
Lo scorso 9 aprile, Ramón Rodríguez Verdejo, per tutti Monchi, ha potuto ricevere l’ultima ovazione del Ramón Sánchez Pizjuán, quello che con il tempo è diventato anche il suo stadio: del resto, quasi 30 anni di Sevillismo, dalle giovanili fino alla scrivania da dirigente, diventano un tatuaggio indelebile sulla pelle di chi li ha vissuti. E così, tra le lacrime di molti, Monchi compreso, i tifosi Rojiblancos hanno reso omaggio al vero artefice (non l’unico, ma probabilmente il più importante) dei successi della storia recente del club.
Perché alla fine, nonostante tutte le trattative, i giocatori portati in prima squadra e poi venduti a peso d’oro ed i talenti della cantera svezzati tra i professionisti, l’unica concreta unità di misura che l’ormai neo ds della Roma conosce e riconosce, è una sola: il numero dei trofei che si mettono in bacheca. Tutto il resto, dalle plusvalenze monstre fino alla ricerca di giovani talenti in giro per il mondo, è esclusivamente il mezzo per raggiungere i propri traguardi, ma non deve mai diventare il fine ultimo. E questo aspetto, soprattutto nei dintorni di Trigoria, forse negli ultimi anni è stato troppo spesso dimenticato. Ma non certo a Siviglia: non a caso, in quel giorno di autentica commozione che ha sancito la fine di un connubio tanto vincente, davanti allo stesso Monchi sono state esposte le nove coppe vinte dal club andaluso negli ultimi 15 anni.
E la maglietta indossata quel giorno dal ‘deus ex-machina’ di queste vittorie, era di Antonio Puerta, un altro di quelli che la camiseta del Siviglia l’avevano cucita addosso. Tuttavia, per quanto sia brutto rovinare una bella storia con la verità, è innegabile che nessuno dei successi raggiunti dalla società spagnola sarebbe risultato possibile, se non attraverso la politica di cui Monchi ha fatto un proprio marchio di fabbrica: nessun giocatore è mai stato considerato incedibile, tutti hanno sempre avuto un prezzo. La bravura di Monchi è stata proprio quella di saper vendere i pezzi pregiati della rosa al momento giusto e, soprattutto, di ottenere una continuità di risultati, riuscendo ad andare oltre i limiti economico-strutturali del club. E per quanto le plusvalenze stratosferiche rappresentino un mero strumento, con gli anni una filosofia esistenziale del genere è divenuta il tratto distintivo del ds. Ciò che ha trasformato il Siviglia in un club vincente e lo stesso Monchi in una leggenda.
Questi gli affari più clamorosi messi a segno da l’Eterna Leyenda. In tantissimi, tra passato e presente, visti anche in serie A.
– José Reyes: cresciuto nella ‘cantera’ del Siviglia ➔ Arsenal (35 milioni di euro)
– Júlio Baptista: São Paulo FC ➔ Siviglia (3 milioni di euro) ➔ Real Madrid (27 milioni di euro)
– Sergio Ramos: proveniente dalle giovanili ➔ Real Madrid (25 milioni di euro)
– Dani Alves: Bahia ➔ Siviglia (550mila euro) ➔ Barcellona (35,5 milioni di euro)
– Seydou Keita: Lens ➔ Siviglia (4 milioni di euro) ➔ Barcellona (14 milioni di euro)
– Christian Poulsen: Schalke 04 ➔ Siviglia (parametro zero) ➔ Juventus (9,75 milioni di euro)
– Adriano Correia: Coritiba FC ➔ Siviglia (2,10 milioni di euro) ➔ Barcellona (9,50 milioni di euro)
– Álvaro Negredo: Almería ➔ Real Madrid (riscattato per 5 milioni di euro) ➔ Siviglia (15 milioni di euro) ➔ Manchester City (25 milioni di euro)
– Jesús Navas: proveniente dalle giovanili ➔ Manchester City (20 milioni di euro)
– Kondogbia: Lens ➔ Siviglia (4 milioni di euro) ➔ Monaco (20 milioni di euro)
– Medel: Universidad Católica ➔ Siviglia (3,5 milioni di euro) ➔ Cardiff City F.C. (13 milioni di euro)
– Rakitić: Schalke 04 ➔ Siviglia (1,5 milioni di euro) ➔ Barcellona (18 milioni di euro, più il prestito secco ed annuale di Denis Suárez)
