Ciarnaruso piuttosto che tali fratelli Tavolozza facevano il loro mestiere.
Trovo invece che le colpe in assoluto ricadano su quei dirigenti unire o responsabili di ippodromi o giudici di gara che hanno assistito consapevoli e forse molte volte conniventi con tali operazioni delle quali si parlava già da tempo ma nessuno muoveva un dito.
Ma tant'è, l'ippica italiana è tenuta in vita artificialmente e non certo a causa delle tris ruccate che sono state solo la conseguenza della colpevole negligenza di chi doveva controllare.
Sabato scorso a Pisa, uno dei pochi ippodromi dove ancora va qualcuno nei giorni feriali, i picchetti hanno incassato circa 200 euro per ogni corsa.
Ogni commento è superfluo.
Le sale corse continuano nella loro opera di erosione ai danni delle tasche delle, per fortuna, poche vittime rimaste in circolazione con la famosa "tuta arancione"
E le cose scandalose passano inosservate perchè protette da giornali specializzati e non che sono in simbiosi con coloro che le fanno
Ad ex è già nel dimenticatoio il fallimentare risultato delle recenti aste del galoppo durante le quali si è verificato un inammissibile dumping.
E poi tutti chiedono soldi, sovvenzioni, aiuti, premi aggiuntivi e ...congiuntivi
In UK mai si sognerebbero di ricorrere alle cassa statali per tirare avanti.
Ma probabilmente anche nello Zimbabwe
Messaggioda montag » 27/10/2009 - 16:17
dap ha scritto:In UK mai si sognerebbero di ricorrere alle cassa statali per tirare avanti.
Ma probabilmente anche nello Zimbabwe
la tua prima frase è la sintesi di tutti i discorsi che si potrebbero fare e non solo nell'ippica, le cose in italia funzionano così, ci sono le casse statali ma ormai vuote.
sono riuscito ad andare in sala corse persino in zimbabwe, ad harare scommettevano sulle corse di galoppo sudafricane, naturalmente ho lasciato l'obolo anche lì.
Deve esserci qualcosa che non va nel lavoro, o i ricchi se lo sarebbero già accaparratol
Mario Alfonso Moreno Reyes
Mario Alfonso Moreno Reyes
Messaggioda bagocu » 27/10/2009 - 20:45
il bello è che se dici queste cose ti dicono"te ci godi" siete fissati con le corse estere.a me piacciono molto i film comici in particolare pozzetto e ogni tanto quando uno mi fa ridere o ridere/piangere lo chiamo renato.beh il signor favero è un renato di fascia 2.ha vinto il merano con un cavallo positivo al doping lo scorso anno quest'anno spero gli abbiano fatto le analisi
,bene renato alla trasmissione no problem ippica,gia il nome spiega in che mani siamo,ha candidamente affermato che lui non capisce il motivo per cui la tv deve pagare per trasmettere le corse estere.naturalmente nessuno ha risposto anche perchè non avrebbero saputo cosa dire.faccio solo notare che renato o vive sulla luna o più semplicemente ci prende per scemi.risposte e offese da rivolgerli ce ne sarebbero a go go,mi limito a dire che ogni sport ippica compresa ha bisogno di nuove leve che possono un giorno sostituire i vecchi.marco botti figlio e nipote dei 2 allenatori più importanti del paese è a newmarket.ha fatto apprendistato da godolphin , dal "the italian maestro" cumani e poi ha iniziato l'avventura.sintomo di modestia perchè uno che è nato tra i cavalli come lui poteva pensare di essere già pronto con quanto visto da papa e zio.lui col tempo si farà un nome ci scommetto le palle.tra l'altro credo , ma posso sbagliare,che i dioscuri ora allenino in francia e a milano sia rimasto endo.credo che dopo la morte di lorenzo brogi sono rimasti in pochi.il sor luigi e figlio,caruso e qualche allenatore minore.per tornare a renato fava lui avrà bisogno dell'aiuto di questo o quell'ente altrimenti con i cavalli ci va a passeggio.
Simona Ventura confessa: non posso smettere di lavorare, ho problemi a pagare i mutui
Messaggioda Distant » 27/10/2009 - 22:10
..Quell'articolo è roba vecchia.... Roba passata... si, che io ai tempi ho però toccato realmente con mano.....più o meno.
Non ho nemmen voglia di tornare su quei vecchi episodi... Magari un giorno ve ne racconterò qualcuno, che spaziano da Totip, a Tris, a matinèe.....da Nord a Sud...
Saluti a tutti Signori..
p.s. non ero assolutamente implicato in strani giri....non fatevi cattive idee.. mi è capitato di essere nel posto sbagliato al momento....peggiore... tutto qui...

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Messaggioda hurricanes » 28/10/2009 - 12:10
Ma una domanda che mi sono sempre fatto è questa situazione è solo in Italia o cimuqnue nell'ippica in generale indipendentemente dal paese in cui ti trovi? Magari anzi sicuramente voi ne sapete più di me.
