
L’Inno di Mameli, universalmente conosciuto come Fratelli d’Italia, non era ancora ufficiale quando migliaia di persone lo hanno intonato all’unisono lunedì sera, in occasione dell’infausta sfida con la Svezia che ci ha estromesso dal mondiale. 71 anni di ‘clandestinità‘, e anche qualche mugugno tanto che si era pensato di sostituirlo con il più solenne Va, pensiero verdiano.
Nessuna legge lo aveva reso ufficiale sin dal 1946 ma oggi la commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama ha colmato la lacuna approvando il provvedimento che lo istituzionalizza.
Risorgimentale, con versi scanditi a passo di marcia, e quasi mai cantato per intero, agli italiani di oggi per lungo tempo il loro inno è forse sembrato lontano. Il finale della partita contro la Svezia però, quando il pubblico ha cercato invano di spingere la squadra negli ultimi disperati assalti ricorrendo proprio ai versi di Mameli, ha forse sancito, prima ancora che arrivassero i crismi dell’ufficialità, che, solenne o meno, il canto degli italiani piace così com’è.
Chi tiene alle proprie cose dovrebbe saper rispettare quelle altrui, speriamo che lo capiscano anche quelli che hanno fischiato l’inno svedese prima delle partita.







