
E’ vero, la settimana prossima a quest’ora avremmo dovuto essere in prossimità della seconda tappa del Giro d’Italia. Invece se tutto va bene lo vedremo a ottobre. Ma dal 4 maggio, con l’allentamento delle misure restrittive, si potrà tornare a fare attività fisica individuale. Andare in bici o correre o entrambe le cose. Come abbiamo visto, Luca Pisanu è un cicloamatore che conosce le Ardenne, ma è anche un artista della pedalata in solitaria. Chi meglio di lui può proporvi trucchi, suggerimenti, itinerari (anzi itti-nerari visto che il mare è spesso presente nelle sue tappe primaverili e estive)? Nessuno, e infatti torniamo a passargli la borraccia come Coppi fece con Bartali, o viceversa, non si è mai saputo, tanto comunque per un bel po’ non vedremo più ciclisti passarsela.
Giro di Taglia
di Luca Pisanu
Giro di Taglia
- Cagliari-Marina di Barisardo
La domanda sul perché nel 2013 feci il Giro della Sardegna in bici è seconda solo alla domanda “perché scrivo di quando ho fatto il Giro della Sardegna in bici?”. Semplicemente andavano fatte tutte e due le cose e andavano fatte in quello e soprattutto in questo momento, considerando che nel maggio 2020 non ci sarà il Giro d’Italia ma un giro di taglie, un wanted dead or alive indiscriminato alla fine del lockout. Il giro del 2013 in sé non fu difficile, ero estremamente in forma e informato sul per-corso in Sardegna così come qualche anno più tardi fu per-sardo in Corsica. La cosa più ostrica fu far digerire a mia madre questa idea malsana. Tutti voi avete avuto, chi più chi meno, una madre. La mia ha la particolarità di essere decente docente del corso (aridaje…) di laurea in preoccupazione e apprensione per figlio in giro su due ruote. Scendemmo a patto di non ossessione, un rassicurante “ti chiamo quando arrivo a…” e non sto qui ad elencare i vari paesini attraversati perché l’italiano medio regolarmente sbaglierebbe accento e/o pronuncia. In cambio dovevo stare attento a macchine, camion, moto, le ore troppo calde, la notte, il vento, bevi, ma non è che sudi troppo?, fascisti ed SS sulla vecchia ss125, e dove dormi? e via dicendo… Alla fine i 120 km che separano Cagliari da Marina di Barisardo, con sosta a Villaputzu per il bacio della Miss Vanessa che però missnobbò perché missà che dormiva, filarono via abbastanza lisci. Chiamo come promesso a casa per tranquillizzare mamma e vado finalmente a spiaggiarmi. Le sei ore in sella si fanno sentire e mi addormento in pratica senza contare pecore. Vengo svegliato dopo qualche minuto da un scafo che, messo in moto a 100mt dalla riva da un pilota un po’ spregiudicato, parte a tutta e rimbalza letteralmente sul bagnasciuga fermandosi a due metri dalla mia testa. Alla fine per fortuna sono qui a scrivere perché quando vado in bici io sto attento a macchine, camion, moto… e ora anche motoscafi!
- Sassari-Ittiri-Alghero
Da fare rigorosamente il 14 agosto alle 14:00! Prima di partire consiglio foto celebrativa con la maglietta del Cagliari alla stazione di Sassari sprezzanti del pericolo e disprezzanti del posto. La tratta Sassari-Ittiri è particolarmente noiosa, lunga e diritta correva la strada che ormai ha fatto di Sassari un sobborgo di Ittiri. Se vi viene fame è consigliata sosta al fico, unico albero che fa frutto maschio, a pochi km dal mobilificio Pisanu. Da chi giompides in Biddha falades a giosso finz’a su… scusate, mi stavo facendo trasportare dai miei cromosomi. Dicevo, appena arrivati in paese scendete fino al Bar Sonos di Giovanni Maria Simula dove è d’obbligo la sosta per reintegrare i sali. Sperate di trovare il bar vuoto perché se siete amici/parenti di Giovanni Maria Simula e ci sono 5 persone vi offriranno 5 birre, ma se ce ne sono 10 le birre diventano 15 perché qui la matematica non è un’opinione. Nel senso che non potrete avere un’opinione, dovrete bere e basta. Nota bene, Simula è un cognome e non la terza persona singolare del verbo Dybala. A questo punto mancano una trentina di km per arrivare ad Alghero e per fortuna zia Gavina abita a 100 metri dal bar Sonos. C’è bisogno di carboidrati, che qui si dice “unu bicculu ‘e …”. Il “bicculu”, che letteralmente sta per “pezzettino”, può essere di agnello, salsiccia, pecorino e va dal mezzo chilo in su. Le olive invece si contano solo se superano le 100 unità. Questo spuntino leggero che andrà far compagnia agli ettolitri di birra in vista della picchiata verso la Piccola Barcelona. La picchiata è si perché la strada è praticamente tutta in discesa ma anche per le avverse condizioni di stomaco e testa oltre che per la sensazione di pedalare con un phon in faccia. Alle prime iscrizioni in català ci si può rilassare e puntare dritti verso il porto ed una tappa nella tappa dal Milese per la sua focaccia “light” farcita di ogni tipo di insalata. Insalata di melanzane grigliate, insalata di pomodoro, insalata di formaggio, insalata di filetti di acciuga, insalata di tonno, insalata di uova sode, cipolla rossa e qualche fettina di pancetta ma solo per sgrassare. E poi parlatemi di Ironman…
