
La più grande tragedia dello sport inglese. Alcune etichette sono retoriche, altre eccessive. Alcune invece testimoniano una pietra miliare che scandisce un passato, un presente doloroso e un futuro. Quella di Hillsborough, il 15 aprile 1989, ha rappresentato un confine non solo per il calcio britannico, ma soprattutto un punto di ripartenza per cambiare radicalmente il modo di fruire gli stadi, e quindi il calcio, nel Regno Unito. Se oggi la Premier League è un modello da imitare e se può vantare gli stadi più moderni e comodi d’Europa, bisogna risalire ai fatti di 31 anni fa.
La strage di Hillsborough
Gli anni ottanta in Gran Bretagna sono stati turbolenti e sono coincisi con il picco di violenza, ma anche di celebrità, delle firm inglesi. Che cosa fossero e cosa facessero gli hooligans il resto del continente e l’Italia in particolare lo aveva scoperto con un’altra strage, quella dell’Heysel, nel 1985. E il fatto che come conseguenza di quella finale a Bruxelles le squadre inglesi fossero state bandite dalle coppe europee per un lustro abbondante è una delle cause indirette di quanto avvenne il 15 aprile 1989. Si giocava la semifinale di Fa Cup tra Liverpool e Nottingham Forest, come da regolamento in programma su campo neutro. A Sheffield, Hillsborough, lo stadio di casa dello Sheffield Wednesday. Come è noto, la Fa Cup rappresenta un trofeo che è molto più di una semplice coppa, è un culto che per molti tifosi inglesi vale più del campionato. E in quegli anni, senza accesso alle competizioni europee, l’interesse e l’entusiasmo intorno alla Fa Cup era moltiplicato. Ad aggiungere altre complicazioni, il fatto che le due tifoserie, entrambe Reds non casualmente, erano storicamente rivali. Ai tifosi del Liverpool venne assegnata la West Stand anche nota come Leppings Lane dal nome della strada che dava accesso alla curva, con una capienza di circa 15000 posti a fronte di appena 6 ingressi, mentre al Nottingham Forest era stata riservata la Spion Kop End, con 21000 posti e 60 ingressi. Oltre a sbagliare la distribuzione dei settori, l’organizzazione sbagliò anche i tempi e a mezz’ora dal calcio di inizio previsto per le 15:00 la West Stand era ancora praticamente vuota mentre migliaia di tifosi del Liverpool si accalcavano verso i pochi ingressi. Dopo quindici minuti la polizia, pensando di favorire l’afflusso ed evitare problemi, aprì il Gate C che dava accesso a uno stretto tunnel per accedere al settore centrale della West Stand. Quello fu l’errore decisivo, perché migliaia di tifosi ansiosi di non perdere il calcio di inizio si riversarono verso il cancello centrale lasciando sguarniti quelli laterali e creando un vero e proprio imbuto nel tunnel dal quale non si poteva più procedere verso le gradinate e nemmeno tornare indietro. Il settore centrale della West Stand non soltanto era il meno capiente, circa 2000 posti, ma era anche separato dai settori laterali tramite barriere antiscavalcamento e separato dal campo di gioco da recinzioni che di recente, dopo la tragedia dell’Heysel, erano state rafforzate come richiesto dalle normative introdotte dal governo inglese. La pressione divenne presto insostenibile ma l’emergenza non fu subito evidente nel resto dello stadio, tanto che la partita iniziò regolarmente.
Le conseguenze
Dopo qualche minuto di gioco la partita fu sospesa perché la polizia aveva iniziato a notare che alcuni tifosi tentavano di accedere al campo per evitare di essere schiacciati o rimanere asfissiati. La triste fama degli hooligans giocò un ulteriore ruolo nella fatalità perché le forze dell’ordine, temendo un’azione violenta dei tifosi del Liverpool, caricarono gli invasori cercando di respingerli verso le gradinate e aumentando il caos incontrollabile che già regnava nella West Stand. Ci vollero ancora diversi minuti prima che la polizia si rendesse conto dei veri motivi dell’invasione e aprisse le recinzioni per permettere ai tifosi di salvarsi accedendo al campo. Ci furono 96 morti, quasi tutti molti giovani, e oltre 200 feriti. La dinamica ricordava quella che era costata la vita a 39 tifosi all’Heysel nel 1985 anche se per motivi completamente diversi. La partita fu sospesa e poi ripetuta all’Old Trafford il 7 maggio, il Liverpool poi vinse la Fa Cup in una finale cittadina contro l’Everton. Le indagini successive dimostrarono che ci furono gravi lacune nell’organizzazione dell’evento e altrettanti errori nella gestione dell’emergenza da parte delle forze dell’ordine, ma il processo che ne seguì non fece chiarezza sulle responsabilità e sulla dinamica dei fatti. Per questo i tifosi del Liverpool vennero a lungo, in patria e all’estero, considerati i veri responsabili della strage anche dalla stampa britannica, preceduti dalla cattiva fama che si erano guadagnati nei decenni precedenti. La tifoseria dei Reds venne scagionata di ogni responsabilità nel 2012, dopo una nuova inchiesta dell’Hillsborough Indipendent Panel che dimostrò come quasi metà delle vittime era ancora in vita alle 15:15 del 15 aprile 1989 e che molte di loro potevano essere salvate se i soccorsi fossero stati più tempestivi. Fu anche dimostrato come la polizia del South Yorkshire avesse intenzionalmente deciso di riportare i fatti in maniera diversa da come si erano svolti anche manipolando le dichiarazioni di testimoni presenti allo stadio con l’intento duplice di assolversi dalle proprie responsabilità e facendo ricadere le cause del disastro sui tifosi del Liverpool.
Gli stadi inglesi
Ma la tragedia di Hillsborough segnò profondamente il calcio inglese alla fine di un decennio che era iniziato con un altro disastro, l’incendio del Valley Parade di Bradford dell’11 maggio 1985 nel quale morirono 56 persone e ne rimasero ferite 265 e che in meno di due minuti inghiottì un’intera tribuna prevalentemente costruita in legno e provocato probabilmente da una sigaretta. Un decennio nel quale le misure per contrastare il fenomeno degli hooligans erano state sempre più dure anche dal punto di vista delle strutture all’interno e all’esterno degli stadi fino a quando ci si rese conto che quelle stesse misure di contenimento potevano avere un ruolo determinante nella dinamica di alcuni incidenti fatali, compreso quello di Hillsborough. La Premier League che conosciamo oggi di fatto iniziò in un’epoca nella quale non esistevano posti numerati, in molte delle gradinate di curva esistevano solo posti in piedi e la capienza massima era raramente rispettata. Furono queste tre grandi tragedie, Bradford, Heysel e Hillsborough, a costringere il Regno Unito a ripensare completamente l’architettura degli stadi di calcio, con l’obiettivo di renderla contemporaneamente più sicura e più accogliente. Posti esclusivamente a sedere, servizio d’ordine capillare e dotato delle più avanzate tecnologie per individuare i responsabili di eventuali disordini, divieto di fumo e nessuna barriera tra campo e tribune. Un modello che poi sarebbe progressivamente stato esportato nel resto d’Europa. Anche la celebre Kop di Anfield è cambiata nel tempo, anche se conserva intatto il suo fascino. Lì l’orologio, dal 15 aprile 1989, segna sempre le 15:06. L’ora in cui la partita fra Liverpool e Nottingham Forest su sospesa.









