
Juventus Lazio Immobile da impazzire
Carlo Viani ci racconta il sabato perfetto del tifoso laziale…
Sabato 14 ottobre 2017 – Perfect Day
Stasera mia moglie ed io siamo sfrattati. Costretti ad andare al cinema perchè mia figlia ha organizzato una cena nella ‘MIA’ cucina. Pomeriggio dedicato ad alcune attività con la consorte, rientro alle 17:15.
Mentre la moglie si chiude nella visione online di ben due gare di pattinaggio sul ghiaccio io già pregusto una visione esclusiva del big match rinchiuso nel mio studiolo. I ragazzi iniziano senza subire troppo ma stentano a imporre il loro gioco. Si va a strappi. Non soffro ma sono insofferente quando alle 18:15 la primogenita – ‘Papà, ha chiamato Andrea proprio adesso, non riesce a fare la spesa, mi accompagni al volo al CONAD?’
Tirando giù una nutrita porzione di calendario prendo controvoglia le chiavi della macchina, canto cori da stadio davanti al pianerottolo dello juventino (con mia figlia che inorridisce) e realizzo la pole del tragitto casa-parcheggio Iper. Mentre sto per sfilare le chiavi dal cruscotto Douglas Costa la mette alle spalle di Thomas: goal, no, forse…la VAR – papà andiamo – …e ‘n attimo! C’è la VAR. È goal, dannazione! Riprendo il calendario iniziato a casa, acquistiamo il dovuto e in men che non si dica sono di nuovo davanti al big MAC (23”) giusto per vedere Mazzoleni che manda i 22 a prendere un thè caldo.
Vabbè, vediamo come iniziano il secondo tempo i ragazzi, cerco di farmi coraggio ma non serve, perchè Ciro – ma chi??? Cirooo??? Oddiiiiiiiiiiooooooooooo!?!?!? – ne fa due in 8 minuti. Sussulto, esulto, mi esalto. Moglie e figlia avviano le pratiche di disconoscimento – datte ‘na calmata – mi apostrofano. Ma come fai a calmarti, provateci voi; è come se vi portassero da Luis Vitton e vi dicessero scegliete quello che vi piace e a posto così, oggi ‘n se paga.
Adesso si suda sodo, penso, in realtà teniamo botta senza soffrire troppo. Cuore e centimetri, non un passo indietro, si va avanti a strappi e si arriva alla fine che però non finisce mai. Entra Django Caicedo giusto in tempo per divorarsi l’1:3 del ‘ve saluto belli’ e sul capovolgimento di fronte, San Palo fuori le mura ci salva. OK è fatta penso, e invece no!
Citofona Andrea.
Mia moglie: “Dai che dobbiamo andare” – “Non se ne parla proprio” – non faccio in tempo a parlare che succede il fattaccio.
Sciagurato batti e ribatti in area, e ‘Zac Ephron’ Patric, affonda un bel tackle che a Benevento non avrebbero nemmeno fischiato. Ma non qui, non ora. VAR.
Entra Andrea… cacato zero dal sottoscritto, che deve pure imprecare sottovoce per non far fare brutta figura alla primogenita – “Scusa Andrea…è un momento topico…poi ti saluto come da cerimoniale” – quando capisce che la partita è ancora in corso al 96° e la Juve sta per usufruire di un calcio di rigore sbianca ed entra nel bunker video, anche lui prigioniero di una fede.
Parte Cicciobello tatuato per prolungare la serie nello Stadium, ma oggi è già tutto scritto. ‘Perfect Day’ canterebbe Lou Reed. E invece la canto io, perchè Tommasino s’allunga e mette i due guantoni contro il pallone. “Victoire!! Victoire!! Victoire”. Ha la maglia rossa come Stallone in Fuga per la vittoria.
Coincidenza? Non credo proprio







