Durant la decide nella notte di LBJ e Irving, i Warriors sul 3-0

I Warriors vincono 118-113 a Cleveland nella partita più combattuta della serie, rendono vana una notte leggendaria di LBJ e Irving e sono a un passo dal titolo

Defend the Land è lo slogan scelto dai Cavs e appiccicato ovunque in città per la serie che si sposta a Cleveland. Il senso è chiaro, se proprio non puoi battere i Warriors in una serie a sette partite puoi provare almeno a impedirgli di chiudere i playoff perfetti e costringerli almeno a una sconfitta alla Quicken Loans Arena. E i Cavs ci vanno vicini, vicinissimi, e ancora non basta per battere questi Golden  State Warriors. E’ una gara 3 di una bellezza stordente, esaltante nel regalare la quindicesima vittoria consecutiva ai Warriors, crudele nel negare la prima di questa serie a Cleveland che la meriterebbe per cuore e generosità. I Cavs fanno tutto ciò che è necessario per giocarsela. Resistono a un primo periodo da 39 punti e 9 triple dei Warriors, mettono il terzo quarto dalla loro parte segnando 33 punti quando dopo l’intervallo erano affondati nei due episodi alla Oracle Arena, hanno LeBron James e Kyrie Irving che replicano le leggendarie imprese dello scorso giugno, hanno pure finalmente un contributo affidabile dall’arco da Korver e Smith. Hanno due stelle che segnano 77 punti in coppia e vedono ancora una volta esultare i Warriors, che hanno l’uomo giunto per prendersi il titolo. E’ Durant a trascinare quelli della baia alla vittoria con un finale da chirurgo in missione. Raccontiamolo.

Il finale – A sei minuti dalla fine Durant trova la tripla del 104-102 e si entra nel finale in volata. Gioco da tre punti di un immenso Irving e Cavs che vanno sul 108-102. Curry nel traffico e Thomspon dall’arco danno il meno uno ai Warriors ma torna sul palco LBJ: due liberi, assist per la tripla di Smith, rimbalzo difensivo e offensivo, 113-107 a 2’30” dalla sirena. E’ una battaglia di intensità folle, Durant in isolamento da sinistra segna il 113-111 con 1’15” da giocare. Korver sbaglia una tripla dall’angolo, Durant la segna dalla punta ed è più uno Warriors a 30” dalla fine. Anche Irving si prende una tripla che va sul ferro e i Cavs ritardano nel fermare il cronometro a 13 secondi dalla fine. Ancora Durant in lunetta scrive il 116-113. Sette punti consecutivi dell’uomo venuto per il titolo e la giocata decisiva è di Iguodala che costringe a una palla persa LBJ sulla linea laterale, un colpo da maestro della difesa che forse vale il titolo. Curry in lunetta chiude la partita sul 118-113 e probabilmente anche la stagione con un 11-0 di parziale dei Warriors negli ultimi tre minuti. Da 3-0 nella storia in finale non è mai tornato nessuno. I Cavs dello scorso anno tornarono da 3-1, ma se i Warriors vincono anche quando dovrebbero perdere si meritano anche il titolo con i playoff perfetti.

I numeri – La partita più equilibrata della serie è anche quella nella quale i Warriors scolpiscono un nuovo record delle Finals, quello delle triple a bersaglio nel primo tempo con 12. La squadra di Kerr stavolta fatica a prendersi i punti dentro l’area anche se tira con il 48.2% dal campo, merito della difesa di intensità estrema dei Cavs. Ma il migliore attacco della storia è tale anche perché trova modi alternativi di segnare, 16/33 dall’arco equamente distribuite tra le sue stelle.

