I film più interessanti sul calcio da vedere durante le feste

I film che meritano di essere visti durante le feste che hanno come tema principale il calcio

All’epoca della pandemia avevamo pubblicato una lista di film che meritano di essere visti in ottica sportiva, ovvero tutte le discipline che non siano il calcio, ma naturalmente il calcio meritava un articolo a parte. Anche se obiettivamente rispetto all’argomento sono state prodotte raramente pellicole memorabili, c’è una lunga lista di titoli interessanti che meritano di essere visti e riscoperti magari approfittando delle festività, periodo in cui c’è un po’ di tempo in più da dedicare al divano per accompagnare una fetta di panettone o di pandoro e un po’ di bollicine. Come sempre, non c’è intenzione di fare una classifica tra ‘migliori’ o ‘più belli’. E’ una lista che cerca di coniugare intrattenimento e tematiche esplorate con il calcio a fare da filo conduttore.

Fuga per la vittoria

Siamo già in zona leggenda. John Huston, la seconda guerra mondiale, Michael Cane e Sylvester Stallone più una lunga serie di calciatori memorabili da Pelè a Osvaldo Ardiles passando per Booby Moore. La frase ‘dove devo mettermi sul calcio d’angolo?’ continua a essere citata quasi tutte le mattine in ogni bar fra conoscenti appassionati di calcio, poi ci sarebbe quella rovesciata di O’Rey, un grande Max Von Sydow, la retorica anche un po’ abusata dello sport che nemmeno la guerra riesce a fermare e un’atmosfera che non è mai più stata pareggiata nella storia del cinema calcistico.

Febbre a 90°

Obiettivamente non alla pari, ma forse nemmeno vicino, all’originale cartaceo di Nick Hornby che insieme ad Alta Fedeltà è il punto più alto della letteratura britannica degli anni Novanta. Ma un Colin Firth quasi irriconoscibile ce la mette tutta per interpretare Paul Ashworth, irriducibile ma anche irrimediabile tifoso dell’Arsenal nel 1988-89, nel testa a testa dei Gunners con il Liverpool per il titolo. Che cosa significhi essere tifosi prima che appassionati di calcio, in sintesi. C’è anche una versione americana, L’Amore in gioco (che infatti nell’originale si chiama Fever Pitch come il libro) trasportato dal calcio al baseball, con un irresistibile Jimmy Fallon che tifa per i Red Sox nell’anno in cui finalmente Boston riesce a sfatare la maledizione del Bambino. Noi non supereremo mai questa fase.

Il mio amico Eric

Ken Loach è geniale e visionario, per cui figuratevi cosa viene fuori quando si mette insieme a un altro genio e visionario del calcio come Eric Cantona, che anche fuori dal campo non ha mai smesso di essere sé stesso. Come sempre ci sono personaggi ai confini della psiche, quasi segregati, se non fisicamente almeno emotivamente da una società ottusamente capitalistica. Qui il protagonista va quasi in osmosi onirica con il suo eroe, Cantona appunto, e il risultato è un frullato di sensazioni che potreste amare, ma anche odiare, senza lasciarvi però indifferenti.

Sognando Beckham

Il cinema ha spesso parlato di calcio, ma non lo aveva mai fatto al femminile. Ci è voluta Bollywood per riuscirci, con questa pellicola del 2002 che racconta la passione per il calcio di una ragazza inglese ma di origini indiane e naturalmente il titolo è un omaggio al giocatore che per primo all’epoca diventò un’icona generazionale trascendendo le sue prestazioni sul campo. E’ una specie di romanzo di formazione che strizza l’occhio al cinema europeo, diventato un classico nel suo genere.

L’allenatore nel pallone

Non c’è maniera per cui questo film di Sergio Martino non possa essere considerato un capolavoro o, nella peggiore delle ipotesi, un cult. Quando uscì nel 1984 si dilatò nel mare di produzioni nostrane per poi diventare un classico non solo della nostra cinematografia ma anche del nostro linguaggio comune. La Bizona, ‘mi avete preso per un coglione’, Oronzo Canà che vuole parlare con sua moglie Mara Canà al Maracanà, forse il migliore Lino Banfi di tutti i tempi per non parlare di Andrea Roncato che in quegli anni fece la doppietta memorabile interpretando anche Loris Batacchi. Se c’è un film che hai visto mille volte eppure lo guardi tutto di nuovo dall’inizio alla fine con immutato entusiasmo è questo. Anche perché rimane una fotografia realistica e nostalgica di un calcio che non c’è più, quello d’oro degli anni Ottanta.

