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Da Montolivo a Milik: quanto costano le nazionali ai club

Infortunio Milik crociato, tegola per il Napoli – La dinamica è sempre la stessa, quando si tratta di ginocchio e crociato. Lo si è visto con Montolivo nella sfida dell’Italia alla Spagna, è  successo di nuovo due giorno dopo all’attaccante del Napoli nella sfida della Polonia alla Danimarca. C’è un contrasto con un avversario che solitamente arriva in anticipo da dietro, contatto, gamba che si piega al contrario, piede che rimane ancorato al terreno, urla di dolore.

Non è un infortunio brutto a vedersi, sembra un normale contrasto. Però il giocatore non si rialza e quando si tocca il ginocchio i medici molto spesso capiscono a cosa andranno incontro. La rottura del crociato anteriore può essere parziale o totale. E questo fa la differenza tra Milik e Montolivo. Fa la differenza anche nei tempi di recupero. L’attaccante del Napoli sarà operato e serviranno almeno quattro mesi prima di rivederlo in campo. Tegola enorme per Sarri, che aveva trovato l’erede di Higuain e ora dovrà varare la linea azzurra con Gabbiadini e Insigne. E chissà cosa dirà De Laurentiis, che i giocatori li considera di sua proprietà e con fastidio li presta alla nazionale nella rincorsa a Russia 2018.

Infortunio Milik crociato, Montolivo fuori sei mesi – Anche il Milan aveva pagato la tassa nazionale giovedì sera. Ancora più salata. Perché il centrocampista ha avuto una rottura totale nella partita contro la Spagna. Ricorderà il 28′ del primo tempo e quel contrasto con Sergio Ramos come l’ennesimo sacrificio fisico a una maglia azzurra che invero è stata generosa con lui più spesso di quanto le prestazioni in carriera avrebbero lasciato credere. Già operato per la ricostruzione, serviranno sei mesi per rivederlo in campo salvo complicazioni. E Montella ha già detto che non è un giocatore che si può sostituire, anche se di fatto, con l’altra linea azzurra composta da Locatelli, Bonaventura e Poli, lo aveva già fatto prima dell’infortunio.

Infortunio Milik crociato, il mercato – Ma non è così semplice, rimpiazzare giocatori che si rompono a ottobre quando il mercato riapre a gennaio. Forse il Napoli tornerà alla ricerca di un attaccante, di scorta perché a gennaio trovi i saldi e non la collezione della nuova stagione. Il Milan sul mercato ci sarebbe andato comunque. Ma il concetto è più vasto e quando infortuni del genere influenzano le stagione delle squadre si torna a una domanda che ha una risposta implicita.

Ovvero il fastidio, soprattutto italiano, di prestare giocatori alla nazionale col rischio di vederli tornare in barella in un’epoca nella quale il calcio è più business che sport. Già nel 1998 Sergio Cragnotti, dopo l’infortunio di Nesta ai mondiali francesi, minacciò di denunciare per danni la Figc. Conte ha lasciato la nazionale perché i club non vogliono prestare i giocatori alla maglia azzurra più dello stretto necessario. E sono dinamiche destinate a esasperarsi dopo questa pausa per le qualificazioni a Russia 2018. La soluzione è molto lontana dall’essere trovata.

Infortunio Milik crociato, gli infortuni in nazionale – In epoche diverse, tanti grandi nomi azzurri si sono immolato sull’altare della nazionale. Che diventa un impaccio per i club, ma rimane un sogno per i giocatori. Già quasi cinquanta anni fa Gigi Riva ci rimise il perone, nel 1967, in una sfida contro il Portogallo. E tre anni dopo, nel 1970, tibia e perone saltarono di nuovo contro l’Austria. Senza quegli infortuni, Rombo di Tuono sarebbe stato ancora più devastante.

Antognoni nel 1982 saltò la prima parte di stagione, e soprattutto la finale contro la Germania, per l’infortunio in semifinale contro la Polonia. E ancora non se n’è fatto una ragione. Nesta, come detto, ha un conto aperto con i mondiali: nel 1998 si ruppe collaterale e crociato mandando su tutte le furie il presidente della Lazio. Nel 2002 si ruppe il piede contro la Croazia e almeno si risparmiò l’umiliazione degli ottavi contro la Corea e dell’arbitro Moreno. Anche Buffon ha pagato pegno. Nel 2000 in amichevole pre europeo contro la Norvegia si fratturò un dito della mano e chissà come sarebbe andata contro l’Olanda se ci fosse stato lui invece di Toldo. Nel 2010 ai mondiali sudafricani ci rimise la schiena nella partita contro il Paraguay e andò incontro a sei mesi di stop.

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