(Alcuni) libri sul basket da leggere durante la quarantena

Una lista di libri sul basket, ma non solo sul basket, da leggere durante questi giorni di quarantena

Il 23 aprile è la giornata mondiale del libro (nonché il compleanno di William Shakespeare, cit. le suggestive coincidenze del calendario) e ci si accorge subito che provare a fare una lista dei migliori libri sullo sport è praticamente impossibile. Troppi, e troppo soggettiva. Per questo, in un momento nel quale The Last Dance è sulla bocca di tutti gli appassionati del mondo non solo del basket, abbiamo deciso invece di concentrarci proprio sulla pallacanestro perché nei titoli che vi suggeriamo di leggere troverete non solo palla a spicchi, ma anche la dimensione più ampia dello sport, dosi avanzate di filosofia, narrativa nel senso più alto che possiate immaginare e in sintesi letture ricreative che dal basket partono ma si allargano a una quantità spropositata di orizzonti. Prendetela come una teoria dei cerchi concentrici di carta, partite da questa lista che è naturalmente ridottissima rispetto al numero di titoli che avete a disposizione e di qui partite verso un viaggio che vi porterà a conoscere altre decine, centinaia di libri che meritano di essere letti e scoperti.

Michael Jordan, la vita

Quasi automatico se avete visto le prime due puntate di The Last Dance e non avete letto questo libro. Roland Lazenby vi mette in mano un vero e proprio epico, monumentale, irrinunciabile mattone bianco che racconta la storia del più grande giocatore di sempre dall’infanzia al ritorno in campo con i Wizards. Metterete insieme i pezzi e scoprirete l’inesauribile fonte di competitività, l’incapacità di provare fatica, l’ossessione di vincere di una vera divinità dello sport mondiale. Di quei libri che ti fanno capire perché alcuni, e non altri, diventano i numeri uno nel proprio lavoro. E del perché solo pochissimi, tra quegli alcuni, entrano nella storia dell’umanità e non solo dello sport.

Black Jesus Anthology

Di Black Jesus esistono due volumi separati che poi per comodità sono stati inseriti in un’antologia. Quando uscì il primo, seconda parte degli anni Novanta, Federico Buffa era già noto ai lettori di American Superbasket e a chi aveva l’abbonamento a Tele Più e si godeva la Nba dei Bulls e di Michael Jordan, ma non aveva la fama totale di oggi. Quando uscì, dicevamo, alcune storie le avevamo già lette proprio su American Superbasket ma si capiva subito che era merce più pregiata di quella che abitualmente consumavamo. E’ un viaggio continuo, costante, nel basket americano ma più correttamente nell’America, negli Stati Uniti del basket. Ogni tanto ci sono le grandi arene della Nba, ma più spesso si va in territori sconosciuti dentro umanità variegate, non necessariamente scintillanti, quasi sempre interrotte o incomplete. Da Earl Manigault alla Grinnell High School, sfiorando Kenny Bellinger. Ricordate Michael Jordan? Queste prevalentemente sono le storie di chi poteva diventarlo e per i motivi più svariati non ci è riuscito. La narrativa sportiva che tanto amiamo oggi probabilmente ha in Black Jesus la sua pietra miliare.

Dream Team

C’è un prima Barcellona ’92 e un dopo Barcellona ’92. Non solo nel basket, ma nello sport mondiale. Il Dream Team con MJ, Magic Johnson, Larry Bird e tutti gli altri non è stata solo la squadra più famosa nella storia della pallacanestro e una macchina da guerra capace di vincere dominando le Olimpiadi. E’ stata molto di più per due motivi opposti ma convergenti. Ovvero la prima volta che il mondo dei professionisti Nba entrava a contatto con il basket Fiba e poterli finalmente toccare, vederli, sfidare, scoprire che esistevano davvero e non stavano in un continente immaginario e fantastico oltre l’oceano, fece scoprire al basket Fiba quanta distanza esisteva con loro dal punto di vista tecnico. Il basket multietnico e globale che conosciamo oggi iniziò lì. Jack McCallum racconta una quantità spropositata di aneddoti, storie, episodi su come in maniera niente affatto scontata quell’idea nacque e fu portata avanti tra Europa e Stati Uniti e di come la vissero i protagonisti in campo e fuori. La storia del basket e dello sport mondiale, mentre si compieva, vista dal di dentro.

Eleven Rings

Scegliamo questo a titolo simbolico, ma di libri scritti da Phil Jackson ce ne sono numerosi, tipo Più di un gioco scritto con Charley Rosen, e torniamo sempre più o meno al big bang di quei Bulls di The Last Dance. Ora sappiamo che Phil Jackson è molte cose contemporaneamente, non solo il coach più vincente della storia della Nba che ha vinto undici anelli a Chicago e Los Angeles e che ha allenato due dei più forti giocatori della storia come Michael Jordan e Kobe Bryant. E’ stato uno dei leader emotivi e carismatici più influenti della società occidentale a cavallo tra i due millenni, ha applicato allo sport la psicologia umanistica, la filosofia dei nativi americani e la celebre meditazione Zen. E’ iniziare a esplorare l’universo multidisciplinare di una mente al servizio del basket ma che si scopre, leggendolo, al servizio di una visione della vita più ampia e mai ristretta al perimetro di un campo da gioco. Un’ottima base dalla quale partire per raggiungere destinazioni anche molto lontane dal basket.

