E se il merito dei successi della Roma fosse (anche) del ritiro di Totti?

La Roma dei 12 successi di fila in trasferta è anche una squadra per la prima volta priva dell'ombra ingombrante del suo capitano. E potrebbe essere una delle ragioni di questo autunno oltre le aspettative

Torniamo un attimo indietro nel tempo. Non al 28 maggio, giorno dell’ultima partita in carriera di Francesco Totti, ma un po’ più avanti. Precisamente al 26 agosto. La nuova Roma di Di Francesco, ancora balbettante, perde alla seconda giornata in casa 3-1 contro la nuova Inter di Spalletti. Risultato deludente per i tifosi romanisti ma, al netto delle critiche che dentro il raccordo anulare non mancano mai a prescindere, accettato in maniera tutto sommato composta.

Ora facciamo un attimo come se Totti non si fosse ritirato. Il 26 agosto la Roma avrebbe perso con l’Inter dopo una settimana nella quale non si sarebbe parlato di altro che del suo rapporto con Spalletti, che ritrovava per la prima volta da avversario. Probabilmente non avrebbe giocato, o avrebbe giocato solo l’ultimo spicchio di gara, e i giorni successivi alla sconfitta sarebbero stati infiammati dal dibattito se una squadra rinnovata come la Roma potesse permettersi il lusso di lasciare in panchina il suo uomo più esperto e carismatico in uno scontro diretto.

Il 22 ottobre, 0-1 casalingo contro il Napoli, più o meno sarebbe successa la stessa cosa. Come può permettersi Di Francesco di rinunciare al suo capitano? Non può, e infatti perde in casa due partite preziose per il morale e per la classifica. Oppure il tecnico avrebbe deciso di dare più spazio a Totti, facendogli giocare l’intero secondo tempo o facendolo partire a sorpresa titolare, e sarebbero seguite altre giornate di dibattito su quanto potesse essere utile continuare a sfruttare un quarantenne senza più corsa e autonomia fisica. In sostanza, si sarebbe parlato più di Totti che della Roma. Più di lui solo, che dei suoi compagni di squadra. Più del suo ruolo in squadra, ingombrante ma declinante, che dei risultati e del gioco. Sarebbe successo esattamente come è successo per oltre vent’anni.

Ma Totti il 28 maggio si è ritirato e quello che è successo per oltre vent’anni non è successo in questo inizio di stagione. L’argomento è delicato, perché si pecca sempre di vilipendio alla bandiera quando si entra dentro l’argomento Totti e Roma, ma è una chiave di lettura che ancora nessuno ha affrontato. E se i successi di Di Francesco, e la tranquillità della sua squadra, dipendessero anche dal fatto che non c’è più un Totti giocatore del quale parlare continuamente?

La questione non è banale, perché il capitano nella sua immensità calcistica ha avuto anche diversi effetti collaterali, soprattutto a livello mediatico, come è normale che sia per un pianeta intorno al quale orbitano infiniti satelliti. Inconsciamente, e anche a volte consciamente, l’ambiente romanista ha sempre saputo che dietro Totti si poteva nascondere quasi tutto. Una prestazione negativa di un giocatore, la scelta infelice di un allenatore, una mossa di mercato della società. Veniva sempre tutto dopo Totti. Ma adesso non succede più, non c’è più un parafulmine e nemmeno una rete di protezione. E tutti all’interno della Roma sono faccia a faccia con le proprie responsabilità dirette, perché quella indiretta siede ormai in tribuna nel suo nuovo ruolo di dirigente.

La transizione è stata traumatica, per lui e per la sua gente, ma una volta scollinato l’addio entrambe le parti hanno scoperto che non solo c’è vita dopo Totti, come è fisiologico, ma che può anche essere più serena ed equilibrata rispetto a quando c’era lui. Di Francesco non riceverà mai una domanda sul giocatore più forte della storia romanista che c’è ma è come se non ci fosse, come è successo ai suoi predecessori. I giocatori sanno che il giorno dopo la partita gli editoriali e le cronache parleranno di loro, e non dell’utilizzo mancato o meno del capitano. La società non ha più un compagno di viaggio ingombrante al quale non può dire di no se vuole continuare a giocare, ma opera per il presente e per il futuro invece che in un perenne e cristallizzato passato. Tutti sono focalizzati su quello che succede concretamente, e non su quello che succederebbe ‘se Totti – completate voi la frase’.

La Roma che vince 12 trasferte di fila, record assoluto per la serie A, è anche una squadra che sta attraversando la moria dei legamenti crociati e gli infortuni di Schick e Karsdorp, gli acquisti più onerosi dell’estate, senza flessioni né rimpianti. Si avverte una serenità nell’ambiente sconosciuta fino alla stagione passata. Che il merito di questo autunno felice e inaspettato sia del ritiro di Totti è ovviamente un’esagerazione, ma è un’altra delle chiavi di lettura per spiegare i risultati di questa squadra. Dove per risultati non si intende solo quelli del campo ma, come tutti sanno quando si parla delle capitale, soprattutto quelli che si ottengono fuori dal rettangolo di gioco. Che sono altrettanto fondamentali per la riuscita di un progetto, a Roma più che altrove.