
Russell Westbrook tripla doppia media, missione impossibile? – Se, come noi, siete fanatici della Nba e dei suoi numeri, non vi sarà sfuggito quello che sta succedendo a Russell Westbrook. Il play degli Oklahoma City Thunder nelle prime ventidue gare della stagione sta viaggiando in tripla doppia di media. Significa andare in doppia cifra in almeno tre voci statistiche diverse. E la Nba è piena di specialisti in materia, il più illustre dei quali è LeBron James. Ma un conto e trovare una, o più prestazioni del genere nell’arco di una stagione da 82 partite. E un altro è farlo di media ogni sera, tutte le sere, e chiudere con una tripla doppia una regular season di 82 partite. Ecco perché la domanda è legittima: è possibile, nella Nba di oggi, chiudere la regular season in tripla doppia di media?
Russell Westbrook tripla doppia media, il precedente di Oscar Robertson – L’impresa non è difficile e nemmeno ardua. E’ semplicemente, tecnicamente e statisticamente, impossibile. Infatti nella storia della Nba è riuscita una sola volta. La firmò Oscar Robertson, The Big O, una sorta di LeBron James quarant’anni prima, un 196 cm che era più alto di tutti gli esterni, più atletico di quasi tutti i lunghi, con una tecnica avanti vent’anni rispetto alla sua epoca. Alla sua seconda stagione con i Cincinnati Royals fece segnare 30,8 punti, 11,4 assist e 12,5 rimbalzi a partita. Ma era un basket diverso e anche un’epoca diversa. Era l’epoca in cui se avevi mezzi fisici fuori dal comune potevi dominare come Bill Walton con i suoi Celtics, o prenderti tutti i record statistici individuali, come i 100 punti in una singola partita, se ti chiamavi Wilt Chamberlain. Oggi che quell’atletismo è norma e che il talento è distribuito su 30 franchigie invece che su 9 come all’epoca, finire in tripla doppia di media non solo non è realistico, ma è estremo anche solo provarci o andarci vicini.
Russell Westbrook tripla doppia media, i numeri – Per questo è apparentemente almeno una suggestione. O forse qualcosa di più, visto che lo fa da sei partite consecutive, come nemmeno Michael Jordan era riuscito a fare nel 1988-89 quando si fermò a cinque. E’ uno storytelling di quelli che fanno parlare perché meritano di essere approfonditi. Russell Westbrook in tripla doppia di media succede innanzitutto perché è diventato uomo solo al comando di OKC. L’addio di Durant (e anche quello di Ibaka) ha generato principalmente l’effetto di accentrare palloni e responsabilità sul numero 0. Uno potrebbe guardare i numeri e trovarci 31 punti, 10.8 rimbalzi e 11.3 assist di media e trovarlo già strepitoso. Poi andare a guardare i leader statistici della Nba e trovare Westbrook al secondo posto tra i marcatori dietro Anthony Davis, al secondo posto anche tra i migliori distributori di palloni dietro James Harden (un altro che in tripla doppia ci va spesso, che ha caratteristiche simili e un contesto di squadra agli Houston Rockets che permette di replicarne le cifre), al decimo posto tra i rimbalzisti che è forse la voce statistica più assurda perché è alto 1.90 a fatica e l’unico esterno tra i primi venti di questa classifica, l’unico play tra i primi 37.
Russell Westbrook tripla doppia media, la proiezione – Si potrebbe aggiungere che per ottenere questi numeri ha bisogno di 24.3 tiri a partita e nessun altro se ne prende così tanti nella Nba. Ma è anche vero che OKC gioca un numero di possessi inferiore rispetto al passato e anche rispetto ai Royals di Robertson. Una differenza notevole che rende le cifre più spaventose, perché generate con meno palloni disponibili. Westbrook insieme a Davis e DeRozan è anche l’unico giocatore in doppia cifra di media per canestri realizzati dal campo (10.4). Rispetto a loro però sta meno minuti in campo, 35.7 contro 37.5 e 36.3. Inoltre è un orologio svizzero: tira il 42.6% sia in casa che in trasferta, sia nelle vittorie che nelle sconfitte, ma lontano dai propri tifosi è anche più preciso dall’arco (36.1% contro 32.4%).
Questo potrebbe portare a pensare che una media del genere possa essere mantenuta perché non dipende direttamente dal rendimento della squadra. E’ vero anche il contrario, che cioè i Thunder vanno esattamente dove li porta il loro leader. Non troppo lontano, a giudicare dal record e dalla concorrenza della Western Conference. OKC è squadra meno completa e meno competitiva rispetto alla scorsa stagione, quando andò a un passo dalla finale e per questo i puristi storcono la bocca a parlare di statistiche fini a sé stesse. Rimane un’impresa quasi impossibile, considerando che dopo l’All Star Game le statistiche di tutti i leader statistici tendono fisiologicamente a scendere. Ma con un quarto di stagione alle spalle, credere che Russell Westbrook possa portarla fino in fondo diventa più di una semplice suggestione.