Il basket eravamo noi

Ci sono decine di libri meravigliosi sullo sport e sul basket, ma questo è tra quelli che oltre a essere meravigliosi ti fanno venire voglia di voltare pagina sempre più lentamente perché sai che una volta finito sarà un dispiacere non averne più. La rivalità tra Larry Bird e Magic Johnson raccontata da Larry Bird e Magic Johnson e non servirebbe aggiungere altro. E’ probabilmente l’antagonismo più celebre del ventesimo secolo sportivo insieme a quello tra Senna e Prost e qui non c’è solo il duello tra i due padroni del basket Nba prima che Michael Jordan prendesse lo scettro, c’è una fotografia accurata dal di dentro degli anni ottanta. Imprescindibile e dannatamente divertente.

Basket, uomini e altri pianeti

Prendete due eccellenze come Ettore Messina e Flavio Tranquillo, mescolateli insieme e avrete una piccola meraviglia, piccola perché le pagine sono poche rispetto a quante vorresti leggerne, che insieme parlano esattamente di ciò che dice il titolo. E’ gustosa l’esperienza di Messina nei panni di vice ai Los Angeles Lakers nel 2011-12, il suo rapporto con Kobe Bryant, il dovere imparare un mondo e un ruolo nuovo per chi è abituato a essere considerato un punto di riferimento assoluto e in Europa e invece diventa all’improvviso una voce del coro, non necessariamente la più ascoltata. Ma si viaggia anche in Russia e in Spagna a caccia di altre esperienze, di altri racconti, di altri frammenti di vita che compongono il quadro generale. Soprattutto, si sente l’odore della palestra, del sudore, dell’officina nella quale si montano i meccanismi che poi vediamo in partita.

The Mamba Mentality

Viaggio nell’universo di Kobe Bryant dall’interno di Kobe Bryant. E no, non c’è solo il basket perché lo dice anche il titolo, la Mamba Mentality si può applicare a qualsiasi ambito della vita. Rileggere di Kobe Bryant a tre mesi di distanza dalla sua morte può fare un certo effetto, ma per certi versi questo libro è complementare a quello su Michael Jordan per capire da dove parte chi arriva a certe vette di eccellenza assoluta. Non casualmente lo stesso autore della biografia di MJ, Roland Lazenby, nel 2017 ha scritto anche su KB. Showboat, la vita di Kobe Bryant, stessa copertina bianca, stessa intensità.

La mia stagione no

Probabilmente conoscete Pat Conroy come famoso scrittore e autore de Il principe delle maree, bestseller nel 1986. Ma in questo romanzo autobiografico racconta la sua storia in un college del South Carolina tra il 1966 e il 1967, quello da senior, l’ultimo del quadriennio. La pallacanestro è presente in abbondanza, la figura del dispotico coach Mel Thompson sembra quasi romanzata ma è perfettamente aderente ai canoni degli allenatori dell’epoca nella provincia americana, ma ci sono anche spaccati della vita nei campus che può essere brutale e altre esperienze umane e sentimentali. Soprattutto è un libro che vi mostra la pallacanestro da una prospettiva diversa ma ugualmente accurata e coinvolgente. Quella di un ragazzo che non è un campione, sa che non lo diventerà e continua a giocare per amore del gioco e per ciò che il gioco rappresenta. In altre parole è il testamento di tutti gli amatori di tutte le età che continuano ad andare in campo in campionati agonistici o un paio di sere a settimana con gli amici, perché lo spirito è identico. Ed è una prospettiva che raramente capita di esplorare nella bibliografia sportiva.

City Game

Questo capolavoro di Pete Axthelm è facilmente reperibile in inglese ma arduo da trovare in italiano. Non impossibile però, e se ci riuscite avrete per le mani un gioiello inestimabile. City Game racconta cosa fosse la pallacanestro a New York alla fine degli anni sessanta, in una città dura, fatta di povertà e degrado che non risparmia nessuno, nemmeno i talenti del basket. Certo ci sono anche i Knicks e il Madison Square Garden e la storia della squadra che nel 1970 vinse il suo primo titolo Nba con Willis Reed che epicamente torna in campo infortunato all’inizio di gara 7 contro i Lakers, ma non tutti ci arrivano. Alcuni, come Kenny Bellinger citato in Black Jesus, sono dei talenti che la fame costringe a trasformarsi in scippatori. E braccati dalla polizia provano a saltare da un tetto all’altro, una distanza eccessiva anche per atleti fenomenali. Molti hanno conosciuto questo titolo proprio perché Buffa lo ha citato nei suoi scritti. Non solo il gioco della città, ma l’intera città raccontata da un gioco.