I Warriors hanno un problema nella gestione emotiva di Green, che rimane in campo con quattro e cinque falli per una vittoria tattica assoluta e rischiosa di Kerr, perdono di nuovo 18 palloni e sembrano frastornati nel terzo periodo e fino a cinque minuti dalla fine. Mandano a referto 29 assist su 40 canestri dal campo e vincono di nuovo a rimbalzo 44-37, ma non è una questione di numeri. E’ una questione di dettagli e di scelte decisive e i minuti di West, Clark e McGee fanno in modo che Durant, Thompson e Curry arrivino più freschi all’epilogo. I Cavs devono spremere per 45 minuti il re e per 44 Irving, è questa la differenza che si ripercuote negli ultimi tre minuti. Restano in partita alzando i ritmi, aumentando il numero di possessi e di tiri ma chiudono con il 44.4% dal campo e il 27.3% dall’arco. Statistiche che non raccontano tutto perché i canestri arrivano e fanno male ai Warriors, le palle perse sono limitate a 12, il 21/25 ai liberi è quanto di meglio puoi chiedere in lunetta ai tuoi giocatori in una partita del genere. O quasi. I Warriors ai liberi fanno 22/24 e si dimostrano ancora una volta, semplicemente, più forti.

I protagonisti – Partiamo da Irving, perché il suo contributo era mancato nelle prime due gare ed era sul banco degli imputati. Risposta da 38 punti, 6 rimbalzi e 3 assist, la capacità di tagliare a fette la difesa schierata dei Warriors e di segnare nel traffico nel modo più fantasioso. Sarebbe perfetto se non fosse per lo 0/7 dall’arco che nel finale regala un passo indietro a Thompson che lo sfida a sparare, chiude con 16/22 dentro l’area e i punti vicini al canestro sono quelli che consentono a Cleveland di sognare la vittoria a lungo. LeBron James ne segna 39 con 11 rimbalzi, 9 assist, 15/27 al tiro e 4/9 dall’arco. E’ padrone della notte e della città ma la stanchezza lo costringe a perdere 5 palloni, l’ultimo dei quali decisivo. Di più non si può chiedere nemmeno a un sovrano. I Cavs stavolta hanno un Love da 9 punti e 1/9 al tiro che ripaga le incertezze offensive con 13 rimbalzi di cui 4 pesantissimi offensivi. Smith sale a 16 punti con cinque triple, Korver ne segna 8 con due. Ma c’è ancora poco da Shumpert e Jefferson in attacco, anche se entrambi sono preziosi nelle pieghe della partita a palla lontana.

Si gioca con i quintetti piccoli per andare dietro ai Warriors, Tristan Thompson fa ormai da tappezzeria nella serie come Pachulia, ma a che servono i lunghi quando in campo c’è Durant? Il numero 35 emerge con 31 punti, 8 rimbalzi, 4 assist, 10/18 dal campo, 4/7 dall’arco e forse la firma sul titolo con quei sette punti consecutivi che nel finale rimontano e piegano i Cavs. Lui e Thompson rimangono in silenzio nel terzo periodo, il momento più difficile dei Warriors in questi playoff, ma ritornano nel quarto quando conta davvero. Per lo Splash Brother tabellino da 30 punti, 6 rimbalzi, 11/18 dal campo, sei triple e la firma offensiva ritrovata nel momento più opportuno. Poi ci sarebbe anche Curry del quale non guardate tanto i 26 punti e le cinque triple, ma i 13 rimbalzi di cui 5 offensivi. La vittoria di Golden State è nel suo uomo più piccolo che prende più rimbalzi di tutti. Anche di Green, opaco in 32 minuti passati a litigare con arbitri e avversari, nonostante gli 8 rimbalzi e 7 assist. Chiusura meritata per Iguodala. La sua difesa nel finale su LBJ è da artista e completa una notte da 29 minuti con 7 punti ma soprattutto 5 rimbalzi, 5 assist, 4 recuperi e 1 stoppata. E’ ovunque nei possessi chiave. Era stato Mvp delle Finals nel 2015, adesso è il quinto migliore giocatore della rotazione. Sintesi perfetta del perché questi Warriors sembrano imbattibili. E sono a un passo dall’esserlo davvero.

Golden State Cleveland 3-0