
Avete visto la foto di copertina? E’ stata scattata all’ippodromo del trotto di San Siro il 30 dicembre 2012, data storica per gli appassionati di ippica milanesi. Fu il canto del cigno, benché ormai scarnificato e offeso, di un impianto che aveva ampiamente trasceso il concetto di mero luogo fisico. Se volessi scomodare nomi illustri potrei definirlo luogo antropologico ma non ha importanza.
Vi basti sapere che la storia che sto per raccontarvi si è svolta proprio lì, nell’anno 1978. E che di seggiolini vuoti non ne avreste proprio visti.
Della mia prima volta alle corse dei cavalli vi ho già parlato. A quei tempi non andavo spesso all’ippodromo e fino al 1979 quasi sempre in compagnia mio padre. Mi portava solo se lo chiedevo, in realtà non si è mai appassionato all’ippica, e ancor meno alle scommesse. Giocava sempre il favorito piazzato, non importava la quota.
Al Circolo Ufficiali di presidio, dove lavorava, aveva conosciuto il cap. Denti. Un anziano ufficiale in pensione abituale frequentatore dell’ippodromo insieme alla moglie, la signora Camilla, una donna alta, di quelle che parlavano ancora in milanese.
E’ anche grazie a lui che ho cominciato a capire le prime cose.
“Capitano, ma come mai quel cavallo è stato squalificato?”
“Perché ha rotto ragazzo, ha galoppato invece di trottare.”
Era un tipo di poche parole, ma gentile. Portava sempre un buffo cappello blu. Suo figlio è Joe Denti.
Lo incontrammo anche in quella fredda e umida domenica invernale. Il giorno preciso non lo ricordo. Era in programma il GP d’Europa, una classica sui 2100 metri riservata ai cavalli di 4 anni.
A partire dagli anni ’90 si è spesso corso il 25 aprile, come mi ha confermato l’amico Andrea Negri, voce storica del trotto milanese. Ma in quel periodo era un evento da pieno inverno, da nebbia e caldarroste.
La dritta fu quella di giocare Eskipazar. “Piazzato, mi raccomando”, si premurò di precisare il capitano. Non ricordo a che quota fosse, ma certamente doveva essere uno dei favoriti. Io e mio padre puntammo 500 lire a testa.
Eskipazar è stato il vincitore del Derby della sua generazione. Nel 1977 si impose nella corsa più importante per cavalli di tre anni su Maltasar e Buby. In sediolo il grande Edy Gubellini, scomparso qualche anno fa. Scorrendo la serie dei vincitori non ho potuto fare a meno di notare il tempo al km: 1.18.6. Il Derby italiano del 2016 è stato vinto da Unicka, guidata da Pietro, il figlio di Edy, con il tempo di 1.12.2.
Se non avessi trovato su YouTube il filmato ‘Premio d’Europa 1978-Doringo’, forse questa storia non l’avrei mai raccontata.
Doringo, con Giancarlo Baldi, scatta al comando mentre Gubellini con Eskipazar ne segue la scia. All’esterno operano due cavalli francesi: Indiscret d’Ax e Ironey. Il primo guidato da Jean-René Gougeon, vincitore con Hadol du Viver dell’edizione 1977.
La nota resistenza agli onerosi percorsi in seconda e terza ruota dei cavalli d’oltralpe fu determinante e condizionò la prestazione del nostro alfiere.
Giancarlo Baldi, detto Tamberino, era un maestro dei percorsi di testa e all’epoca non c’era ancora l’open stretch, ossia la corsia interna che si apre a sinistra dei cavalli nel tratto finale della corsa.
In dirittura quindi Edy si trovò a sinistra il guard-rail (che oggi è stato sostituito da paletti elastici, per motivi di sicurezza) e a destra i due francesi stanchi ma ancora abbastanza vitali. La classica fine del topo.
Oggi Eskipazar avrebbe quasi certamente vinto, invece nel 1978 rimase intrappolato dietro il battistrada finendo addirittura quarto, e quindi non piazzato.
Il cap. Denti era scuro in volto. Ricordo che tentò di spiegarmi perché la scommesse era stata perduta. Cercò una qualche giustificazione nella tattica di gara che sinceramente oggi non riscontro.
Cose che succedono alle corse dei cavalli. Mi andò bene con la prima scommessa fatta a caso, e male la prima volta che seguii il consiglio di qualcuno che certamente ne capiva più di me.









