Vi spiego perché il Sole continua a sorgere

Gli effetti, ma soprattutto le cause, del mancato, seppur annunciatissimo, triplete bianconero

Per settimane, forse per mesi, ho pensato che la mattina del 4 giugno il sole non sarebbe sorto.

Ero certo che dal tetto della mia casa gozitana non avrei più potuto osservare la luce solare rompere l’oscurità.

Essa, dapprima riflessa dagli strati superiori dell’atmosfera, appare biancastra, a volte lilla, poi vira sul rosa, sull’arancione, quando è rifratta dagli strati inferiori.

Ogni giorno è come se andasse in scena uno spettacolo. Simile, ma mai uguale. Quel tetto, così come molti altri, è come un teatro dove le repliche non stancano mai anche se la “prima” c’è stata milioni di anni fa.

Tutto questo sarebbe finito. Con le immaginabili conseguenze. Ere glaciali a profusione, mutazioni genetiche. Strani animali sarebbero certamente emersi dagli abissi per divorarci.

L’inizio della fine.

Non so come mai tutto questo non è successo. La mia certezza era supportata anche delle brillanti esternazioni della miglior intellighenzia nostrana. Vi dirò che 99,8% mi sembrava anche poco, ma non ci avevo fatto troppo caso.

Solo ora capisco l’importanza di quello 0,2%.

Si è detto che la Juventus è stata sopraffatta dal Real Madrid nel secondo tempo e ha così mancato il triplete. Si è capito che col piffero Cristiano Ronaldo non giocherebbe titolare nei bianconeri e che Paulo Exequiel Dybala dovrà attendere ancora un po’ per sedere alla destra del padre.

Ma questi sono solo gli effetti, tuttalpiù i commenti della stampa. Non le cause.

Mi sto scervellando da giorni per cercare il turning point. Anche perché le nostre arti gufatorie potrebbero essere messe nuovamente a dura prova molto presto. Son tornati anche i rossoneri. Mai sottovalutare i pericoli.

Per quanto riguarda la conquista del nostro triplete, la ricetta mi è chiara e da questo voglio partire.

Ho irretito un amico juventino, ignaro del pericolo, in riti propiziatori. Inviti a pranzo cadenzati e sempre nello stesso posto, proprio mentre era in svolgimento la cavalcata trionfale dei ragazzi di Mou. Menù quasi invariato e sempre lo stesso vino.

Ricordatevi di questo passaggio perché è importante.

Mi ero concentrato sugli avvenimenti inconsueti accaduti vicino a me nei momenti precedenti l’ex giorno senza domani.

C’è stato quel pranzo offertomi da un noto ristoratore dell’isola super-gobbo. “Oggi è per me” mi disse fissandomi con quello sguardo di chi sa quello che fa.

C’è stato poi il topo morto trovato in piscina. Evento di per se terribile per il povero animaletto ma anche facilmente interpretabile come presagio di sventura. La morte che sopraggiunge in un luogo ludico e desinato al sollazzo estivo con le sembianze di un animale – il topo – mai del tutto capito, sicuramente non amato, dal genere umano.

Sbagliavo. Solo oggi l’ho capito e ho voluto scriverlo per i pochissimi cui interesserà. O forse per i tanti che intuiranno il potenziale racchiuso in queste poche deliranti righe.

Il luogo del pranzi propiziatori di cui vi ho accennato si trova a pochi km da Milano, in direzione ovest. Poco lontano sorge un locale gestito dalla stessa storica famiglia del luogo. Simile per la cura con la quale vengono scelte le materie prime ma dall’anima meno sbarazzina.

Ebbene, in mia giustificata assenza, lo stesso amico juventino, ignaro come allora, vi è stato condotto da un gruppo di sfaccendati dei quali un giorno forse vi racconterò. La potenza del sortilegio è aumentata in modo esponenziale dal fatto che nessuno di loro ha agito con premeditazione. Tutto si è svolto come se nulla fosse. E invece…

Il malcapitato poche ore dopo è partito per Cardiff, così come due anni prima volò a Berlino.

Tutto si spiega.

Disponiamo di un’arma potentissima, ma non vi svelo troppi particolari.

Se ce ne sarà nuovamente bisogno (e ce ne sarà…) dovremmo saper trovare un altro innocente da condurre all’uopo nei medesimi luoghi ed è meglio che non sappia.