- Roma-Sabaudia
Tipica tappa di trasferimento ma con due tratti alquanto suggestivi. Il primo in via di Falcognana, tratto che congiunge la Laurentina alla Nettunense. Se chiudete gli occhi vi sembrerà di sognare di stare a Roubaix sul pavè. Non fatelo, sono le buche… Il secondo tratto, da Pavona salendo verso Velletri, passando per Albano, se fatto la mattina presto nel weekend permette di pedalare immersi nei profumi della natura che qui hanno la forma della porchetta. Tra Ariccia e Genzano piove. Anche se è estate, anche se siete partiti da Roma alle 7 del mattino e c’erano già 30 gradi e avete nelle tasche della maglia da ciclista solo le ciabatte perché state andando al mare. Tra Ariccia e Genzano piove come a pasquetta sempre ma passerete lo stesso da lì perché “che cazzo, ci sono 30 gradi, è il 15 luglio, non può piovere tra Ariccia e Genzano!”. Tra Ariccia e Genzano piove. Superata Velletri è tutta dritta fino a Sabaudia, la noia mortale, più di un reading di Cristiano Godano dei Marlene Kuntz. Scherzo, niente può essere più sfrangiacoglioni di un reading di Cristiano Godano dei Marlene Kuntz. Arrivati a Sabaudia andate a casa di Angelo e Ivana. Purtroppo in bici da Roma è difficile portare qualcosa da mangiare e quindi vi fate invitare da loro che, giustamente, hanno provveduto anche a farvi da ammiraglia e portarvi i bagagli per un meraviglioso weekend da parassiti.
- Roma-Ostia-Roma
La tratta preferita di Marco, con tanto di media-record sui due km finali per arrivare in tempo a casa e gustarsi l’anticipo delle 12:30, foss’anche Spal-Chievo. La tattica è/era più o meno sempre la stessa con appuntamento al distibutore de benzina pe’ fa un metro sulla Pontina e da lì a mulinare duro per viale Colombo. Se Tom Boonen aveva il muur di Eikenberg al Fiandre, Marco spara/sparava tutte le sue cartucce sullo strappo di Malafede (per quanto anche la volata finale verso la rotonda nd Bonf). Io onestamente ho sempre preferito mettermi dietro un fissato più di me della domenica e succhiar la ruota. Ora non si potrà più fare, la distanza sociale dovrà essere anche su, per, tra e fra i ciclisti che fino a poco tempo fa dovevano stare molto attenti in viale Colombo che la osservassero gli automobilisti con i quali ci si allietava a simpatici scambi di battute, mortacciloro.
- Roma-Rocca di Papa-Monte Cavo
Il lato forse meno conosciuto ma non meno nobile dei Castelli romani che offre la possibilità agli scalatori de noantri di cime e cimentarsi con rapporti più agili. Per evitare di costeggiare l’aeroporto di Ciampino si taglia per via di Fioranello dove però consiglio di evitare di corteggiare la signorina in minigonna che con le alette tatuate sopra l’ombelico ti manda i bacini e si mette sempre dopo la vecchia casa cantoniera, almeno all’andata. Mai distrarsi quando si va ad affrontare il muro di Rocca di Papa prima del quale però c’è la terribile deviazione verso Monte Cavo. Se la Liegi-Bastogne-Liegi ha le Ardenne, Monte Cavo ha le antenne. La salita in sé non è impossibile. Il fatto è che essendo l’asfalto o la roba sulla quale pedalate piena di ricci di castagno anche fuori stagione, i 4,185 km dichiarati diventano 6/7 dovendoli fare a zig-zag per evitare di bucare, cosa non facile e motivo per cui al ritorno in discesa si opta spesso per scorciatoia via “zona militare, proibito l’accesso” che porta direttamente a piazza Fontana a Rocca di Papa evitando il muro. I palati ed i pelati forti tra cui io non rinunciano però a quel tocco di Fiandre e preferiscono conquistare la fontanella lottando contro la legge di gravità. Riposino sulla panchina, pieno di borraccia e giù verso Roma e la signorina di via di Fioranello che, uff, ogni volta che passo al ritorno la vedo che sale in una macchina diversa con un altro fidanzato. Spero per lei stia attenta alla legge di gravidità, è ancora giovane.