Il presidente del Borgorosso Football Club

Sordi spopolava all’epoca, 1970, ma aveva già imboccato il viale del tramonto. Qui non è memorabile come in altre pellicole precedenti ma c’è tutto il sapore del calcio di provincia, del vino rosso mischiato con la passione popolare, nella storia di un erede ricco che riceve in dote dal padre una squadra di calcio, e se vi ricorda Vittorio Cecchi Gori con la Fiorentina anche l’epilogo ve lo ricorderà. C’è in mezzo anche Omar Sivori in un film leggendario nel quale si sperpera, si anticipano anche le follie e gli eccessi che il calcio si sarebbe concesso a breve, si fanno pronostici al bar all’uscita del calendario, ‘se vince, se vince de seguro’ dice il solito impeccabile Carlo Taranto nel ruolo dell’allenatore José Buonservizi.

Italia-Germania 4-3

Il cinema italiano ha anche provato a raccontare la partita del secolo senza praticamente raccontarla, in un film del 1990 di Andrea Barzini che racconta di tre amici che si ritrovano in una villa in campagna vent’anni dopo la famosa semifinale di Messico 70 a celebrare la partita che viene nuovamente trasmessa dalla Rai. Il cast è meritevole, ci sono Fabrizio Bentivoglio, Nancy Brilli, Giuseppe Cederna e Massimo Ghini, il calcio è solo un pretesto per raccontare la perdita della giovinezza e della spensieratezza in atmosfere simili a quelle viste in Compagni di scuola di Verdone con il quale condivide due protagonisti, c’è spazio anche per il ricordo degli anni di piombo.

Ultimo minuto

Una piccola chicca di Pupi Avati impreziosita dalla presenza di Ugo Tognazzi in un film del 1987 che passò praticamente sotto traccia e tuttora è quasi sconosciuto. C’è il tema delle scommesse clandestine, la visione disincantata di un vecchio manager che riesce almeno in parte a sabotare un calcio che non riconosce più, c’è Enrico Ameri che interpreta sé stesso. Avati è un altro di quei registi che ti fanno prendere posizioni nette, e questo film non fa eccezione.

Ultimo stadio

Film di Ivano De Matteo, che magari ricorderete nel ruolo del Puma in Romanzo Criminale, regista che ha idee sempre brillanti, non sempre riuscite, ma originali. Un’altra pellicola nella quale il calcio si sente, si percepisce ma non si vede mai, nel contesto di una finale di Champions League che deve essere giocata all’Olimpico. E’ del 2002 e nel cast ci sono nomi che avevano e che avrebbero fatto la storia del cinema italiano contemporaneo, Valerio Mastandrea, Rolando Ravello, Elio Germano, c’è anche Franco Nero. Ci sono personaggi estremi, cattivi, irrisolti, ma a tratti si ride. Anzi, si ghigna.

4-4-2

Altro film in cui ritornano nomi visti poco sopra, Mastandrea e Ravello, con l’aggiunta di Antonio Catania e firmato alla regia da quattro debuttanti supervisionati da Paolo Virzì, tra i quali Roan Johnson che poi sarebbe diventato famoso con la saga dei Delitti del Barlume. Siccome è un titolo a episodi, gli argomenti non hanno l’ampiezza che meriterebbero e che però ha il merito di raccontarli: l’amore omosessuale spesso osteggiato negli spogliatoi, il traffico brutale di giovani talenti finiti nella rete di procuratori senza scrupoli, anziani giocatori che provano a vendere l’ultima partita per procacciarsi qualche altro soldo.

Shaolin Soccer

Demenziale come solo una pellicola non convenzionale e orientale poteva essere, è una specie di arcade anni Ottanta, ma uscito nel 2001, dove ci sono le arti marziali mischiate a un pallone. La traduzione italiana come al solito ha dato dialetti locali ai vari personaggi e l’effetto non è sempre piacevole, ma fa ridere e regala un paio di ore di perfetto svago in una fusion a tratti irresistibile di action, videogiochi e manga.

Jimmy Grimble

Ovvero la commedia inglese romantica abbinata al calcio che si unisce al tentativo di fornire un romanzo di formazione ai ragazzi che stavano per entrare nel 2001 nell’epoca della connessione perenne. Il ragazzino timido, impacciato, a tratti bullizzato e tifoso del Manchester City, gli scarpini magici che riceve in regalo e che ne fanno un campione, Robert Carlyle nel ruolo dell’allenatore e una trama che si degusta come una tazza di tè, con particolare gusto ma senza scomporsi in tipico stile british.

