La media punti non è più il salvagente di Pioli

39 punti in 23 partite, la media è 1.695 . Troppo poco per salvarlo, nonostante le dichiarazioni ufficiali

La media punti: quante volte è stata citata? 2.44, 2.31 erano i numeri che fotografavano il lavoro del tecnico emiliano sulla panchina nerazzurra. Dopo il 7-1 rifilato all’Atalanta però la squadra di Pioli è evaporata dai campi di gioco.

Contando la sconfitta odierna di Marassi sono sette le partite senza vittoria, con appena due pareggi. Due punti su ventuno.

Sino a poche ore fa, nonostante le voci che raccontano di un’Inter all’affannosa ricerca di un allenatore di alto profilo, il ds Ausilio si è prodigato nell’evidenziare la sua soddisfazione per l’operato del tecnico: “… la fiducia nel mister non è mai mancata. La bontà del suo lavoro è sotto gli occhi di tutti.”

Sino a quando il dirigente nerazzurro troverà argomenti validi per difendere un allenatore che sembra precipitare in un baratro senza fine?

E la famosa media punti? Il calcolo è semplice: 39 punti in 23 partite = 1.695 

Con questa media, in 35 partite, quelle giocate fino ad oggi, si arriva a quota 59.325, più o meno la stessa del Milan, in attesa che giochi la sua partita contro la Roma. Solo tre in più dei punti reali. Non mi pare un risultato di cui andare fieri.

Qualsiasi tifoso interista con un QI nella media non è certo dispiaciuto nel vedere la beneamata allontanarsi dal famigerato sesto posto. Anzi, sarà una delle pochissime volte che tiferà per i cugini. Che vadano loro a giocare il preliminare a fine Luglio, magari a Malta o a Cipro, con quaranta gradi.

Non è accettabile la mancanza di carattere che la squadra ha dimostrato nei momenti topici, quando tutto era ancora possibile. La rimonta dopo la clamorosa falsa partenza dell’Inter olandese, con le sette vittorie consecutive, è arrivata quando non c’era niente da perdere e tutto da guadagnare. Le grandi squadre, e anche i grandi allenatori, si vedono quando conta. Quando qualcosa da perdere c’è. Quando la disperazione pare svanire e le speranze di un popolo di tifosi ribollono dagli abissi di anni di stagnazione.

Mi ripeto: Stefano Pioli è una brava persona e probabilmente anche un bravo allenatore. Ma non è uno da Inter. La ricostruzione deve essere affidata ad altri.

Ogni volta che parla Ausilio, mi vengono i brividi. So bene che chi ha certe responsabilità deve misurare le parole, ma chi non ha altre fonti trema al solo pensiero di vedere un’altra Inter così.

E’ tempo di rivoluzione. Da conservare c’è ben poco.