– Alberto Moreno: cresciuto nella cantera del club ➔ Liverpool (18 milioni di euro)
– Federico Fazio: Ferro Carril Oeste ➔ Siviglia (800mila euro) ➔ Tottenham (10 milioni di euro)
– Bacca: Club Bruges ➔ Siviglia (7 milioni di euro) ➔ Milan (30 milioni di euro)
– Aleix Vidal: Almería ➔ Siviglia (3 milioni di euro) ➔ Barcellona (17 milioni di euro)
– Krychowiak: Stade de Reims ➔ Siviglia (5,5 milioni di euro) ➔ Paris Saint-Germain (33,60 milioni di euro)
– Kevin Gameiro: Paris Saint-Germain ➔ Siviglia (7,50 milioni di euro) ➔ Atlético Madrid (32 milioni di euro, più 5 di bonus)
– Fernando Llorente: Juventus ➔ Siviglia (parametro zero) ➔ Swansea City (5,90 milioni di euro)
Konopljanka: Dnipro ➔ Siviglia (parametro zero) ➔ Schalke 04 (opzione di riscatto già fissata a 16 milioni di euro)
Si sta parlando di un volume di affari che ha generato introiti superiori ai 360 milioni di euro. Senza dimenticare i giocatori attualmente ancora in rosa e che hanno già abbondantemente superato, come valore di mercato, la cifra che il Siviglia ha dovuto sborsare per assicurarseli: gente come Ben Yedder (acquistato dal Tolosa per 9 milioni di euro), Lenglet (arrivato per 5 milioni dal Nancy), N’Zonzi (prelevato dallo Stoke City per 10 milioni di euro), Rico (proveniente direttamente dalle giovanili) o Sarabia (strappato per un solo milione di euro al Getafe). Elenco a cui bisognerebbe aggiungere anche Correa, Jovetić, Nasri, Rami o Vitolo, ossia giocatori rivelatisi utilissimi per rinforzare l’organico, oltre che punti fermi dello scacchiere tattico di Sampaoli. Oppure i vari Dragutinović, Escudé, Kanouté, Luís Fabiano, Maresca, Renato, Saviola, Squillaci e tanti altri che, nel loro grande o piccolo, hanno contribuito a scrivere la Storia del club.
Una storia recente fatta di successi quasi improvvisi ed inaspettati (ma non per questo meno consequenziali e programmati), specialmente considerando che l’ultimo titolo della società, prima del nuovo millennio, era datato addirittura 1948. I tifosi della Roma, dal canto loro, magari spererebbero di non dover attendere altri dieci anni per poter tornare a sollevare un trofeo, dopo la Coppa Italia vinta nel 2008. Proprio per questo, l’avvento di Monchi è stato salutato al pari di quello di un top player. Come se davvero bastasse una semplice nuova pedina per invertire una tendenza radicata ed ormai trasformatasi quasi in una maledizione, per la Roma: quella di mancare costantemente gli appuntamenti importanti con la propria storia, in attesa di una redenzione che, però, non arriva mai.
Per la verità, più che la sapienza sportiva di Monchi, fondamentale sarà la libertà di autonomia che verrà concessa dalla società al nuovo dirigente, ma anche la pazienza che la piazza saprà riservare, in attesa che il raccolto dia i frutti sperati. Del resto il primo trofeo da ds del Siviglia, Monchi lo ha conquistato dopo sette anni dal suo insediamento: difficile credere che il tifo giallorosso abbia ancora la voglia di aspettare così tanto, nonostante di periodi morti, anche più lunghi, ce ne siano stati molti, nella storia del club. Tuttavia, resta innegabile che se c’è una cosa che Ramón Rodríguez Verdejo, per tutti Monchi, dovrà far cambiare alla Roma, è proprio l’approccio culturale e mentale. E sotto questo aspetto, dovrà dimostrarsi matura la stessa Roma ad aiutare a lasciarsi aiutare. Perché i sogni hanno bisogno anche di coerenza e programmazione, per trasformarsi in obiettivi concreti. Senza queste componenti, invece, restano sempre e solo miraggi impossibili da raggiungere. Anche per l’uomo dei miracoli.