Best

La biografia dell’uomo che insegnò alla Gran Bretagna che il calcio poteva anche essere genio, non solo forza fisica e furore, prima di insegnarle anche la sregolatezza. Biografia che come tale alterna alti e bassi inevitabili, l’interpretazione di John Lynch merita il prezzo del biglietto, su qualsiasi piattaforma vogliate vederlo. Quello di un’icona che è diventata l’emblema del talento sprecato e che per questo non è stato mai dimenticato, come abbiamo ricordato in occasione del 25 novembre data della sua scomparsa.

Il maledetto United

Se avete visto un Federico Buffa raccontare Brian Clough, già ne saprete. Qui Tom Hooper, quello per intenderci de Il discorso del re con quattro premi Oscar, racconta la storia del leggendario manager al Leeds United, non certo fortunata rispetto a quella vissuta con il Nottingham Forest, che durò solo 44 giorni anche a causa del suo carattere visionario ma intrattabile. Una cartolina sul calcio britannico degli anni Settanta.

Goal!

Che avrebbe fatto parte di una trilogia girata dal 2005 in avanti, la storia niente affatto originale di un talento sudamericano senza una famiglia alle spalle che sbarca in Inghilterra, in un Newcastle allenato da Rutger Hauer, per lanciare la propria carriera. Il calcio moderno è abbastanza ben rappresentato ma se siete qui è perché le scene di campo, l’azione sull’erba, iniziano a dare un’assaggio di quanto la tecnologia digitale avrebbe fatto nel successivo decennio.

Prima del calcio di rigore

Se lo trovate, e non è facile, è l’opera prima di Wim Wenders ed è tratto dal libro di Peter Handke. Il calcio fa da sottofondo a un dramma psicologico sulla difficoltà a comunicare nella storia di un ex portiere che dopo la gloria sul campo fa i conti con una quotidianità fatta di lavori poco appaganti. Viene licenziato, va allo sbando, passa la notte con una sconosciuta e decide di ucciderla senza motivo prima di farsi prendere dai sensi di colpa. Braccato dalla polizia, si rende conto che l’adrenalina e l’angoscia sono le stesse che provava prima di un calcio di rigore, provando a intuire dove l’avrebbe calciato l’avversario.

Il tifoso, l’arbitro e il calciatore

Precursore de L’allenatore nel pallone ma nella classica traccia della commedia all’italiana degli anni Settanta, infatti meriterebbe una menzione solo per la presenza di Carmen Russo che fa la moglie di Alvaro Vitali nel primo episodio, un arbitro convinto che la consorte lo tradisca e che avrebbe recitato con lui anche in Paulo Roberto Cotechino centravanti di sfondamento del 1983, l’anno successivo. Per quanto anche Daniela Poggi fidanzata di Pippo Franco nel secondo episodio, decisamente più riuscito, se la giochi alla pari. La celebre corsa dalla curva Sud alla Nord con giacca e cappellino bicolore sono una leggenda del cinema italiano, così come Mario Carotenuto nei panni del Sor Memmo è forse una delle più grandi interpretazioni di un caratterista geniale che già aveva illuminato anche Febbre da cavallo. Ma c’è anche un magistrale Gigi Reder, meglio noto come ragioner Filini.

Hooligans

Ne esistono due versioni, quella del 2005 è più famosa con Elijah Wood nel ruolo di protagonista che viene espulso da Harvard e arriva a Londra a trovare la sorella. Entra in contatto con uno dei tifosi più esagitati del West Ham, che di giorno insegna storia ed educazione fisica in una scuola pubblica ma di notte organizza battaglie clandestine con le altre tifoserie organizzate in Inghilterra soprattutto contro l’odiata firm del Millwall. Non sempre all’altezza, è una sorta di Fight Club ambientato nel calcio e nel quale il calcio non si vede mai, facendo leva sul senso di appartenenza nel quale il singolo può sempre fare affidamento sul gruppo. In Italia pure nel 1991 si provò a raccontare il calcio dalla parte dei tifosi con Ultrà, regia di Ricky Tognazzi, con Claudio Amendola protagonista e un cameo di Massimo Ferrero, l’ex presidente della Sampdoria. Intenso, anche se non costante.