
Scudetto Lucca meritatissimo, Schio battuta 3-1
E’ finita con Giorgia Sottana che consegna il pallone a un arbitro, quando sul cronometro ci sono ancora otto secondi.
E’ stato quello il segnale ultimo della resa, della bandiera bianca alzata davanti a un avversario sorprendentemente duro, di testa prima che di gambe. Più forte di chi negli ultimi anni ha dominato. Alla fine Schio ha abdicato e idealmente passato il testimone a Lucca, al primo sospiratissimo titolo della sua storia.
Le Mura è il nome del club toscano e bene racconta le fondamenta gettate anni fa affidandosi alle sapienti mani di Mirco Diamanti. E poi le difficoltà “operaie” nel mettere un mattone sopra l’altro tra contrattempi, delusioni e paura di rimanere l’eterna incompiuta.
Era la terza finale questa, per Lucca, e nelle prime due era stata sempre Schio a interrompere bruscamente il sogno, esattamente come era accaduto quest’anno al Taliercio per l’ultimo atto della Final Four di Coppa Italia. Sempre Schio con un trofeo da alzare, tra le lacrime lucchesi a bordo campo. Teste basse.
Scudetto Lucca meritatissimo, Schio battuta 3-1
Anche quest’anno il destino delle biancorosse sembrava segnato: 21 partite in testa alla classifica e poi la vetta lasciata alle arancioni all’ultima sirena dell’ultima giornata, quella beffarda di San Martino di Lupari. Se Schio andava considerata favorita assoluta dei playoff indipendentemente dal fattore campo, figuriamoci con la possibilità della bella al Palaromare…
Sembrava tutto apparecchiato per un’altra stagione da applausi e pacche sulle spalle ma con la sensazione terribile che quando il gioco si fa duro, sono sempre le arancioni a iniziare a giocare.
Profilo come sempre basso se non rasoterra, Lucca è tornata in palestra e ha approfittato dei giorni a disposizione prima dell’esordio playoff, dominando le due serie con Broni e Venezia. Percorso netto fino alle porte della finale con Schio. Ancora loro…
Scudetto Lucca meritatissimo, Schio battuta 3-1
Poi il colpo del Palaromare in gara1, tenendo Schio a 48 punti, per il sesto successo di fila e la consapevolezza che la Storia poteva essere riscritta. A Lucca si è arrivati sull’1-1 e l’epilogo più assurdo del mondo ha deciso gara3 e la serie scudetto abbattendo un Muro (al Maschile). Primo esempio di una Finale persa per colpa di un canestro segnato.
Quello di Giulia Gatti, che ha fatto quello che tutti avrebbero fatto, sul +1 e a 2 secondi dalla sirena. Ovvero, Canestro.
Vai a pensare che Lucca aveva pronto il colpo di scena che cambia tutto il senso del thriller che stai vivendo da un anno, anzi da tante stagioni. Il furto di Wojta, il supplementare di Dotto in versione MJ e poi gara4 con Schio strapazzata per 40 minuti nell’Inferno/Paradiso di un PalaTagliate vestito a festa.
Lucca chirurgica, cinica, spietata di fronte alle paure di Schio nel giorno in cui era atteso, come sempre era accaduto in passato, il riscatto delle Arancioni.
Fatemi una cortesia, però: non parlate di miracolo-Lucca. Fareste un torto alle migliaia di ore trascorse da Mirco Diamanti con le sue giocatrici, di quest’anno e delle stagioni passate, all’interno del PalaTagliate per guadagnare un centimetro, un centesimo di secondo, un punto percentuale al tiro, un ettogrammo sulla bilancia.
Lucca non è il Leicester. Lucca non è una bella favola da raccontare ai bambini.
Lucca è Lucca. Al punto da costringere Schio ad ammetter la sconfitta con qualche secondo di anticipo, con quel pallone consegnato all’arbitro da Giorgia Sottana.
Lucca è Lucca. E va applaudita per come è.




