Vince Carter record, il più anziano a segnare 20 punti in una partita – Nel 2000 Oakland sportivamente era molto diversa da quella che vediamo oggi. I Golden State Warriors non vincevano i titoli, non erano la squadra del momento, non erano trendy e tutta la Lega li prendeva in giro. La Oracle Arena esisteva già, però. E lì dentro, un paio di giorni prima di San Valentino del 2000, andò in onda una gara della schiacciate che per gli storici della Nba segna il punto di rottura tra il basket del passato e quello contemporaneo. A proiettare tutti nel gioco del futuro ci pensò Vince Carter, all’epoca ai Toronto Raptors, che mise in piedi uno spettacolo che con un pallone, un ferro e una retina non si era mai visto prima. Guardate qua, o ricordate qua, che in ogni caso è un piacere.
Fu allora che nacque la Vinsanity (da cosa pensate che derivi la Linsanity appiccicata a Jeremy Lin dopo un paio di prestazioni impreviste a New York nel 2012?). Vince Carter era il prototipo della guardia moderna. Esplosivo, salterino, buoni fondamentali, ma soprattutto atleta fuori dal comune. Quella generazione di giocatori, di cui avrebbero fatto parte anche Kobe Bryant, Paul Pierce, Kevin Garnett, Tim Duncan, Tracy McGrady, Ray Allen, Dirk Nowitzki, sono passati dalla cronaca alla leggenda. Molti di loro, proprio in questo autunno, hanno detto addio al parquet. Il tempo è passato, la Oracle Arena si è riempita degli Splash Brothers, quelle acrobazie sono diventate quotidianità. E colui che l’ha porta l’aveva aperta è rimasto l’unico della sua generazione a non averla ancora chiusa. Gioca ai Memphis Grizzlies, ha 39 anni e spiccioli e fa ancora la differenza.
Vince Carter record, oltre Michael Jordan – Fa impressione pensare che all’epoca non c’erano i social per condividere gli highlights della notte Nba in tempo reale. Ma fa ancora più impressione pensare che Vince Carter ha tolto un record anche a Michael Jordan. E’ diventato il più anziano giocatore di sempre a giocare una partita da almeno 20 punti uscendo dalla panchina. MJ l’aveva fatto nella sua ultima esperienza ai Washington Wizards a 39 anni e 282 giorni. Carter l’ha battuto per meno di una settimana, 39 anni e 287 giorni. Il ventello in realtà in questa stagione l’ha già toccato due volte ed è un’arma tattica uscendo dalla panchina che nessuno nello staff dei Grizzlies immaginava potesse essere così rilevante. Viaggia a 9.9 punti, 4 rimbalzi e 2 assist in 28 minuti a partita, più della media di un panchinaro Nba. Minuti che si sta guadagnando. E che gli hanno permesso anche di entrare nel club dei giocatori che hanno segnato 24.000 punti in carriera, soltanto 23 attaccanti prima di lui ci erano riusciti.
Vince Carter record, l’evoluzione – E’ paradossale che uno degli emblemi della Nba moderna, rispetto ai nomi citati prima (e con l’eccezione di Tracy McGrady che è suo cugino di secondo grado), sia l’unico a non avere mai vinto un titolo. E non è stato uomo bandiera di una franchigia come tutti gli altri, se non di quei Raptors che raggiunsero una finale di Conference. Troppo presto, per loro e per lui. Diciannove anni di Nba tra Toronto, New Jersey Nets, Orlando Magic, Phoenix Suns, Dallas Mavericks (dove la sua carriera è praticamente ricominciata nel 2011), Memphis Grizzlies. Una vita da girovago ma una passione rimasta intatta. E questo lo si dice per tutti i longevi di tutti gli sport.
Ma, proprio come Michael Jordan, la differenza Vince Carter l’ha fatta in palestra. Perché se vuoi resistere in una delle Leghe più competitive del mondo, quando gli anni passano e la forza di gravità inizia a chiedere il conto pure a uno che l’ha sempre aggirata, devi evolvere il tuo gioco. Carter è diventato un solidissimo, stranamente sottovalutato, mid-range jumper. Ha costruito i suoi punti tirando dalla media distanza e allargando progressivamente il proprio raggio di tiro fino all’arco. Non lo sa nessuno, ma è il sesto giocatore di sempre per triple realizzate. Intelligenza cestistica fuori dal comune, come riconoscono tutti i suoi allenatori e compagni di squadra. Aiuterà i Grizzlies a tornare ai playoff e poi forse continuerà ancora. Quella storia iniziata a Oakland non è ancora finita.