Poi una considerazione che mi vien da fare è che noi italiani siamo figli dei pali, palio di Siena per primo dove truccare la gara, pagare qualcuno perchè perda o perchè faccia perdere qualcun altro è normale. Po naturalmente questa è solo una mia considerazione personalissima
Poi una considerazione che mi vien da fare è che noi italiani siamo figli dei pali, palio di Siena per primo dove truccare la gara, pagare qualcuno perchè perda o perchè faccia perdere qualcun altro è normale. Po naturalmente questa è solo una mia considerazione personalissima
Com’è straordinaria la vita,
com’è, coi suoi segreti, i sorrisi, gli inganni.
Com’è straordinaria la vita,
che un giorno ti senti come in un sogno
e poi ti ritrovi all’inferno
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Messaggioda andrea862 » 28/10/2009 - 12:27
SEcondo me l'ippica in UK è molto più pulita di quella italiana, poi magari mi sbaglio ma la sensazione è quella, seguendo le corse in streaming moltissime volte vedo corse che si decidono al photofinish , cavalli che arrivano quasi all'unisono, e che vincono per 2 dita di muso, credo che anche per un fantino professionista sia impossibile perdere volontariamente per così poco.
Secondo me in UK gare truccate nel vero senso della parola non esistono (e se ci sono sono pochissime), e per truccate intendo con ordine di arrivo già noto, in cui chi corre conosce già anche la tris che devono cercare di far uscire. Quello che credo si facfcia in uk, ma purtroppo anche in tutti gli altri sport del mondo più o meno, sono i fantini, allenatori e proprietari che bancano il proprio cavallo sapendo già che vanno a perdere, oppure sapendo che in cavallo non è in forma ecc...
Insomma ci saranno sicuramente corse perse di proposito per scalare l'handicap in attesa di gare + importanti e guadagnare con una sostanziosa bancata a quota bassa, e cose simili, però corse combinate o truccate sotto la pressione esterna della mafia secondo me no.
Poi in inghilterra girano molti più soldi, il settore è florido, è anche un fatto di convenienza, non conveniene rovinarsi la reputazione per avidità , ma conviene di più giocare pulito e portare la passione x questo sport anche nel futuro, piuttosto che ucciderlo come è successo in italia!
Secondo me in UK gare truccate nel vero senso della parola non esistono (e se ci sono sono pochissime), e per truccate intendo con ordine di arrivo già noto, in cui chi corre conosce già anche la tris che devono cercare di far uscire. Quello che credo si facfcia in uk, ma purtroppo anche in tutti gli altri sport del mondo più o meno, sono i fantini, allenatori e proprietari che bancano il proprio cavallo sapendo già che vanno a perdere, oppure sapendo che in cavallo non è in forma ecc...
Insomma ci saranno sicuramente corse perse di proposito per scalare l'handicap in attesa di gare + importanti e guadagnare con una sostanziosa bancata a quota bassa, e cose simili, però corse combinate o truccate sotto la pressione esterna della mafia secondo me no.
Poi in inghilterra girano molti più soldi, il settore è florido, è anche un fatto di convenienza, non conveniene rovinarsi la reputazione per avidità , ma conviene di più giocare pulito e portare la passione x questo sport anche nel futuro, piuttosto che ucciderlo come è successo in italia!
Messaggioda bagocu » 28/10/2009 - 18:19
vedi andre l'arrivo in foto vuol dire poco.il modo "migliore" per tirare un cavallo è perdere di una testa.riguardo al betting hai fatto un osservazione interessante.chiariamo subito che le truffe le tenta tranne rari casi la punta e non il banco.quest'ultimo se è informato o fiuta qualcosa sceglie se schivare il proiettile o andare a favore.detto questo io non trovo assolutamente strano che allenatori, fantini,proprietari puntino a vincere.preparare il cavallo per un colpo non è garanzia di vittoria,possono esserci varchi che non si aprono,musi ecc.il problema, e con bf si è allargato a macchia d'olio ,sono i cavalli dati via.non bisogna essere scenziati per capire che sia più semplice fare un biscotto in questo modo,possibilmente con un bel fava piuttosto che puntare e rischiare nella mischia.le inchieste che hanno riguardato anche kieren fallon erano tutte con cavalli a perdere.kieren doveva tirare russian Rhythm in gr1.il cavallo era stato bancato per i massimi dai suoi soci,fatto stà che stoute mangiò la foglia e kieren dovette andare a fondo.per rendere il favore fece alcuni tiraggi andati bene,fino al famoso "imbracamento" di lingfield.il personaggio citato da vichi,insieme ai soliti ha fatto un paio di colpi in inghilterra.il primo a vincere ok,la volta dopo hanno dato e sono stati cuccati.il concetto è/sarebbe questo punta per vincere va bene,ma se fai correre un cavallo e lo banchi no.discorso che non porta a niente,anche perchè bf è di fatto incontrollabile se non entro certi limiti.prima i book "regalavano" ad alcuni allenatori un colpo da 1000£ l'anno a patto di essere informati sui giri di pista.di fatto tutti o quasi tutti gli allenatori puntano o fanno puntare e continuano a dare i cavalli su bf.
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